Maggio 1999

E' nato Pagine
Con questa iniziativa ci proponiamo di far pervenire alle nostre comunità più numerose del Continente americano informazioni del nostro Paese. Ci proponiamo anche di fare informazione di ritorno: diffondere in Italia le notizie riguardanti i connazionali all’estero ,per fornire alla opinione pubblica , una immagine informata delle loro realtà. Vogliamo diffondere dati utili ad inquadrare il ruolo (funzione) che questi possono svolgere nelle relazioni internazionali, il loro potenziale economico e strategico e la convenienza che può avere l’ Italia ad utilizzare le loro risorse, le loro capacità umane anche in vista di un loro (prossimo!) coinvolgimento nella vita politica del Paese .
Siamo consapevoli che gli italiani all’estero non fanno notizia, ma siamo convinti che potremmo risvegliare un certo interesse per loro, se riuscissimo a coordinare e razionalizzare i nostri sforzi per esempio proponendoci di diffondere notizie mirate a dare una immagine in positivo del nostro lavoro e delle nostre realtà, dare notizie in forma attraente, con un taglio diverso... sarebbe importante che sui problemi di fondo rispettassimo gli orientamente della base... che presentassimo i nostri problemi dopo aver individuado possibilità di soluzioni. Dobbiamo cercare di sostituire l’immagine ingiallita "dell’emigrante con la valigia di cartone e dei bastimenti carichi di povera gente ... con quella di una società evoluta, composta di soggetti preparati ed in e in grado di dare contributi concreti ai problemi riguardanti la situazioni economica, politica e la globalizzazione di un nuovo ordine sociale...
La informazione di ritorno deve riuscire a suscitare interesse nei connazionali in Italia, le notizie devono essere dirette a raggiungere risultati che si propone l’ emigrazione, costituire elementi di convinzione... essere parte di un programma diretto a riscattare uno spazio non più disponibile, per riaccendere nella opinione pubblica l’orgoglio per gli zii d’America. Nonostante qualche recente "starnuto propiziatorio" rimaniamo scettici sulla possibilità di vedere esteso l’esercizio del voto all`estero ed approvata la elezione di una rappresentanza parlamentare diretta. Noi siamo convinti che non saremmo stati beffati tanto amaramente con le bocciature del voto all’estero se avessimo avuto i mezzi e la collaborazione necessaria da parte della televisione di stato per informare la opinione pubblica delle nostre richieste... se avessimo potuto illustrare le buone ragioni a sostegno dei nostri diritti. Vale la pena tentare di nuovo, ripartire da capo ? il voto all’estero, chiave delle nostre rivendicazioni, ancorché approvato in prima lettura dal Parlamento è ben lungi dall’essere legge... contro quell’effimero risultato, per noi contano e preoccupano le dichiarazioni del Sen. Mingone, presidente della Commissione esteri del Senato, autorevole esponente del Pds, che molto lealmente ha dichiarato di votare in dissenso con il suo partito, e quindi contro la proposta di estendere il voto agli italiani all’estero, perché questo problema non è stato ancora seriamente discusso dal suo partito... come dire questa approvazione é solo provvisoria... piu avanti vedremo.

Politica e comunità all’estero
Degli italiani all'estero si parla di rado; magari, come è successo in occasione della bocciatura alla Camera della proposta di legge che prevedeva la possibilità di concedere loro il voto.Ma chi sono gli italiani all'estero? Erano muratori, camerieri, capomastri, pescatori e contadini: almeno per quanto riguarda l'emigrazione numericamente più significativa. Sbarcarono in, Argentina, Brasile, Uruguay, Venezuela i milioni di connazionali emigranti nel continente latino americano tra il 1880 e il 1950! Da una quarantina d’ anni l'Italia non esporta più emigrazione, ma, seppur molto frammentata, l'italianità in questi paesi è rimasta indelebile dai ristoranti all'architettura , nella fisionomia della gente e talvolta oltre... A Montevideo per esempio il 37% dei deputati e il 56% dei senatori hanno un cognome italiano. Il presidente della Repubblica dell'Uruguay si chiama Sanguinetti nessun dubbio quindi sulla sua provenienze. A Buenos Aires, l'attuale ministro degli Esteri si chiama Di Tella, quello dell'Industria, Alieto Guadagni. L'ex ministro dell'Economia, il demiurgo della svolta argentina di inizio decennio, l'uomo che ha messo fine all'inflazione a quattro zeri e si chiama Cavallo e cosi per il Presidente della Confindustria Sebastiani e le grandi famiglie tra cui fanno spicco i Rocca i Soldati ecc Anche in Venezuela la presenza italiana è forte: si calcola che circa il 70% della piccola e media impresa parla italiano e italiane sono la maggioranza delle aziende che operano nel terziario. Ferve una grande attività per eleggere i membri che parteciperanno all' Assemblea costituente, l'organo che dovrà riscrivere la magna carta della Nuova Venezuela, ed è dato per scontato che non tra i costituenti sarà presente una numerosa partecipazione di oriundi italiani. D'altra parte in vari stati il voto degli italiani è stato determinante ad eleggere i nuovi governatori.... Ecco un altro prova del potenziale politico e del ruolo strategico che svolgono e possono svolgere le comunità italiane anche nelle relazioni tra Stati.

Fuori il rospo!
Per l’Italia dei diritti...non dei dritti

Anche gli Italiani all' estero, quelli di loro che non "ci stanno" a subire prepotenze ed abusi e che spesso hanno difficolta ad esercitare il diritto alla difesa, finalmente avranno un difensore civico! Si estende anche tra gli italiani all' estero la necessità di creare un' Autorità che tuteli gli interessi ed i diritti dei rassegnati, di coloro che per vari motivi trovandosi lontani dal proprio paese, devono "ingoiare il rospo", ossia tenersi dentro le angherie dei poteri forti e delle consorterie! La costituzione di una sede in Venezuela è il frutto di una accordo raggiunto in questi giorni tra il nostro giornale e la Codacons, la famosa associazione italiana che opera a favore anche dei cittadini che non hanno come difendere i propri diritti, ma che hanno il carattere ed il coraggio per farlo: di " sputare il rospo",di ricorrere alla giustizia! Codacons, specializzata nella mediazione giudiziaria diretta a controllare l' operato dei soggetti pubblici e privati a tutela dei diritti civici delòla collettività e del singolo, conosciuta e temuta per le battaglie vinte contro i poteri forti dello Stato e delle lobies italiane, conta su di uno staff di avvocati sganciati da sindacati e partiti, ricchi di professionalità e virtù tali da garantire massima fedeltà ai propri rappresentati. Sono famosi per attaccare con determinazione e fermezza quelle concentrazioni politiche e para politiche ove si arrocca la prepotenza e l'abuso! Sono conosciuti per far "le pulci a tutti" per non dare tregua a nessuno: enti pubblici e privati, consolati e direzioni didattiche, giornali di Stato o di partito che siano... "l'armata dei 40" come chiamano lo staf degli avvocati della Codacons, opera nelle diverse parti d'Italia, sono più di 80 gli sportelli nelle diverse provincie aperti per raccogliere le richieste di intervento. Oltre 13 mila gli associati, con un gettito contributivo di varie cenmtinaia di milioni. Ma ma più consistenti sono le entrate per onorari professionali che i soccombenti sono stati condannati a pagare nei giudizi instaurati da Codacons a difesa dei suoi assistiti. Codacons è schierata in difesa del cittadino, contro l'abuso e la prepotenza,i suoi avvocati sono i "professionisti della protesta e del ricorso" ... e da oggi operano anche per i connazionali in Venezuela che hanno problemi con privati o enti pubblici italiani... Sanno che porteranno una ventata di speranza e di giustizia specialmente in favore dei connazionali più anziani, degli insegnanti e delle scuole che per anni hanno servito la Comunità senza ricevere il giusto riconoscimento da parte dello Stato.Copdacons farà giustizia alle tante ingiustizie e prevaricazioni subite dai connazionali all' estero
Sia in Italia che dove vivono, ci auguriamo ha commentato Valentina Marzo Presidente della federazione Insegnanti italiani in Venezuela, che finalmente potranno essere riscattati i diritti accumulati e mai riconosciuti a insegnanti ed enti gestori... dello stesso parere l' Ing Francesco De Palo membro dell' esecutivo del Comites di Caracas,in questo modo ha detto spero che molti nostri connazionali potranno vedere finalmente tutelati i loro interessi in Italia ,considerato che in molti casi i residenti all' estero,finiscono con il rinunciare ai loro diritti per la mancanza di una struttura che possa validamente rappresentare i loro interessi. Sarà il nostro giornale il punto di riferimneto di Codacons in Venezuela e l' avv. Claudio Laner il coordinatore della Codacons su tutto il territorio.il Dr. Vitaliano Vita, rappresentante eletto della nostra comunità, conosciuto per le sue battaglie contro la RaiTv ed i boiardi di Stato, per gli scontri con i politici italiani in cerca di collegi elettorali all' estero, incaricato di coordinare e promuovere le sedi Codacons in America latina. Non ingoiare il Rospo! se ti senti offeso nella tua dignità ed ingiustamente colpito negli interessi e nei tuoi diritti : Fuori il rospo: Scrivi a Codacons c/o Pagine fax 095-623950

La sentenza numero 4823/98 delle Sezioni Unite Civili
La Corte di cassazione: un lavoro autonomo può diventare "pubblico impiego"

A proposito del controllo esercitato dal Consolato d' Italia di Caracas, in veste di provveditore agli studi, sugli enti gestori in Venezuela, arriva opportuna la sentenza della Suprema Corte che lascia intravvedere la possibilità di estendere il principio, tanto atteso, anche a loro e chissà se non anco agli insegnanti...posto che non è azzardato parlare di subordinazione gerarchica al Console ed al Direttore didattico... la sentenza della Corte di Cassazione 4823/98, nelle sue motivazioni afferma che per stabilire se un rapporto di lavoro abbia natura subordinata, a parte il nomen iuris indicato dalle parti, si deve fare riferimento ai c.d. indici rivelatori della subordinazione... a nostra avviso la dipendenza gerarchica, la subordinazione alle verifiche ispettive, i richiami disciplinari ,le continue convocazioni e circolari ammonitive ,le minacce di revoca del contributo ancorchè misero e spesso accompagnato dal sospetto di uso irregolare. Ci auguriamo proprio che l' apertura degli uffici di Codacons (vedi rubrica non ingoiare il Rospo) in Venezuela consenta alla voce degli afflitti di giungere la dove "si puote".

Addio certificati
Arriva l'autocertificazione
Finalmernte conta anche la parola dei cittadini
Niente più certificati,code interminabili, spese gravose e mal garbo ! Sono aborogate le precedenti limitazioni e disposizioni contrarie ai principi contenuti nel testo approvato (art.13). Gia l' utente puo rivolgersi agli sportelli degli uffici pubblici per chiedere i certificati anagrafici, che saranno sostituiti dalle autocertificazioni, anche per attestare il proprio titolo di studio sarà sufficiente un'autocertificazione, così per la qualifica professionale, la partita Iva o il possesso di redditi tali per cui si rientra nelle fasce sociali protette, è quanto si legge sulla stampa italiana a proposito delle interpretazioni di alcuni funzionari alla legge Bassanini Bis che afferma la detta dichiarazione dovrà essere ritenuta valida, anche nei casi in cui si presentano copie di documenti da "certificare" che sono sono copie conformi agli originali....tali novità sarebbero previste nel regolamento di attuazione dell'articolo 1 della legge "Bassanini- bis, approvato dal Consiglio dei Ministri.In base alle nuove norme dunque le dichiarazioni rese dagli interessati o da persona a conoscenza dei fatti - ad esempio i nonni potranno dichiarare al comune la nascita dei nipoti - sostituiranno quasi totalmente i certificati, e soprattutto sarà un obbligo per tutti gli uffici pubblici, per scuole, università, motorizzazione civile. Gli unici a non poter essere sostituiti sono i certificati che attestano il rispetto di brevetti o marchi comunitari, o i certificati medici. Novità però ci sono anche per questi ultimi: quelli relativi alle vaccinazioni, ad esempio non dovranno più essere presentati a scuola ma saranno gli istituiti a doverli acquisire d'ufficio. Per chi dichiara il falso, oltre le sanzioni penali, è prevista la perdita di tutti i benefici eventualmente ottenuti.

Azzurri nel Mondo
Forte adesione in America Latina
Nel nostro Paese cosi come nelle comunità italiane all'estero, e non soltanto... i movimenti antipartito sono ormai di moda. I cittadini mostrano disinteresse per i partiti ed i politici di tradizionale estrazione, manifestando sfiducia, malumore ed in molti casi rassegnazione. Chi riesce a scuotere il cittadino da questo senso di impotenza ne conquista immediatamente l'attenzione e l'interesse. Sintomatico il successo di Berlusconi che ebbe la tempestività di intuire il pericolo, avvertito dalla maggioranza degli italiani dopo la caduta dei grandi partiti, di finire nelle mani di un potere post comunista. Su queste ultime posizioni sono rimasti molti connazionali che vivono all'estero, cittadini che hanno accolto con preoccupazione la caduta del governo Berlusconi nel quale ritrovavano i caratteri distintivi del laicismo, uniti ai principi liberali e cristiani. La notizia della nascita, su iniziativa di Silvio Berlusconi, di una Federazione di centro, nella quale confluiscono laici, moderati, cattolici e liberali, ha suscitato molto interesse tra le nostre comunità che vedono in questa iniziativa la possibilità di identificarsi in un movimento fondato sulla società civile, sulle rappresentanze delle diverse istanze settoriali e non sugli schemi gerarchici delle organizzazioni partitiche. Secondo molti la Federazione di centro troverebbe concorde una forte maggiornaza di connazionali all'estero, abituata da sempre a vivere e prosperare per virtù di mezzi propri, a forza della solidarietà e delle iniziative volontarie e spontanee cui si sottopone giornalmente per organizzare se stessa. Nell'ambito della Federazione di Centro è stato costituito il movimento Azzurri nel Mondo di cui è presidente lo stesso Berlusconi, mentre Franco Formaggio ne è coordinatore nazionale. Apprendiamo che l'iniziativa è stata accolta con molto entusiasmo in tutte le comunità italiane nel mondo, che è stata avviata una organizzazione territoriale e che sono stati costituiti molti centri azzurri dove, appunto, i nostri connazionali stanno già riunendosi per discutere gli statuti ed eleggere i responsabili delle diverse aree

Voto all’estero: quasi sì
16 Deputati, 8 Senatori oltre gli esistenti

8 Senatori e 16 Deputati. Tanti dovrebbero essere i parlamentari eletti sulla circoscrizione estero in rappresentanza degli italiani all'estero, quando la troppo a lungo attesa normativa suk diritto di voto dei connazionali all'estero dovesse essere approvata. Almerno questa è la proposta avanzata dall'On. Cerulli Irelli, in qualità di relatore della proposta di legge costituzionale degli articoli 56 e 57 della Costituzione, nella bozza di testo unificato presentato in sede di commissione Affari Costituzionali della Camera. La proposta avrebbe l'appoggio delle principali forze politicge e del CGIE. Cerulli Irelli ha anche precisato che i 16 deputati e gli 8 senatori si andranno ad aggiungere agli attuali, un punto che è l'architrave dell'accordo politico che dovrebbe assicurare alla proposta un cammino parlamentare senza trabocchetti. Impossibile infatti pensare di far passare un testo che preveda la "rinuncia" di un numero di parlamentari eletti sul territorio nazionale in favore di quelli eletti all'estero.

Al Consolato con la scorta
"...Ringrazi i suoi capelli bianchi ..."

E’ la minaccia che un giovane funzionario, ha rivolto qualche giorno fa a un Consigliere anziano del Cgie, colpevole di aver riportato al Sottosegretario Toia le lagnanze di alcuni enti gestori che ritengono di essere oggetto di eccessiva attenzione. LA VICENDA che avrà seguiti giudiziari non può passare inosservata e deve richiamare l’attenzione delle nostre Autorità sui comportamenti che devono avere certi funzionari della Amministrazione che hanno contatti con il pubblico. Se tale incidente è occorso a personaggi di spicco della nostra comunità, che hanno indiscussa autorità rappresentativa, rispetto e considerazione, ci si chiede che cosa accade con quei poveri insegnanti ed enti gestori che si reggono sullo scarso contributo dello Stato. Mancherebbe che ora si debba andare al Consolato con la scorta...! Va riconosciuto invero che taluni funzionari invece vengono additati proprio per la differenza di garbo e di stile e spesso senti dire: "no, con quello puoi parlare perchè è una brava persona...! LA QUERIMONIA, che da qualche tempo costituisce motivo di contrapposizione, ha per oggetto il sistema attraverso il quale vengono mantenuti i rapporti con insegnanti ed enti gestori e nella forma in cui si manifestano i controlli previsti dalla legge: è quanto emerge da una lettera di protesta inviata dal Presidente della Federazione Insegnanti ed enti Gestori Italiani del Venezuela (FIEGIV), Prof.ssa Valentina Duca Marzo, ai responsabili della locale Missione diplomatico consolare.  Nella lettera si lamenta come, spesso, nei rapporti con gli insegnanti e gli enti gestori, si eccedano i limiti delle competenze, le finalità previste dalle norme, che invece instaurano un rapporto gerarchico e di subordinazione intollerabile per un organismo privato, autonomo e straniero. Di pari avviso è il responsabile dell’Odici il quale fa notare come la funzione di controllo deve avere preminente carattere di prevenzione e di indirizzo, vale a dire che l’esercizio di tale funzione deve garantire il rispetto delle norme senza ostacolare lo svolgimento della azione finanziata. in una missiva, indirizzata all’Ufficio Scuola del Mae, si sostiene che i funzionari incaricati del controllo devono svolgere attività amministrativa in veste di pubblici ufficiali e non una attività repressiva in veste di polizia giudiziaria, fatto gravissimo se si pensa che tali funzioni vengono svolte all’estero, verso enti stranieri che sono sottoposti alle leggi del luogo. Come dire, dovremo tirare in ballo le autoritá venezuelane per certi sconfinamenti. Si sottolinea inoltre la differenza tra funzione di controllo e di accertamento attività che spesso si accavallano creando situazioni delicatissime e cariche di conseguenze rilevanti. L’accer tamento infatti precisa il rappresentante dell’Odici può essere effettuato per attestare la esistenza di una situazione per la quale si richiedono determinati finanziamenti. Il controllo invece è esercitato dopo che il contributo è stato concesso, ma non prima.
Perciò il controllo, inteso come attività diretta a evitare infrazioni che possano determinare il mancato raggiungimento delle finalità previste, può essere esercitato solo (dopo) su fatti e circostanze che sono oggetto di una obbligazione convenuta e contratta.
INSISTE IL DR.PORTA, sostenendo che la funzione di controllo implica un adeguato scambio di informazioni tra i soggetti del controllo. Gli incaricati, dice, devono rilevare le irregolarità valutando l’opportunità di richiedere la loro eliminazione e quindi il ripristino delle condizioni rispondenti alla normativa, tenendo presente che, quanto può formare oggetto di infrazione, non deve però costituire ostacolo al proseguimento della attività dell’ente gestore e degli insegnanti e ciò per evitare che la parte più debole del rapporto ne venga penalizzata. Fa presente, poi, come i destinatari dei finanziamenti pubblici abbiano il diritto: - di essere informati dell’effettuazione del controllo finanziario o contabile (ex post); - di farsi assistere da persone da loro scelte durante il controllo; - di avere la possibilità di completare, integrare e regolarizzare la documentazione presentata agli organi di controllo, nei modi e nei tempi indicati dalla legge; - di conoscere l’esito del controllo; - di presentare le proprie osservazioni e contro deduzioni sui predetti risultati, prima della assunzione delle decisioni da parte degli organi competenti; - di dover godere di un trattamento rispettoso e che tenga conto, nel caso degli enti privati, che l’insegnante non è un dipendente subordinato, ma il rappresentante di un altro ente che, in contrario, ha il didritto di vedersi riconosciute certe prestazioni concesse e quasi mai rispettate o eseguite nei termini temporali stabiliti. Cosicchè quando il finanziamento non arriva decimato, arriva un anno dopo, a corsi ukltimati, spesso insufficiente a pagare anche solo gli interessi maturati.
LAMENTA LA PROFESSORESSA MARZO
come tali fatti siano stati più volte rappresentati al Consolato Generale ed al Mae chiedendo sinanco la intermediazione del Comites, ma come siano rimasti inascoltati gli appelli al ripristino di un clima di serenità. La situazione nonstante le promesse è addirittura peggiorata: ci viene rimproverato di pubblicare su bollettini informativi interni, critiche circa l’operato della Direzione Didattica, vengono formulate inaccettabili minacce ed avversate le finalità della nostra associazione, insomma si è determinata una situazione di decadimento tale, da convincerci della opportunità di sospendere la collaborazione con l’Italia nella realizzazione dei corsi di lingua e cultura italiana; attività questa che, dice Porta, continuerà, seppure in misura contenuta e gratuita, in favore della Comunità ... che comprenderà altro che se comprenderà!

La Corte dei Conti sancisce:
Il funzionario è incapace? Ne risponde anche la pubblica amministrazione

L'Amministrazione Pubblica che non seleziona adeguatamente i propri personale e che non corre ai ripari di fronte a ripetute segnalazioni di incapacità e impreparazione che propri dipendenti è parzialmente responsabile del danno economico che il cattivo comportamento di questi può causare. E' quanto affermato nella sentenza 34/98 della Cort!e dei conti sul caso di cattiva gestione di un' Ambasciata. Di conseguenza il dipendente non può essere chiamato a risarcire per intero il danno causato anche a causa dalla propria incapacità, quando questa è ampiamente nota al datore di lavoro, sia pure questo una pubblica amministrazione. Una parte del danno causato alle casse pubbliche deve rimanere sulle spalle della stessa Amministrazione e i dipendenti saranno condannati a risarcirne solo il rimanente, nella proporzione stimata giusta dai giudici. Questo in sintesi il principio applicato dai magistrati della Sezione Giurisdizionale della Corte dei conti, chiamati a giudicare il grado di colpevolezza ed il danno arrecato da due funzionari dello Stato...

Venezuela: Referendum per una nuova Costituzione Nazionale
Per l’elezione dei costituenti La Comunità Italiana scende in campo

CARACAS - Con oltre il 90 per cento dei votanti Venezuela ha detto si alla Convocazione di una assemblea costituente per trasformare lo stato e creare un nuovo ordinamento giuridico. Tra le innovazioni proposte la soppressione delle attuali cariche della magistratura (Suprema Corte di Giustizia compresa) e la designazione dei magistrati a seguito di regolare concorso. Saranno 130 i Costituenti: 24 eletti su base nazionale e i restanti dalle circoscrizioni regionali. Per farne parte i costituenti devono aver compiuto il 21 anno di età, essere nati in Venezuela e non ricoprire cariche statali elettive ed istituzionali: Non possono essere militari in servizio o membri del Comitato Nazionale Elettorale. La carta costituzionale dovrà essere redatta entro sei mesi dall'insediamento della Assemblea Costituente e quindi sottoposta a referendum "confirmatorio". Detto e fatto! Rimessa al popolo la decisione di cambiare o meno la propria costituzione! Il nuovo Governo subentrato all'uscente in Febbraio, ha già fatto un referendum e si appresta entro 30 giorni a eleggere i Costituenti che nei successivi sei mesi dovranno sottoporre al paese un nuovo sistema per amministrare la cosa pubblica e la giustizia, modifiche che i precedenti governi non erano stati capaci di fare.
I pregi o difetti di questa iniziativa potranno essere individuati soltanto dopo l'approvazione della nuova Costituzione. Oggi va rilevato il dinamismo del governo ed il desiderio di raggiungere ed in fretta l'obiettivo di dare al Paese nuove regole e ciò anche per rimuovere l'immobilismo economico e la sfiducia del popolo. Il programma in atto interessa seriamente anche la nostra comunità che ha visto riuniti i suoi maggiori rappresentanti per esaminare, nell'ambito di una nuova logica, la sua partecipazione a questo importante evento politico. Come si ricorderà, a seguito della triste ondata di xenofobia scoppiata nel 1958, molti italiani furono presi di mira... e fecero ritorno in Italia. Da allora la parola d'ordine che circolò, tra quelli che restarono in Venezuela , fu quella di tenersi lontani dalla politica, come ricorda Giuseppe Domigo. Da allora preferimmo dedicarci al nostro lavoro, rinunziando ad una partecipazione diretta alla politica considerandola esclusiva competenza degli autoctoni. Naturalmente i tempi sono cambiati ... i nostri figli sono cresciuti, hanno messo su famiglia, sono dei buoni cittadini venezuelani che sentono il dovere ed il diritto di poter contribuire alla gestione del proprio Paese, orgogliosi di partecipare e di trasmettere la cultura e le esperienze positive della civiltà della loro terra di origine. In occasione di una riunione di ringraziamento, convocata dal Presidente del Centro Italo Venezuelano, Avv. Francesco Castiglione, si è parlato anche di questo e della necessità di fare uno studio sulle possibilità concrete che hanno i nostri "ragazzi" di partecipare alla Costituente... uno studio comparato che tenga conto della presenza italiana nei vari stati e delle relazioni politiche esistenti allo scopo di coordinare, in modo armonico e produttivo, il consenso degli Italovenezuelani verso soggetti capaci di dare al Paese un contributo sincero e competente. Oltre i padroni di casa Dr. Castiglione, Antonio Pucillo, Vincenzo Libretti, ed Edgardo Trevisol, erano presenti Eddo Polesel, Vitaliano Vita, Giuseppe Domingo, Michele Moceri, Federico Morena, Luigi Anniballi, Giuliano Franco, Marco Porta, Claudio Milazzo, Italo Cutulo, Gennaro Russo, Paolo Riggio, Franceso de Palo e per la Voce d' Italia, Marisa Bafile, Anna Maria Tiziano ed Antonio Romani. Dopo un dibattuto esame della situazione, è stato affidato ad un Comitato ristretto, composto da Vitaliano Vita, Antonio Riggio , Edgardo Trevisol e Claudio Milazzo il compito di effettuare uno studio sulla situazione e di individuare le strategie necessarie a facilitare l'accesso alla Costituente ai candidati italo venezuelani.

Congresso della Gioventù
Per la costituzione di un movimento unitario continentale

Si è tenuta a Barquisimeto nelle strutture di Afivel ,ll Congresso dei giovani italo nevezuelani, al quale hanno preso parte circa duecento rappresentanti giunti dalle diverse località del Paese, mentre vi hanno assistito anche i delegati di Faiv e Fedeciv,le Federazioni dei centri sociali e dei gruppi sportivi italiani in Venezuela.  Il congresso, al quale ha partecipato il Console d’ Italia,Dr. Cutillo autore di un interessante intervento sull’ Euro, è alla terza edizione. E’ stato patrocinato dal Banco Union e da Faiv, organizzato e gestito in modo ammirevole da un comitato composto interamente da giovani. Anche i temi del dibattito sono apparsi opportuni ed hanno costituito motivo di grande interesse anche per il contributo dato dai convenuti tra i quali i rappresentanti eletti della comunità italiana in Venezuela Vitaliano Vita, Michele Moceri, Antonio Pucillo ,Emilio Tiso, Luigi Annibali, Alberto Villani , Giulio Mugno e Franca Giacobbe, protagonista di un ottimo intervento. Tra i giovani si sono distintio per dinamismo ed iniziativa il Presidente del Comitato Organizzatore Fazzoler, Sabrina, Capasso, Michele Durante, Franca Tiso, i fratelli Marullo ed il giovane Rampini, autore di un brillante intervento. Nei dibattiti sono intervenuti Florencia Mejillas, Indi Acevedo, Carolina Pire, Rocco Santoro. Padre Migel Pan,Scalabriniano ha illustrato le motivazioni che devono spingere i giovani a partecipare con interesse ai problemi della società ed ha trovare nella unione la forza per portare avanti le loro idee. Il Dr. Michele Moceri, Presidente del Comites di Caracas, ha invece sottolineato la importanza di istituizionalizzare il movimento:"è bene che i piu anziani prendano coscienza che intendete seriamente svolgere un ruolo importante nella società da qui la necessità trasfoemare il vostro movimento in entita giuridica...." Vitaliano Vita ,CGIE, è stato autore di un brillante intervento riportato fuori colonne.  Tra gli intervenuti Il Presidente di Faiv Angelo Ragone,il presidente uscente del Centro Italovenezuelano di Caracas Ing Alfredo Bufardi, il Presidente del Civ di Valencia, Ing.Enzo Scarano ed il delegato del Coni Dr. Nello Collevecchio. Ha soprinteso alla manifestazione il presidente di Afivel di Barquisimeto Dr Polo, che ha ospitato la manifestazione, caratterizzata da una impeccabile organizzazione e da spettacoli del folclore venezuelano di ottima qualità.

Iniziative italiane per riforestare Margarita. Il Gruppo Paghera per una proposta Paese
Incontri di lavoro in programma tra il consorzio delle opere ed il gruppo bresciano a Buenos Aires , ove saranno effettuati sopralluoghi per esaminare concretamente le possibilità di realizzazione del progetto.
Sono anni che il progetto di rinverdire l’Isola Margarita accende la fantasia di ambientalisti ,agronomi e operatori del settore turistico. In passato furono compiuti importanti rilievi dall’azienda Agricoltura e Foreste della Regione Lombardia (Italia), poi si riprese la elaborazione tenendo conto di certe esigenze previste nel piano governativo di sviluppo agricolo del Paese. Infine è stata richiesta la consulenza del Gruppo Paghera , leader in Europa del settore. L’azienda di Brescia è famosa per il lavoro realizzato in più di ventisette paesi del mondo, per le tecnologie impiegate (progettazione computerizzata),per le biotecnologie applicate al miglioramento genetico delle specie vegetali usate negli interventi CODRA ,il Centro Operativo per la Difesa ed il Recupero Ambientale, che alla stessa fa capo. Ma la realizzazione di un tal progetto, che potrebbe addirittura produrre un abbassamento della temperatura dell’isola di qualche grado, cambiando quindi sostanzialmente l’habitat , occorrono tecnici, introdurre una mentalità scientifica che manca. Perció dice Paghera, "vedo con fiducia i corsi di formazione di agricoltura che l’Efal italiana sta realizzamndo a Margarita con l’aiutoi del nostro Governo. Per realizzare un piano che prevede la ricostituzione della cappa vegetale su migliaia di ettari per creare zone umide capaci di far germogliare un seme e crescere una pianta, è necessario innanzitutto creare un habitat che deve essere anche mentale. La formazione di tecnici e di esperti in sistemi agricoli, costituisce indubbiamente quella componente umana necessaria per realizzare questo progetto e cambiare il volto di quella meravigliosa isola". 100 MILIONI DI DOLLARI. Per ottenere il finanziamento necessario a sostenere le opere in programma, sono stati compiuti passi presso la Comunità europea e banche americane; intensi anche i rapporti con imprese israeliane e gli uffici della pubblica amministrazione locale. Lo stesso gruppo Paghera ha manifestato il suo interesse per la parte progettuale e per i supporti tecnici ed operativi, "avance" accolta con eguale apertura dal "Consorzio delle Opere". D’altra parte basta dare un’occhiata al curriculum del gruppo italiano per capire i motivi che hanno indotto i rappresentanti delle due parti a programmare una fitta agenda di lavoro comune. LA PAGHERA IN CIFRE - La Paghera ha infatti realizzato oltre 12.500 progetti di ambientazione a verde, 750 progetti di recupero e ripristino ambientale, 1080 progetti per la sistemazione delle acque, ha installato 1.950.000 punti di irrigazione ed oltre 53.000 chilometri di tubazioni e cavi per la impiantistica, mentre dispone di 1300 ettari a vivai dai quali sono state prelevate circa 185milioni di piante. Tra le opere realizzate dal Gruppo Paghera non si puo fare a meno di ricordare i restauri storici del Parco reale di Taormina, del Palazzo delle Fonti di Fiuggi, del Palazzo Reale di Feisal Mohamed, del Parco Reale delle Terme di Boario, dei Giardini Vaticani, della Villa Campari a Como, della Villa Feltrinelli a Gargnano, della Villa D’Acquarone a Verona,ecc... e le opere di recupero ambientale quali il lago di Penne, Cernobil in Russia, la rete autostradale di Seul , l’ autopista del Sol in Argentina, la oasi naturalistica dell’Elba, l’ antideserticazione di Tabuk, Arabia Saudita. Altre iniziative umanitarie per il sostegno della lotta contro i tumori e contro la violenza, hanno visto il gruppo Paghera propositore di inizative benefiche, di alto valore sociale. Benvenuto dunque Paghera anche in Venezuela.

Industriali italiani in Venezuela: raccolto l’invito del Governo. Irene Saez impareggiabile anfitrione
"El llamado" del Presidente del Venezuela Hugo Chavez e della bella Governatrice della Isola Margarita Irene Saez, rivolto agli imprenditori stranieri perché investano in Venezuela, opportunamente trasmesso in italia dai rappresentanti della comunità è stato convincente. Un numeroso gruppo di imprenditori (una trentina) è arrivato con parenti ed amici in Venezuela ove è rimasto per una settimana. Il punto di riferimento è stato l’ Isola Margarita, porto franco libero di imposte doganali e commerciali, dove fervono iniziative turistiche e commerciali specialmente nel settore turistico, alberghiero e della ristorazione, ma anche la costruzione parla italiano ed italiane sono le opere edili maggiori. Una loro delegazione composta da Matteo La Torre, presidente del Gruppo Siem-Get, dal Dr. Sergio Bindi, Presidente dell’ Odici, dall’ Avv. Dastoli Presidente dell Usimo, dall’editore Roberto Rossi e tanti altri, si è incontrata con alte personalità dello Stato, tra le quali il Dr.Roberto Calvarese, responsabile Investimenti Esteri e la Dr.ssa Carmen de Pacanins, per esaminare concretamente la definizione di progetti prossimi a partire. Hanno partecipato agli incontri anche i rappresentanti di Mcl che, nelle prossime settimane, inizierà corsi per la formazione di periti in agricoltura biologica. E’ stato sottoscritto con Odici l’ Osservatorio per la Diffusione della Informazione e della Cultura Italiana un accordo con il Governo regionale che prevede per il prossimo anno scolastico la inclusione dell’ insegnamento dell’ Italiano come matertia curriculare in alcune scuole pubbliche. Grande interesse ha incontrato la illustrazione di un macro progetto per la riforestazione della Isola Margarita, il progetto che da anni è allo studio di imprese italiane ,verrebbe realizzato in Consorzio tra aziende locali ed italiane, parte con fondi privati e parte con il finanziamento della Cooperazione economica europea. Il progetto prevede il riscatto e la bonifica di ampie zone della isola in particolare quelle esposte ai venti Alisei, la bonifica ambientale della laguna della Restinga ,la forestazione di ampie zone marine e la promozione di iniziative agricole e dell’ allevamento.L’ Isola che nel passato aveva sviluppato il settore della agricoltura e dell’ allevamento del bestiame,è interessata a superare la dipendenza per questi proditti dalla importazione potendo contare su di una tradizione contadina affermata e su prodotti ortofrutticoli famosi come lo è certamente il pomodoro margaritegno. Nelle prossime settimane si attende la visita di importanti imprese tecniche italiane lidears nel settore che si recheranno su posto per la raccolta dei rilievi e dei dati progettuali.

Polemiche contro i vertici del Cgie
Interrogativo: Dispotismo o ...?

Incredibile! Il Segretario Generale del CGIE ha risposto!" Esordisce Gian Luigi Ferretti, membro CGIE di nomina governativa in rappresentanza di AN, alla risposta data da Narducci seg. Gen del Cgie alle proteste mossegli da molte parti per la esclusione di membri governativi dalla partecipazione alle Commissioni continentali. "Laddove avevano fallito lettere, messaggi, comunicati, petizioni e suppliche di molti Consiglieri, ora lo ha stanato una favoletta.insiste Ferretti, Bene, evidentemente si trattava di trovare lo strumento culturalmente più adeguato". Ancora una volta il Segretario si rifugia nell’ "ipse dixit". Quindi tutta una serie di considerazioni per dimostrare da una parte la sballatezza della interpretazione e dall’ altra l’ impossibilità legale di accedere alle richieste.Altra polemica con il rappresentante di RI,il quale vivendo ion Aergentina a poche centinaia di metri dal luogo del Convegno, non trova concepibile come possa essere escluso dalla partecipazione un membro di nomina governativa che rappresenta un partito ossia uno degli strumneti inseriti nella strutturta del Cgie perche le problematiche della emigrazione giungessero in Parlamento...Ne meno significative le conclusioni di Consiglio Canada che filosoficamente ammette riferendosi al precedente CdP, dobbiano riconoscere che si stava meglio quando si stava peggio".Silvana Mangione e Gino Bucchino affilano le armi dei legalitari e chiedono che nella prossima assemblea del Cgie si metta in discussione il regolamneto anche per rivedere quali poteri effettivamente possa avocare a se il CdP che specialmente nella organizzazione della Commissione Continentale di America latina ha chiaramente manifestato i suoi limiti...anche nella ripartizione degli esperti, asegnadone (per decisione di chi?) dei 20, 13 all’Argentina ed uno soltanto agli altri sette paesi partecipanti,come se i padroni di casa non fossero sufficiente rappresentati dai 9 membri elettivi.

La Frutta è la coltivazione più rilevante.
Censite a Margarita 800 aziende agricole.
Lettera del responsabile della pianificazione agricola del Governo regionale di Margarita in risposta a un articolo del Corriere della Sera. Malafede o ignoranza?

Secondo il Corriere della Sera di Milano (Italia) il corso di formazione per "tecnici per l’agricoltura biologica" tenuto a Margarita dall Ente Formazione e addetramento Lavoratori di Roma (EFAL), non sarebbe giustificato su un’isola priva d’acqua e di agricoltura. Nel mentre smentisco tali affermazioni, chiedo vengano pubblicati i risultati del 6ª censimento agricolo dello Stato Nueva Esparta, rilevati dal
Ministerio de Agricultura y Cría che danno un quadro della situazione agricola in Margarita.
En el estado Nueva Esparta existen 796 explotaciones abarcando un total de 3.906 hectáreas de terreno, de acuerdo a los resultados preliminares del VI Censo Agrícola. Vale decir que de los 11 municipios existentes en la Entidad, solo 6 representan 93,8% del total de la superficie dedicada a la agricultura y cría, ellos son Macanao (significa 37,6% del área), "Gómez" (17,2%) Antolín del Campo" (14,7%),"Arismendi" (13,3%), "Díaz" (7,2%) y "García" (3,8%). En cuanto al numero de explotaciones, la jurisdicción más importante es "Gómez" (presentó 198 explotaciones) y la menos relevante es "Mariño", en donde no se ubicó ninguna explotación agrícola. En el estado Nueva Esparta -tal como en el resto del país-se registró la actividad agrícola vegetal tomando en cuenta el numero de hectáreas para algunos cultivos; pero en el caso de los cultivos permanentes se contabilizó el numero de plantas. En virtud de lo anterior se observa que las Frutas de Cultivos no Permanentes (Melón y Patilla) abarcan 39,4% de la superficie, seguidas de las Raíces y Tubérculos (representados en la entidad por la Yuca) que significan 25,8% del espacio agrícola, los Cereales (21,5%), y las Hortalizas (13,6 %). En cuanto a los Cultivos Permanentes, tomando en cuenta el numero de plantas, es el Níspero el de mayor relevancia ya que supone 25,4 % de este tipo de cultivo. A este le sigue el Cambur (19,6%), el Plátano (13%), el Coco (10,2%) y el Mango (9,5%), además de otras plantas con menor presencia en la región. Existencia de aves es la más relevante La cría de Aves es una importante actividad agrícola animal en esta entidad, allí fueron registradas 236.266 animales de esta especie. Tomando en cuenta la representatividad a nivel nacional, le siguen los Caprinos, los Porcinos y los Bovinos y Ovinos.

Giugno 1999

Ciampi al Parlamento per una definitiva approvazione del voto all’estero
Gran aprecio han manifestado las comunidades italianas en el exterior por la exhortación dirigida al Parlamento por el nuevo Presidente de la Republica Ciampi para que sea aprobada la ley que permitirà, a los ciudadanos que viven el exterior, votar en los lugares de residencia.

La nomina di Ciampi alla Presidenza della Repubblica Italiana è stata accolta con sincero compiacimento e fiducia dagli italiani di America Latina che hanno espresso, in un messaggio al Capo dello Stato, la loro soddisfazione per la sua nomina.Vivo apprezzamento è stato manifestato dalle Comunita italiane all’ estero per le parole rivolte loro dal Capo dello Stato. Il riferimento alle comunità italiane che vivono ed operano all’estero, come patrimonio di cultura, di conoscenza e riconoscenza dell’Italia, alla fiduciosa attesa di più dirette vie di partecipazione politica da parte di questi concittadini, è stato motivo di sincere espressioni di condivisione da parte del Capo dello Stato che senza equivoci e tentennamenti ... ha sollecitato l’intero Parlamento alla definitiva approvazione delle leggi di riforma, con un felice riferimento al voto agli italiani all’ estero. Ciampi nel suo discorso di insediamento al Csm, ha esposto le otto priorità per la Giustizia. Il Presidente ha fatto un appello «per un Sitema Giudiziario più europeo e efficiente», auspicando procedimenti più rapidi, la riforma del giusto processo e l’entrata in vigore del giudice unico. Ciampi ha difeso il ruolo del Csm, esortandolo «ad essere neutrale e ad avanzare proposte». «La magistratura - ha aggiunto - deve assicurare una reale garanzia di giustizia del cittadino». Il discorso del capo dello Stato è stato apprezzato da magistrati, avvocati e dalla maggioranza. Per Berlusconi sono state dette «Parole coerenti».
Ciampi: record di consensi. Raddoppia la fiducia nel Colle
L’elezione di Ciampi ha rilanciato a livelli inaspettati la fiducia del Paese verso la presidenza della Repubblica. Il carattere eccezionale sta nella misura della crescita, tale da portare la presidenza della Repubblica a livelli di consenso superiori addirittura a quelli ottenuti dalla Chiesa

Moderati: tutti al centro
Il leader tedesco Kohl a Roma entusiasma i dc.
El ex Canciller alemán Helmut Kohl, presidente del Partido Popular Europeo, se encontró en Roma con las diferentes corrientes políticas de la ex Democracia Cristiana. A la reunión participaron más de 100 diputados, tres ministros y los máximos representantes del área católica italiana. Entre ellos el presidente Piccoli, Forlani, Marini y el Presidente Berlusconi cuyo partido, Forza Italia, ha sido aceptado recientemente como miembro del partido popular europeo.
ROMA- Pellegrino Capaldo è il finanziere cattolico che ha voluto Helmut Kohl in Campidoglio insieme alle diverse correnti della vecchia Dc. E’ lui a riassumere lo spirito dell’incontro: «Siamo rammaricati per le divisioni, per le frantumazioni tra quanti si richiamano al popolarismo. Ma non siamo rassegnati, bisogna riscoprire le ragioni di un impegno comune».
Ciò che vuole verificare Giulio Andreotti con il caro amico Kohl. Commossi Flaminio Piccoli e Forlani, di fronte a questa numerosa e inaspettata partecipazio. Accanto a loro anche il cossighiano Angelo Sanza. Poi Peppino Gargani, Pierferdinando Casini, Rocco Buttiglione e Franco Marini. La fila è chiusa da Silvio Berlusconi ormai a un passo dall’ingresso nel Partito popolare europeo ed il più convinto nel dare anima e corpo al progetto di Capaldo e del suo Movimento per l’Europa popolare. «Noi siamo qui, siamo il centro. Abbiamo raccolto, senza interruzioni, l’eredità di chi ha dato all’Italia cinquant’anni di benessere e libertà e siamo anche pronti ad accogliere gli altri popolari; ma prima devono riflettere sulle loro contraddizioni».
Il messaggio è tutto dedicato a Marini, al capo del Ppi. E Berlusconi lo dice chiaro e tondo: «Quelli proprio non li capisco. Non capisco come facciano a stare con i comunisti...». Presenti anche Biagio Agnes e Franco Nobili. Il risultato è un pienone! Con Sanza che impreca: «Ma vi pare che deve riuscire a un tedesco l’unificazione di tutti gli ex democristiani!?».
Ma il tedesco Kohl cosciente che la sua presenza è elemnto di riavvicinamento immediatamente riassume la sua posizione istituzionale di Presidente del Ppe. Un incontro a quattr’occhi lo riserva a Carlo Azeglio Ciampi e, quando sale sul palco allestito nella Protomoteca del Campidoglio, l’ex cancelliere non dedica una sola parola alle «beghe del cortile italiano». L’ex cancelliere invita gli italiani a votare. E a votare popolare: «L’Europa deve essere pluralista, non socialista». E rende omaggio ad Andreotti. «Lo saluto, è un mio caro amico, spesso abbiamo lottato insieme. Mi ha fatto capire la politica italiana e io gli ho insegnato che anche in Germania c’è un vino bevibile». La platea si infiamma quando l’ex cancelliere saluta «la figlia di De Gasperi». Freddezza invece dimostra la platea quando Kohl elogia Prodi: «E’ la persona giusta per l’Europa». E perfino quando festeggia Carlo Azeglio Ciampi: «Sono felice per la sua elezione. Riuscì a convincere noi tedeschi che l’Italia ce l’avrebbe fatta a entrare nell’Euro».

America Latina
Riunione Cgie senza infamia e senza lodi
Por primera vez se reúnen los representantes del CGIE electos en America Latina. Escaso el entusiasmo de los participantes. Importantes disposiciones acerca de la "trasparencia" que los consulados deben asegurar en las decisiones que afectan los intereses de la comunidad.
Contemporaneamente alla fiera dei prodotti italiani ,organizzata a Buenos Aires dall' ICE, Istituto Commercio con l'Estero, si è tenuta la Prima riunione continentale del Cgie alla quale oltre, ai membri continentali eletti, hanno partecipato il Sottosegretario al lavoro On Morese, il Direttore Generale della Dgeas Ambasciatore Ferrarin, l'Ambasciatore d' Italia in Argentina Dr Iannuzzi , il Console d' Italia in B.A Meloni ed altri funzionari del Mae. La riunione si è tenuta a Palazzo San Martin, una dependance del Ministero degli Esteri Argentino e lo stesso Ministro di Tella è intervenuto ad aprire i lavori, dedicando agli ospiti un simpatico saluto di benvenuto. Antonio Macri, nella veste di Vice segretario dell' Area latino americana, ha diretto i lavori che hanno avuto all' ordine del giorno una serie di argomenti che hanno visto impegnati i partecipanti durante i due giorni di riunione. Al termine sono stati resi noti i documenti delle commissioni tematiche. La riunione ha visto protagonisti i patronati locali che, profittando della presenza del sottosegretario al Lavoro On Morese, hanno ritenuto doveroso denunziare tutta una serie di irregolarità che si starebbero verificando a danno dei patronati stessi e dei nostri connazionali, con la complicità di non meglio identificati personaggi. E' stato dibattuto anche il tema dei giovani e del loro inserimento nella società civile e rivendicato maggior spazio e partecipazione, mentre nel settore della scuola e cultura italiana all' estero é stato affrontato il problema della riforma della legge 153 e dell' assegnazione dei contributi, troppo spesso assegnati seguendo criteri difformi. E’ stata dunque sollecitata l' applicazione della legge nei confronti di tutti in modo uguale e secondo criteri omogenei. L’informazione di ritorno ha costituito motivo di particolare interesse per il ruolo chiave che essa riveste nel dare la giusta immagine degli italiani all' estero alla opinione pubblica nazionale. Si è osservato come la Raitv, incaricata dallo Stato di informare dovutamente, dovrebbe dedicare una parte dei programmi proprio alla informazione di ritorno, indispensabile per dare una visione reale delle potenzialità delle comunità all’estero, anche in vista di un loro maggior coinvolgimento negli affari politici ed economici del Paese. Circa il problema della TV e della Radio è stata richiesta la costituzione presso le nostre Comunità di comitati regionali d' ascolto, attraverso i quali far pervenire alla Raitv suggerimenti e richieste che riflettano le esigenze della utenza.  L' argomento piu atteso è stato quello relativo alla trasparenza, riguardante i rapporti tra comunità e rappresentanze consolari, che una recente circolare a firma Ferrarin aveva cercato di migliorare introducendo meccanismi che rendano possibile agli organismi rappresentativi (Comites e Cgie) di poter essere documentati sulle decisioni ,valutazioni e pareri espressi dai Consolati sui fatti che riguardano gli interessi della nostre comunità. Salutato dall' applauso dei presenti è stato lo stesso Ministro Ferarin ad illustrare i contenuti delle nuove disposizioni. Infine il problema dell' assistenza è stato affrontato nella consapevolezza che gli aiuti all' indigenza da parte dello Stato italiano saranno sempre più ridotti e che pertanto eventuali miglioramenti dovranno aver luogo nel quadro di una razionalizzazione dell' impiego dei fondi disponibili. A margine delle riunioni è stato richiesto di dotare la Commissione continentale di organi che consentano una gestione collegiale; per evitare, come accaduto, che possano essere posti all' ordine del giorno argomenti che non siano stati in precedenza concordati ed approvati, che vengano assunte decisioni che non rispecchino la volontà delle diverse regioni. Si è infine stabilito che la prossima riunione sarà tenuta in Brasile in luogo e giorno da stabilirsi.

Fuori il Rospo
Anche gli Italiani all' estero, quelli di loro che non "ci stanno" a subire prepotenze ed abusi e che spesso hanno difficolta ad esercitare il diritto alla difesa, finalmente avranno un difensore civico! Si estende anche tra gli italiani all' estero la necessità di creare un' Autorità che tuteli gli interessi ed i diritti dei rassegnati, di coloro che per vari motivi trovandosi lontani dal proprio paese, devono "ingoiare il rospo", ossia tenersi dentro le angherie dei poteri forti e delle consorterie! La costituzione di una sede in Venezuela è il frutto di una accordo raggiunto in questi giorni tra il nostro giornale e la Codacons, la famosa associazione italiana che opera a favore anche dei cittadini che non hanno come difendere i propri diritti, ma che hanno il carattere ed il coraggio per farlo: di " sputare il rospo",di ricorrere alla giustizia! Codacons, specializzata nella mediazione giudiziaria diretta a controllare l' operato dei soggetti pubblici e privati a tutela dei diritti civici delòla collettività e del singolo, conosciuta e temuta per le battaglie vinte contro i poteri forti dello Stato e delle lobies italiane, conta su di uno staff di avvocati sganciati da sindacati e partiti, ricchi di professionalità e virtù tali da garantire massima fedeltà ai propri rappresentati. Sono famosi per attaccare con determinazione e fermezza quelle concentrazioni politiche e para politiche ove si arrocca la prepotenza e l'abuso! Sono conosciuti per far "le pulci a tutti" per non dare tregua a nessuno: enti pubblici e privati, consolati e direzioni didattiche, giornali di Stato o di partito che siano... "l'armata dei 40" come chiamano lo staf degli avvocati della Codacons, opera nelle diverse parti d'Italia, sono più di 80 gli sportelli nelle diverse provincie aperti per raccogliere le richieste di intervento. Oltre 13 mila gli associati, con un gettito contributivo di varie cenmtinaia di milioni. Ma ma più consistenti sono le entrate per onorari professionali che i soccombenti sono stati condannati a pagare nei giudizi instaurati da Codacons a difesa dei suoi assistiti. Codacons è schierata in difesa del cittadino, contro l'abuso e la prepotenza,i suoi avvocati sono i "professionisti della protesta e del ricorso" ... e da oggi operano anche per i connazionali in Venezuela che hanno problemi con privati o enti pubblici italiani... Sanno che porteranno una ventata di speranza e di giustizia specialmente in favore dei connazionali più anziani, degli insegnanti e delle scuole che per anni hanno servito la Comunità senza ricevere il giusto riconoscimento da parte dello Stato.Copdacons farà giustizia alle tante ingiustizie e prevaricazioni subite dai connazionali all' estero Sia in Italia che dove vivono, ci auguriamo ha commentato Valentina Marzo Presidente della federazione Insegnanti italiani in Venezuela, che finalmente potranno essere riscattati i diritti accumulati e mai riconosciuti a insegnanti ed enti gestori... dello stesso parere l' Ing Francesco De Palo membro dell' esecutivo del Comites di Caracas,in questo modo ha detto spero che molti nostri connazionali potranno vedere finalmente tutelati i loro interessi in Italia ,considerato che in molti casi i residenti all' estero,finiscono con il rinunciare ai loro diritti per la mancanza di una struttura che possa validamente rappresentare i loro interessi. Sarà il nostro giornale il punto di riferimneto di Codacons in Venezuela e l' avv. Claudio Laner il coordinatore della Codacons su tutto il territorio.il Dr. Vitaliano Vita, rappresentante eletto della nostra comunità, conosciuto per le sue battaglie contro la RaiTv ed i boiardi di Stato, per gli scontri con i politici italiani in cerca di collegi elettorali all' estero, incaricato di coordinare e promuovere le sedi Codacons in America latina. Non ingoiare il Rospo! se ti senti offeso nella tua dignità ed ingiustamente colpito negli interessi e nei tuoi diritti : Fuori il rospo: Scrivi a Codacons c/o Pagine fax 095-623950

Emigrazione: liberalizzata la trascrizione degli atti civili
Las Alcaldías italianas a las cuales pertenecen ascendientes de italianos nacidos en el exterior, no registrados en Italia, están obligadas a recibir solicitudes y expedir a los interesados las respectivas actas del registro civil.
Sono competenti anche i comuni nei quali il cittadino ha o ha avuto familiari lo afferma la circolare 6 febbraio 1999, n. 3 del ministero dell'interno che stabilisce la competenza dei comuni alla trascrizione degli atti di stato civile dei figli di cittadini italiani nati e residenti all'estero che non hanno una residenza in Italia. Infatti questi erano fino a ieri costretti a richiedere la trascrizione degli atti civili all'ufficio dello stato civile di Roma. Una specie di imbuto burocratico che aveva creato una gestione lenta ed imprecisa dell'Anagrafe degli italiani all'estero. Adesso, con la circolare pubblicata sulla Gazzetta n. 44 del 23 febbraio, il ministero dell'Interno chiarisce che la trascrizione può essere fatta anche nei comuni nei quali "è stato trascritto l'atto di un ascendente" anche remoto dell'interessato. Prima in mancanza di pregressa residenza o di domicilio nello Stato, gli atti dovevano essere trasmessi all'ufficio di stato civile di Roma, creando inconvenienti gravissimi nella gestione dell'AIRE. Perciò bene ha fatto l' Amministrazione ,al fine di evitare il protrarsi della descritta situazione di incertezza, ha ritenere che il domicilio richiamato dall'art. 51 possa essere individuato anche in un centro di interessi, non solo economici e patrimoniali della persona, ma anche sociali e familiari per cui, il comune competente alla trascrizione di atti di stato civile formati all'estero riguardanti cittadini da iscrivere o iscritti all'AIRE, può essere legittimamente individuato in quello nel quale è stato trascritto l'atto di un ascendente, ancorché remoto, dell'interessato
Tale interpretazione che anticipa l'innovazione che verrà recata nella materia dal nuovo ordinamento di stato civile è stata di recente condivisa dal Ministero di grazia e giustizia pertanto conclude la circolaresi invita il Ministro degli affari esteri a volere impartire le necessarie disposizioni agli uffici consolari.

Il cd-rom nelle scuole
Per l'applicazione della legge 626 in tutti gli istituti italiani.

Autoformazione multimediale per la sicurezza nelle scuole.
In attesa dell'ormai imminente decreto interministeriale che detta disposizioni dettagliate per gli istituti scolastici in materia di sicurezza, il ministero della pubblica istruzione ha diffuso, insieme a una nota della direzione generale del personale un cd-rom in tutte le scuole, con lo scopo di formare, o meglio, fare in modo che i capi di istituto si autoformino sulla disciplina

Guida all’autocertificazione
Los ciudadanos italianos que no posean documentos para certificar su identidad u otros estados o posición social, podrán temporalmente sustituir los documentos correspondientes con su propia declaración (autocerti ficación). Los funcionarios públicos están obligados a recibir las declaraciones.
Elenco dei certificati che possono essere sostituiti dall'autocertificazione; modalità per la messa a punto delle dichiarazioni sostitutive e per la presentazione di copie di documenti. Questi i contenuti della Guida all'autocertificazione messa a punto dal Ministero per la funzione pubblica per rendere più semplice l'applicazione delle nuove norme.Si ricorda anche che i dipendenti pubblici sono obbligati ad accettare le autocertificazioni, e il non farlo equivale ad una violazione dei doveri d'ufficio. Chi dichiara cose non vere, invece, oltre alla perdita dei benefici eventualmente acquisiti grazie alla documentazione presentata, commette il reato di falso in atto pubblico.)
Che cosa è l'autocertificazione? E' una dichiarazione che l'interessato redige e sottoscrive nel proprio interesse su stati, fatti e qualità personali e che utilizza nei rapporti con la P.A. e con i concessionari ed i gestori di pubblici servizi. Nel rapporto con un soggetto privato il ricorso all'autocertificazione è rimandato alla discrezionalità di quest'ultimo. Tale dichiarazione può sostituire:le normali certificazioni-gli atti notori.
1) Quali sono le dichiarazioni che sostituiscono le certificazioni? L'art.2 della legge 15/68 "Norme sulla documentazione amministrativa e sulla legalizzazione e autenticazione di firme" prevede i casi in cui si può ricorrere all'autocertificazione: data e luogo di nascita,la residenza,la cittadinanza,il godimento dei diritti politici,lo stato di celibe, coniugato o vedovo,lo stato di famiglia,l'esistenza in vita,la nascita del figlio, il decesso del coniuge, dell'ascendente o discendente,la posizione agli effetti degli obblighi militari l'iscrizione in albi o elenchi tenuti dalla P.A. L'art. 1 co. 1 del D.P.R.403/98 "Regolamento di attuazione degli articoli 1, 2 e 3 della legge 15 maggio 1997, n.127, in materia di semplificazione delle certificazioni amministrative" ha ulteriormente esteso il ricorso all'autocertificazione e contempla i seguenti casi: Titoli di studio acquisiti-Qualifiche professionali-Esami sostenuti universitari e di stato-Titoli di specializzazione-Titoli di abilitazione-Titoli di formazione-Titoli di aggiornamento Titoli di qualificazione tecnica-Situazione reddituale o economica anche ai fini della concessione di benefici e vantaggi di qualsiasi tipo previsti da leggi speciali-Assolvimento di specifici obblighi contributivi con l'indicazione dell'ammontare-Codice fiscale-Partita IVA-Qualsiasi dato dell'anagrafe tributaria-Stato di disoccupazione. Qualità di pensionato e categoria di pensione-Qualità di studente-Qualità di casalinga. Qualità legale rappresentante di persone fisiche o giuridiche, di tutore, di curatore e simili. Iscrizione presso associazioni o formazioni sociali di qualsiasi tipo-Adempimento o meno degli obblighi militari comprese quelle di cui all'art.77 del D.P.R. 237/64 come modificato dall'art.22 della L.958/86-Assenza di condanne penali-Qualità di vivenza a carico-Tutti i dati a diretta conoscenza dell'interessato contenuti nei registri dello stato civile
2) Quali sono le dichiarazioni che sostituiscono gli atti notori? Tutti gli stati, fatti e qualità personali che siano a diretta conoscenza dell'interessato non compresi nell'elenco di cui al punto 1 sono comprovati dall'interessato, a titolo definitivo, mediante la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà (art.4 L.15/68 e art.2 co.1 D.P.R.403/98). Queste dichiarazioni possono essere presentate anche contestualmente all'istanza e sono sottoscritte dall'interessato in presenza del dipendente addetto (art.3 co.1 D.P.R. 403/98). Tutti gli stati, fatti e qualità personali di cui il dichiarante ha diretta conoscenza e rende nel proprio interesse anche quando riguardano altri soggetti (art.2 co.2 D.P.R. 403/98). Tale dichiarazione sostitutiva riguarda anche la conoscenza del fatto che la copia di una pubblicazione è conforme all'originale (art.2 co.2 D.P.R.403/98).
Quale è la validita' delle dichiarazioni sostitutive di certificazioni e di atti notori? I certificati rilasciati dalle pubbliche amministrazioni attestanti stati e fatti personali non soggetti a modificazioni hanno validità illimitata
Le restanti certificazioni hanno validità di sei mesi dalla data di rilascio (art.2 co.3 L.127/97). Le dichiarazioni sostitutive di certificazioni e la dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà per i casi suindicati dall'art.2 e 4 della L.15/68 hanno la stessa validità temporale degli atti che sostituiscono (art.6 co.1 D.P.R. 403/98)
Quali sono i casi in cui è prevista solo l'autocertificazione? Per i certificati, gli estratti e gli attestati da presentare per le iscrizioni nelle scuole e università'; Per i certificati, gli estratti e gli attestati da presentare, a qualsiasi titolo, negli uffici della Motorizzazione Civile Per i certificati e gli estratti ricavabili dai registri dello stato civile e dai registri demografici richiesti dai Comuni per i procedimenti di loro competenza (art.1 co.2 D.P.R. 403/98)
Come si può fare l'autocertificazione? per le dichiarazioni sostitutive dei certificati: scrivendo su carta semplice e firmando sotto la propria ed esclusiva responsabilità (non è necessario firmare davanti all'impiegato).
Quando l'amministrazione puoi acquisire d'ufficio i documenti?
Quando le amministrazioni ritengono necessario acquisire degli estratti diversi da fatti relativi a cambiamento di stato civile

La banca dei semi primo passo per la forestazione dell’ Isola
Secondo Paghera con benifici effetti su clima, salute ed occupazione
La empresa internacional Paghera S.p.a.,visitó la isla Margarita para verificar las posibilidades concretas de realizar un plan de reforestación. Se encontró con directivos de Efal organismo italiano con sede en Roma que en los próximos meses dictará un curso dxe aproximadamente 8 meses para la formaciòn de 30 jovenes expertos en agricultura biològica, para analizar la posibilidad de utilizar el programa de constitución de un banco de semillas de vegetación autoctona. Este en efecto sería el primer paso para la siembra de vegetación autóctona, con técnicas idóneas, en las zonas áridas del territorio. El proyecto tiene importantes recaídas ocupacionales y sanitarias por cuanto la reconstitución de la capa vegetal eliminaría la presencia de las substancias nocivas y del polvo que se mezclan con el aire que respiramos.
E’ quanto risulterebbe dal sopralluogo compiuto nei giorni scorsi dalla SpA Paghera, impresa leader mondiale del settore del verde. Lo ha dichiarato il Dr Vitaliano Vita, rappresentante del consorzio interessato alla forestazione della isola Margarita. Vita che si era recato in Argentina per prendere visione delle opere intraprese dal Gruppo Paghera ,successivamente aveva invitato l’ impresa ad effettuare un sopralluogo a Margarita per verificare su posto se esistono le condizioni per realizzare con successo il macro progetto di forestazione dell’ isola. L’ invito è stato accolto dal titolare del Gruppo Paghera, Architetto Gianfranco, che in Argentina ed in Brasile ha in corso opere di forestazione. Dopo una visita minuziosa a varie zone dell’ isola e dopo essersi incontrato con i responsabili del Ministero dell’ Agricoltura e di altri organismi che operano nel settore delle acque, Paghera ha detto che il presupposto per una forestazione della isola è la costituzione di una banca del seme, ove vanno raccolti conservati e predisposti i semi di molte specie autoctone, peraltro in via di estinzione. Una centrale di raccolta e conservazione dei semi è la condizione per poter costituire zone ambientali dove puo prosperare la forestazione. Non si tratta, ha spiegato Paghera, di trapiantare piante da un posto all’ altro, ma di creare le condizioni ambientali perchè queste possano attecchire, crescere e prosperare. Infatti ha aggiunto Paghera il trasferimento in sito per molte specie di piante, sarebbe infruttifero, o meglio temporaneo... se non si riproduce l’ ambiente necessario alla pianta ovvero il suo habitat. Le piante costituiscono una categoria di esseri viventi fissi ossia che hanno bisogno per sopravvivere di trovare in luogo le condizioni e le sostanze necessarie al proprio accrescimento e riproduzione (acqua, minerali, sostanze organiche e patogene, luce, temperatura ecc...). Paghera dopo aver concluso la visita a varie zone della isola ha detto che il verde di Serra Copei deve essere riprodotto in altre zone come sulla Sierra di San Francesco Macanao, se solo si disponesse di una banca del seme in grado di produrre verde, non soltanto fatto di piante di alto fusto ma di erbe tropicali, .arbusti capaci di catturare e trattenere le acque piovane, creare zone umide èper riprodurre quella cappa organica necessaria acreare zone ombreggiate e piante d’ alto fusto.La banca del seme ha raccontato l’ arquitetto Pagherà in Amazzonia ,ove è stata realizzata insieme al famoso Padre Gianni , riesce a dar lavoro a oltre due mila indios mentre consente la riproduzione di migliaia di alberi. Parlando con il Dr Marco Porta, segretario generale dell’ Odici, l’ organismo che a Margarita dovrebbe guidare il consorzio per la forestazione della Isola, ha inoltre osservato come la ricostituzione di una cappa organica, specialmente nelle zone erose dai venti, costituirebbe un’ operazione salubre che gioverebbe alla purezza dell’ aria.Gli arbusti ha spiegato Paghera hanno la proprietà di difendere il terreno dalla azione dei venti, impediscono l’ asporto di materiale terroso,la formazione di polvere e la sua diffusione nell’ aria,peraltro talvolta dannosissimo alla salute, come nel caso delle polveri di silicio. Con riferimento all’ inquinamento prodotto dalle acque di risulta Paghera ha osservato come sia possibile effettuare grandi risparmi impiegando le acque semitrattate, i fangh e gli altri residui di risulta in procedimenti agricoli e nella preparazione delle mescole necessarie alla forestazione.Eesistono tecnologie,ha proseguito Paghera,in grado di recuperare i materiali inquinanti, sottrarli provvisoriamente all’ambinente per restituirli sotto forma di concimi o di additivi agricoli,il Gruppo cui appartengo possiede i know how di molti procedimenti disinquinanti ed è sarà lieto di porli a disposizione del Consorzio per la forestazione di Margarita. Il brevissimo tempo a disposizione non ha consentito di poter discutere con il Governatore i molteplici aspetti dei problemi trattati, tuttavia quando sarò ultimato il pre progetto al quale il Gruppo Paghera è stato chimato a partecipare tornerà a Margarita e questa volta speriamo per un lungo soggiorno.

Pupi e pupari
Michele Moceri CGIE. Ven.
En una carta abierta, el Presidente del Comites de Caracas manifiesta dudas acerca del futuro del Cgie en consecuencia de la presión ejercida por los partidos políticos durante y después de la elección de los cargos sociales. "Es como asistir a un espectáculo de teatro: el teatro de las marionetas" dijo Moceri.
Le questione sollevate da alcuni colleghi del CGIE, ci inducono a profonde riflessioni e rilievi che ci portano ad essere solidali con loro. Il Dr. Torquato Cardilli, con la Sua coraggiosa presa di posizione ha portato alla luce alcuni difetti dell’Amministrazione ed il reale interesse della classe politica dirigente verso le Istituzioni rappresentative degli Italiani all’estero, interesse che è vivo soltanto quando si cerca di imbrigliarle o di sottometterle al loro solito gioco di "spartizione del potere". Come e’ stato da molti lamentato, si vuole ad ogni costo svuotare questo CGIE di ogni prerogativa, del significato della Sua stessa esistenza e quindi della legittima rappresentativita’ democratica degli Italiani nel Mondo. Dalle "elezioni pilotate" delle cariche istituzionali del Cgie, al diniego ai passaporti di servizio, alla mancata approvazione di un capitolo di bilancio autonomo e direttamente gestito dal Consiglio, per arrivare allo scippo dell’organizzazione della Prima o Terza (come si vuole chiamare) la Conferenza degli Italiani nel Mondo), vengono fuori le reali intenzioni della maggioranza dei politici dirette a delegittimare l’Istituzione e ridurla a portavoce delle supreme decisioni. Dopo quello che abbiamo visto e sopportato in carne propria, la Legge del CGIE ,appena riformata, ha bisogno già di essere al piu’ presto modificata, devono essere eliminate le parzialità ,le politicizzazioni, deve essere rivalutata la posizione di chi vive le realtà della emigrazione, a meno che non si voglia, e questo è il dubbio, che questo Consiglio Generale si trasformi nel teatro delle marinette... in "Pupi e pupari" dove i "pupi" (i Consiglieri) vengono manovrati dai "pupari" ossia quei politici che progettano secondo gli interessi di partito, decidono, istruiscono... e tirano le fila. Per quanto riguarda il problema dell’incompatibilita’, mi sembra che nella forma proposta, la stessa sia formulata in maniera troppo restrittiva. La mia posizione, che tra l’altro si identifica pienamente con quella del Comites di Caracas ,che presiedo, e’ quella che se di incompatibilita’ si deve parlare, la "esclusione" non puo’ essere limitata alle Scuole ed all’Assistenza, deve essere estesa ,in egual maniera e misura, a tutti coloro che, a qualsiasi titolo ricevono contributi dallo Stato, dalle Regioni e da qualsiasi altro Ente Pubblico ossia Scuole, Cultura, Formazione Professionale, Assistenza, Patronati, Associazioni, Coni, Federazioni Sportive, Stampa e via dicendo ... tutti e nessuno escluso ! Senza distinzioni di sorta! Qualora la proposta venisse riformulata in tal senso, la stessa mi troverebbe perfettamente concorde.

al Consolato con la scorta
Ringrazi i suoi capelli bianchi...

Fueron varias las reacciones a la noticia, publicada en el número anterior de Pagine, de un funcionario del Consulado General de Italia que amenazó un representante de la comunidad, responsable de haber presentado las quejas de algunos compatriotas, al Vice ministro del Exterior durante su visita a Venezuela. Publicamos la carta de un lector el cual, con evidente ironía, propone dedicar un monumento al "funcionario recio" pero pide no revelar su propio nombre ya que no quiere ser víctima de la furia del impetuoso empleado.
Nel precedente numero zero con gli stessi titoli abbiamo riferito di un grave episodio accaduto qualche settimana fa presso il Consolato Generale di Caracas del quale sono state vittime, stavolta alcuni "capi popolo" : i nostri rappresentanti nel Cgie, dr. Vitaliano Vita e Michele Moceri, membri peraltro del Comites di Caracas , niente di meno Presidente della Commissione informazione il primo e Presidente dell’ intero organismo rappresentativo il secondo, che, in visita di cortesia alla massima istituzione consolare in Venezuela sono rimasti vittime delle effusioni esuberanti di un giovane funzionario che, poco manca, non passi dalle minacce verbali alle vie di fatto. Ci siamo guardati dal fare il nome del funzionario, anche perchè terrorizzati dal suo caratteraccio abbiamo tenuto a qualche sua reazione... tuttavia la maggioranza dei lettori non ha dimorato ad individuare l’ anonimo Ercolino.Riportiamo i commenti di alcuni lettori che naturalmente, dati i precedenti, hanno richiesto di rimanere anonimi.Uno dei più bizzarri è stato quello del Sig. Tortore, il quale suggerisce di aprire una sottoscrizione per la realizzazione di una stele al merito... un monumento a Ercolino! tanto perchè l’ episodio non passi inosservato. Dice il nostro lettore: che le sembra direttore se contemporaneamente si aprisse un inchiesta sul tipo di dedica da scolpire nel monumento ? per esempio :A Cacini con affetto : La comunità... A Spaccalossa con rinnovato timore... o A Gigi (er bullo) in ricordo di una sua (breve) trasferta in Venezuela, la comunità martire pose... A me sembra democratico, continua il Sig Tortore, ricorrere al sistema della inchiesta, chissà quante altre dediche condite usciranno fuori... D’altra parte alla soglie del Terzo Millenio fatti del genere non possono passare inosservati: la decisione di sostituire il funzionario consolare con teste di cuoio debe essere commemorata! Poi ritornando su i suoi passi conclude, si ricordi direttore della promessa, niente nomi... sono pensionato: già la notte non mangio per la fame, figuriamoci se adesso a questa insonnia devo aggiungere la paura di Mangiafuoco!

Elezioni
Popolari (PPE) vittoria storica. Avanza la destra
Perdono Blair e Shoroder e Denahen

Le previsioni della vigilia sono state rispettate. Il partito popolare europeo ha sorpassato quello socialista ed è ora il primo gruppo dell'Europarlamento, grazie soprattutto alla sconfitta dei partiti di Schroeder e di Blair. "E' una vittoria storica", affermano entusiasti i dirigenti del Ppe, che prevedono di ottenere nella prossima Assemblea 215 seggi rispetto ai 201 precedenti. Il Pse dovrebbe attestarsi sui 185 seggi (rispetto a 215), ma il vertice appare restio ad ammettere la sconfitta ed enfatizza, piuttosto, le contraddizioni degli avversari. Il successo del centro-destra si è delineato dopo che sono arrivati i dati della avanzata del tandem Cdu-Csu in Germania nei confronti del partito socialdemocratico del cancelliere Schroeder. Ma ha contato ovviamente il risultato complessivo delle forze che si sono coagulate intorno allo schieramento popolare; tra cui Forza Italia (circa 22 seggi). Anche l'avanzata dei conservatori britannici, con l'introduzione della legge proporzionale, ha contribuito a consentire il "sorpasso". In Francia, i socialisti hanno tenuto bene le posizioni. Indicativa è stata la sfida all'interno dei gollisti, divisi tra quelli decisi a entrare nel Ppe e quelli contrari (12 seggi ciascuno). Mentre in Spagna si è rinnovata la sfida tra il partito di centro-destra di Aznar e il Psoe, nelle cui fila è tornato Gonzalez (le posizioni sono rimaste pressoché invariate). In Belgio, il partito del premier Dehaene ha pagato duramente lo scandalo diossina. Il presidente del Parlamento europeo, Josè Maria Gil-Robles, moderato , ha sottolineato le dimensioni della vittoria dei "popolari" e ha rassicurato il presidente della Commissione, Romano Prodi, che dovrà passare sotto l'esame dell'Assemblea: "Troverà un gruppo favorevole alle sue posizioni...la sua sarà una posizione più comoda dopo la nostra vittoria". Ma al di là dell'esito del duello progressisti -conservatori emerge sullo sfondo il quadro allarmante di un'Europa poco interessata alla sorte delle proprie istituzioni politiche. Non diversamente può essere inteso il dato comune in quasi tutti quindici Paesi dell'Unione di un astensionismo diffuso che tocca punte particolarmente alte in Gran Bretagna e in Germania. Rispetto ad una media europea del 56,8 per cento delle elezioni del 1994 vi è stato un arretramento generale (intorno al 50 per cento), che legittima ampie perplessità sulle prospettive politiche della integrazione comunitaria. Si delinea, infatti, l'inquietante fantasma di un "partito dell'astensione costituito da scettici e delusi. Rischiano di sparire, come gruppo, i radicali dell'Are (anche se non si sa ancora quale sarà la decisione della lista Bonino, cioè se aderirà al gruppo liberale o se costituirà un proprio gruppo federalista). A destra, nell'Upe, ci sarà il previsto cambio della guardia tra i gollisti chiracchiani (che escono) e Alleanza Nazionale (che entra). I liberaldemocratici dell'Eldr dovrebbero migliorare le posizioni, grazie anche all'apporto degli 8 seggi dei liberali inglesi. A sinistra c'è da segnalare l'affermazione dei comunisti tedeschi (Pds, 6 seggi) ai danni dei Verdi. Ma la partita principale resta quella tra l' area moderata e socialista.

Anche all’ estero Forza Italia è il partito più votato. Seguono l’Asinello e i Ds
- Gli italiani all’estero scelgono in prevalenza il tricolore di Forza Italia e l’asinello dei Democratici. Primo partito è FI con il 19,7 per cento (pari a 30.114 voti). Seguono il neonato partito di Prodi e Di Pietro (17,7 per cento; 26.987 voti) ed i Ds (10,1; 15.455 voti). Staccati la lista Bonino (6,1), i Verdi (5,4), lo Sdi e An-Patto Segni (5 per cento). È stata la Grecia il paese europeo nella quale gli italiani si sono recati alle urne in maggior numero, con il 27,7 per cento dei votanti. I più "tiepidi", al contrario, i nostri connazionali che vivono in Irlanda, dove ha votato solo l’11,3 per cento. A macchia di leopardo la distribuzione del voto: i Democratici hanno prevalso in Austria (22,6 per cento), Lussemburgo (38,3), Portogallo (21,4), Belgio (19,7), Olanda (30,2), Svezia (20,4) e Gran Bretagna (23,7); Forza Italia è stata invece preferita dagli italiani in Grecia (18,8 per cento), Francia (15,6), Germania (26,5), Spagna (18,9) e Finlandia (20). Ai Ds Danimarca (17,6 per cento) e Irlanda (21,1). Percentuali che, spesso, sono espressioni di realtà fatte di piccoli numeri: all’Asinello per vincere in Portogallo basta un pugno di voti, 34; i Ds prevalgono in Danimarca e Irlanda rispettivamente grazie a 58 e 34 voti; Fi deve il suo successo in Finlandia a 10 elettori. Non tutto però è filato liscio. Bisognerà infatti attendere tutt’oggi per avere i risultati definitivi delle elezioni europee per la Circoscrizione Nord Est. Il problema nasce dal fatto che la commissione elettorale della Corte d’Appello di Venezia che deve esaminare i verbali delle schede di voto dei residenti all’estero ha deciso di farlo solo da stamattina.

Luglio 1999

Anche a Bologna vince il centrodestra
Crollano con il capoluogo emiliano altre roccaforti della sinistra. Avanzata generale del Polo. Alta l’astensione. Straordinaria vittoria del Polo delle Libertà nei ballottaggi del 27 u.s. per l’elezione di sindaci e presidenti in numerosi ed importanti comuni e provincie. Giornata nera per la sinistra che perde alcune roccaforti fino ad oggi considerate inespugnabili, come Bologna ed Arezzo, da oltre 50 anni nelle sue mani. Ma il Polo vince non solo nei luoghi della sinistra ma anche in quelli della Lega che vede penalizzata la strategia del piede in due staffe adottata dal suo capo Bossi. Complessivamente erano 20 milioni i cittadini interessati a questo voto per l’elezione di 32 presidenti di provincie, 107 sindaci, più il Consiglio regionale Sardo, ma di essi solo il 41,7% ha scelto di esercitare il diritto, dando corpo alle preoccupazioni della vigilia circa il tasso di astensione. Giornata calda e soleggiata, poco propizia per il voto: ed infatti gli interessati erano al mare o in coda sulle autostrade per raggiungerlo. Non è questo dunque il dato che sorprende quanto i risultati sactuiriti dalle urne: a Bologna il candidato del Polo Giorgio Guazzaloca batte di misura la contendente della sinistra Silvia Bartolini; stesso esito ad Arezzo e Padova, mentre a Bergamo è l’ amministrazione leghista uscente a fare le spese della avanzata del Polo, così come nelle provincie di Verona e Pordenone. Il centro sinistra perde anche numerose ed importanti provincie quali quelle di Vercelli, di Sondrio, di Asti, di Udine dell’Aquila mentre la spunta a Bari dove il Popolare Vernola sconfigge inaspettatamente l’ex presidente della federcalcio Matarrese. Altro scontro decisivo si è avuto per le Provincie di Torino e Milano già governate da esponenti del centrosinistra che difendono con successo la prima, ma perdono Milano dove la candidata del Polo Ombretta Colli batte il presidente uscente Tamberi. Ma a risultare perdente su tutta la linea è la strategia Bossiana delle alleanze: perde in fatti la Lega a Milano dove appoggiava il candidato del centro sinistra e perde a Torino dove appoggiava quello del Polo, Conserva con difficoltà la provincia di Bergamo con l’appoggio del centrosinistra. Uguale scarso successo ottiene il centrosinistra dove si appoggia alla stampella rifondazione: Bologna docet..

Voto all’estero: Sì della Camera. Senato: rinvio a settembre
ROMA - La Camera ha approvato la legge costituzionale per il voto degli italiani all’ estero con 383 voti a favore, 17 no e 15 astensioni. Si tratta del terzo voto del Parlamento. Per essere operativa avrà bisogno del quarto "sì" da parte del Senato.Lega e Pdci non hanno preso parte alla votazione (anche se un paio di deputati della Lega presenti si sono astenuti). I Verdi e Rifondazione Comunista hanno annunciato voto contrario. Solo due però i deputati di Rifondazione presenti al momento del voto. Rispetto alla prima votazione avvenuta nel febbraio di quest’ anno i deputati cossuttiani sono passati dal no all’ abbandono dell’aula.Il testo approvato istituisce una circoscrizione «estero»: una soluzione che concede ai nostri concittadini all’ estero l’ elettorato attivo e passivo. Potranno cioè non solo votare ma anche indicare candidati ed essere eletti. In questo modo i connazionali all’estero eleggeranno come loro rappresentanti in Parlamento candidati espressi dalle loro comunità.Una scelta legislativa che va nella direzione esattamente contraria a quella che avrebbe visto i voti degli italiani all’ estero confluire in collegi nazionali su candidati nazionali. Una ipotesi scartata anche perchè con la legge elettorale maggioritaria uninominale attualmente in vigore per le politiche uno scarto di poche centinaia di voti determina un cambiamento del risultato.Sarà un’ altra legge di modifica costituzionale (attualmente in discussione alla Commissione Affari costituzionali di Montecitorio) ad indicare il numero di deputati e senatori che dovranno rappresentare gli italiani all’ estero. È affidata invece ad una legge ordinaria (che non avrà quindi bisogno della doppia lettura da parte di palazzo Madama e Montecitorio) a stabilire criteri e strumenti attraverso i quali questo diritto di voto potrà essere esercitato. Con il sì della Camera manca soltanto un ultimo giro di boa (il quarto voto affidato a palazzo Madama) perchè questa legge veda finalmente la luce. È infatti il quarto tentativo in sette anni di varare una norma costituzionale che consenta il voto degli italiani all’ estero.

Sias, il patronato degli Azzurri nel Mondo
L’Associazione Azzurri nel Mondo e il Patronato Sias hanno siglato un accordo di collaborazione grazie al quale tutti gli associati ed i simpatizzanti dell’Associazione vicina a Forza Italia, residenti all’estero, potranno avvalersi dei servizi offerti dal Patronato di ispirazione cattolica. Il Presidente dell’Associazione Azzurri nel Mondo, On. Silvio Berlusconi, si è detto soddisfatto della conclusione di questo accordo che per la prima volta vede una concertazione di offerta di servizi tra un importante Patronato di ispirazione cattolica quale è il Sias e l’Associazione Azzurri nel Mondo. Il Segretario Nazionale dell’Associazione Azzurri nel Mondo, Gianfranco Formaggio, durante la cerimonia della firma del protocollo di intesa, ha sottolineato che questa collaborazione si svilupperà non solo dagli uffici oggi esistenti, ma che è già allo studio un ampio piano di sviluppo della rete del Patronato Sias per cui la maggior parte degli italiani residenti all’estero avranno la possibilità di poter usufruire di tutti i servizi che il Patronato Sias mette a loro disposizione.Il Presidente del Patronato Sias, Dottor Carlo Costalli, ha confermato l’impegno del Patronato per una maggior penetrazione nei Paesi esteri, che avverrà grazie anche all’interessamento ed al coinvolgimento dell’Associazione Azzurri nel Mondo. Costalli ha espresso l’auspicio che questo esperimento possa, in un prossimo futuro, essere esteso anche al territorio italiano. Per il momento si è deciso che l’accordo abbia la durata di un anno e che sia tacitamente rinnovabile.

Ds: volete il voto? Riduciamo i (vostri) Parlamentari!
ROMA - (Inform).- Parole chiare, quelle pronunciate dall’on. Marco Pezzoni, capogruppo DS alla Commissione Esteri della Camera, sulla modifica degli articoli 56 e 57 della Costituzione e sui seggi da attribuire alla circoscrizione Estero.L’indicazione della Commissione Affari Costituzionali ( 16 deputati e 8 senatori in rappresentanza delle comunità italiane all’estero, in aggiunta e non più in diminuzione degli attuali 630 deputati e 315 senatori) "non è detto che abbia il consenso non solo del Senato ma della stessa Camera", quando il provvedimento andrà in aula.Ed ha preannunciato una "esplorazione" presso i gruppi parlamentari per trovare una "soluzione nobile", in quanto ritiene che assegnare deputati e senatori della circoscrizione Estero senza abbassare il numero complessivo di Camera e Senato "non reggerebbe alle critiche dell’opinione pubblica del nostro Paese".Non è certamente una soluzione "nobile", ha rilevato in sostanza Pezzoni, l’idea di aggiungere deputati e senatori a quelli esistenti, anche se ha qualche fondamento - per dirla in modo brutale - la chiave di lettura che vede, tra i motivi della "bocciatura" della circoscrizione Estero, la difesa corporativa dell’interesse che i parlamentari hanno a non mettere ancor più a rischio la loro rielezione.

MAE: costituito gruppo di lavoro per Aire e regolamento del voto
E’ la legge sul voto la più importante novità avvenuta dopo l’Assemblea plenaria dello scorso febbraio. Da allora, ha ricordato il Sottosegretario agli Affari Esteri Patrizia Toia, dopo l’approvazione del 24 febbraio in prima lettura alla Camera, al Senato il 28 aprile sempre in prima lettura, il 30 giugno alla circoscrizione Estero hanno detto si 383 deputati. "Resta ora l’ultimo passaggio delicato al Senato, e il governo non mancherà di adoperarsi affinché entro la pausa estiva sia concretizzato questo primo tassello per permettere ai nostri connazionali l’esercizio all’estero del loro diritto di voto".Sviluppi positivi anche per gli articoli 56 e 57 riferiti al numero dei rappresentanti che andranno a formare la circoscrizione Estero, attualmente stabilito in 16 deputati e 8 senatori.La Senatrice Toia ha poi reso noto che il MAE ha costituito un Gruppo di lavoro che si occuperà della legge ordinaria sulle modalità di voto e dei problemi connessi all’AIRE. Tale Gruppo sarà formato dal Ministero dell’Interno e di Grazia e Giustizia, il CGIE, l’ISTAT e l’ANCI ed il Comune di Roma per l’Anagrafe residuale."Nelle prime riunioni del Gruppo - ha affermato la Senatrice - è emersa l’opportunità di creare uno schedario unico degli elettori residenti all’estero, da collocare presso il Ministero degli Esteri o dell’Interno, mentre si sta valutando se il sistema di iscrizione debba essere automatico o a domanda dell’interessato". Molti i Consiglieri che al riguardo hanno rilevato l’opportunità dell’iscrizione automatica.Tra gli argomenti analizzati dal Gruppo di Lavoro, anche l’eventuale anticipo del censimento degli italiani all’estero al 2000 che dovrebbe svolgersi per legge nel 2001. Il Censimento rappresenta un valido strumento per aggiornare l’Anagrafe consolare.In riferimento alla Prima Conferenza degli Italiani nel Mondo, il Sottosegretario ha ricordato che dopo l’approvazione del Senato del relativo ddl, il Governo ha presentato gli emendamenti tenendo conto delle indicazioni del CGIE, e per definire più agili meccanismi di spesa. Tali emendamenti sono stati approvati dalla Commissione Affari Esteri il 1° luglio.Quanto al progetto di legge di riforma dei Comites, dopo i vari passaggi nelle Commissioni competenti, è attualmente alla Commissione Esteri della Camera. "Anche in questo caso - ha affermato il Sottosegretario - sarà cura del Governo seguire attentamente l’iter del provvedimento, al fine di disporre quanto prima della nuova normativa e, non da ultimo, delle risorse aggiuntive per il finanziamento dell’attività dei Comites che essa prevede". La Senatrice, a proposito di finanziamenti, ha assicurato che tutti i mandati di pagamento sono stati liquidati per quei Comites che hanno presentato la corretta documentazione.La Senatrice ha poi analizzato a fondo il risultato delle elezioni europee il cui risultato relativo alla partecipazione, è pari a 32,8% pari a 300.393 votanti. Da tale risultato e dalle analisi delle iniziative intraprese per le operazioni di voto, è emerso che il mezzo più valido è il voto per corrispondenza "che evita ai nostri connazionali spostamenti gravosi ed inutile il reperimento di locali e personale competente a svolgere funzioni elettorali all’estero".Ma nonostante le difficoltà logistiche registrare anche in questa tornata elettorale, gli italiani all’estero residenti in Europa hanno confermato il loro "desiderio di voto" e di partecipazione attiva alla vita politica del Paese. "Il risultato della partecipazione è sicuramente positivo ...".In riferimento alla promozione della lingua e cultura italiana nel mondo, il Sottosegretario ha precisato che nonostante le preoccupazioni avanzate da diversi Comites, il MAE intende continuare a mantenere e anzi ad intensificare l’impegno per rispondere adeguatamente ad una domanda sempre crescente. Basti dire che la Direzione Generale dell’Emigrazione ed Affari Sociali ha visto aumentare le attività in base all’incremento degli alunni passati dai 456 mila del 1998 a 480 mila del 1999 con un impiego di 7.000 docenti. Rilevante, inoltre, anche il lavoro in tema di Convenzioni con gli altri Paesi per inserire l’insegnamento dell’italiano nei sistemi scolastici locali con valore curricolare. E’ indubbio al riguardo, l’apporto delle nostre comunità. "L’inserimento dell’italiano - ha sottolineato il Sottosegretario - nei sistemi scolastici locali è un passo importante in direzione di una piena integrazione delle comunità nei Paesi di accoglienza che non comporti il sacrificio delle proprie gloriose e preziose radici culturali".Affrontando il tema "informazione per gli italiani all’estero" la Senatrice ha ricordato che per il Mae tale settore è prioritario e quindi "seguirà con particolare interesse il nuovo assetto di Rai International e l’apporto di Rai News" che dovranno contribuire a migliorare la qualità del servizio. "Ma non meno importante considero il sostegno ai giornali italiani all’estero che la legislazione vigente e la dotazione finanziaria disponibile, rendono lento nella liquidazione dei contributi e insufficiente rispetto ai bisogni. La riforma dell’editoria assume in questo contesto un’importanza essenziale e dovrà fornire la possibilità di agire con strumenti più efficaci per interventi non solo verso la stampa scritta ma anche verso testate multimediali. L’obiettivo è di migliorare sensibilmente la qualità dei mezzi di informazione italiani all’estero: solo per questa via potremo attenderci ricadute interessanti sul piano economico e, auspicabilmente, su quello dell’elevazione socio-culturale delle comunità italiane".

Voto all’estero: al Senato il 29 luglio.
Facciamo lobby per individuare gli alleati sinceri
PAGINE – Redazione
- La riunione del CGIE ha messo in evidenza il sostanziale pericolo di un’altra clamorosa bocciatura della proposta di modifica dell’art.48 della Costituzione che, istituendo la circoscrizione estera, consentirebbe agli italiani residenti fuori del Paese, il voto in loco ed una rappresentanza parlamentare diretta. Al rientro in Venezuela Vitaliano Vita e Michele Moceri, membri del Comites e rappresentanti della locale collettività nel CGIE, hanno riferito, nel corso di una riunione dell’esecutivo del Comites di Caracas, le perplessità sollevate durante l’assemblea del CGIE, dal Senatore Lauricella e dall’On. Pezzone, autorevoli ed ascoltati Parlamentari del partito di maggioranza. Preoccupazione che evidentemente non è stata recepita nella misura dovuta dal Consiglio di Presidenza del CGIE, che invece avrebbe dovuto farsi portavoce delle inquietudini trapelate, attraverso azioni di lobby presso le rappresentanze politiche ed i gruppi parlamentari del Senato. Altrettali perplessità, circa un risultato favorevole scontato, si leggevano anche nelle dichiarazioni del Presidente D’Alema nel corso delle sue recenti visite alle comunità italiane di Brasile ed Argentina, sicché è parso opportuno e doveroso ai convenuti , promuovere, nelle due settimane che precedono il voto del Senato, una campagna di sensibilizzazione e responsabilizzazione diretta a richiamare l’attenzione delle forze politiche e del Parlamento sulla gravità delle conseguenze che deriverebbero se, ancora una volta, in assenza di fatti nuovi e giustificate motivazioni, si dissentisse dalle recenti approvazioni ripetutamente date dal Parlamento. I convenuti hanno quindi deciso che, qualunque dovesse essere l’esito del voto, si dovrà cercare di eliminare possibilità di equivoco e scuse peregrine. Chi è contrario al provvedimento deve manifestarlo con chiarezza attraverso un voto dichiarato e pubblico. "Le scuse dell’afa di luglio, della votazione a cavallo del pranzo... non possono essere riproposte per giustificare la propria assenza ovvero per sottrarsi agli impegni assunti con gli accordi di Basilea ed eludere le promesse che certi partiti amici ci vanno somministrando da tempo". In quella riunione si è voluto mettere il dito sulla piaga: si è dato incarico ai rappresentanti nel CGIE, di attivare azioni di sensibilizzazione per il rispetto degli impegni assunti e per allertare i Senatori che il 29 luglio dovranno partecipare alla votazione che dovrà approvare, in seconda ed ultima lettura, il voto agli italiani all’estero."Dopo anni di dibattiti e chiarimenti - è stato affermato nella riunione - dopo le ripetute esortazioni al Parlamento da parte dei Capi dello Stato che si sono succeduti in questi ultimi venti anni, dopo votazioni ed approvazioni da parte delle Camere di legislature diverse, non è ammissibile che vi sia chi seguita a nascondere le proprie reali intenzioni, giocando ad essere favorevole...illudendo e lusingando 5 milioni di italiani con false promesse. Per questo la partecipazione numerica ed il voto palese dei singoli gruppi presenti al Senato, dovranno costituire la chiave per riconoscere gli amici sinceri, per interpretare i comportamenti di ieri e le cause che determinarono la bocciatura dello scorso luglio. Finalmente sapremo chi si adopera per non farci votare! La bocciatura della modifica dell’art.48 - è stato aggiunto - segnerebbe la fine delmovimento politicodell’emigrazione, vorrebbe dire annullare le proposte di modifica degli articoli 56 e 57, vorrebbe dire dissolvere definitivamente, e con conseguenze gravi, quei vincoli che con tanta passione chi vive all’estero, nonostante tutto, nostalgicamente si illude, novella penelope, di tessere invano. Vorrebbe dire, di fatto, eliminare le rappresentanze politiche dell’emigrazione, i Comites ed il CGIE, riducendoli al silenzio ed alla assoluta inefficacia. Significherebbe, in altri termini, produrre un vero e proprio "golpe" ai danni degli italiani all’estero e delle loro istituzioni, fatto che renderebbe inevitabile riproporre, con rinnovata forza e comprovazione, i motivi del ricorso alle Nazioni Unite a suo tempo presentato da alcuni rappresentanti della nostra comunità, avverso al diniego ostinato al voto degli italiani all’estero." Per effetto delle decisioni prese sono stati in questi giorni inviati ad importanti personalità del mondo politico, messaggi per ricordare , le promesse fatte, le delusioni e le amarezze causate, quasi sempre, da circostanze estranee al diritto. Tanto è stato detto senza mai far riferimento ed enfasi a ritorni di meritata gratitudine, non solo per l’affetto e la fedeltà dimostrati verso la Patria, ma anche per le affermazioni raggiunte ed il lavoro dignitosamente svolto all’estero in nome del proprio Paese.

Passa o non passa... le difficoltà non finiranno!
di Ottavio Pattarino -
Corriere di Caracas - Opportuna l’iniziativa del consigliere Vita di rivolgere al presidente del Senato Mancino un pressante invito ad adottare tutte le misure necessarie affinchè il 29 luglio, invece di andare al mare, senatori si presentino in aula all’appuntamento con gli italiani all’estero che hanno fatto i Capelli bianchi in attesa dell’approvazione del voto... Speriamo bene perchè identici appelli, in passato, hanno avuto l’effetto di un buco nell’acqua per l’insipienza e l’irresponsabilità dei nostri parlamentari (che nostri, in realtà non sono). E’ comunque molto sospetto che nella calendarizzazione dei lavori parlamentari gli appuntamenti più importanti delle leggi che ci riguardano finiscano col cascare quando il parlamento si appresta a "chiudere bottega per ferie". "Pensar male si fa peccato -ammoniva il sen. Andreotti - ma non si sbaglia mai". Quale infatti periodo migliore per fornire un adeguato alibi ai nemici del voto agli italiani all’estero che - malgrado le reiterate assicurazioni...rassicuranti (e per questo altamente sospette) sembrano fiorire man mano che ci si avvicina alla fatidica data?. Accanto ai nemici conclamati della Lega, di Rifondazione Comunista, dei Verdi ed affini vi sono i falsi amici come i vari Sollazzo... che soffiano instancabilmente sul fuoco della contestazione alla circoscrizione estera e ancora trovano ascolto nel mondo dell’emigrazione. Ammesso e non concesso che la riforma costituzionale dell’art. 48 venga approvata il 29 luglio malgrado le incombenti ferie estive, si compirà solo un piccolo passo verso il voto. Non si dimentichi infatti che manca da approvare la riforma di altri due norme costituzionali nonchè il varo della legge che disciplinerà la normativa del voto. Il che offre ai nostri nemici, quelli dichiarati e quelli occulti, infinite occasioni per continuare a disseminare di mine una strada che sembra non avere mai una fine.

Il Voto
EDITORIALE
Avevamo seguito con certa stanca la cronaca della recente assemblea del CGIE e, come in altre occasioni, avevamo deciso di riportarne la notizia solo per dovere di cronaca ed informazione, posto che, nonostante il voluminoso ordine del giorno, non c’era occorso di rilevare avvenimenti, notizie o dichiarazioni di un certo interesse. E dire che solo qualche mese prima , era stata approvata dalla Camera, in seconda lettura, la modifica dell’Art.48 della Costituzione, che dovrebbe far votare in loco gli italiani all’estero, e che, per la fine del mese di luglio, era prevista analoga votazione anche al Senato. Avevamo sbirciato le dichiarazioni dei parlamentari Lauricella e Pezzoni e le perplessità manifestate non ci avevano sorpreso sapendo che, in quella scuola i maestri seguono sempre le indicazioni del preside e D’Alema,... sia in Brasile che in Argentina, era stato tiepido se non freddo e prudente sul risultato del voto all’estero. E’ stato invece Vita a farci balenare l’idea che l’Emigrazione stava vivendo un momento di emergenza, che era necessario far quadrato intorno alla proposta di modifica dell’art.48 in corso di discussione al Senato, perché la sua bocciatura avrebbe significato la fine dell’emigrazione, la fine di ogni speranza di emancipazione e partecipazione per gli italiani che vivono all’estero. È bastata la nostra adesione per dare il via a tutta una serie di iniziative, idee e contatti che, grazie alle relazioni intessute nella sua lunga esperienza, il consigliere Vita è riuscito ad attivare. Da qui lettere al capo dello Stato e agli ex presidenti della Repubblica, ai Presidenti del Senato e dei gruppi parlamentari, a D’Alema e a Berlusconi, ai tanti colleghi dei Comites e del CGIE , ad esperti, tecnici e giornalisti, di correnti diverse , e ciò per poter avere un quadro obiettivo della situazione e quindi suggerire certe precauzioni e intraprendere iniziative che possano indicare la strategia da seguire. Sorprendente il numero delle risposte e grande l’interesse sollevato, a dimostrazione che l’evento andava effettivamente seguito esaminato, commentato e diffuso. Nelle pagine che seguono riportiamo parte dei commenti che ci sono pervenuti, rinviando quelli che non hanno potuto trovare il meritato spazio, al prossimo numero del giornale.Ringraziamo tutti coloro che ci hanno offerto la loro collaborazione, che ci hanno aiutato a non sentirci soli ed incoraggiato a portare a termine questa nostra prima esperienza.

Lettere aperte a... Massimo D’Alema
Caro Presidente, abbiamo rilevato nelle dichiarazioni da Lei rilasciate alle nostre comunità nei Suoi ultimi viaggi in Argentina e Brasile, certa prudenza sull’esito della proposta di modifica dell’art.48 della Costituzione, che il 29 p.v., sarà sottoposta in seconda lettura al Senato della Repubblica. Stessa prudenza è stata espressa, nella recente assemblea del CGIE, tenutasi nei giorni scorsi a Roma, da esponenti del Suo partito che ci hanno esortato a non "abbassare la guardia", a "vigilare" (ma chi vive all’estero ha scarse possibilità di influire efficacemente sull’andamento delle cose...). Come vede, Presidente, noi non abbassiamo la guardia, tanto che ci permettiamo di rivolgerci a Lei perché voglia intervenire con il Suo carisma e la Sua autorevolezza sui senatori Ds perché, il prossimo 29 Luglio, partecipino al completo alla votazione sul progetto di modifica costituzionale dell’art.48, anche per smentire la voce che vorrebbe costituita, all’interno del Suo partito, una numerosa corrente pronta ad opporsi alla direttiva di approvare "coralmente" la proposta di legge in discussione. Comprenderà come una "ribocciatura", all’indomani degli entusiasmi suscitati dalla visita del Capo del Governo italiano alle nostre più importanti comunità d’America Latina, sarebbe in pieno contrasto con le dimostrazioni di stima e i riconoscimenti di vincolo da Lei manifestati in pro degli italiani che vivono in quelle comunità di accoglimento; sarebbe veramente difficile spiegare il nesso tra tanta Sua considerazione ed il risultato negativo del voto. D’altra parte il Suo avvertimento circa le difficoltà di una approvazione scontata della proposta di legge, noi lo interpretiamo come una dichiarazione d’impegno del Capo dell’Esecutivo ad adoperarsi in modo convinto per superare quelle difficoltà.  Interpretiamo in questo senso le Sue dichiarazioni e perciò, nel ringraziarLa, La preghiamo di voler far sentire la voce del Governo circa la opportunità che diritti fondamentali, universalmente riconosciuti, siano finalmente attuati e rispettati. Sinceramente,
Rap. CGIE Venezuela - Vitaliano Vita e Michele Moceri

Lettera aperta a... Nicola Mancino
Dalle Istituzioni, saggezza ed obiettività
Caro Presidente,
prossimamente il Senato dovrebbe votare in seconda lettura la modifica costituzionale dell’art.48 che prevede la costituzione di una circoscrizione all’estero per consentire di far votare" in loco" gli italiani che durante il processo elettorale si trovino fuori del Paese. Ho richiesto il Suo aiuto in altre circostanze e ricordo con riconoscenza l’attenzione che dedicò "a questo problema", prima come Ministro dell’Interno, poi come Presidente del Senato. La vicenda del "voto all’estero" è considerata, per i fatti che l’hanno caratterizzata, un argomento umiliante per la nostra emigrazione che si è vista respingere le proprie attese per quasi 50 anni. Perciò, caro Presidente, considerate le esperienze fatte, nonostante oggi vengano da più parti assicurate adesioni alla proposta di modifica , di fronte alla prospettiva di ripensamenti dell’ultima ora ed alla possibilità di assenze stagionali..., Le richiedo di far coincidere la votazione in programma con la discussione in aula di altro provvedimento che preveda o comporti una presenza massiccia. Dopo tante speranze, promesse mancate e delusioni, questa richiesta non è solo atto di cautela, ma ormai anche di dignità! Sono certo che Ella saprà cogliere il senso di questa segnalazione, che parte dalla fiducia che tanti connazionali ancora hanno nelle istituzioni e nella solidarietà e nelle promesse fatte loro dai molti senatori che hanno costituito l’ Associazione dei parlamentari "amici degli italiani in Venezuela". La ringrazio sentitamente con i colleghi che accompagnano questa richiesta convinto che ,ancora una volta potremo contare sulla Sua saggezza ed obiettività.

Lettera aperta a... Silvio Berlusconi
Solidarietà azzurra
Caro Presidente, abbiamo rilevato il successo riportato dal messaggio inviato ai connazionali all’estero in occasione delle elezioni europee dello scorso giugno. La risposta è stata lusinghiera e conferma quanto grande sia la fiducia che gli italiani all’ estero ripongono nella Sua persona.Il Suo messaggio attento e sincero , ha toccato ancora una volta l’ animo degli italiani che vivono lontani dalla Patria ,i quali non dimenticano: - che Ella ha istituito per "loro" un proprio Ministero ... - che in occasione della formazione del Suo Governo, con sensibilità inusitata , ha voluto consultarli elevando il loro rango e la considerazione per il loro organismo di rappresentanza (Cgie) sino allora pressocchè ignorato... Non dimenticano i messaggi incoraggianti inviati in occasione delle loro riunioni... - gli interventi "chiarificatori" e i successivi impegni circa la posizione di Forza Italia sul " voto all’estero" ... - la costituzione di Azzurri nel Mondo con l’assunzione della Presidenza e delle conseguenti responsabilità dei risultati... Dopo la bocciatura, causata dalla scarsa partecipazione dei partiti favorevoli al voto all’estero, ci ha tranquillizzato leggere nel Suo messaggio il rinnovato assenso ad una "nostra"... più giusta partecipazione diretta alla vita politica del Paese..."! Le chiediamo perciò di voler "dichiarare" per i Senatori azzurri lo "stato di emergenza"... sollecitandoli a rinviare programmi che comportino assenze, incarichi di servizio e permessi speciali... insomma di "precettarli" per la prossima votazione del 29 luglio p.v. quando il Senato, in seconda lettura, dovrà nuovamente pronunciarsi sulla modifica costituzionale dell’art. 48 (la sua bocciatura infatti, annullerebbe irrimediabilmente cinquanta anni di dibattiti, gli sforzi sin qui compiuti dalle forze politiche amiche, ogni attesa e la speranza di un definitivo ricongiungimento con il proprio Paese !). Il Presidente degli Azzurri nel Mondo, leader del più numeroso partito politico italiano anche fuori confine, può e deve assicurare la massiccia e compatta partecipazione dei senatori di Forza Italia alla votazione del 29 c.m.! Gli italiani all’estero vogliono trasparenza e chiarezza; vogliono conoscere i detrattori... ed i falsi amici ! Siamo sicuri di poter contare sulle Sue parole, sulla solidarietà dei Senatori azzurri, mentre non le nascondiamo che sarebbe importantissimo ,un messaggio forte: la conferma pubblica che, il 29 luglio, Forza Italia sarà presente al completo e voterà compatta a favore del voto all’ estero! Anche a nome di tanti italiani in Venezuela, di colleghi dei Comites e del Cgie di America latina si abbia ringraziamenti sentiti e saluti cordiali

Cronologia di una sfida.
Dal 14 luglio ad oggi, la cronaca degli interventi
Cronologia di una sfida: 14/7 l’ esecutivo del Comites di Caracas decide di mobilitare la Comunità sul problema del voto all’estero (v. "Facciamo lobby per individuare gli amici sinceri" Pag.1); 14 /7 richiesta a Mancino per fissare data discussione proposta di modifica (v. "Lettera aperta al Sen.Mancino" Pag.1 ); 15/7 lettere aperte a D’Alema perchè rimuova i pericoli paventati (v. "Lettera aperta a D’Alema" Pag.1) ; 15/7 richiesta a Berlusconi e La Loggia di sfidare le forze politiche favorevoli al voto a mantenere gli impegni assunti... (v. "Lettera aperta a Berlusconi" Pag.1);16/7 esortazioni ai Capi gruppo PPI e An ad assicurare (il 29 luglio) la presenza in Aula dei propri senatori... (v. le Lettere aperte ai Sen. Elia e Maceratini, Pag.1); 20/7 incontro delle associazioni nazionali con il Comitato permanente della emigrazione...(v. pag.6) poi le reazioni della Comunità, i commenti del Cgie, dei Comites, dell’ Associazionismo, della stampa italiana all’ estero.... Finalmente il 21 e il 22 arriva qualche "assicurazione" (v. pagina 6 - ultimissime.)

29 luglio: l’ultima beffa?
di Sergio Bindi -
Il rischio di una nuova beffa. Protagonista, come in passato, la sinistra. Che, probabilmente, ha fatto i suoi conti e s’è accorta che i milioni di italiani all’estero, cittadini a tutti gli effetti, non sono "convertiti" al verbo dalemiano, cioè non guardano a sinistra e, poco, al centrosinistra. Così, ecco in preparazione la nuova beffa, cioè la bocciatura della legge costituzionale che consente, finalmente, agli italiani all’estero di esercitare un sacrosanto diritto negato per troppi anni, quello del voto, e di avere propri rappresentanti...E’ mai possibile infatti che una regione come la Sicilia abbia visto aumentare il numero dei senatori e deputati della sua circoscrizione sulla base dei corregionali residenti all’estero, e che poi non possa consentire loro di farli partecipare alla scelta dei candidati? In altre parole, esistono parlamentari eletti in virtù e per effetto del numero dei connazionali che risiedono e lavorano all’estero, che, nella pratica reale, non hanno potuto avere da questi il mandato politico. E’ una situazione da ricorso alla corte dell’Aia, da ricorso alle Nazioni Unite, come qualcuno ha avuto il coraggio di fare. E poi abbiamo la presunzione di affermare che "siamo in Europa", che abbiamo tutte le carte in regola per poterla guidare..., accampiamo di essere tra le potenze più industrializzate e civili del mondo, poi ed ancora poi neghiamo ai nostri connazionali il più fondamentale dei diritti, quello di partecipare alla scelta dei propri rappresentanti politici. Sembrava finalmente che si volesse porre riparo a questa ingiustizia, senza retro pensieri, senza timori e manovre. Ecco che invece all’improvviso si presenta un disegno di legge che dice: "gli italiani che risiedono all’estero, possono votare se abitano in un altro paese da non più di quattro anni", il che equivale ad escludere che i tre milioni di connazionali emigrati saranno esclusi dall’esercizio dei diritti politici e ciò in contrasto pieno con i principi di eguaglianza e pari opportunità sanciti dalla Costituzione. In questa movimentata estate parlamentare, ove l’attenzione dell’opinione pubblica è attratta dalla polemica sulla giustizia, dalla raccolta di firme per il Referendum, dalle problematiche per far rinascere l’ulivo e riportare i DS a Bologna, c’è più di uno che sordidamente si dà da fare perché il voto all’estero, ancora una volta vada a scatafascio. Ottima quindi l’iniziativa del Comites di Caracas e delle associazioni italiane in Venezuela, dirette a sensibilizzare l’opinione pubblica e politica italiana, perché gli impegni assunti con i connazionali all’estero, vengano mantenuti, perché finalmente si compia un altro passo avanti sulla strada della definitiva approvazione. Chi ritiene di fare un colpo di mano, complice l’estate, per poi avviare la consueta e logora discussione sulle responsabilità, commette un clamoroso errore. Pagine, che ha avvertito il rischio ed è sceso in campo dandone l’allarme ed animando una protesta, ha ottenuto un consenso trasversale sia dal mondo politico che dalla società civile, che sta raggiungendo i vertici dei partiti e sta aggregando un vasto movimento di sostegno ad una legge che ormai approvare costituisce un irrinunciabile atto di giustizia. La nostra battaglia, ovviamente, non si fermerà il giorno della ulteriore auspicabile approvazione, ma proseguirà finché la riforma costituzionale non sarà definitivamente in vigore, certi che, anche in fase di studio dei regolamenti e delle leggi ordinarie di attuazione, si inseriranno trabocchetti e condizioni per limitare la partecipazione politica degli italiani all’estero e, più in particolare, degli italiani di America Latina, per i quali sarebbe particolarmente difficile riacquistare una temporanea residenza all’estero. E’ tempo questo di individuare chi realmente sta con gli italiani all’estero e chi solo a parole... pronto a tradirli all’ombra del sotterfugio o nel segreto dell’urna.

Fuori il rospo
Finalmente più giustizia per il cittadino
Di fronte all’arbitrarietà, alla prepotenza e incompetenza del funzionario pubblico, il cittadino sarà più forte. Finora una persona qualunque, poteva solo rivolgersi al Tribunale per ottenere al massimo la soddisfazione di vedere la correzione di un atto, visto che l’Amministrazione non può sbagliare. Ora invece, oltre che vedersi riconosciuto il torto subìto, potrà anche chiedere il risarcimento dei danni. A stabilirlo sono state le Sezioni unite della Cassazione con una sentenza (numero 500) che mette sullo stesso piano i rapporti tra cittadini e pubblica amministrazione, come se si fronteggiassero due soggetti di diritto privato, cancellando così il livello che divideva le parti in causa. Il cittadino che riceve un danno da atti della pubblica amministrazione, potrà ottenere il risarcimento dell’ingiustizia patita. In questo modo trova pieno riconoscimento la tutela dei cosiddetti interessi legittimi, quelli cui finora era riconosciuta meno "protezione" in quanto, alle "pretese" del cittadino si poteva opporre l’interesse della pubblica amministrazione. Una sentenza rivoluzionaria: l’amministrazione dovrà rivedere certi comportamenti, altrimenti le cause per risarcimento dei danni si moltiplicheranno. Finalmente si potrà ottenere il risarcimento dei danni subiti per la mancata ammissione di un progetto, per la esclusione da un concorso o la mancata erogazione di un contributo, quando tali eventi sono causati da arbitrarietà, incapacità o incompetenza.  Il tutto si può spiegare con un esempio: se si presenta la domanda per la concessione di un contributo, per l’ottenimento di una borsa di studio o per una sovvenzione, avendo l’interesse legittimo a che la Pubblica Amministrazione decida conformemente alla legge, consentendo così al richiedente di finanziare il progetto, se tale richiesta non viene soddisfatta, in conseguenza di arbitrarietà, avversione preconcetta o incompetenza del funzionario, il comportamento illegittimo che ne deriva, da luogo ad un risarcimento del danno che ne è conseguito. Questa è la vera novità dal momento che sino ad oggi gli ambiti del risarcimento degli interessi legittimi erano piuttosto limitati. Ottimista si è dimostrato il Ministro della funzione pubblica, Angelo Piazza che assicura: "la sentenza rappresenta uno stimolo a proseguire l’opera di riforma della P.A., a lavorare per fare una amministrazione in grado di rispondere alle attese e ad offrire servizi efficienti..."  Il mancato risarcimento dei danni che i cittadini subivano in forza di provvedimenti amministrativi negati, ritardati o illegittimamente usati in loro pregiudizio, costituivano fino ad oggi atti per i quali si poteva chiedere ed ottenere al massimo l’annullamento da parte del TAR o del Consiglio di Stato. Con questa sentenza pronunziata dalle sezioni uinite della Cassazione, cisi può rivolgere subito al Giudice ordinario per ottenere il risarcimento. Chissà quanti casi saranno denunziati!

Agosto 1999

Voto all’ estero
Ancora un rinvio che pesa sul tempo a disposizione
Esasperante attesa e vivo malcontento nelle comunità italiane

Come non pensare che anche lo scorso 29 luglio si è trattato di una beffa?si domanda Mario Basti dalle colonne di Tribuna Italiana.Gli gnocchi, un bicchiere di vino e i tempi supplementari. Sono immagini che potremmo utilizzare per descrivere le sensazioni che provoca il rinvio a settembre della votazione sulla modifica dell’articolo 48 della Costituzione. Qui in Argentina,prosegue Basti, si dice che, secondo una tradizione italiana, sono fortunati i giorni 29, se si mangia un piatto di gnocchi, sotto al quale è stata messa una banconota. I "ñoquis del 29" quindi sono sinonimo di un giorno che può essere di fortuna. Per gli italiani all’estero invece i giorni 29 sembrano destinati a diventare il giorno della sfortuna, o del divieto di voto. Infatti, l’anno scorso, il 29 luglio, per mancanza del numero legale, fu respinta la legge costituzionale di modifica dell’articolo 48 della Magna Carta italiana. Il 29 luglio scorso, per evitare un nuovo scivolone nel cammino verso il riconoscimento del diritto ad esercitare il voto, si è preferito uno slittamento della data della votazione, al rischio di un fallimento per mancanza del quorum. C’è un’altra immagine molto popolare che viene utilizzata per dividere i pessimisti dagli ottimisti. E’ quella del bicchiere di vino, pieno a metà. I pessimisti diranno che manca una metà, mentre gli ottimisti diranno che c’è ancora una metà da bere. Come guardare il rinvio di giovedì 29 luglio? La prima reazione, certamente molto ragionevole visti i numerosi precedenti, è quella di affermare senza mezzi termini che siamo stati presi in giro ancora una volta o insistere con una battuta che è stata utilizzata in numerose occasioni, senza mai perdere attualità: "era già tutto previsto". Infatti, come è successo in precedenza, come è successo ogniqualvolta è stato chiesto al Parlamento italiano di rispettare questo impegno assunto con gli italiani residenti all’estero, in particolare questo impegno di aprire la strada che potrebbe portarli ai seggi senza dover rientrare in Italia, la risposta è stata infallibilmente negativa. Allora, come non pensare che anche in questa occasione si è trattato di una beffa? Le dichiarazioni della sottosegretaria agli Esteri, Patrizia Toia e di vari esponenti politici che appoggiano il voto italiano all’estero, sono state chiare; con lo slittamento si è evitato il rischio di un nuovo fallimento. Significa che si è sfiorata una nuova grande delusione. I pessimisti quindi, hanno concreti motivi per reclamare perché manca la metà del vino. Ma forse gli ottimisti non avrebbero tutti i torti. Il rinvio significa che è stata preferita una delusione minore, a una nuova... grande delusione. Il rinvio significa che quello che potremmo chiamare il partito del voto degli italiani all’estero, si è reso conto dei rischi, ha capito forse che era in minoranza, ha scoperto che era molto facile che il numero dei vacanzieri anonimi affondasse la legge costituzionale di riforma dell’articolo 48, ed ha preferito una ritirata strategica, salvaguardando le tre approvazioni già ottenute, per presentarsi alla quarta votazione con maggiori possibilità. L’avversario, il partito del non voto, può festeggiare ancora una volta, perché, se badiamo al sodo, la legge non è stata approvata. Vero è che se fosse stata presentata in aula giovedì scorso, probabilmente sarebbe stata bocciata e solo nella prossima legislatura se ne sarebbe parlato ancora. Il partito del non voto quindi ha dovuto accontentarsi con un pareggio, potremmo dire - se siamo ottimisti - che è stato costretto ai tempi supplementari, per descrivere la situazione in termini calcistici. I due schieramenti sono trasversali. In tutti i gruppi parlamentari ci sono esponenti del partito del voto degli italiani all’estero ed esponenti del partito del non voto, anche tra quei partiti che hanno una posizione definita in questo argomento. La conferma della forza del partito del non voto è che non esiste ancora la Circoscrizione Estero. Ma il partito del voto degli italiani all’estero, è riuscito almeno ad arrivare ai tempi supplementari, un traguardo che fino ad oggi non era mai riuscito a conquistare. Come in una partita di calcio nei tempi supplementari per i campioni – come sono quelli del partito del non voto - una migliore preparazione atletica, una maggiore esperienza e la certezza della propria superiorità, possono essere l’arma in più per vincere. Il partito del voto degli italiani all’estero, come uno sfidante inesperto che a forza di lavoro è riuscito a conquistare un grande traguardo, nei tempi supplementari potrà essere sostenuto dall’entusiasmo, dall’appoggio della sua tifoseria, non molto ricca ma di cuore molto generoso. Forse arriverà un colpo di fortuna e vincerà questa partita. Come finirà la partita? Ma tornando agli gnocchi, ci viene un dubbio atroce. Non avranno voluto prenderci per gnocchi? Perché secondo il dizionario, gnocchi significa anche, in senso figurato, "sempliciotto, uomo sciocco, bonaccione, bietolone, babbeo".

Ripensamenti e cavilli inutili!
(GRTV) Qualche tempo fa era toccato ad un oscuro funzionario ministeriale, tale Giudo Bolaffi, giustificare in modo penoso ed imbarazzato su La Repubblica l’ennesimo rifiuto di concedere l’esercizio del diritto di voto agli emigrati italiani sparsi per il mondo, sostenendo la curiosa – e falsa – tesi, secondo la quale gli emigrati non pagano le tasse in Italia, e quindi non possono pretendere di esercitare il diritto di voto. Adesso è la volta del senatore Gian Giacomo Migone, già esponente del PDUP che, dalle pagine de La Stampa (1 agosto ‘99), si compiace della mancata votazione del "Disegno di Legge Tremaglia" che prevede l’Istituzione della "circoscrizione Estero", che permetterebbe l’esercizio del diritto di voto agli emigrati. Anzi, si augura che esso non venga mai concesso, in quanto la stragrande maggioranza di essi si trova all’estero da più di quattro anni. E’ vero che il sen. Migone ritiene "francamente scandaloso" il fatto che agli italiani all’estero non è stata concessa la possibilità di votare nei Paesi di residenza, di poter esercitare cioè un loro sacrosanto diritto, ma, secondo lui, questo diritto dovrebbe essere concesso non a tutti gli emigrati, ma solo a quelli temporaneamente all’estero. Quindi – scrive Migone – solo ai volontari vari, agli impiegati, ai soldati, ai marittimi; ma non a tutti gli altri, alla stragrande maggioranza, a quelli cioè che da quattro anni e più vivono, lavorano e pagano le tasse (anche quelle italiane!) all’estero. Se la tesi dei Bolaffi, quella secondo cui gli emigrati non pagano le tasse e quindi nulla spetta loro, era falsa e priva di fondamento, ma sostanzialmente innocua, questa del sen. Migone invece, non solo è anche essa falsa, ma di più ha qualcosa di subdolo, di maligno, di sprezzante e di offensivo, in quanto sancisce il principio secondo il quale non si può concedere nessun diritto di voto ai cittadini italiani, iscritti nei Comuni dell’AIRE nelle anagrafi consolari, che hanno "scelto di vivere stabilmente all’estero". A costoro, magnanimamente, si può concedere solo un poco di cultura, probabilmente sotto forma di libri sulla storia del glorioso Partito Comunista, in Italia e nel mondo. Veramente, noi sapevamo che la via dell’emigrazione non è mai stata una "scelta", ma una "necessità", una via d’uscita obbligata per evitare la fame e, peggio, per evitare la perdita della propria dignità. Di emigrati che hanno "scelto" di vivere stabilmente all’estero, ai quali si riferisce Migone, noi, che pure di emigrazione ci interessiamo da trent’anni e più, non ne conosciamo nemmeno uno. Conosciamo solo quello che conoscono tutti, meno il compagno Migone, professore straordinario all’Università di Torino. Cioè, l’iter classico comune a tutti gli emigrati italiani: la povertà o la corruzione in Italia che costringono all’emigrazione, il perdurare della povertà (non sempre) e della corruzione (sempre) che costringono a rimanere all’estero, in attesa di tempi migliori che non sono ancora arrivati. nEvidentemente il senatore Migone, che è figlio di un ambasciatore, non conosce il dolore, le lacrime, il sangue che hanno accompagnato l’emigrazione, né conosce la lotta che ciascun emigrato, anno dopo anno ha dovuto affrontare, e che ha sistematicamente perduto, fra il desiderio di stare vicino alla madre, alla moglie, ai figli e il dovere di assicurare loro il sostentamento. Così, e solo così, è potuto succedere che l’emigrato, da vittima, ha visto trascorrere i primi quattro anni di permanenza all’estero: poi gli altri quattro e i successivi quattro ancora – fino ad essere costretto a rimanere in terra straniera persino da pensionato, in quanto la Madrepatria non è capace nemmeno di accogliere chi non chiede più nulla. Altro che scelta! Soccomberanno quindi le legittime aspettative degli emigrati ai cavilli istituzionali ed ai distinguo giuridici, che non prendono nemmeno in considerazione l’attenuante delle migliaia di miliardi di rimesse giunte in Italia da tutto il mondo, grazie alle quali interi paesi hanno potuto vivere e sopravvivere? Cavilli e distinguo se ne possono trovare ancora, oltre a quelli già trovati da trent’anni a questa parte, ma che, per quanto raffinati essi possano essere, rappresentano solo il paravento dietro cui si nasconde il disprezzo, l’ostilità e la diffidenza di una buona parte della classe politica italiana nei confronti di una massa consistente di concittadini, la cui unica colpa è quella di non lasciarsi manipolare. Il senatore Migone scrive che gli emigrati non sarebbero più al corrente della situazione politica italiana e quindi il loro voto sarebbe perduto, aggiungendo poi che i 16 deputati ed 8 senatori eletti da loro sarebbero un "boccone amaro per i cittadini italiani". Veramente, ad esser distanti e a non conoscere il sistema politico italiano sembrano essere proprio quei cittadini che risiedono in Italia: tant’è vero che un numero di loro sempre maggiore a votare non ci va proprio più. Tutto questo non dice nulla al senatore Migone? Infine, riguardo al "boccone amaro" rappresentato dai deputati e senatori degli emigrati, vogliamo solo ricordare che al popolo italiano, anche a quella parte di esso che vive fuori dai confini, di bocconi amari se ne servono ogni anno, ogni mese, ogni giorno, in tutte le variazioni possibili. Anzi, negli ultimi tempi, proprio il governo di cui fa parte il senatore Migone si è dimostrato particolarmente implacabile ed infaticabile nel servire bocconi dopo bocconi. Amari ed inutili. Ora, dopo tutte le elucubrazioni che il senatore Migone ha abbondantemente partorito sulla questione "voto all’estero", ci rendiamo conto che bene ha fatto la Commissione esaminatrice della Farnesina a bocciare Migone, non ritenendolo idoneo a svolgere il ruolo di diplomatico. Bisogna riconoscere che una volta tanto al Ministero degli Affari Esteri hanno saputo fare bene il proprio mestiere. Infatti, dopo trent’anni sono giunti anche gli italiani all’estero a bocciare questo "nobile personaggio" dalla "erre" moscia, che sia l’on. D’Alema che l’on. Veltroni dovrebbero cacciare a calci nel deretano, per togliersi di mezzo un ostacolo che gli italiani all’estero non possono fare a meno di disprezzare. Bruno Zoratto Oltreconfine 4/99

Settembre 1999

Passa o non passa i problemi non sono finiti!
Cittadinanza ,residenza, aire saranno i pretesti per ridurre il numero degli elettori e dei deputati. La comunicazione elettronica il nostro nuovo alleato. Contro gli avversari fare lobby ed allargare il numero degli amici!

Riflessioni - di Vitaliano Vita
Sono uno di quelli che si è battuto con determinazione ed entusiasmo per l’esercizio del voto all’estero e seguiterò a farlo, se servirà a qualcosa. Tuttavia sento che è necessario manifestare certi miei convincimenti e riflettere sopra le esperienze fatte, proprio per evitare che si seguiti a credere a promesse talvolta illusorie che nascondono manovre dirette a raggiungere obiettivi opposti. Nel 92 alla Conferenza di Buenos Aires demmo vita ad un documento che esprimeva la speranza che l’Italia ci riconoscesse finalmente quella dignità civica che circostanze avverse ci avevano fatto perdere. Un documento nato in una atmosfera di fratellanza e solidarietà tra inni patri e sventolio di tricolori ,che oggi riposa negli archivi del Parlamento Italiano a testimonianza dell’amore e della fedeltà che i connazionali all’ estero hanno sempre avuto verso il proprio Paese! Poi nel 93, qualche giorno prima che il Senato discutesse la proposta Tremaglia per la quarta ed ultima lettura, con altri Colleghi del CdP andammo a bussare alla porta dei partiti che ci avevano promesso appoggio, per ricordare il loro impegno. Anche allora sentimmo, come oggi, le stesse risposte: " state sicuri... il nostro partito sosterrà le vostre richieste ... precetteremo i nostri parlamentari per farli venire a votare ... poi...invece ,nei giorni che precedettero la votazione in Parlamento ci infilzarono come polli ! Alcuni media ci paragonarono ad un orda famelica intenta a mangiarsi l’ Italia... Persino la fondazione Agnelli ebbe a sparare contro. Il giorno del dibattito un ex ministro degli Italiani nel mondo ebbe ad affermare che gli italiani all’ estero non esistono come entità etniche organizzate... Altri tirarono fuori la storia delle tasse... insomma fu una vera umiliazione: una indicibile delusione. Vidi colleghi piangere di rabbia, gridare e maledire ...Questo pandemonio accadde perché avevamo richiesto al Parlamento, secondo quanto prescrive la Costituzione, di rimuovere quelle difficoltà che ci impedivano da 40 anni di esercitare i diritti politici... di farci votare nei luoghi di residenza! Dissero che la colpa era della Lega... io che ero presente con altri colleghi, posso affermare che alcuni dei senatori che ci avevano garantito che avrebbero precettato i propri parlamentari per mandarli a votare a nostro favore, prima della votazione abbandonarono l’ aula... Dopo quella sonora bocciatura ,capii che i nostri detrattori avevano vinto... che erano riusciti a convincere anche i più riluttanti... che i seggi in Parlamento dovevano rimanere una esclusiva degli italiani d’Italia...L’ importanza di quella operazione consistette nell’aver infranto quella forma di rispetto a favore del voto all’estero... sino allora diffusa tra i parlamentari, nell’aver trovato qualcuno disposto a scontrarsi frontalmente, a tirare il sasso nello stagno per conto "loro ". Infatti poi, superata quella forma di rispetto per le nostre richieste la discussione sul voto cadde di tono, dando luogo a polemiche pretestuose e vuote di contenuto, attraverso le quali si delinearono con chiarezza i veri interessi: il terrore di alcuni partiti per un voto di ritorno sfavorevole ed il pericolo per i parlamentari poco votati di rimanere fuori per la riduzione dei seggi a favore della circoscrizione estero. Interessi convergenti hanno cosi dato vita ad una opposizione trasversale... sino a formare un movimento anti voto... un movimento contro i diritti dell’uomo... contro la parità dei diritti... assurdo ed insopportabile in un paese sempre più diretto a svolgere un ruolo predominante nel consesso internazionale. Inizialmente l’obiettivo era creare una mentalità politica contraria, poi assicurare una opposizione consistente (almeno un quinto di una delle camere) tale che , nel caso il voto venisse approvato, ci fossero i numeri per richiedere una verifica referendaria, prima della promulgazione della legge... e c’è da credere che una iniziativa del genere sarebbe per noi fatale, considerato il disinteresse della stampa e della opinione pubblica ai nostri problemi. Questa ipotesi peraltro è già realizzabile dopo l’ ultima approvazione della Camera a maggioranza semplice.Ma ammesso anche questo miracolo, rimane pur sempre da votare altre quattro volte per le proposte di modifica degli artt. 56-57 e anche in caso di secondo miracolo, c’è da essere certi che in fase di regolamentazione verranno imposti tanti di quei requisiti e condizioni che il voto si ridurrà ad una farsa patetica... Una possibilità concreta? Potrebbe esserci se il voto entrasse a far parte di quel pacchetto di riforme pre-costituzionali concordate tra maggioranza ed opposizione !!! Esistono quindi ancora dubbi consistenti? Certamente,se non avessimo vigilato, se avessimo abbassato la guardia... se, dopo i discorsi di Pezzone e Lauricella,ritornati in sede dall’ ultima assemblea del CGIE, non avessimo scatenato il "finimondo", se la stampa della emigrazione non fosse scesa in campo vicino a noi ... se non avessimo preso a pettinare gli avversari ed a criticare certi atteggiamenti passivi e rinunciatari del Cgie... oggi non riparleremo di speranze... ce ne staremmo rassegnati in attesa del responso... Il governo di D’Alema aspira ,a ragione ad una adeguata considerazione internazionale, l’ Italia deve entrare a far parte del Consiglio di Sicurezza dell’ Onu e ,se non sarà possibile, deve operare comunque come se vi fosse, ossia ha bisogno di una maggiore peso internazionale. La vicenda del voto all’ estero pertanto se portata alla considerazione degli organismi internazionali di tutela e controllo dei diritti politici, certamente non deporrebbe a favore del nostro Paese che anche recentemente si è visto escludere dalle classifica dei paesi piu osservanti. Ormai è chiaro che venderemmo cara la nostra pelle in caso di bocciatura... anche i nostri avversari sanno che i tempi sono cambiati... che le distanze non giocano piu contro di noi, mentre la maggior informatizzazione delle nostre Comunità all’estero offre sempre maggior ed efficaci difese. Inutile ,quindi rievocare il 29 luglio 1998, anche se sarebbe opportuno farlo per esortare alla prudenza... né giova ricordare la sceneggiate dello scorso luglio... E’ probabile, data la situazione politica, che il voto passi, anche perchè le difficoltà tecniche opponibili sono tali e tante che le regole di attuazione potranno essere tirate per le lunghe oltre il termine previsto per le prossime lezioni politiche, mentre una bocciatura ,oggi, creerebbe una spaccatura immediata che certo non gioverebbe all’ immagine del Capo del Governo anche in sede internazionale. Sul voto dobbiamo vigilare: troppi e diversi gli interessi contrari...! dobbiamo allargare il numero dei nostri protettori, pregare per la loro salute e che non cambino opinione !

Lettere aperte a...
Sen. Tonino Di Pietro

Porlamar.-
Caro Senatore, Siamo rimasti molto soddisfatti del tuo intervento durante la discussione al Senato sulla modifica dell’ art.48 della Cost. Abbiamo apprezzato la determinazione nell’ affermare l’ intenzione tua e dei democratici "... di votare la proposta di legge e, soprattutto,di farla votare dalla maggioranza... così come per le motivazioni date nell’ accogliere la proposta di rinvio: " purché si arrivi al più presto alla ripresa dei lavori... per approvare definitivamente il provvedimento sul quale assicuriamo il nostro voto compatto a favore ..." Per noi è stata una grande soddisfazione rilevare che "un emigrato come noi" sia sceso in campo in nostra difesa... a ricordare che i diritti fondamentali  hanno i mezzi per venire a votare in Italia),siano Senatori appartenenti a quella sinistra che sino a qualche anno fa ha combattuto i privilegi di censo; che ad assumere l‘iniziativa siano due senatori nati all’ estero, che conoscono le frustrazioni di chi è costretto a vivere in un altro paese, lontano dalla sua famiglia.Il fatto che lo scorso 29 luglio vari Senatori non abbiano presenziato alla discussione al Senato della modifica del art.48 ,preoccupa può significare che le iniziative assunte , sono riuscite ad insinuare il dubbio ... a convincere che il voto agli italiani all’ estero non deve essere concesso o limitato al ristretto numero di cittadini temporaneamente residenti fuori d’ Italia. C’è da preoccuparsi perchè esistono le premesse per un altra beffa! Molti di noi sono sfiduciati e ritengono un dovere informare l’ Opinione pubblica mondiale di quanto sta accadendo, non è possibile che occoprrano 50 anni per superare le difficoltà che si frappongono all’ esercizio del voto all’ estero...Questa situazione non è certo allineata a quella leader del paese che si batte per le violenze etniche, per le parità internazionali...che riscuote tanta considerazione che in ambito europeo! Faccia conoscere questa vicenda al Parlamento europeo e chieda che l’ Italia finalmente si adegui al rispetto dei diritti politici dei cittadini,secondo quanto previsto dalla Convenzione per i diritti dell’ Uomo e dall’ Accordo internazionale per la tutela dei diritti politici. Grazie! Movimento per gli <Italiani all’Estero>A.C.

Lettere aperte a...
On.Leoluca Orlando, sindaco di Palermo

Caro Sindaco, Abbiamo molto apprezzato l’ interesse ed il dinamismo con il quale ha seguito e segue il problema del voto agli italiani all’ estero, la convincente influenza esercitata sul Presidente Violante ,anche lui convinto,oggi, che alle prossime elezioni gli italiani all’ estero voteranno nei luoghi di loro residenza. Purtroppo questa situazione di generale consenso ,in questi ultimi mesi si è logorata a seguito delle iniziative contrarie assunte dai Senatori Migone e De Zulueta.Gli umori sono cambiati e molti parlano di tradimento, di calcoli e convenienze ,del solito ripensamento dell’ ultima ora. Forte disappunto causa il fatto che a costituire un movimento contro il voto agli italiani residenti all’ estero (contro le fascie più deboli: ossia coloro che non hanno i mezzi per venire a votare in Italia),siano Senatori appartenenti a quella sinistra che sino a qualche anno fa ha combattuto i privilegi di censo; che ad assumere l‘iniziativa siano due senatori nati all’ estero, che conoscono le frustrazioni di chi è costretto a vivere in un altro paese, lontano dalla sua famiglia.Il fatto che lo scorso 29 luglio vari Senatori non abbiano presenziato alla discussione al Senato della modifica del art.48 ,preoccupa può significare che le iniziative assunte , sono riuscite ad insinuare il dubbio ... a convincere che il voto agli italiani all’ estero non deve essere concesso o limitato al ristretto numero di cittadini temporaneamente residenti fuori d’ Italia. C’è da preoccuparsi perchè esistono le premesse per un altra beffa! Molti di noi sono sfiduciati e ritengono un dovere informare l’ Opinione pubblica mondiale di quanto sta accadendo, non è possibile che occoprrano 50 anni per superare le difficoltà che si frappongono all’ esercizio del voto all’ estero...Questa situazione non è certo allineata a quella leader del paese che si batte per le violenze etniche, per le parità internazionali...che riscuote tanta considerazione che in ambito europeo! Faccia conoscere questa vicenda al Parlamento europeo e chieda che l’ Italia finalmente si adegui al rispetto dei diritti politici dei cittadini,secondo quanto previsto dalla Convenzione per i diritti dell’ Uomo e dall’ Accordo internazionale per la tutela dei diritti politici. Grazie! Movimento per gli <Italiani all’Estero>A.C.

Lettere aperte a...
On. Emma Bonino

Caracas - Cara Emma, nelle recenti elezioni gli italiani in Europa hanno dato un concreto e positivo riconoscimento al tuo Movimento che è stato altamente premiato dalle scelte espresse dagli elettori italiani all’ estero, che evidentemente non dimenticano l’atteggiamento favorevole che i radicali hanno manifestato verso i loro problemi. Naturalmente ha fortemente influito anche la qualità del lavoro da te svolto, e ciò a provare che la maggioranza di loro non vota preconcettamente per questo o quell’ altro partito. Da anni seguiamo le attività tue e di Pannella, le denunzie all’ opinione pubblica delle irregolarità, degli abusi e delle prepotenze commesse in danno dei più deboli... ti confesso che più di una volta abbiamo sperato che tra le proposte di referendum ne venisse inclusa una "....per consentire l’esercizio effettivo dei diritti politici a tutti i cittadini italiani, indipendentemente dalle loro ...condizioni economiche e dalle località di loro residenza. Vorremmo che fosse sancita una norma che restituisca al cittadino la dignità di poter partecipare alle scelte politiche ed economiche del proprio Paese e, ti assicuro, che sarebbero tantissime le adesioni dagli italiani all’estero. Per il timore di perdere qualche seggio in Parlamento c’è invece chi rema contro! Recentemente è stata presentata una proposta legge che subordinerebbe il diritto di voto alla residenza e ciò in patente violazione della nostra Costituzione (comma 3 art. 48) che stabilisce:" il diritto di voto non può essere limitato..." Ossia che il requisito della residenza non può essere inteso come elemento al quale collegare il godimento dei diritti politici... Perciò riteniamo che si tratti di una provocazione che ha mire precise : condizionare il voto a requisiti ed eccezioni che di fatto lo rendano (numericamente) inefficace, un privilegio per pochi ! L’inziativa offende e mortifica specialmente quei connazionali che, per conservare la propria cittadinanza si sono sottoposti per anni a discriminazioni, rinunziando ai privilegi che molti paesi ospitanti riservano agli stranieri nazionalizzati... La possibilità, grazie al Vostro intervento, di far partecipare ai Referendum gli italiani all’ estero, anche se la notizia non è stata diffusa alle loro rappresentanze (Comites e Cgie) nella forma che meritava e la raccolta delle firme limitate ai Consalati generali (uno in Venezuela su un territorio 3 volte l’ Italia) costituisce, comunque un prezioso precedente del quale il Parlamento dovrà tenere conto. Passi o non passi la proposta di modifica dell’ art. 48 noi riteniamo necessario che le Nazioni Unite e la Corte Europea, debbano essere informate delle vicende cui sono stati sottoposti i nostri diritti politici e ciò anche per evitare che si seguiti a rinviarne la applicazione o limitarne l’eserczio, subordinandoli a condizioni che ne snaturino il principio partecipativo ed il diritto medesimo, come recenti iniziative parlamentari fanno prevedere. Certo che saprai tutelare e sostenere le nostre richieste insieme agli altri Deputati europei che si sono gia manifestamente schierati in favore del voto all’ estero, ti saluto e ti ringrazio. Con i migliori auguri, Massimiliano Simoncini

Lo hanno detto loro ...
Sen. Toia (Governo): "Sono rammaricata, ma continuo ad avere fiducia. L’impegno del Governo prosegue con la stessa forza e convinzione." Angius (capogruppo D.S. Senato): "Niente è cambiato rispetto alle nostre determinazioni di approvare definitivamente la legge sul voto per gli italiani all’estero. Dopo aver constatato l’assenza di molti colleghi abbiamo convenuto di rinviare a settembre l’approvazione di questo provvedimento, per il quale è richiesta una maggioranza qualificata". Cimadoro Danieli (Democratici): "A settembre si deve realizzare finalmente un diritto negato da decenni. Da Ciampi e D’Alema ci attendiamo un messaggio chiaro. Tremaglia (A.N.): "E’ una vergogna: il Governo si assuma le sue responsabilità. Questo Governo che dimostra di non saper gestire la propria maggioranza ed una sinistra che dimostra ancora una volta di non volere questa legge".De Matteo (P.P.I.): "Noi non mettiamo assolutamente in discussione il nostro appoggio deciso e sostanziale, tuttavia sentiamo che questo rinvio non è un rinvio meramente tecnico. Elia (capogruppo Senato P.P.I.): "Ritengo che la perplessità che si è fatta strada in alcuni ambienti derivi dalla confusione di dare effettività al diritto di voto degli italiani all’estero e i dubbi che a livello di legge ordinaria possono esserci...  Di Pietro (Democratici): "A nome dei Democratici vorrei ribadire che siamo favorevoli all’esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all’estero. Vogliamo votare questo disegno legge. E’ singolare che dopo tanti anni ci si possa ancora permettere di chiedere una pausa... Misserville (UDEUR): Ho sentito esprimere delle scuse all’On.Tremaglia che è il propugnatore di questa proposta. Mi associo a queste scuse che però dobbiamo presentare soprattutto ai nostri connazionali a coloro che aspettano dopo aver tanto dato alla Patria ed alla terra d’ origine... Non mi piace, Sig. Presidente, questa maniera ricattatoria con cui si chiede il rinvio. E’ una forma che non possiamo tollerare che non è degna della civiltà, della serietà e della onestà intellettuale del Senato della Repubblica. D’Onofrio (C.C.D.): "Noi siamo presenti in Aula con oltre i due terzi perciò in grado di votare senza difficoltà per il disegno di legge costituzionale in favore degli italiani all’estero. Se i gruppi maggiori hanno problemi di ripensamento o di presenza, dobbiamo tenerne conto. Siamo favorevoli al rinvio soltanto se gli altri ce lo chiedono in modo chiaro. In caso contrario siamo presenti ben oltre i due terzi per votare fin da ora." Pieroni (Verdi): "E’ noto a tutti che in questa materia sono emerse nuove proposte e di certo sarebbe intenzione del mio gruppo lavorare affinché il dibattito sia serio ed approfondito e non frettoloso. Credo quindi che il rinvio della discussione sia il modo corretto per consentire a tutti i gruppi di sviluppare un dibattito che sappiamo essere aperto al loro interno." La Loggia (capogruppo F.I.): "Non abbiamo bisogno di nessuna pausa di riflessione. Siamo pronti anche oggi stesso in numero consistente ad esprimere in maniera convinta il nostro voto a questo provvedimento. Vorremmo un impegno concreto del Governo e della maggioranza, perché si prenda atto della presenza di un intoppo tecnico (chiamiamolo così) ma non certo di un ripensamento su un disegno di legge per il quale tutte le forze politiche hanno speso ogni energia possibile e sul quale è stata faticosamente trovata un intesa." Migone (D.S.): "Bisogna avere il coraggio di respingere ad alta voce l’idea che da sempre si tenta di far passare, secondo la quale all’unanimità i discendenti degli italiani all’estero vogliono il voto. Questa è una questione che deve essere chiarita: tra la cittadinanza e l’esercizio del diritto di voto non esiste automatismo. E’ il partito che ha deciso di disimpegnarci sul voto. Non è il caso che dia i numeri (su quanti parlamentari aderiscono alla iniziativa ) e tuttavia non so valutare quanto sia diffusa questa sensibilità."  In contrapposizione al voto Migone e gli altri dissidenti della maggioranza propongono che il diritto di voto sia limitato agli italiani temporaneamente residenti all’estero. Rosa Russo Jervolino (P.P.I. – Ministro dell’Interno): "Partecipare in modo attivo e reale alla vita democratica del Paese è un diritto dei nostri connazionali all’estero che da troppo tempo attendono questa decisione dal Parlamento. Sono sicura che con il contributo dei parlamentari appartenenti a tutti i gruppi politici questa attesa non verrà delusa" Bombarda (Regione Lombardia): "Non c’è la volontà di dare il voto agli italiani all’estero. Si è verificato quanto io stesso temevo. Anche le forze politiche che ultimamente avevano dichiarato di abbracciare questa causa in realtà hanno cambiato opinione". Il 29 luglio secondo Bombarda sarebbe mancato in aula un certo numero di senatori Ds. Maria Pia Marcucci (Regione Toscana): "Spero in un atto di responsabilità del Parlamento. E’ necessario far capire a tutte le forze che il voto agli italiani all’estero è una risorsa. Non è un problema né di polo né di Ulivo, ma di sensibilità istituzionali". Franco Bozzolin (Regione Veneto): "Il rinvio deve essere considerato come una sostanziale mancanza di fiducia verso la collettività italiana all’estero. C’è tutto un mondo della diplomazia che vuole forse direttamente mantenere la rappresentanza degli italiani all’estero." Assessore all’emigrazione Regione Campania: "da tempo i nostri connazionali aspettano una risposta dal nostro Governo e ormai sappiamo che si sentono presi in giro; siamo amareggiati e delusi, tuttavia speriamo che per settembre si sia davvero raggiunto l’accordo che consentirà ai senatori di provare la riforma dell’art.48 della Cost.) Cerulli Irelli (Relatore P.d.L. P.P.I.): "Ci sono ancora Senatori dei Ds (Migone, De Zulueta) che vanno per conto loro. Ma c’è una posizione molto chiara: i cittadini italiani sono tali sia all’estero che in Italia e hanno diritto di voto..." Dini : Sono pronto a scommettere che ce la faremo..." D’Alema (DS): "...i DS non si rassegnano a questa conclusione inaspettata e grave." Berlusconi (F.I.): "Rimedieremo senza ritardi". Mattarella (P.P.I.): "Un fatto grave...molto grave...". Colombo (D.S.): "Un voto che umilia il Parlamento". Pisanu (F.I.): "Ripresente-remo una nuova P.D.L. e Forza I. farà fino in fondo la sua parte" Givannardi : "Incidente grave". Chiti (R.Toscana): "Un atto irresponsabile". Ascani (Acli): "non ci sono parole per qualificare questo ennesimo tradimento".

Chi manda Migone...
Migone, da solo, non può condizionare la volontà di un partito, o forse il partito (e la magggioranza) nascostamente lo spalleggia? Si domanda Delli Carpini in una intervista a Nip. Ancora uno stop,dice, forse l’ultimo prima che il voto all’estero venga irrimediabilmente spazzato sotto il tappeto dell’indifferenza e che gli sforzi dell’On. Tremaglia vengano vanificati. Questa volta lo spazzino, con tutto il rispetto per chi esercita questa nobile attività, è stato il Sen. diessino Giangiacomo Migone, un fautore accanito del "No al Voto all’Estero". Lasciamo per un momento da parte le sue ideologie - continua il Consigliere del Cgie - per quanto esse siano alla base del caustico dissenso, piuttosto soffermiamoci sulle sue tematiche. Il senatore Migone, che in verità già alcuni anni or sono in una sua visita negli Stati Uniti aveva profetizzato: "il voto all’estero non passerà mai", giovedì scorso si è superato e nel suo politichese ha ammesso (in un’intervista concessa al quotidiano italiano negli Usa America Oggi) che il motivo per cui non voterà mai a favore della legge è perché "vuole proteggere il diritto degli emigrati e dei cittadini italiani residenti in pianta stabile all’estero (?) e da un punto di vista culturale, lui, il professore di letteratura (nord) americana, considera italiani tutti quelli che lo vogliono essere. Ma non da un punto di vista partecipativo". Come dire: ‘Cari esuli, non immischiatevi nei nostri affari perché siete degli incompetenti e da emigrati quali siete non riuscirete mai a capire le molteplici sfaccettature della politica italiana e dei suoi esponenti e, per dirvelo chiaro e tondo, di voi, a noi, ce ne frega poco, anzi nulla’. Ebbene, se questo è il vero senso (e non lo dubitiamo affatto) delle affermazioni e della propaganda idealistica del Migone e di qualche suo soldatino (o soldatina) e forse riflette l’opinione collettiva della maggioranza di sinistra, allora è inutile continuare a credere nelle favole. Non crediamo, anzi non lo vogliamo credere, che questo sia il caso. Migone, da solo, non può condizionare la volontà di un partito. Se il suo è un episodio isolato di ribellione contro le intese sottoscritte dai capigruppo della maggioranza e della minoranza, allora che rimanga tale e che non diventi condizione dominante e pretestuosa per un disaccordo il cui unico obiettivo è l’insabbiamento dell’intera legge. Se invece è il partito (e la maggioranza) che spalleggia, senza le dovute manifestazioni di solidarietà e partecipazione, la sua ‘dottrina’ politica quasi xenofoba, sicuramente oltranzista, allora sia il partito ad addossarsi le responsabilità e riconoscere, con coraggio, che il voto all’estero, per quanto riguarda la Sinistra, non passerà mai. Inutile nascondersi dietro le ‘pause di riflessioni’. E’ inutile rimandare il voto a settembre quando già si sa, da ora, che mancano le convinzioni per fare il passo finale. L’esuberanza distruttiva di Migone fa testo. L’impegno, per il passaggio della legge, deve venire dal Governo. E dopo l’ultima incrinatura tutto è più difficile, ma non impossibile.

Barrile, il Senatore con la "Fissa" del Venezuela
di Ottavio Pattarino - Il sen. Barrile è stato di nuovo fra di noi, ospite non si sa quanto gradito. La sua poco felice performance alla testa del manipolo di parlamentari per celebrare il "Giorno della Bandiera" non costituisce certamente un evento che i connazionali ricordino con particolare allegria. Basti menzionare la serata in cui perse scompostamente le staffe al Centro Italo di Caracas, incalzato dalla dialettica di Vitaliano Vita su un argomento particolarmente algido: quello del voto agli italiani all’estero. Non ci dispiacerebbe ora sapere per quali reali ragioni, il senatore "con la fissa" del Venezuela, sia tornato ancora una volta in questo paese. Non per ragioni turistiche, od almeno non solo per quelle. Si schermirà dicendo che è stato "invitato". Da qualche locale che, aggiungiamo noi, non disdegna di espletare le funzioni di cavallo di Troia alla faccia degli interessi della nostra collettività, che conosciuti "pupari" cercano di far danzare ai ritmi imposti dal regime di sinistra che ammorba l’Italia. Ciò grazie anche a tanti utili idioti che, all’interno delle nostre collettività, fanno a gara per piegare le loro flessibilissime schiene in trepida attesa di chissá quali "ritorni" che spaziano da "sostegni" concreti a colpi di acceleratore alla carriera. Ed in questo senso vari "diplomatici" si sono particolarmente distinti. In altre parole: che va cercando il sen. Barrile tra la nostra collettività? La domanda è d’obbligo dopo che si è saputo che è stato al centro di incontri conviviali "ristretti" patrocinati da chi - per mere ragioni di opportunità, diplomazia (sottolineiamo diplomazia) e buon gusto - dovrebbe astenersi dall’impartire certe non richieste "benedizioni"; né si può stare molto tranquilli quando si apprende che il "nostro" aveva un certo interesse nell’incontrare alcuni membri del Comites di Caracas forse per individuare la strada per minarne una maggioranza sicuramente invisa a quella sinistra cui appartiene il sen. Barrile il quale - non si dimentichi - milita nella medesima parrocchia del sen. Migone. Proprio lui: l’acerrimo e dichiarato nemico della circoscrizione estera che gli italiani all’estero, quelli almeno con un minimo di spina dorsale, dovrebbero affrettarsi a dichiarare "persona poco gradita" dato che la proposta di legge dell’ultim’ora da lui propugnata, intende cancellarci come cittadini, negandoci ogni possibilità di esercitare il diritto di voto nei paesi di residenza. E’ chiaro che non possiamo considerare nostro amico, l’amico del nostro nemico. Nevvero sen. Barrile, con la fissa del Venezuela?

Corriere, Repubblica e Stampa snobbano l’emigrazione
La grande stampa ha disertato l’invito rivolto dal Segretario generale ad incontrarsi con il CdP del Cgie per prendere visione del dossier predisposto (?)con il quale si intendeva rispondere alle eccezioni sollevate da Migone e compagni a proposito della prossima discussione al Senato della modifica dell’ art.48 cost. La notizia ha prodotto grande amarezza anche perchè dopo gli inopinati attacchi del 93, molte questioni erano state chiarite, poi, a Berlino nel 95 ove si era raggiunto un certo accordo secondo il quale, per il futuro, avremmo potuto contare sull’ appoggio incondizionato almeno del Corriere della Sera e della Stampa e di altri illustri personaggi del mondo della informazione radio televisiva ,tutti coscienti che verso la emigrazione i media italiani non hanno mai indulto, che è quasi sempre mancato interesse e la dovuta attenzione.L’ accaduto non trova una giustificazione plausibile, percio deve piuttosto ritenersi conseguenza di un disguido: può essere mancata la necessaria concertazione tra gli uffici interessati. Non ci sono motivi apparenti... per pensare che si tratti di un nuovo atteggiamento negativo verso il Voto. Riportiamo alcune dichiarazioni ed impegni assunti nel corso della Conferenza di Berlino : Corriere della Sera- Paolo Mieli (direttore) va riconosciuto che nel fare i nostri giornali ci si occupava poco degli italiani all’ estero, ce se ne occupava solo occasionalmente come categoria...." Stampa Ezio Mauro (direttore) "... e’ onesto dire che noi non facciamo i giornali pensando agli italiani all’ estero, lo dico sapendo che è un errore perché in questo modo ignoriamo un capitale culturale economico un capitale sicuramente morale..". Enrico Montana direttore TG5 "...devo confessare che il problema della informazione agli italiani all’ estero me lo ero potuto porre per più di dieci anni lavorando alla Rai.. Conoscevo i sistemi palliativi che per tanti anni erano stati messi in campo dalla televisione pubblica: servizi umilianti al di là dell’ impegno del singoli che spesso a scopo punitivo venivano destinati ai programmi degli italiani all’ estero...."  Carlo Rosella Direttore TG1Rai " se gli italiani all’ estero avessero votato negli anni scorsi probabilmente l’ attenzione verso di loro sarebbe stata molto diversa. Siccome non li hanno fatti votare e questi non erano una massa elettorale a disposizione dei partiti e delle clientele essi sono stati trascurati anche dalla stampa e dalla Rai..."

Le ultime parole famose...
Paolo Mieli Corriere della Sera "...quanto al voto degli italiani all’ estero io penso che la questione nel nostro paese sia già risolta ed accettata dalla opinione pubblica e da noi che facciamo i giornali, credo che se si facesse un sondaggio sulla opportunità di concedere il voto agli italiani all’ estero il 99% risponderebbe affermativamente ... Purtroppo però questa questione viene strumentalizzata dai politici ,viene usata dal Parlamento magari per rallentare i lavori ,per prendere tempo...spero che tutto vada liscio ! spero che l’ impegno da parte dei nostri giornali ci sarà :Io rispondo per me e vi dico che io una mano mi impegno a darla....! Ezio Mauro La Stampa "....Nell’ imminenza della discussione al Parlamento.... i giornali dovrebbero far intervenire i collaboratori più illustri per spiegare che quella del voto non è una questione corporativa che interessi soltanto gli italiani all’ estero, ma una questione di civiltà ,una questione che interessa il nostro Paese nel suo insieme.Per quanto mi riguarda cercherò di farlo.......!

Ottobre 1999

Editoriale - I nodi al pettine
di Vitaliano Vita
Coerenti con l’approvazione della modifica dell’ art 48, che introduce nella Costituzione Nazionale il voto in loco e  la Circoscrizione estero, le commissioni affari costituzionali e esteri della Camera dei Deputati hanno approvato il testo unificato della proposta di modifica degli   artt  56-57 della Cost. Il quale si ripropone di stabilire il numero dei parlamentari. La proposta riportata nel testo unificato , prevede l’assegnazione di 8 senatori e 16 deputati contro le proposte  Tremaglia- Pisanu (10 sen e 20 dep) e quella dell’ On. Pezzoni   (7 sen.e 13 dep). Proposte che comunque non riflettono  i  criteri stabiliti dalla Costituzione la quale prevede :“il numero dei deputati è di 630.La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni si effettua  dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall’ ultimo censimento  generale della popolazione,  per seicentotrenta  e distribuendo i seggi  in proporzione alla  popolazione di  ogni circoscrizione ...” Considerati i dati a nostra conoscenza il numero dei deputati della circoscrizione estera dovrebbe essere di .... se si prendono per base i dati dell’ Aire   o  di .... se si fa riferimneto  ai dati della anagrafe consolare.In entrambi i casi un numero considerevolmente  maggiore di
quello che si vuole assegnare alla circoscrizone estero. La Costituzione stabilisce inoltre (art.57) che il  numero dei senatori elettivi è di 315 e che nessuna regione, eccezion fatta per il Molise 2 e Valle d’ Aosta 1, può avere un numero di senatori inferiore a sette. La ripartizione dei seggi si effettua in proporzione alla popolazione  delle regioni, quale risulta dall’ ultimo censimento  generale ... il che vuol dire che il numero dei senatori, comunque,  non può essere inferiore a sette... mentre nel caso della circoscrizione estero  dovrebbe salire a .... se si considera come dato il censimento generale dello Stato ossia  l’Aire  (3.300.000)  ovvero  minore ( ) se dovessero ritenersi validi i dati  dell’ anagrafe consolare. Come si vede le differenze non sono cose da poco,sicchè  il sen Mingone,cosciente della importanza del problema, ha tentato con ogni mezzo di affondare il voto una volta per tutte,per evitare di dover affrontare e superare problemi come quello della diversa valenza del voto,se è vero che tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge (art.3 cost) ... che il voto è personale ed eguale... che il suo esercizio è dovere civico ... che il diritto di voto non può essere limitato (art.48) se è vero che l’ esercizio del voto è un obbligo al quale nessun cittadino può  sottrarsi, senza venir meno ad un suo preciso dovere verso il Paese...Il problema dei doppi cittadini (un centinaio di migliaia di elettori capaci di eleggere un paio di deputati ed un senatore al massimo)è stato sollevato per nascondere il taglio che si vuole operare al numero dei rappresentanti parlamentari che spetterebbe alla circoscrizione estero, secondo  i criteri stabiliti dalla Costituzione,un tentativo assurdo di introdurre due pesi e due misure  nella nostra Costituzione ,un punto debole che offre il fianco a critiche ed opposizione giustificate. Appare infatti  evidente la incompatibilità del principo con l’intero ordinamento giuridico italiano tutto teso ad assicurare al cittadino eguali diritti ed eguali opportunità.Questo è il problema vero che si è evitato sempre di affrontare,(e quando qualcuno ha tentato di farlo  è stato lapidato...secondo  le regole di certa demagogia ricorrente).Costituirà infatti  un vero problema  dover giustificare perchè i voti di una circoscrizione italiana eleggono ,rispetto ad altra,un numero quasi doppio di senatori e di deputati!. Appare improbabile poter far quadrare i conti con le convenienze ! quasi impossibile  sostenere “una minore valenza elettiva dei cittadini che votano  all’ estero”,  magari spiegandolo con il fatto che tra costoro ve ne sarebbero con doppia nazionalità.Il porvvedimento se mai dovrà riguardare i doppi cittadini ma non coloro che con tale fattispecie nulla hanno a che vedere. E’ un conto che non torna... intanto perchè questi ultimi   saranno al massimo un centinaio di migliaia,ossia con il loro numero possono incidere quando è tanto per esprime un senatore ed un paio di deputati,mentre il taglio che si vuole praticare riguarda almeno il doppio dei parlamentari  che si vogliono attribuire alla Circoscrizione estero.

Lo strappo di Veltroni : Comunismo e liberta’ sono incompatibili
Queste dichiarazioni contenute in una lettera del segretario del DS ad un quotidiano italiano hanno suscitato sopresa e compiacimento ,taluni le hanno definite "lo strappo".Nella opposizione Fini le ha giudicate parole coraggiose, però si chiede come fa allora Veltroni a rimanre con Cossutta?-La sinistra Ds non vede ‘’strappi’’ nell’articolo in cui Walter Veltroni, sulla ‘Stampa’, indica lo ‘’stalinismo’’ nella storia del Pci e sottolinea, che ‘’comunismo e liberta’ sono stati incompatibili’’. Infatti spiega Fulvia Bandoli, ‘’Non ci vedo niente di diverso dalla mozione che il segretario ha gia’ presentato. E aggiunge, però, che"lo strappo sarebbe un altro. Se,invece di costruire un forte e autonomo soggetto politico della sinistra,si volesse mettere in piedi un indistinto ‘partito democratico’ con tutti i riformismi dentro". Che è esattamente il senso della mozione della sinistra Ds per il congresso di gennaio.Walter Veltroni al Forum sull’informazione di Gubbio, apre la stagione congressuale dei Ds con un’autocritica che è già un programma politico,lo dedica a Pierluigi Castagnetti, neo segretario ppi: "L’Ulivo,ammette Veltroni è entrato in difficoltà quando i nostri due partiti, sbagliando, hanno pensato di poter sostituirgli l’alleanza fra Ds e Ppi". Poi insiste sul ritrovato proge-tto ulivista affer-mando che "L’Ulivo non era il coronamento del sogno di Moro e di Berlinguer. Veltroni sembra non aver dubbi quando afferma : "Dobbiamo riprendere lo spirito del ’96, naturalmente nelle condizioni politiche nuove. E il prossimo anno e mezzo di legislatura dovrebbe essere impiegato alla ricostruzione della coalizione". Ci si chiede di rinunciare all’identità comunista? Noi abbiamo fatto di più, abbiamo sciolto il Pci. Perché comunismo e libertà sono inconciliabili",.Lo abbiamo fatto dieci anni fa, con la svolta di Occhetto. Uno strappo violento". Veltroni riconosce il valore delle"cose coraggiose" fatte da Enrico Berlinguer, ma critica anche aspramente altri momenti della politica del Pci. "L’appoggio alla repressione della rivolta in Ungheria (...) provoca brividi lungo la schiena". Plauso alle sue prese di posizione arriva dal capo dei deputati Ds, Fabio Mussi che riconosce :Veltroni, ha sciolto la contraddizione di fondo della storia del Pci e ha chiare le ragioni dello strappo dal Pcus e poi dello scioglimento del Pci". Apprezzamento al segretario anche dal ministro per il Commercio con l’estero, Piero Fassino. Silenzio dall’entourage di D’Alema, che sul rilancio dell’Ulivo, nei giorni scorsi, era sembrato aver ritrovato l’armonia col capo di Botteghe Oscure, ma mai su toni e progetti così...(A pag.2) ...radicali.Nei Ds, intanto, di fronte all’avanzata di un nuovo partito democratico , si alza l’onda di dissenso della corrente Nuova sinistra,la quale presenta al congresso una mozione firmata, tra gli altri, da Fulvia Bandoli, Anna Finocchiaro, Gloria Buffo, Marco Fumagalli e Antonio Pizzinato,che dice no a un superpartito di coalizione:" l’Europa ha bisogno di partiti di sinistra e di valori di sinistra". Sui temi economici, invece, si afferma il primato dello Stato sociale sulla flessibilità. E risuonano le critiche formulate da Fausto Bertinotti di fronte ai 100 mila chiamati in piazza, a Roma, per chiedere lavoro e giustizia che a proposito delle dichiarazioni di Veltroni assicura : "E’ una conversione liberale improvvisata". Critico anche Oliviero Diliberto, ministro della Giustizia, massimo esponente cossuttiano del governochedichiara : " Io non mi rassegno a questa visione della storia".Quanto all’Ulivo, gli esponenti della Nuova sinistra dei Ds chiariscono: "Non siamo contrari, ma temiamo che l’effetto simbolico dell’Ulivo copra contraddizioni e problemi irrisolti. La conquista del centro politico e sociale, da parte della coalizione, non può essere affidata all’indistinzione programmatica e alla confusione dei linguaggi".
Per quanto riguarda l’ opposizione, infine Veltroni ricorda che "Il Polo ha una nuova posizione sulla par condicio. "Noi non abbiamo mediazioni da fare, abbiamo raggiunto l’intesa in maggioranza, andremo al confronto in Parlamento". Un radicalismo quello della sinistra che in un momento estremamente fragile certamente non giova al Governo di Dalema.

Pericolosi ed inopportuni per la comunità gli articoli del Corriere della sera su Chavez
Dura protesta all’ ambasciatore d’Italia contro l’ insensibilità del giornale che pregiudica pesantemente i rapporti tra gli gli italiani residenti e la comunita di accoglienza. Il Consiglio Direttivo del CTM del Venezuela si e’ rivolto con una lettera all’Ambasciatore d’Italia Vittorio Pennarola criticando il recente accordo tra il quotidiano "Il Corriere della Sera" e "La Voce d’Italia". Il CTIM si dice molto perplesso per questo avvenimento che sancisce lo "sbarco" in Venezuela del noto giornale milanese, per i suoi atteggiamenti che denotano poca sensibilità e considerazione per gli italiani che vi risiedono e le lor problematiche.Nella lettera si ricordano tutta una serie di articoli pubblicati dal Corriere della Sera che non possono essere certamente definiti favorevoli alla nostra Comunità...a cominciare dal "fondo" di Giovanni Sartori , pubblicato il 21 settembre , a ridosso della votazione in Senato per la modifica dell’art.48. Articolo, si sottolinea <<che tanta riprovazione ha suscitato nel mondo dell’emigrazione e che ha fatto la sua apparizione proprio nell’edizione del giorno in cui, nella residenza dell’ Ambsciatore al Country Club, si brindava all’ accordo che contemplava lo sbarco del "Corriere" in Venezuela "a rimorchio" della "Voce d’Italia">>. <<Coincidenza che non poteva essere più infelice e che ha suscitato gravi riserve fra i connazionali>>.Inoltre sottolinea la protesta che << a coronamento di una linea editoriale mai smentita ed avversa alla circoscrizione estero>> il Corriere della Sera ha dato un <<‘annuncio estremamente freddo,in prima pagina, con scarso rilievo tipografico, dell’esito positivo della votazione a Palazzo Madama>>. Il CTIM precisa inoltre che <<ad aggravare ulteriormente la situazione>> il Corriere ha pubblicato , il 29 settembre, un << servizio, privo di ogni sensibilità giornalistica>> a firma di Maurizio Chierici intitolato "Il leader Venezuelano a Roma - Chavez in Vaticano, ma non a Palazzo Chigi", <<in cui la figura del presidente del Venezuela e della consorte,Signora Marisabel ,sono tratteggiate in una forma, è poco definre ,irriguardosa>>. E che dire poi, <<del tono sprezzante in cui si descrivono le circostanze del mancato incontro con il Presidente del Consiglio D’Alema ,diretto a mettere in evidenza come per la seconda volta ,nel giro di un anno, "non ha trovato il tempo" di incontrare Hugo Chavez?>. Per non parlare, infine, dell’accenno al ministro Arcaya ed al suo comportamento anti-Italia,quando era ambasciatore all’Onu>>.<<Se la memoria non ci tradisce, proprio Lei, Signor Ambasciatore – prosegue la lettera - si diede giustamente da fare perché il Venezuela appoggiasse la mozione dell’Italia sulla ristrutturazione del Consiglio di Sicurezza, chiedendo, tra l’altro, l’appoggio della collettività organizzata>>. A questo punto, dice il CTIM due sono le possibilita’ e l’una esclude l’altra : o gli sforzi diplomatici dell’Ambasciatore << non hanno avuto, a sentire ‘Il Corriere della Sera", il successo auspicato, o Chierici ha preso l’ennesimo abbaglio giornalistico>>. Si fa poi osservare che a rendere l’atmosfera ancora più pesante vi e’ che mentre Chierici sul "Corriere" <<faceva del "colore" a buon mercato sul presidente Hugo Chavez e consorte>>, lo statista venezuelano, intervistato a Roma dall’AISE (v.n.249 del 1 ottobre, ndr.), dopo aver lodato il prezioso apporto della comunità italiana al suo Paese, spiegava che "... gli italiani in Venezuela sono cittadini con pari diritti e se il Parlamento italiano ha deciso di farli votare... non saremo certo noi a frapporre ostacoli ad un diritto così sacrosanto". <<Frase che – scrive il CTIM - oltre a fare onore a chi l’ha pronunciata,smentisce nella forma più netta quanto, da sempre, sostenuto proprio dal giornale che fa da "vettore" in Venezuela al "Corriere della sera" e cioè che l’eventuale voto avrebbe creato gravi difficoltà con le autorità locali>>. Così che l’ accordo appena stipulato tra Corriere della Sera e Voce d’Italia e di cui << le Autorità italiane tra l’altro sono garanti>> non puo’ che suscitare <<sempre maggiori perplessità>>. La protesta conclude facendo presente che un quotidiano italiano <<che non perde occasione per mostrarsi così poco amico degli italiani all’estero e che pubblica servizi, come quello sul Presidente Chavez, altera sensibilmente il delicato equilibrio dei rapporti tra la nostra collettività e quella venezuelana>> e potrebbe dar luogo a più <<complessi riflessi anche sotto il profilo diplomatico>>.

Formazione:Risposte e considerazioni
di Vitaliano Vita

La legge 205 regola i rapporti tra Consolati e i Comites, definendo il loro ruolo; la 368 e succ. modifiche stabilisce le competenze del Cgie e la obbligatorietà dei suoi pareri sulle proposte del Governo riguardanti programmi pluriennali e finaziamenti per la politica scolastica, la formazione, l’assistenza, i criteri per la erogazione di contributi ad associazioni nazionali, patronati, enti di formazione scolastica, organi di stampa, Rai ecc...; la 845 disciplina la costituzione di corsi di addestramento professionale e le competenze, precisando all’art.18, che queste spettano al Ministero del Lavoro che si avvale della collaborazione del Fondo Europeo, del Mae e delle autorità ed organismi esteri in materia di formazione professionale ecc... E’ opportuno ricordare che la 845 (dic.1978) è stata licenziata prima che il legislatore avesse "pensato" i Comites ed il Cgie, circostanza questa che, in alcuni casi , da luogo a sovrapposizioni o conflitti di competenza che vanno chiariti e che furono messi in evidenza, già, dalla "Commissione scuola, cultura e formazione" del CGIE in una relazione a firma del Pres. Grilli (11.11.93) nella quale tra l’ altro veniva auspicato un maggior coinvolgimento dei Comites e del Cgie. Alla documentazione a suo tempo allegata dalla Commisisone, è inclusa una circolare del Ministero del Lavoro che, a proposito della obbligatorietà dei Comites ad esprimere pareri sui progetti di formazione, precisa che "al Console competente non è fatto obbligo di chiedere un parere formale al Comites". Affermazione che, fatta propria dell’ Ufficio V del Mae, è stata trasmessa alle ambasciate interessate, precisando che " non era obbligatoria la richiesta del parere da parte del Console, pur spettando ai Comites il compito di promuovere iniziative anche nel settore della formazione professionale..." Si allegava alla relazione un quadro sinottico dei finanziamenti concessi in tutto il mondo dal 88 al 92 per i corsi di formazione professionale dal quale si rileva che, su 7.500 milioni annualmente erogati, 5. 500 venivano spesi per finanziare i corsi di forma-zione in Svizze-ra, 1.300 in Germania e solo qualche centinaia di milioni in Ar-gentina. Ciò per dimostrare che il problema dei corsi di forma-zione profe-ssionale era di conoscienza del Cgie essendo stato, l’argomento, ampiamente discusso e ripreso anche durante la Conferenza di Montecatini. Il coinvolgimento del CGIE è dimostrato anche dall’ assegnazione dei contributi per l’anno 1999, dove alcune Comunità ed enti gestori sono stati oggetto di attenzione e considerazione particolare da parte del Ministero del Lavoro. Infatti si rileva che sono stati approvati e finanziati per il Brasile 19 progetti ( 6.200 milioni), per la Svizzera 12 progetti (4.670 milioni) e per l’ Argentina 10 progetti (4.180 milioni ) oltre ad altri di minore entità ... che tra le imprese prescelte a svolgere i corsi il maggior numero è stato assegnato all’ Enaip (3.500) , Mathesis (3.100), Consorzio Lo.co.le (4.000), Comeuro (2.500), CCI (2.100), Ciapi (1.500), Ecap (1.200) e che le comunita italiane "valutate" più bisognose di formazione, in termini di spesa, sono risultate essere quelle di Buenos Aires (3.200), Porto Alegre (3.060), Curitiba (2.110), Santiago del Cile (2.500), Rio de Janeiro (2.100), San Paolo (1.600), Zurigo (1.300) , Timisoara (?) (1.600), Bucarest (1.600 Milioni) ecc... Perciò gli stupori e le sorprese manifestate... a qualcuno sono apparse esagerate. Giuste invece le critiche, specialmente quelle che rivendicano trasparenza ed uniformità nei criteri di assegnazione, che sottolineano il coinvolgimento delle rappresentanze locali, delle associazioni giovanili e degli esperti che operano nei Comites, che possono contribuire concretamente a dare quelle risposte e quelle informazioni che i Consoli non hanno dato e che, specialmente nelle grandi aree, non sempre sono in condizioni di dare in modo informato. Va detto, per correttezza, che in alcuni casi i Comites, venuti a conoscenza dell’invio di progetti di formazione, hanno richiesto di prenderne visione e che, poi, hanno addirittura sollecitato l’ intervento del Ministero per imporre che venissero emessi dai Consoli i pareri richiesti, considerata l’ importanza che queste valutazioni hanno ai fini della ammissione al contributo, sollevando critiche riprese anche dalla stampa locale (v.Corriere di Caracas). Va ricordato anche che in alcune casi i presentatori dei progetti hanno sentito il dovere di recarsi in loco per illustrarli alle Ambasciate, ai Consolati ed alle Comunità prescelte; che si sono tenute conferenze per illustrarne il significato e la portata delle ricadute, coinvolgendo anche la Comunità residente, chiamando a partecipare i rappresentanti delle istituzioni pubbliche locali competenti in materia... Perciò sembra ingiusto che si seguiti a generalizzare, compromettendo l’immagine di una iniziativa importantissima per la nostra comunità, con il rischio di allontanare l’interesse degli enti gestori che certamente, nei loro trasferimenti all’estero devono superare difficoltà tecniche ed ambientali e talvolta finanziarie. In egual modo appaiono giustificati certi silenzi di fronte alla confusione generata da interventi esterni rumorosi, ma di poca sostanza, comunque estemporanei e non pertinenti, di fronte a difese d’ ufficio non richieste, convinti che, quando si muovono critiche alle responsabilità, non si può scegliere il bersaglio! D’altra parte lo scopo delle polemiche, non è e non era svolgere una indagine di polizia (che qualora ve ne fosse bisogno sarebbe di competenza di altri...) ma di individuare le disfunzioni , per suggerire i correttivi, e coinvolgere nel problema le istituzioni ed i soggetti interessati; infine di richiedere che vengano stabiliti parametri di valutazione e criteri di giudizio da applicare in modo uniforme in tutti i casi ...Siamo sicuri che la intenzione dei colleghi che sono intervenuti nella discussione non era e non è di affossare i corsi di formazione, ma dirichiamare l’ attenzione dellaAmministrazione sulla necessità di impedire che si ripetano omissioni o ritardi nella formulazione dei pareri da parte dei consoli; di individuarne le cause... consapevoli dei disagi e deipregiudizi che una inadeguatamotivazione o addirittura l’ assenza di un parere procura agli interessati, siano essi i partecipanti o enti promotori, i quali ultimi sonochiamati ad investire nei progettilavoro e somme considerevoli per eseguire gli studi e le indagini necessarie...E’ evidente che lo scopo era ed è di evitare di proporre progetti inadeguati, di prevenire un cattivo impiego del danaro stanziato; di proporre soluzioni idonee a migliorare il servizio; ed oggi alla luce dei risultati ... di impedire che questa atmosfera di sfiducia, produca l’effetto di ridurre l’interesse dell’ Amministrazione verso iniziative che favoriscono i bisogni dei nostri connazionali verso quegli italiani che, all’ estero, stentano ad inserirsi nel mondo del lavoro. Non dobbiamo permettere che nella polemica sincera e costruttiva, si inseriscano forze estranee ed interessi diversi...  Evitiamo ingenuità, manteniamo la discussione nell’ ambito istituzionale dirigendoci direttamente ai destinatari delle iniziative; riscattiamo la immagine di questa attività che crea entusiasmo e la prospettiva, per i giovani, di una alternativa di vita che in molti casi ai loro padri non fu concessa.

Riforma del Welfare
Tante pensioni, nessuna pensione

di Massimiliano Simoncini
Toccare il tema delle pensioni spaventa un po’. Anzi molto! Spaventa per la complessità dell’argomento, per gli enormi interessi coinvolti, per il numero di quelli che, bene o male, a torto o ragione, hanno maturato il diritto di ricevere un compenso per gli anni dedicati al lavoro. Ma di fronte alle cifre, pubblicate in questi giorni da autorevoli organi di stampa italiani, non si può fare altro che affrontare il problema prendendo posizione, anche se questo é indubbiamente scomodo. In Italia si pagano più di sedici milioni di pensioni! L’ammontare di queste obbligazioni é superiore ai trecentomila miliardi all’anno! Possono le casse dello stato reggere un peso simile? Crediamo proprio di no. Altrimenti il presidente del Consiglio Massimo D’Alema, sempre attento ai costi politici, non avrebbe mai toccato il tema per poi rinviare la discussione al 2001. Però il problema di fondo é un’altro: questa enorme quantità di miliardi é distribuita in una maniera preoccupante. Proviamo un momento a districarci nel labirinto di numeri che illustrano matematicamente (se si può) la situazione. Se dovessimo fare la media tra i trecentomila miliardi ed il numero dei pensionati, avremmo come risultato che ognuno di questi riceverebbe 18 milioni e mezzo all’anno. Ogni mese, cioè, ognuno di loro avrebbe un ingresso di poco più di un milione e mezzo. Magari fosse così! Invece le cose stanno diversamente. 5 milioni 105 mila pensionati italiani ricevono una media di 640.000 lire al mese! Molto poco a nostro giudizio. Ma allora, dirà qualcuno, ci sono 11 milioni di pensionati che percepiscono un reddito molto maggiore! No! Neanche questo é vero! Infatti un terzo dei sedici milioni di pensionati, prende due, tre o anche quattro pensioni. Questi "molti" fortunati, sono all’incirca cinque milioni, prendono in media 24 milioni all’anno, due milioni al mese. C’è poi una ristretta fascia di 2.300 pensionati che percepiscono una media di 20 milioni al mese, e qui qualcosa comincia ad andare male, perché anche oggi 260 milioni all’anno (con la tredicesima) continuano ad essere un bel po’ di soldini. Pero dove l’ingranaggio s’inceppa e proprio non va più è con le pensioni da miliardi! Lo sapevate che Eugenio Coppola, sia chi sia, prende dalle Assicurazioni Generali, dove ha trascorso tutta la sua attività, un assegno mensile di 86 milioni? L’Inps sembra convinta che non sia sufficiente e da una mano con altri 5 milioni e mezzo al mese. Risultato: un miliardo e qualcosa all’anno! Il caso del "povero" Coppola non è certo unico.. Infatti se investighiamo tra le liste delle pensioni d’oro troviamo decine e decine di nomi che, eccezione fatta per qualche capitano d’industria, appartengono per lo più ad alti funzionari dell’apparato burocratico statale. Che dire di un certo Sibani, esponente di spicco del generosissimo sistema bancario italiano, a cui l’Inps versa tutti i mesi 54 milioni e mezzo, e la Cassa di Risparmio di Bologna ne aggiunge altri quattro. Non dimentichiamo Pio Bussolotto, personaggio molto conosciuto, solamente però tra gli impiegati della Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Grazie ai servizi prestati a questa banca il Bussolotto vanta una pensione di 357 milioni, giusto compenso dopo aver ricevuto uno stipendio da "fame" di soli 520 milioni all’anno. Come é possibile tutto questo? Cosa é successo per arrivare a questo punto? E’ successo che nella profonda giungla del sistema pensionistico italiano ogni settore, o perlomeno quelli che hanno avuto il potere per farlo, si é costruito la sua comoda nicchia, si é fatto le proprie leggi, ha inventato le sue regole, e così facendo la selva si è infittita, diventando praticamente impenetrabile. L’ingiustizia va oltre, chi oggi percepisce pensioni da favola, ha sicuramente percepito stipendi ancora più lauti. Questo significa che durante la sua carriera ha avuto l’opportunità di accumulare un capitale, arricchito da una liquidazione da capogiro, che oggi dà i suoi frutti. Frutti che magari rendono superflua una pensione di cui tanto avrebbe bisogno chi, al contrario, non è stato tanto fortunato come loro ed, a uno stipendio che il più delle volte non arrivava a fine mese, dopo aver ricevuto una liquidazione striminzita, aggiunge nella sua vecchiaia, una pensione ancora più magra. Cosa dobbiamo fare? Togliere ai ricchi per dare ai poveri? Forse, ma non crediamo che la soluzione sia questa. Qui dobbiamo decidere quale funzione deve svolgere lo Stato nei confronti dei suoi cittadini. Ha il dovere di assisterli? E’ uno Stato sociale? Se la risposta è no, non c’è più niente da dire, si salvi chi può e arrivederci. Ma se la risposta è si, bisogna costruire una struttura che garantisca al cittadino, chiunque e dovunque esso sia, un dignitoso livello di vita, e, perchè no, anche di morte. Per questo quando sentiamo parlare di pensione contributiva anzichè retributiva, arricciamo il naso......sentiamo puzza di bruciato! Ma non sarà che finiremo con premiare ancora una volta chi, comodamente seduto in poltrona, si è fatto versare lauti contributi dallo stesso Stato da cui riceve uno stipendio da favola? Ma non sarà che finiremo con castigare ancora una volta chi, dopo una vita di sacrifici si accorge che i contributi versati serviranno solamente per fargli fare una vecchiaia di sacrifici? E come la mettiamo con chi i contributi proprio non li ha pagati? La casalinga che prima ha lavorato, e molto, portando avanti la casa, amministrando i pochi soldi che arrivano, poi è divenuta madre, ha educato i figli, li ha fatti crescere. Ed infine da una mano anche con i figli dei figli! A lei la pensione non la diamo perchè non ha potuto versare i contributi? Ed il falegname che durante tutta la sua vita ha portato avanti la sua piccola impresa, per cui le cose più importanti sono sempre state pagare i suoi due aiutanti, acquistare il materiale da lavoro, mantenere a punto le sue macchine, far mangiare la famiglia, dare ai figli un’educazione, e se per fare tutto questo non c’erano i soldi da versare per i suoi contributi.....pazienza? A lui la pensione non la diamo? E che dire dell’emigrante, spinto ad andare via per non pesare sullo stato, per lasciare posto ad altri, per cercare altrove le opportunità che il suo paese non ha potuto dargli? A lui, che ha dovuto adattarsi ad un’altra lingua, un’altra maniera di pensare, a lui che ha fatto a meno di qualsiasi tipo di assistenza, a lui che nonostante tutto è andato avanti mandando anche qualche aiuto a casa, a lui che è stato costretto a lavorare in un paese dove la previdenza sociale non c’era(Venezuela, Brasile, Perù, Colombia), a lui che è rimasto italiano ed orgoglioso di esserlo, a lui la pensione non la diamo? E no, questo non ci sta affatto bene! A questo punto il problema non sono i trecento mila miliardi all’anno che lo Stato versa ai pensionati, perchè se questa somma fosse insufficente per far fronte a un debito che più che economico è etico e morale, lo Stato ha il dovere di trovare non i trecento mila miliardi, ma, se ce ne fosse bisogno due o tre volte tanto, anche se per farlo si dovrá limitare ad occuparsi unicamente degli aspetti fondamentali quali sono l’assistenza sociale, l’educazione, la giustizia, la pubblica sicurezza e la difesa.

wpe1.jpg (38790 bytes)Pensioni INPS (in convenzione internazionale o autonome) in pagamento alI’estero al 1.1.1997

(importi in lire)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sentiamo anche loro...
Una inchiesta su 3000 giovani italiani all’estero per conoscere come vorrebbero fosse attuata la formazione professionale.
Ogni volta che si parla di giovani si fa a gara per offrire loro appoggio ed aiuti, per garantire: "... che il mondo è loro....che noi ci stiamo sforzando per garantire: "... che il mondo è loro....che noi ci stiamo sforzando per edificare la casa ove dovranno vivere e crescere la loro famiglia nel futuro... che stiamo facendo di tutto per risanare la Società che abbiamo sino ad oggi gestito e per ripianare le esposizioni create ... (per evitare di mangiarci anche i loro accantonamenti, destinati alle loro pensioni) e tutto ciò (diciamo noi o lo lasciamo intendere...) perchè, all’atto della successione naturale, (che avviene sempre troppo tardi...) si possa lasciare una situazione distesa, meno pesante. Però nella pratica seguitiamo ad interpellarli a cose fatte, a comunicare loro le decisioni prese, perchè si adeguino!Non ricordo ancora di averli visti protagonisti di qualcosa... tranne di quelle 3-4 riunioni che a forza di gomitate abbiamo consentito che organizzassero... non li ho ancora visti partecipare ad una decisione che riguarda i loro interessi, come nel caso della formazione, della scuola, dell’ insegnamento della lingua e cultura italiana, argomenti che hanno sollevato polemiche vulcaniche, alle quali non abbiamo avuto il buon gusto di farli partecipare per conoscere il loro pensiero al riguardo, ovvero per metterli a conoscenza che esistono certe opportunità, perchè, possiamo assicurare, la maggioranza di loro ignora che esistono i corsi di formazione professionale promossi dal Governo italiano e men che meno le prospettive che possono aprire alla loro vita... Ai Comites spetta la promozione di queste iniziative, ai consoli di "dictare" pareri sulla loro fattibilità e di valutare l’utilità delle ricadute sulla occupazione... al Ministero del Lavoro la competenza dei progetti e la conseguente approvazione del finanziamento... ai giovani, che ne sono i destinatari, invece spetta ascoltare solo l’ eco di polemiche, molto spesso mal riportate, secondo le quali certe iniziative sono delle vere e proprie speculazioni che taluni enti organizzati predisporrebbero per stornare fondi dello Stato Italiano. Nessuno si è mai chiesto se non fosse il caso di sentire anche loro... gli interessati, su quel che vorrebbero venisse fatto per migliorare la loro partecipazione e la conseguente realizzazione dei corsi che sono stati concepiti per offrire ( loro) migliori prospettive di vita. Infatti si ha motivo di temere che, dopo le polemiche scoppiate per "regolarizzarne" l’andamento, il prossimo anno saranno pochi gli enti interessati a portarli avanti e non di più gli alunni disposti a frequentarli. Se non vengono stabilite delle nuove norme, se non vengono coinvolte coerentemente le organizzazioni rapresentative locali e stabiliti nuovi parametri e criteri di valutazione uguali per tutti, si corre il pericolo di ricadere nell’errore di valutazione che viene sistematicamente ripetuto per le approvazioni dei corsi di lingua e cultura italiana ove, diciamolo pure, molto spesso i parametri non vengono rispettati cosicchè la assegnazione dei contributi diventa uno strumento di potere ovvero di coercizione, per imbonire o ridurre a partito... Perciò il nostro giornale ha promosso una inchiesta per conoscere dai diretti interessati cosa ne pensano della formazione e come vorrebbero che venisse realizzata, per raccogliere dati ed elementi che consentano di studiare una offerta mirata, proporre progetti che possano avere delle ricadute occupazionali e magari risolvere qualche problema locale. I quesiti hanno lo scopo di conoscere le esigenze dei potenziali destinatari, di fornire dati e notizie tali da costituire una base di informazioni per gli enti gestori e per i Ministeri del Lavoro e degli Esteri. Il nostro giornale intende avviare l’inchiesta tra i suoi lettori compresi nella fascia di età dai 18 ai 29 anni residenti in diversi paesi delle Americhe: 500 in Venezuela, 500 in Brasile, 500 in Argentina, 100 in Perù, 100 in Cile, 100 in Uruguay, 100 in Colombia e 100 in Messico, 500 in Canadà e 500 negli USA. I quesiti saranno rimessi ai loro e-mail. L’ importante per noi è conoscere, dopo aver sentito gli addetti ai lavori ed i "padri"... cosa ne pensano i figli, certi che gli interessati, responsabilmente si concentreranno sulle loro risposte o sui loro silenzi che saranno ugualmente indicativi. Per dare fede alla nostra iniziativa e per conseguenza ai risultati, abbiamo rivolto alla Ambasciata d’Italia di Caracas l’invito a partecipare all’inoltro dei formulari della inchiesta e, alla stampa italiana, di collaborare per una migliore diffusione. Infatti, quali che siano le reazioni degli intervistati, queste serviranno a dare un quadro della situazione e potranno suggerire agli esperti indicazioni pratiche ed utili strumenti di deduzione.

Lo sbarco del Corriere in America Latina, se non è amore...
Se lo chiede Basti da Tribuna Italiana di Buenos Aires, che torna sull’argomento dell’iniziativa del Corriere della Sera di sbarcare qui come supplemento del quotidiano La Nación in Argentina. Come giudicare questa iniziativa? Crediamo di poter escludere che all’origine di essa vi sia uno sviscerato amore per noi italiani all’estero che, semmai, poteva apparire credibile negli anni cinquanta, nei primi anni della nostra emigrazione, quando la nostra maggiore sofferenza derivava dall’insufficiente informazione italiana e il sogno di quasi tutti noi era il ritorno definitivo in Italia. Ma oggi, dopo che la maggioranza di noi si è integrata nella società locale e una percentuale maggiore si è fatta assorbire, assimilare passivamente, crediamo che l’iniziativa possa avere un obiettivo puramente economico (o magari economico venato di politica: in fondo 496.000 elettori costituiscono un pacchetto di voti non trascurabile. Comunque non abbiamo elementi a sostegno di questa ipotesi). Pertanto obiettivo economico; conquistare lettori, aumentare la tiratura, trovare magari sponsorizzazioni, incrementare le entrate. E ci sembra che non sia cervellotico mettere in rapporto questa iniziativa con un’altra di 23 anni fa, partita, guarda caso, anch’essa da Via Solferino di Milano, ove ha sede il Corriere della Sera. Allora alla guida della società c’era Rizzoli, noto per le sue frequentazioni del venerabile Gelli della P2, che per sensibilizzare (o colonizzare?) la collettività concretò l’operazione con l’acquisto del Corriere degli Italiani. Ma quando vide che l’operazione non era così semplice, che la collettività "non rispondeva" e che il passivo aumentava, cessò le pubblicazioni e così l’unico risultato fu che la collettività perse una testata che era stata la voce autentica dell’ultima corrente migratoria. Ora al vertice di Corsera c’è un altro grande operatore economico, l’ex-numero uno della Fiat Cesare Romiti che ha rilanciato l’operazione, ma in modo diverso, non acquistando una testata della collettività, ma sbarcando con lo stesso Corriere della Sera, il giornale più diffuso d’Italia. Se l’obiettivo fosse quello di far sentire aria di casa a quella "seconda" collettività, formata dagli italiani qui residenti temporaneamente - dirigenti, funzionari, tecnici - e magari arrivare a certi settori argentini (quelli che contano) potremmo augurargli buona fortuna. Ma se l’obiettivo fosse la grande collettività, come può far sospettare il fatto che un rappresentante del grande giornale italiano sta visitando in questi giorni dirigenti di scuole e associazioni della collettività per invitarli a comprare pacchetti del giornale da distribuire ad alunni e soci (un metodo sconcertante - ci sembra - per un giornale così importante) questa iniziativa appare preoccupante, perché crediamo e temiamo che tutti abbiano a perdere. La collettività anzitutto perché potrebbe scomparire, dopo il Corriere degli Italiani, qualche altra testata, come la nostra che da tanti anni non si limita ad informarla, ma ne documenta le opere e i giorni, ne interpreta le istanze, ne dibatte i problemi, cosa che non farà certamente il più importante giornale dell’altra Italia, pur rovesciando una mole di informazioni che noi non possiamo né vogliamo dare. Potrebbe perderci anche l’Italia perché l’operazione Corriere della Sera probabilmente causerebbe anche disorientamento e malessere in tanti italiani di qui che, invece di riavvicinarsi all’Italia, se ne allontanerebbero, non volendo il Corriere e non avendo più i micro-media della collettività. E chissà che non abbia a perderci anche Corsera rimettendoci qualche milione, come 23 anni fa ci rimise col Corriere degli Italiani. Naturalmente vorremmo sbagliarci, preferiremmo che questi pronostici non si avverassero; comunque ci è sembrato giusto dire la nostra opinione senza mezzi termini, perché i lettori non si fermino alla prima impressione, ma sappiano che anche un’operazione che viene presentata come favorevole alla collettività, può invece alla fine risultare negativa. Come fu negativa 23 anni fa l’operazione Corriere degli Italiani. Si vuole che, dopo quella, scompaiano altre testate della collettività? Si vuole che si senta soltanto la voce di Roma e non quelle che interpretano la collettività segnalando le carenze della politica di Roma per noi italiani diversi? Staremo a vedere.

Novembre 1999

Chi va, chi viene, chi ritorna
Il senatore a vita Amintore Fanfani è morto. Avrebbe compiuto 92 anni il prossimo 6 febbraio. Fanfani era nato a Pieve San Martino, in provincia di Arezzo, il 6 febbraio 1908. Lascia la moglie Mariapia e 7 figli. Laureatosi in economia nel 1930, insegnò alla Cattolica di Milano a partire dal 1936. E proprio alla CattolicEa nacque l’amicizia e la stima con Dossetti. I due, che insieme a Lazzati e La Pira furono soprannominati"i professorini", studiarono e discussero fin dal ’42, il ruolo e i compiti che avrebbe poi assunto la Dc. Ecco alcuni degli incarichi politici ricoperti: è stato segretario della Democrazia Cristiana dal 1954 al 1959; Presidente del Consiglio nel 1954, dal 1958 al ’59, dal 1960 al ’63 e poi ancora nell’82-83. Forte sostenitore della Comunità Economica Europea, Fanfani è stato Ministro degli Esteri nel 1965 e nel biennio ’66-68. E’ entrato a far parte del Senato nel 1968 come Presidente, carica che ha poi lasciato per tornare segretario della Democrazia Cristiana. E’ stato nuovamente eletto a capo del Senato nel 1976, rimanendo in carica per oltre sei anni. E’ stato Presidente dell’Assemblea delle Nazioni Unite, artefice dell’apertura ai socialisti che portò alla nascita del centrosinistra. Con Amintore Fanfani scompare un protagonista della storia italiana del dopoguerra. Le lotte intestine nella Dc gli furono più volte fatali per la sua elezione a Presidente della Repubblica. Dopo la sua morte Mariapia Fanfani, prendendo la parola al termine della commemorazione celebrata in apertura della direzione del Ppi, ha lanciato un appello affinche’ quanti, impegnati in politica, hanno una matrice democristiana trovino il modo di avvicinare le proprie posizioni. "Ai democristiani Amintore diceva sempre di restare uniti. Vorrei che oggi i democristiani si avvicinassero sempre di piu’ fra loro, proprio per rispettare quella che era la convinzione di Amintore". Mariapia Fanfani, visibilmente commossa, ha voluto ringraziare il Ppi e quanti hanno preso parte alla commemorazione. "Trovarmi qui, oggi, in questa sala dove Amintore ha trascorso 50 anni di vita politica, mi commuove.

Da tempo negli ambienti moderati si sussurra : "sino a quando D’Antoni accetterá di fare da stampella a D’Alema? E’ possibile che il lider dei lavoratori cattolici non senta il dovere di scendere in campo per rivendicare il passato e la storia delle forze cattoliche? Dopo le assoluzioni di Andreotti e Citaristi, sembra essere arrivato il momento di liberarsi dall’abbraccio di quelli che, per tanti anni, con l’ inganno e la menzogna hanno relegato i cattolici alla vergogna, ricoprendoli di insulti e disonore. Milioni di cattolici sono tornati a sperare, e sperano fiduciosi che qualcuno finalmente scenda in campo a riorganizzare le loro fila. I no di D’ Antoni a molti sono parsi una speranza, cosi come speranza v’e’ che Andreotti "ritorni " a ricoprire a pieno titolo il ruolo leader, con la foga e la determinazione di chi ha diritto ad essere risarcito delle ingiustizie e delle violenze subite... Dall’ Argentina, dal Brasile e da varie parti del Venezuela arrivano segnali di riscossa, lettere a Flaminio Piccoli ed ai suoi, rimasti fedeli alla dc di Sturzo e di De Gasperi... Ma anche a Roma si parla di un Movimento popolare pronto a riunirsi intorno a uomini di centro come Andreotti, D’Antoni, Piccoli: sono per lo più cattolici che, colpiti nell’ onore, hanno preferito, durante questi anni, parcheggiare il loro voto nei dintorni ... o attendere un grande ritorno

Corsi di Formazione
Solo un giovane su cento dice di esserne a conoscenza

Primi risultati dell’ inchiesta condotta presso le comunita italiane d’America
L’Inchiesta -
Il problema dei corsi di formazione professionale è stato in un certo qualmodo già affrontato, è stato scritto che data la importanza dell’argomento e delle ricadute sulla occupazione dei nostri giovani dobbiamo essere cauti, dato che è certezza collettiva che chi si agita lo fa per migliorare un servizio e non certo per tirare a sopprimerlo. Abbiamo detto e scritto che siamo per la trasparenza, per stabilire criteri e definire formule che siano valide per tutti, abbiamo detto che dobbiamo sentire anche loro: "i giovani" coloro che si dovrebbero avvantaggiare della formazione, che dobbiamo sentire anche e soprattutto i Comites, i rappresentanti locali della Comunità, coloro che conoscono le realtà locali e che meglio di ogni altro possono suggerire quale iniziativa formativa possa effettivamnete favorire (localmente) in temini occupazionali, i nostri connazionali. Abbiamo voluto essere propositivi, dar vita ad una inchiesta tra 3000 giovani per conoscere direttamente dagli interessati cosa ne pensano e come ritengono che possono giovarsi di questa grande opportunità. L’inchiesta alla quale è stata invitata a partecipare anche la nostra Ambasciata si è poi realizzata con la collaborazione di tecnici del monitoraggio, di esperti di corsi di formazione e di rappresentanti della comunità. I quesiti sono riportati nella tabella allegata.Il termine per acquisire le risposte è stato fissato per i primi di dicembre, dopo di che i dati saranno trasmessi ad una società di monitoraggio che provvederà a ordinarli e ad interpretarli. Dalla analisi delle prime risposte un dato colpisce per la sua uniformità ed è quello che riguarda la mancanza assoluta di conoscenza da parte dei potenziali interessati dell’ esistenza dei corsi. Tra qualche settimana i risultati saranno noti ed ognuno potrà interpretarli: auspichiamo possano essere utilizzati per trarne iniziative utili per la comunità.

A proposito di: ".. a quando in Venezuela?"
La redazione -
Qualcuno ha scritto che anche in Venezuela c’è il sospetto che qualcosa non sia chiaro. Noi diciamo che per prima cosa deve essere chiarita l’assegnazione, contro il parere del Console Generale, di due corsi di formazione a Caracas; la seconda l’ assegnazione a Maracaibo di un corso di formazione ad un ente gestore sconosciuto, la cui specializzazione non sembrerebbe rispondere a specifiche richieste locali... Molti si augurano che il Comites di Maracaibo voglia aprire una inchiesta e far conoscere risposte concrete alle perplessità sorte tra la comunità, che voglia approfondire, anche con le autorità locali, le possibili e concrete ricadute occupazionali che quel corso produce sui partecipanti, che si rendano noti i nominativi degli aspiranti partecipanti, le materie del corso, gli insegnanti, le norme e le modalità per potervi partecipare... e ciò anche per non contraddire quanto è stato richiesto ad altri enti gestori e fare in modo che il rigore imposto ad "uno " sia quanto deve essere richiesto a tutti gli altri..D’altra parte, quando si opera con trasparenza, non si devono temere controlli: l’ importante è farli rispettando le reciproche autonomie e l’ altrui dignità.Insomma ci si augura che finalmente i criteri operativi da seguire siano uguali per tutti, che non si seguiti a fare due pesi e due misure, che si possa cancellare il sospetto di prevenzioni preconcette che, fino ad oggi, è prevalso nei confronti di alcuni enti gestori.

Corriere della Sera - I problemi degli "altri" visti da lontano...
di Vitaliano Vita
- Sul Corriere della Sera uscito il 22 c.m a Buenos Aires, scrive Rocco Cotroneo che "l’austero presidente De La Rua è alla prese con crisi e dollaro...i pesos son finiti, hombre!" annuncia scherzosamente. "Povera Argentina: adesso i pesos del Governo non bastano più nemmeno a pagare le bollette delle sedi diplomatiche all’estero.Una figuraccia internazionale a sole due settimane dal cambio della guardia alla Casa Rosada. Mercoledi 10 novembre l’Ambasciatore in Bolivia, Zelmira Regazoli si è vista tagliare l’ acqua persino a casa sua e si è attrezzata con secchi e bottiglie; altri suoi colleghi in Francia ed in Gran Bretagna, hanno messo mano al portafoglio per evitare il black out totale di luce, gas e telefono: il fatto è che le casse dello stato argentino sono disperatamente vuote... ed è questa la situazione che il nuovo presidente, Fernando de la Rua, eredita dal suo predecessore Carlo Menem...." Piu avanti spiega ancora l’ articolista: "la cura ha avuto effetti devestanti sulla occupazione e sulla disuguaglianza. Il tasso ufficiale dei senza lavoro è oggi al 14,5%, contro il 6% dei primi anni ’90. Oggi un argentino su 4 è ufficialmente povero... lo stesso è avvenuto con il deficit pubblico ed i debiti con l’ estero più che raddoppiati in dieci anni..." Una situazione seria quella descritta dal Corriere della Sera che non poche perplessità ha sollevato tra i connazionali che vivono in Argentina, che, non avendo captato questa triste realtà, vivevano spensierati e pieni di progetti, mentre, l’altro giorno, svegliandosi, si sono accorti che con l’arrivo del Corriere della Sera erano diventati poveri e, quel che è peggio, pieni di debiti ... da ammortizzare nel futuro, da scaricare sulle spalle dei loro figli e delle nuove generazioni. Una grossa delusione apprendere che da aspirante grande potenza l’Argentina era retrocessa a paese terzomondista, preso nelle spire di una povertà galoppante immersa nel debito pubblico e asfissiata dall’indebita-mento estero. Anche ai meno eruditi però certe affermazioni non hanno convinto in particolare perchè nella intervista riportata a ridosso dell’articolo, il Corriere si è lasciato smentire da un imprenditore di riconosciuta esperienza, che di conti e contabilità dovrebbe intendersene per gestire gli interessi di migliaia di operai ed amministrare miliardi di fatturato. Infatti di diverso avviso è Luigi Pallaro, settantenne, industriale, già presidente della Camera di Commercio Italo Argentina, Presidente in carica del Comites di Buenos Aires, esponente cattolico, preparato e serio, il quale, intervistato sulle preoccupazioni manifestate dall’ articolista circa la situazione economica argentina, risponde assicurando: "non c’è ragione per mollare: questo paese resta un paese unico... straordinario per risorse ed opportunità..." mentre, circa le preoccupazioni per l’influenza del legame peso - dollaro nelle esportazioni, Pallaro rassicura: " l’Argentina ha risorse enormi nella vendita dei prodotti a valore aggiunto (prodotti agricoli)". Una intervista telefonata, quella di Pallaro, che smentisce quanto affermato nell’articolo principale, sicchè c’è da chiedersi perchè creare tanto allarmismo, se è stato previsto che il tutto deve rientrare? L’articolo forse contiene un messaggio politico... che forse sarebbe meglio non giungesse mai a chi governa una comunità che ospita un numero tanto elevato di connazionali... Anche il taglio dell’articolo, quando descrive le ristrettezze di Ambasciate e Ambasciatori come se toccasse allo stato argentino il pagamento delle bollette della luce e del gas dei suoi diplomatici, è sensazionalista, gratuitamente polemico non favorisce certamente l’approccio tra gli italiani residenti e la collettività locale. Denota che i problemi delle comunità italiane vengono trattati in modo superficiale, affidati talvolta a persone che non sempre sono predisposte a trattare i problemi concreti altrui, problemi che molto spesso richiedono una sensibilità particolare, un senso di responsabilità che nasce dalla conoscenza profonda delle situazioni locali, dal viverli in prima persona. Non si tratta quindi di limitare la libertà di stampa di nessuno, solo di ragionare, di esaminare se certe considerazioni sono opportune, se effettivamnete rispondono ad una linea giornalistica volta a tutelare e favorire la posizione dei nostri connazionali all’ estero...anche perchè non ci sembra che una strategia del genere sia stata studiata, che siano stati delineati gli obiettivi ed i risultati che si vogliono raggiungere.

Il nostro impegno
di Sergio Bindi
Il Governo D’ Alema scricchiola...qualcuno parla di elezioni anticipate e tutti i sondaggi vedono in evidenza il polo. Non sappiamo cosa accadra nei prossimi mesi nella politica italiana: nemmeno con una sfera di cristallo sarebbe possibile prevedere se l’Ulivo 2 decollerà; se il Trifoglio imporrà la sua volontà o se Veltroni continuerà ad insidiare D’Alema per rendergli la pariglia di quando era a Palazzo Chigi con Prodi e qualcuno manovrava per farli fuori dal Governo. Comunque che il Polo sia in salute lo dicono in molti compresi i quotidiani non certo amici di Berlusconi. Che D’Alema, invece, abbia accentuate sofferenze lo accenna anche il Corriere della Sera...Quindi é probabile che alle prossime elezioni politiche in Italia vinca il Polo che ha visto il suo gruppo ampliarsi con la ricostituita Democrazia Cristiana di Flaminio Piccoli. Consigliamo perciò di essere cauti nello sposare acriticamentecerte cause. Per esempio gli indirizzi del prossimo Governo potrebbero cambiare e certi matrimoni potrebbero risultare poco fortunati se non addirittura dannosi. Intanto noi continueremo a tutelare in tutte le sedi ed in tutte le occasioni gli interessi degli italiani residenti all’estero. Ognuno quindi, faccia la sua parte, con... juicio.

Dicembre 1999

Impossibile valutare il numero dei morti e dei sinistrati nello Stato Vargas
Isolati tutti i municipi della Regione per lo straripamento di 22 fiumi e trenta canaloni. Nell’ordine di miliardi le perdite materiali. Episodi di sciacallaggio nelle prime ore del mattino.
Incuantificable la cifra de muertos y de damnificados en el estado Vargas
Apenas al inicio de la autopista Caracas-La Guaira puede apreciarse la magnitud de la tragedia. Más de 24 horas de lluvias continuas acabaron prácticamente con el estado Vargas. Se desbordaron 22 ríos y más de 30 quebradas y, así, de un sólo golpe, murieron cientos de personas y otras miles quedaron sin hogar. Las pérdidas materiales, producto del colapso, se calculan en varios millardos de bolívares. Para los organismos de rescate y seguridad, es prácticamente imposible estimar con precisión el número de personas que perdieron la vida o sus hogares, pues todas las parroquias de la región, desde Catia La Mar hasta Caruao, están incomunicadas. No hay contacto alguno entre los grupos de rescatistas que trabajan desde la madrugada de ayer para atender la emergencia. Voceros del cuerpo de bomberos informaron que desde la noche del miércoles no hay servicio telefónico ni de energía eléctrica. Paradójicamente, tampoco hay agua en las redes de tuberías.

Dall’inizio dell’autostrada Caracas – La Guaira le dimensioni della tragedia appaiono in tutta la loro immane gravità. Più di 24 ore di pioggia continua hanno spazzato via lo StatoVargas. Lo straripamento di 22 fiumi e di 30 canaloni ha causato la morte di migliaia di persone. Superiore la cifra dei senza tetto. Le perdite materiali prodotte dal collasso sono nell’ordine di miliardi di dollari. Per gli organismi della sicurezza e della protezione civile è praticamente impossibile fornire con precisione il numero delle persone che hanno perso la vita o le loro case, in quanto tutte le vie di comunicazione ai municipi della zona, da Catia la Mar a Carua, sono rimaste interrotte. Non vi è contatto alcuno tra i gruppi di salvataggio che lavorano fin dalla notte di ieri per far fronte all’emergenza. Interrotti anche i servizi telefonici ed elettrici. Paradossalmente manca anche l’acqua. La rete in fibra ottica della Cantv (Compagnia dei telefoni) è stata distrutta sui tratti autostradali che hanno ceduto sotto l’impeto delle precipitazioni: in conseguenza le comunicazioni interurbane, con alcune eccezioni, si sono interrotte, mentre le chiamate internazionali si effettuano via satellite. Paralizzata anche la rete dei telefoni portatili. In Viale Soublette, principale arteria stradale dello Stato Vargas, si contano decine di smottamenti e crolli, dovuti allo straripamento dei fiumi e dei canali. Stando alle informazioni somministrate dalle autorità dei vigili del fuoco i ponti di Piedra Azul, Tanaguaremos e La Guzmania sono crollati. Testimoni oculari fanno risalire l’inizio della tragedia a poco dopo la mezzanotte, ma nessuno è in grado di dire quale sia la zona maggiormente colpita. Solidarietà anche dalle comunità italiane. Toccante messaggio del Segretario Generale del CGIE, Franco Narducci ed appello ai membri del CGIE per contribuire ad alleviare i danni subiti in Venezuela. Parole di solidarietà anche da Antonio Macrì Vice segretario CGIE, area America Latina, che auspica una pronta ripresa. Sebbene si osservino vari elicotteri e velivoli della Forza Aerea e della Guardia nazionale sorvolare la zona, questi sono impossibilitati ad atterrare presso il distaccamento della Guardia nazionale di Maiquetìa, una delle basi di operazione degli organismi di sicurezza, a causa della scarsa visibilità. E la pioggia continuava a cadere ancora ieri pomeriggio. Almeno una dozzina di container di merci giacenti nei piazzali del porto di La Guaira sono stati spazzati via dalla crescita dei fiumi e trascinati fino al mare dove varie famiglie di sinistrati si sono dedicate durante tutta la giornata a raccogliere qualsiasi oggetto di valore nonostante la pioggia persistente. In serata circa 1000 sinistrati sono stati portati via aerea a Valencia (Stato Carabobo) ed alloggiati in un rifugio.

Gennaio 2000

Ore drammatiche nello Stato Vargas
Inondazione!
Il disastro di fine secolo

Non possiamo aggiungere molto a quanto è stato scritto nella precedente edizione, solo aggiornare qualche dato per tranquillizzare almeno familiari parenti ed amici dei connazionali che vivevano nello stato Vargas, la località piu colpita dall’ alluvione. Stando alle dichiarazioni della nostra Ambasciata tra i moltissimi dispersi, circa 40 mila, pochi sarebbero gli italiani residenti di cui non sia hanno notizie. I connazionali censiti come residenti abituali, nello stato Vargas, sarebbero circa 1500, ma, secondo il nostro rappresentante consolare locale, molti di più. La verità si saprà presto, quando si saranno ultimati i riscontri che le nostre autorità cercano di portare a termine nel più breve termine. Comunque tra i 200.000 rimasti senza tetto, consistente sarebbe il numero dei connazionali e delle imprese italiane rimaste danneggiate. Il presidente Hugo Chavez, nella sua divisa di comandante dei paracadutisti dirige personalmente, "in loco", le operazioni di soccorso, controllando l’ assistenza ai sinistrati ed il loro trasferimento in altre località, mischiandosi con la gente e portando loro il conforto e la promessa di aiuti ed interessamenti sostanziali. Importanti sedi militari e civili a Caracas ed in altre località del paese sono state messe a disposizione dei sinistrati, mentre è stato istituito un ponte aereo per trasferire i superstiti nelle località dove parenti ed amici si sono offerti di ospitarli. Il presidente Hugo Chavez ha rivolto un messaggio ai proprietari di terreni incolti, perchè li pongano a disposizione degli alluvionati in cambio di una adeguata indennizzazione da parte dello Stato. Lo spettacolo è desolante, con il ritiro delle acque una coltre di terra e detriti ricopre le località alluvionate dalle quali emergono di tanto in tanto case diroccate o i tetti di quel che furono le accoglienti case del litorale. Vargas è sepolta sotto una spessa coltre di terra pietrificata dal sole. I voli civili sono stati interrotti e gli aereoporti, nazionale ed internazionale, destinati ad ospitare i superstiti sino al dislocamento per il quale è stato istituito un ponte con le diverse località del paese.  Con il passare delle ore è sempre minore la possibilità di trovare in vita i superstiti. In alcuni casi rimane la speranza che gli assenti all’appello possano essere scampati al disastro perchè fuori dal paese. Scene di dolore strazianti seguono al riconoscimento dei cadaveri da parte dei parenti: grida sconsolate di chi vede morire l’ ultima speranza! Sul volto della gente si legge la disperazione di chi si sente solo, di chi ha perso la famiglia ed ogni suo avere, di chi si chiede: "perchè proprio a me doveva capitare questa tragedia?" In verita la gente scampata alla inondazione ha aperto le porte della propria casa alle vittime del disastro in ogni modo, con donazioni, con aiuti in danaro, offerte di lavoro ed ospitalità. Una catena di solidarietà sentita a dimostrazione che il peso della tragedia è stato grande e nessuno è rimasto insensibile al disastro. Dal canto nostro la comunità si sta attivando per raccogliere aiuti sia a favore del paese che dei connazionali rimasti maggiormente colpiti, mentre Comites, Cgie ed altre istituzioni hanno aperto una campagna di sensibilizzazione verso politici e parlamentari perchè siano presi provvedimenti adeguati a favorire una ripresa del paese e per evitare che le conseguenze del disastro possano creare altri danni alla salute pubblica. Il Presidente Chavez ha raccolto e trasferito nella residenza del palazzo presidenziale il bambino rimasto senza genitori e parenti (scomparsi nell’alluvione). Intanto, dopo i telegrammi di solidarietà pervenuti da tutti i capi di stato del mondo, si è aperta una specie di gara per far pervenire aiuti concreti al Venezuela. Fidel Castro ha inviato aerei con beni di prima necessità, gli Stati Uniti hanno messo a disposizioni danaro, derrate e mezzi tattici; anche l’Italia ha disposto un primo aiuto di mezzo milione di dollari, mentre il Papa e la Cei, per mezzo del Cardinale Ruini, hanno stanziato un milione di dollari. I nostri rappresentanti Comites e Cgie, si stanno adoperando perchè gli aiuti del nostro paese siano proporzionati al numero dei connazionali residenti in Venezuela ed alla generosità che questo paese ha sempre avuto nei confronti degli emigrati italiani. Una delegazione di trenta stagisti italovenezuelani, in Italia per ultimare un corso di specializzazione in agricoltura biologica condotto dall’Efal e l’Odici di Porlamar, ha chiesto di esser ricevuta dal Presidente del Consiglio D’Alema e dal Capo della opposizione Berlusconi, perchè il Parlamento italiano predisponga aiuti straordinari per il Venezuela. Il nostro rappresentante nel Cgie, Vitaliano Vita, in Italia per lavoro, a conoscenza della tragedia, si è tenuto costantemente in contatto con la nostra redazione per avere notizie dirette e per conoscere lo stato dei nostri connazionali, sollecitando i colleghi dei Comites ad assumere iniziative in favore dei connazionali sinistrati. Ha poi richiesto al Segretario Generale Narducci ed ai colleghi del CdP del Cgie di destinare a favore dei danneggiati, gli esuberi del bilancio 99 del Consiglio Generale degli Italiani all’ Estero. Ha richiesto inoltre ai membri della VI Commissione del Cgie di voler intervenire presso i presidenti delle Regioni italiane, perchè predispongano interventi straordinari a favore dei corregionali sinistrati che volessero ritornare in patria. L’invito ad una raccolta è stato rivolto dal Comites di Caracas ai colleghi degli altri Comites sparsi nel mondo, perchè, in nome della solidarietà, suggeriscano mezzi ed iniziative per alleviare il dolore e i danni subiti nel disastro di fine secolo dai nostri connazionali. Il Comites di Caracas in persona del suo Presidente, Moceri, ha richiesto ai Comites di Tutto il mondo un contributo di mezzi e suggerimenti per alleviare la tragedia che incombe sui nostri connazionali.

Emigrazione e solidarietà:  è l’ora della verità
Cgie e Comites di Caracas attivi nella tragedia. Molte le risposte istituzionali, scarse quelle del Cgie agli appelli ed ai messaggi inviati. Una delegazione di giovani italo - venezuelani, in Italia per uno stage di formazione Odici - Efal, fa appello al presidente del Consiglio dei Ministri ed al capo dell’opposizione perchè l’Italia si mostri generosa con un popolo che ha sempre privilegiato gli emigrati. italiani.
Una delegazione di italiani residenti in Venezuela composta da Marco Porta, responsabile dell’Osservatorio per la Diffusione dell’Informazione e della Cultura Italiana (ODICI), da Massimiliano Simoncini, Coordinatore dei corsi di Formazione Efal, dall’architetto Tamara Coppola, presieduta da Vitaliano Vita, membro del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, ha chiesto un incontro, urgente, con il Presidente del Consiglio On. Massimo D’Alema, con il capo dell’opposizione, On. Silvio Berlusconi, e con i Presidenti di Camera e Senato, Violante e Mancino, per illustrare la drammatica situazione determinatasi in Venezuela a causa della tragica alluvione. La delegazione, che opera in coordinamento con il Comites di Caracas ed altre organizzazioni del Volontariato, ad iniziare dalla Caritas, intende sollecitare sia l’invio di aiuti per l’emergenza, sia concreti atti di solidarietà da parte dell’Italia per contribuire al ritorno della normalità nelle zone colpite."Prendiamo atto - ha dichiarato Vitaliano Vita - del primo pur modesto intervento da parte italiana. Ci auguriamo sia solo l’inizio. Il Venezuela infatti ha ospitato ed ospita ancora centinaia di migliaia di italiani che, non trovando lavoro 0 concrete prospettive per il futuro, in Patria, emigrarono in un tempo non lontano . Aiutare quindi il Venezuela significa aiutare chi ha accolto ed accoglie tanti nostri connazionali, molti dei quali possono riacquistare la cittadinanza grazie alla nuova Costituzione varata la scorsa settimana dal Governo del Presidente Chavez, in accoglimento di una antica richiesta degli italiani residenti."

Nasce o non nasce la sinistra riformista?
Il congresso dei DS è stato fortemente condizionato dalla crescita del Polo (stimato oltre il 50%) e dalla richiesta provocatoria di Parisi di sciogliere i partiti della maggioranza per fare il partito unico della sinistra progressista, un partito per rimettere in discussione "tutto": leader ship politica, governativa e sindacale, che accomuni le risorse strutturali ed economiche, sindacati compresi ed incluso Prodi e Tonino: insomma i democratici. Un congresso condizionato dallo spirito del Cavaliere e dalle picconate volpine di Cossiga che, prevedendo il "redde rationem", ha preferito al freddo del lingotto "altre riunioni interessanti..." Invece del partito unico è nata la triplice (Cofferati, D’alema, Veltroni)! Gli ammonimenti di Cofferati hanno richiamato all’ ordine Governo e politici ai quali è stato ricordato chi è il "padrone del vapore", (delle risorse e delle strutture, della macchina che produce consensi). Perciò altro che partito unico, al massimo una triplice (Cofferati Dalema Veltroni,) ma per scendere in piazza a contrastare "i referendum di Pannella". Inatti per come si sono svolte le cose dopo il richiamo di Cofferati, si è avuta la sensazione che proprio quello fosse il messaggio: insieme ,uniti a noi ed alle nostre strutture ma per scendere in piazza a difendere "il bene comune!" e l’ ha capito il Ministro del Lavoro Cesare Salvi che si è affrettato a rassicurare che il Governo difenderà le libertà sindacali... Chiarita la questione del partito unico,il resto è stato un tentativo di regolar conti dentro e fuori il congresso .Poi, fiutati gli umori e le reazioni si è preferito ricercare equilibri (matematici), necessari al mantenimento delle posizioni acquisite. Tanto che a fine congresso Cofferati, notevolmente rafforzato, ha commentato riferendosi un pò a tutti ..."è stato un buon congresso dove si sono confrontate le opinioni di tutti", come dire sono state ascoltate anche altre opinioni! Per il resto abbiamo assistito a tecniche ed arguzie politiche, ma non sono mancate ingenuità clamorose che hanno favorito il più scaltro, che, è riuscito a rimontare in sella chiudendo il congresso sentenziando (alla stregua dei Grandi) che rimarrà al suo posto (Governo) sintanto che diversamente, non lo disporrà il popolo Ds. Quindi per Parisi ed altri ...le risorse Ds non si toccano, ad ognuno il "suo"... se mai una federazione politica dei partiti che sostengono la sinistra, ma solo per ridimensionare, per valutare le singole posizioni sulla base dei rispettivi apporti...Un congresso che fa contento Veltroni, che conserva il suo posto, che indebolisce la coalizione governativa, ma che consente a D’Alema un’altra proroga. All’esterno il Congresso dei Ds lascia pensosi Asinello e Popolari mentre il Trifoglio di Cossiga rimane in attesa di vedere corriposte le sue richieste, e poter quindi definire la durata dell’appoggio al Governo. Non ha convinto l’immagine descritta da Veltroni di un Berlusconi nella veste di mostro ovvero di pubblica calamità, anche perchè troppo note sono le ragioni che lo indussero a scendere in campo. Non convince e crea perplessità il sistema politico scelto per alimnetare la polemica democratica. Il congresso ha riconfermato il consenso alla istituzione di una commissione su mani pulite che può costituire un elemento della ripresa del dialogo politico soltanto se non verrà sottreatta al Parlamento la competenza e se non sarà privata delle prerogative che caratterizzano le commissioni parlamentari. Infine se si vorrà cancellare il sospetto che tale decisione è stata formulata solo per tenere buono il trifoglio, si dovrà renderla operante in tempi brevi, diversamente il congresso di Torino avrà promesso molto, detto poco e risolto meno.

Fuori il Rospo - commenti di Gaetano Cario
Il mistero delle grandi testate italiane all’estero.

L’assalto all’informazione diretta alle comunita italiane di Venezuela ed Argentina portato da alcune grandi testate italiane, seguita a sollevare perplessità e preoccupazione da parte di alcuni organi d’informazione della emigrazione, preoccupati per la loro sorte, ma anche da quel che effettivamente può nascondere questo improvviso amore per gli italiani all’estero, (un patrimonio culturale loro, coltivato per anni, sviluppatosi all’ ombra della loro informazione, delle loro opinioni e delle loro critiche...) La diffidenza creata da questo incomprensibile, improvviso interesse per i loro lettori, è causa di gelosia e di umano risentimento, aggravato dalla consapevolezza delle immani differenze, dalla diversa considerazione, dagli aiuti che ora, per loro, sembrano arrivare da ogni parte e propiziato da autorità e politici sempre interessati ai buoni rapporti con la stampa importante. Immani differenze:da un parte professionalità milionarie e mezzi miliardari,dall’ altra stenti e precarietà. Da una parte alchimie per quadrare i conti,salti mortali per catturare pubblicità ed abbonamenti,dall’altra onori senza oneri, abbonamenti pronti e niente spese, niente tasse , niente investimenti!Bella è la vita sembra gridar loro il direttore dell’ Eco d’ Italia di Buenos Aires, Gaetano Cario, in un articolo letto per voi dalla agenzia Inform del 21 u.s. Il lancio sulla piazza argentina de "La Repubblica" scrive Cario, è avvenuto nel Circolo Italiano. Un declassamento rispetto a quello de il "Corriere della Sera" che, invece, si è svolto nientemeno che nella nostra Ambasciata davanti al doppio di invitati fra i quali moltissimi esponenti della nostra collettività che hanno brillato per la loro assenza in quello del quotidiano concorrente. Eppure "La Repubblica" è, praticamente, il portavoce di quella maggioranza che oggi governa l’Italia ed è uno dei sostegni mediatici più battaglieri del governo bis di D’Alema. Non solo, ma, secondo le informazioni fornite dallo stesso quotidiano, vende molto di più del giornale milanese: il secondo giorno è andato letteralmente a ruba, fino all’esaurimento di tutti gli esemplari in edicola, venticinquemila contro i poco più di diecimila venduti dal "Corriere". Perché allora, una così fredda accoglienza da parte del nostro associazionismo e delle autorità diplomatiche? L’ambasciatore, infatti, è rimasto zitto, a differenza del discorso pronunciato in occasione del lancio del quotidiano di via Solferino. Per dovere di cronaca, diremo che la riunione svoltasi al Circolo Italiano ha visto la partecipazione di circa duecento persone a fronte delle quattrocento accorse per la presentazione del "Corriere" nella nostra sede diplomatica. C’erano, sì, il nostro ambasciatore, come abbiamo detto, il console generale in Buenos Aires e alcuni imprenditori italiani, ma non i massimi calibri della nostra collettività. In compenso era ben nutrita la rappresentanza del mondo politico argentino, dal vicepresidente della Repubblica, "Chacho" Alvarez, al capo del governo della città di Buenos Aires, Enrique Olivera, dal presidente del Consiglio della capitale, Anibal Ibarra, all’ex ministro dell’Economia, Domingo Cavallo. Dice Cario" nel corso di questa cerimonia alcuni amici mi hanno chiesto se noi, editori di periodici di collettività, soffriamo per questa "invasione" di prestigiose testate italiane e se questa concorrenza finirà per obbligarci a chiudere i battenti. La loro curiosità ci ha offerto l’opportunità di rassicurarli. Se abbiamo pubblicato delle critiche per la loro apparizione non è a causa della concorrenza sul piano strettamente giornalistico dato che noi e loro operiamo, almeno finora, su piani ben separati: noi informiamo sulla vita della collettività, su quella delle associazioni e dei singoli componenti della comunità, facciamo da ponte con le autorità diplomatiche e consolari mentre loro, grazie al maggior numero di pagine di redattori e opinionisti raccontano con maggiore profondità ciò che succede nel nostro Paese. Le nostre critiche hanno come bersaglio la concorrenza sleale sul piano economico perché questi giornali vengono praticamente regalati cosa che noi, per ovvie ragioni, non possiamo assolutamente fare. Ed è proprio questa "generosità" che desta un sospetto: quello che questa operazione, in pura perdita, sia finalizzata non tanto a informare la nostra comunità bensì a ottenere dal governo dei contributi miliardari che lo stesso governo ha sempre elemosinato a noi stampa italiana nella diaspora. Ci duole che, dopo una vita dedicata, con grandi sacrifici e considerevoli sforzi finanziari, a mantenere informati i nostri connazionali, essere stati snobbati sia da queste aziende editoriali che avrebbero dovuto avere almeno il tatto di informarci ed, eventualmente, consultarci su una possibile collaborazione, sia da parte del governo che ci ha sempre trattati come dei paria.   Nella riunione al Circolo Italiano, qualcuno, vicino a "La Repubblica", ci ha raccontato che nei primi giorni di vendita il successo è stato superiore alle aspettative: nelle edicole non è rimasta una sola copia delle venticinquemila stampate. Anche al "Corriere" squilli trionfalistici di tromba, di copie ne vendono ventimila. Di fronte a queste cifre, che rivelano l’inizio di una lotta all’ultimo sangue per la conquista della magra clientela, abbiamo espresso i nostri dubbi. Fra i due quotidiani si venderebbero, in Argentina, quarantacinquemila copie. Più delle quarantamila che la sola "Repubblica" vende a Milano, la metropoli lombarda con più di un milione di abitanti e che, ogni giorno feriale riceve centinaia di migliaia di pendolari dalla provincia. Cifre esagerate, secondo noi, se pensiamo che il "Corriere degli Italiani", il quotidiano fondato dal compianto Ettore Rossi e stampato qui a Buenos Aires, quando fu acquistato dalla Rizzoli, alla fine degli anni settanta e, cioè, quando la collettività era, numericamente, tre volte quella di oggi, quando non c’era ancora RAI International, riusciva a vendere solo poco più di diecimila copie. (Gaetano Cario* ). Per svelare il mistero, tra le cose dette e non dette, rimane da chiarire se nel numero delle copie denunziate in Italia, gli editori inseriscono anche le copie stampate all’estero, allora si che sarebbe un "buen negocio", altro che operazione a perdere come qualcuno ha dichiarato.  

Si ricorderanno, poi, dei nostri connazionali?
di Ottavio Pattarino - Corriere di Caracas
CARACAS - L’Italia è sensibile al momento di difficoltà in cui si dibatte il Venezuela. Lo confermano non solo gli ingenti stanziamenti disposti dal governo italiano per far fronte alla grave emergenza che affronta il paese dopo il cataclisma che lo ha colpito, ma anche la missione che il ministro degli Esteri italiano Dini ha affidato all’ambasciatore Ludovico Incisa di Camerana, già rappresentante del governo italiano presso quello venezuelano nel lontano 1985 ed al consigliere d’ambasciata Paolo Legnaioli, che in Venezuela ricoprì l’incarico di console generale. Mentre il primo, pur non ricoprendo all’interno del ministero alcun incarico specifico, è persona che gode della fiducia del ministro degli Esteri, il secondo opera oggi nel campo della Cooperazione, settore attraverso il quale verranno canalizzati gli aiuti disposti dal governo italiano ed i cui lavori saranno materialmente affidati alle Ong (organizzazioni non governative). Si tratta, per chi non lo sapesse, di strutture senza fini di lucro che operano principalmente attraverso il volontariato, fiorite rigogliosamente (chissà mai perché) all’ombra di patronati, sindacati ed organizzazione politiche. La missione dell’Ambasciatore Incisa e del consigliere Legnaioli è finalizzata ad individuare, da una parte, in sintonia col governo venezolano, le aeree di intervento e dall’altra sondare opinioni e suggerimenti della collettività organizzata. In tale contesto si è svolta nella sede del Comites un’assemblea straordinaria presieduta dal dr. Michele Moceri alla quale hanno presenziato, oltre ai due diplomatici, il console generale dr. Trabattoni, il console Cutillo, il primo segretario dr. Curcio, membri del Comites, il presidente della Faiv (Federazione dei centri sociali in rappresentanza di varie decine di migliaia di associati), quella di Fedeciv (organizzazione sportiva della Faiv), rappresentanti della stampa ed altri invitati speciali. Il dr. Incisa ha svolto un articolato intervento per illustrare i termini ricognitivi della missione affidatagli. L’intervento è stato seguito da un dibattito durante il quale è emerso, in prima istanza, il patente disagio della collettività a fronte dell’insufficiente visibilità che gli ingenti aiuti italiani hanno avuto nel contesto dell’informazione venezolana, a fronte di quelli erogati da altri paesi che, pur avendo dato parecchio di meno, sono assurti con maggior rilievo e clamore agli onori delle prime pagine. Senso di disagio ammesso, sia pur con molta.... diplomazia, anche dalle nostre autorità che si sono comunque dette certe che l’apporto italiano troverà, quanto prima, una giusta collocazione nella gara di solidarietà verso il Venezuela, beneficiario ultimo come nazione delle diverse donazioni. Benché nel messaggio di solidarietà che il ministro Dini ha inviato a mezzo dell’ambasciatore Incisa si facesse menzione di "una particolare attenzione nei riguardi della collettività italiana", in concreto si è dovuto constatare che non è stato stanziato dal governo alcun aiuto specifico, se non il normale sussidio una tantum previsto dalla legge per i connazionali in stato di bisogno.Specificatamente il Consolato per gli italiani di passaporto ha erogato l’equivalente a Bs. 330.000 per ciascuno dei nuclei familiari alluvionati che ne hanno fatto richiesta (120 circa in totale), Con l’esercizio finanziario del 2000 sussidi di pari importo potranno essere erogati, in caso di bisogno, ad ogni componente del nucleo familiare. Eventuali sussidi straordinari aggiuntivi, previo assenso del ministero, potranno essere erogati in casi particolari sempre e quando riuniscano caratteristiche tali da giustificare tale intervento. Facendo quattro conti, una famiglia alluvionata di quattro persone può al massimo aspirare all’equivalente di 1.650.000 bolivares (pari a circa 5 milioni).Un po’ pochino per chi ha perduto magari casa, fonte di lavoro, suppellettili e capi di abbigliamento. Tenendo conto che il costo della vita venezuelano equivale oggi ad almeno due volte quello vigente in Italia ci si rende conto dell’inadeguatezza di un aiuto che dovrebbe essere invece considerevolmente più consistente. Ma a quanto ci è stato fatto capire questo è quanto prevede la legge in materia di sussidi (anche se poi vengono spese sul medesimo capitolo decine di milioni per pagare la cauzione al governo americano per liberare la terrorista Baraldini dalla grinfie della severa giustizia americana). Esaurite le erogazioni diciamo "di legge" questi nostri sfortunati connazionali potranno realisticamente solo sperare nell’aiuto degli altri connazionali qui residenti. E’ diventato ormai un luogo anche troppo comune, che gli italiani all’estero costituiscano "una risorsa per l’Italia", che siamo gli insuperabili ambasciatori del Made in Italia, che siamo bravissimi, che siamo insostituibili, che abbiamo fatto meraviglie ovunque siamo presenti, che siamo "indispensabili" per il successo della politica italiana nel mondo, e via sviolinando. E nessuno perde occasione per venircelo a ripetere. Ma quando alle parole debbono seguire i fatti, allora fanno capolino una miriade di leggi, leggine, legacci e legacciuoli che limitano e circoscrivono gli interventi del governo di turno. Per cui i numerosi esponenti della collettività organizzata convenuti nella residenza dell’ambasciatore Pennarola - pur apprezzando i complimenti dell’ambasciatore Incisa per l’operato della nostra collettività - avrebbero maggiormente gradito l’annuncio di più concrete e più soddisfacenti interventi a favore dei nostri sinistrati. O sarà che a loro dobbiamo, come al solito, pensarci noi? Se così fosse avremmo gradito maggior franchezza senza tante ... caramelline. (Ottavio Pattarino/Corriere On Line)

Febbraio 2000

Finalmente e’ ripartito alla Camera il voto agli italiani all’estero.
Sarà il tempo l’alibi per chi non vuole il voto!

Anche se il principio del voto all’estero è entrato nella nostra costituzione è sempre più probabile che non ci sarà il tempo materiale per farci votare. Arriveremo a un passo senza toccare il traguardo, con buona pace di tutti coloro che diranno di aver fatto il possibile... e con rassegnazione nostra che, per dignità, saremo costretti a crederci. Alle eccezioni del partito trasversale si aggiungono quelle di parlamentari della maggioranza esperti dei problemi della emigrazione... che fanno rilevare come il numero di 24 parlamentari sia esagerato, vada rivisto, senza però attardarsi sulle cause di questa eccezione che certamente non sono giuridiche, ma di opportunismo politico, posto che, se dovessimo rispettare le proporzioni e attenerci ai parametri stabiliti per i parlamentari eletti in Italia, altro che 24 sarebbero quelli che spettano agli italiani all’estero sulla base dei dati sia del MAE che del Ministero degli Interni... d’altra parte la circoscrizione estero, ormai riconosciuta dalla costituzione, per il numero dei suoi abitanti (!) è una delle più numerose tra quelle del nostro Paese. Così per esempio proporre una riduzione del numero dei senatori al di sotto di quello minimo previsto per le regioni italiane meno popolate (sette) sarebbe una vera forzatura, come prevaricante la riduzione del numero dei deputati (16) indicati dalla Commissione parlamentare che come detto è di gran lunga inferiore a quello che invece possono esprimere i cittadini in Italia. Insomma in periodi di "par condicio" sembrano assurde e pretestuose le richieste di limitazione avanzate da qualche parte... a meno che il numero più ridotto suggerito, sarà fisso, ossia non sarà ulteriormente ritoccato in caso di riduzione del numero dei parlamentari. Già da qualche settimana il ritardo con il quale stavano procedendo le cose.... aveva destato preoccupazione e più di una voce si era levata a denunciare i ritardi. E’ certamente una amara soddisfazione che anche altri comincino a dubitare che si possa votare nel 2001, la preoccupazione della emigrazione sembra ampiamente condivisa anche da alcuni parlamentari che hanno esortato i colleghi a recuperare il tempo perduto e soprattutto a non sollevare problemi che impediscano di sovvertire il principio del voto agli italiani all’estero, appena entrato a far parte della Costituzione. La proposta di sottrarre al numero esistente dei parlamentari, quello da destinare agli italiani all’estero, genererebbe ripercussioni gravissime anche tecniche, dato che impone la necessità di riformulare i collegi nazionali, con conseguenze che potrebbero stravolgere le disponibilità al consenso sino ad ora espresse. Il numero dei parlamentari da destinare all’estero è da sempre considerato l’ostacolo vero da superare, proprio per questo pericolo latente! Ragion per cui taluni ritengono provocatorio, in fase di arrivo, a tempi quasi scaduti, cambiare le condizioni e le premesse sulla base delle quali il Parlamento aveva recentemente approvato il voto all’estero. C’e’ allora da chiedersi a cosa sono approdati gli incontri con il partito del no ,prima della ultima approvazione del Senato. Quali accordi hanno sottaciuto? Allarmi autorevoli anche per le proposte di attuazione della legge perché dal progetto messo in circolazione messe in circolazione, è chiaro che gli obiettivi di avere una rappresentanza diretta non verrebbero rispettati. Insomma comincia a farsi strada la convinzione che se il voto ce lo devono dare... ce lo daranno a modo loro... ossia in maniera che comunque giovi alla propria bottega! Ormai mancano circa 200 giornate parlamentari alla data fissata per la presentazione delle liste delle prossime politiche. La prospettiva del voto diventa sempre più remota per la scarsezza di tempo, per la moltitudine di atti e procedimenti da compiere. Perciò c’è da credere che l’inserimento di un problema così importante come la riduzione dei seggi parlamentari darebbe corpo all’ultima beffa. Dalla approvazione della modifica dell’art. 48 sono trascorsi quattro mesi e poco si è fatto per avviare a soluzione le riforme degli artt. 56 e 57, mentre sembra si sia lavorato abbastanza a rafforzare il partito del no, ad organizzare le file di quelli che ci aspettano al varco... qualcuno più sincero ha respinto possibili manovre dilatorie e lo stesso Governo per bocca di Danieli ha fatto intendere che non si lascerà influenzare da richieste volte a creare problemi che possano rendere impossibile il voto. Perciò sono giustificate e legittime le perplessità affiorate. Dal canto nostro da qualche anno andiamo preavvertendo che il voto agli italiani all’estero ha poche possibilità di arrivare in porto e, man mano che si avvicina la data stabilita... dobbiamo tuttavia convincerci che sembra essere sempre più lontano! I motivi sono molteplici e non staremo a rivangarli: li esponemmo con chiarezza ad un plotone di senatori venuti in Venezuela nel 98 per celebrare la festa della bandiera e per avvertirci che il voto era e sarebbe rimasto lontano...: non presero bene la nostra replica, la esortazione a non creare altre aspettative deludenti, ma, invece, di affrontare con sincerità i problemi da noi denunciati che, in buona sostanza, sono quelli dei quali ci si dovrà occupare nei prossimi mesi. Reazioni furiose da parte di qualcuno che si vide sfasciare la festa... reazioni furiose che ancora oggi non accennano a diminuire... poi ci pensò Migone a chiarire le cose ... a dire che eravamo nel giusto... a dirci, senza ipocrisie, che sono pochi quelli che sinceramente vogliono farci votare e ancora meno quelli disposti a far qualche sacrificio per noi... Manifestammo allora le nostre perplessità sulla sincerità della cordata che patrocinava il voto, poi, a luglio scorso, dopo gli avvertimenti di Pezzone e Lauricella, scendemmo ugualmente in campo per protestare contro la beffa che si stava riprofilando... beffa che, con l’aiuto di pochi, riuscimmo ad evitare e che vorremmo non fosse stata semplicemente rinviata. Da qui, pur conservando certe perplessità, la nostra disponibilità ad accettare l’invito a non deflettere, a riprendere le azioni in difesa dei nostri diritti politici... ad opporci al pericolo di rallentamenti voluti. Da qui la necessità di organizzarci per evitare, dopo cinquant’anni di lotte per ottenere il voto e una rappresentanza parlamentare diretta, che a cose fatte, un politico venuto da "lontano", che dei problemi nostri nulla o poco meno conosce, sia il candidato che saremo costretti a scegliere come nostro rappresentante. Ma il nemico da debellare è il tempo "a disposizione" ormai ridotto a 200 giornate parlamentari se è vero che, a marzo 2001, dovranno essere presentate le liste che concorreranno alle prossime elezioni politiche. In questo lasso dovranno essere approvate da ciascuna delle Camere (a distanza di tre mesi) le modifiche degli artt. 56 e 57 della Cost. Inoltre dovranno trascorrere i prescritti 90 giorni per dare luogo ad eventuali richieste di referendum nel caso di approvazione a maggioranza semplice (art.135 Cost.) e infine dovrà essere affrontato il dibattito per l’approvazione delle "leggi di attuazione" che, certamente, da quanto preannunciatoci, dovranno superare moltissime eccezioni: saranno caratterizzate da decine di emendamenti e richieste di intervento. Insomma nella migliore delle ipotesi una legge che non passerà subito e che potrebbe far cadere il voto a qualche metro dal traguardo. Cosa fare? Attivarci ,ognuno a casa sua e "dintorni", per rimuovere le perplessità dei parlamentari ostili, per indurre le forze politiche a superare le difficoltà temporali che, a questo punto sono evidenti. In quanti parteciperemo a questa iniziativa? Certamente vi parteciperanno, come dice qualche fiero pensante, tutti coloro che, ideologia e partito a parte, avranno la dignità di rappresentare se stessi e le istanze dei connazionali che vivono all’estero. Il vero nemico? L’alibi del tempo, la giustificazione che è mancato il tempo ... Il nostro sforzo deve dunque essere mirato a debellare ogni tentativo di rinvii, di volute perdite di tempo, coscienti che anche da parte nostra qualche rinunzia si dovrà fare, per evitare di rimanere come don Falcuccio... vitvit

Stampa italiana all’ estero
A.A.A. 15 miliardi cercasi

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- L’improvviso amore delle grandi testate italiane per i connazionali all’estero ha sollevato molte perplessità; anche in Venezuela sono state manifestate preoccupazioni perché si osservava che certi articoli scritti in Italia e diffusi localmente a proposito del Governo venezuelano, contenevano critiche non sempre obiettive (anche perché espresse da persone che non vivono la realtà del paese), e potevano per conseguenza avere ricadute negative sulla nostra Comunità (Questo popolo si rispetta - ha detto il presidente Chavez con esplicito riferimento a quei settori politici e della stampa internazionale che da qualche tempo vanno criticando la sua politica e le decisioni assunte dal popolo democraticamente. Non accettiamo ingerenze esterne, né nel settore político ne ,economico ne in nessun altra area, che sia le componenti politiche del paese a fare critica...ma questo sia che sia chiaro, devono essere venezuelani... ). Perplessità anche dal punto di vista sostanziale, per le responsabilità giuridiche che simili circostanze possono comportare (p.e. in corso di campagna politica, quali possono essere le reali responsabilità del giornale vettore nei confronti di un candidato o di un partito? In quale misura l’interessato si potrà rivalere sul giornale vettore o sul suo direttore responsabile, il quale, nella migliore delle ipotesi, nulla o poco sa del problema specifico politico? D’altra parte è accertato che il giornale confezionato in Italia, giunge al vettore al momento di andare in stampa, con il testo degli articoli già impaginati ed in altro idioma, con scarse possibilità di interventi modificativi). Altrettanto delicata la situazione dal punto di vista dei rapporti tra paese e paese, per esempio quando gli articoli editi in Italia dovessero alludere in maniera forte al Capo dello Stato o ai suoi familiari, al Parlamento ed alle altre istituzioni, come per altro è stato ricordato a Rio nella riunione CGIE dell’area Latino americana (Non accettiamo né accetteremo ingerenze da parte di chicchessia - ha ricordato recentemente il Presidente Chavez. Che sia chiaro ,lo dico con molta fermezza :si sbagliano coloro che pensano che possono intimorirci....o manipolarci .... no, questo sistema ora qui è finito !). Altri hanno collegato questo amore improvviso, con la possibilità per le testate italiane di incrementare i contributi pubblici loro destinati sia in patria che all’estero... E’ stato ipotizzato anche che vi possa essere un interesse politico in vista della concessione del voto all’estero... Le reazioni sono state di genere diverso: la stampa locale italiana ha denunciato lo stato di privilegio che si è creato favorendo lo sbarco all’estero di alcune testate italiane in forme che hanno consentito la loro distribuzione a costo carta, (assenza di spese generali, del personale, di redazione, di tasse ed imposte); mentre i partiti politici che non si vedono vicino alle testate interessate, hanno obiettato che lo Stato non può intervenire quando la posta in ballo è di carattere politico. Particolare allarme ha destato infine la notizia della iniziativa assunta dal Console generale di Stoccarda il quale, allo scopo forse di favorire la diffusione della informazione italiana in quella Regione, ha ritenuto di poter proporre l’inserimento di pagine di notizie italiane provenienti da una ben determinata agenzia... in un giornale locale in lingua tedesca, ritenendo che il servizio di informazione svolto da ben quattro testate italiane locali esistenti non fosse sufficiente... allarme per la interpretazione politica che si dà alla iniziativa, ma anche per il conseguente finanziamento pubblico: la iniziativa comporterebbe, come si legge in una nota del giornale... lo stanziamento di una forte somma. Ma è il commento della Direttrice di News Italia Press, Peracchino, ad accendere la miccia. Sono i dati diffusi da "Prima Comunicazione", relativi alla distribuzione dei finanziamenti destinati alla informazione italiana all’estero che fanno agitare la Peracchino: è la notizia che sono stati stanziati 15 miliardi per la diffusione di notizie italiane all’estero. Sicché si chiede il Direttore di New Italian Press, chi ne sa qualcosa ? A chi è andato tutto questo danaro ? A chi ed in che misura e per quale specifico servizio ? Perché il CGE non è stato interpellato? La Peracchino, che già si era battuta contro la esclusione del CGE dalla competenza sui corsi di formazione Professionale, rivolgendosi al Presidente, al Segretario Generale ed alla Commissione Informazione del CGE, chiede se non è il caso di intervenire, di reclamare con la stessa forza per questa ennesima violazione... Poi rivolgendosi al Presidente della Fusie (Federazione della stampa italiana all’estero) ed ai colleghi, non risparmia responsabilità a nessuno, concludendo che in definitiva abbiamo ciò che meritiamo perché poco o nulla si è fatto per migliorare la nostra situazione, per fare in modo che le nostre istanze si traducessero in provvedimenti... mentre è fondato il sospetto che tutte le guerre sin qui condotte... le conferenze di N.Y, San Paolo, Berlino e Milano, alla fine saranno servite solo per assicurare ai più furbi finanziamenti miliardari...

Stampa italiana all’estero
Montanari (Corriere d’Italia): "L’operazione 9 colonne - Esslinger non ha senso..."

FRANCOFORTE a proposito delle dichiarazioni rilasciate dal Console Carloni sulla prossima iniziativa editoriale dell’ agenzia 9 colonne con il giornale Esslinger Zeitun, il direttore del Corriere d’Italia di Francoforte , Mauro Montanari , commenta

"La cosa più comica che abbiamo trovato in questa intervista del console Carloni è la sua convinzione che per mantenere la sua identità la comunità italiana del Baden -Württenberg abbia bisogno dell’agenzia 9 Colonne e dell’operazione panino con la Esslinger Zeitung. Però la voglia di ridere ci è passata! Cominciamo allora a parlare dei fatti. La comunità italiana del Baden Württenberg è informata su carta:- dal Corriere d’Italia, che esiste, che è un settimanale (come settimanale dovrebbe essere l’operazione ‘9 colonne’) ed ha in regione corrispondenti e un’ottima tiratura; -da ‘Contatti’, che è periodico locale e conta una tiratura sull’ordine delle decine di migliaia di copie; -da ‘Nuovo Oltreconfine’;-da ‘Vita e Lavoro’.Del resto,Carloni stesso lo riconosce. (ma allora esistiamo!). Questi giornali sono una ricchezza vera e costituiscono la memoria storica della comunità, in regione e fuori; essi rischiano tuttavia anno dopo anno la loro esistenza per mancanza di finanziamenti, di cui ogni giornale che stampa su carta ha bisogno,visti i costi. Non solo: la comunità in regione è informata quotidianamente da radio locale in lingua italiana ed è collegata nella sua quasi totalità alla televisione italiana via satellite. In questa situazione una operazione come quella di ‘9 colonne’ non ha nessun senso.I costi dell’operazione sarebbero secondo alcune informazioni sull’ordine delle centinaia di milionidi lire (anche in questo caso saremmo lieti di pubblicare una smentita del Ministero). Una operazione del genere, fatta sempre da Carloni e da ‘9 Colonne’, fu bocciata nel 1997 dalla commissione del CGIE, che è fino a prova contraria il Consiglio legale dei rappresentanti degli italiani all’estero. Neanche il Comites locale, l’altro rappresentante degli italiani, sapeva niente, come ci è stato confermato telefonicamente dal suo presidente. Vorremmo inoltre spostare il discorso su un piano più politico. C’è un enorme problema da risolvere che è quello del sostegno della stampa all’estero. Devono essere ridiscusse procedure e normative anche in vista del voto. Deve essere riconosciuto il ruolo della stampa locale. L’amministrazione deve accorgersi finalmente che esiste una comunità italiana all’estero con le sue miserie e le sue ricchezze. Le ricchezze vanno valorizzate e non distrutte. Alle miserie bisogna trovare rimedio".

Post-alluvione
Appoggio del Presidente Chavez alle iniviative italiane.

Gran interés y satisfacción en los ambientes italianos por el respaldo del Presidente Chávez a la reunión predispuesta por la Comisión de Asuntos Internacionales del Consejo Nacional Legislativo, presidida por el Diputado José Vielma Mora, con representantes de nuestra comunidad. Durante la reunión del día 3 de febrero, fueron manifestadas intenciones de creciente colaboración en los programas para la reconstrucción del País.
Ha destato grande interesse e soddisfazione negli ambienti italiani per l’appoggio del Presidente Chavez alla riunione predisposta dalla Commissione affari internazionali del Congresso, presieduta dal Deputato Jose Vielma Mora, nella quale sono state manifestate intenzioni di crescente collaborazione con la nostra comunità nei programmi di ricostruzione del Paese.  Caracas 03 Feb. - Si è tenuta presso il Congresso del Venezuela una riunione della Commissione Rapporti internazionali , presieduta dal deputato Jose Vielma Mora alla quale sono stati invitati a partecipare il rappresentante della nostra comunità Dr. Vitaliano Vita ed il Dr. Porta legale rappresentante dell’Odici, l’ente che ha realizzato la formazione di numerosi agronomi e tecnici del settore agrobiologico.  Alla riunione erano presenti i rappresentanti della Commissione sinistrati dello Stato Vargas, il Dr. Vladimir Martinez, rappresentante del Centro Estudios Alternativos (CEA) personalità dell’Università centrale del venezuela, del mondo scientifico – accademico e dellla equipe tecnica della direzione affari internazionali dell’Assemblea Nazionale. Sono stati esaminati tra gli altri alcuni progetti presentati per la ristrutturazione del territori colpiti dalla inondazione e il riattamento di comprensori agricoli, ed è stato esplicitamente richiesto all’Odici di partecipare alla formazione di tecnici del settrore agricolo, elemento propedeutico a qualunque iniziativa che si volesse avviare. In proposito ha fatto presente il Deputato Vielma che il il Presidente Chavez, informato della riunione, ha manifestato il suo totale appoggio alla iniziativache coinvolge la comunità italiana nei progetti di ricostruzione del Paese. Il Venezuela – ha detto Vielma - ha bisogno di realizzare un piano paese nel settore della formazione diretto alla creazione di esperti nei diversi settori della vita economica e sociale, progetto questo al quale certamente può collaborare l’Italia già presente in molti paesi con qualificate iniziative di formazione professionale. Con riferimento agli aiuti offerti dal Governo Italiano (credito aiuto per l’ammontare di 15 miliardi), ha sottolineato il iniziative di formazione professionale. Presidente Vielma la importanza di un coinvolgimento della comunità italiana, non solo nella fase di esecuzione, ma anche in quella di progettazione, considerato l’alto grado di specializzazioone raggiunto dall’Italia nelle tecnologie e nei materiali utili per la realizzazione dei progetti. Quanto alla proposta italiana riguardante la cancellazione dei debiti dei Paesi in via di sviluppo, il deputato Vielma si è riservato di esaminare in che misura la lodevole iniziativa dell’Italia possa interessare il Venezuela per sottoporre in conseguenza programmi di opere sociali per l’eventuale utilizzo delle risorse corrispondenti al debito verso il nostro paese. Il Prsidente della commissione ha richiesto ai nostri rappresentanti di voler ricercare collaborazioni e soluzioni che favoriscano la realizzazione di progetti per la ricostruzione delle zone danneggiate anche nell’ambito della cooperazione internazionale e della imprenditoria privata.  In riferimento a quest’ultima richiesta sono stati sottoposti dai presenti alcuni progetti agricoli e per il riequilibrio ambientale riguardanti lo Stato Miranda ed altri progetti abitativi concernenti insediamenti rurali. Il deputato ha auspicato che nell’ambito del consolidamento e rafforzamento dei rapporti tra i due paesi, gli sforzi e i sacrifici che sta compiendo il Venezuela per uscire fuori dalle sue difficoltà siano resi noti alla opinione pubblica italiana e costituiscano motivo di una corrente di informazione costante e continua.

Voto: è finita la farsa
di Vitaliano Vita -
Ecco le novità: ridurre il numero dei parlamentari, sottraendoli alla circoscrizione estero; se la legge non passa si vota come prima...!

Per la maggioranza la battaglia che in questi cinquant’anni l’emigrazione ha combattuto per ottenere l’esercizio del voto all’estero, in buona sostanza, è stata una questione di principio: è quanto con toni suadenti, pacati e caramellati ci siamo sentiti dire nella adunanza di Roma ,che ha visto riunita l’assemblea generale del Cgie.  L’importante - è stato ribadito – era affermare il principio che anche gli italiani all’estero possono votare…; verificare che anche loro possono farlo…che erano e sono in grado di riempire una scheda …; di esprimere un proprio giudizio… C’è stato detto poi che , alla distanza, sono venuti fuori i veri limiti di questa operazione : gli italiani all’estero non sanno votare o meglio non hanno capito per chi votare! Sono mancate e mancano garanzie concrete… tali da assicurare a "chi" ha in mano le leve del voto, un ritorno ripagante. Neanche la penetrazione avanzata della sinistra nelle nostre comunità attraverso una informazione a senso unico (Rai International) e lo sbarco di grandi testate nelle Americhe… riesce a convincere che dall’estero verranno anche voti per la sinistra. Ma chi conta si chiede :perché farli votare se non hanno capito per chi votare? Un ragionamento questo che abbiamo letto nelle parole e nelle azioni di alcuni degli addetti ai lavori che sono intervenuti all’ultima assemblea del Cgie. Il Senatore Lauricella, al solito un amico sincero degli italiani all’estero, ci ha tenuto a far sapere dopo le polemiche insorte in proposito : "tanto io alle prossime elezioni non mi ripresento" . Ma la sorpresa vera è venuta dal Cgie: sono stati proprio alcuni colleghi del Cgie, quelli che con noi da anni si battono per avere il voto, a premere sull’acceleratore, a mettere in onda il recital. Sono stati proprio quelli che, magari una speranza in più per un posto al sole… se la sono già assicurata, a dirci che il giuoco è fatto, che si tratta di prendere o lasciare e che conviene accontentarsi. Argomento questo che ha creato non pochi screzi e contraddizioni anche nell’ambito della sinistra del Cgie. Abbiamo assistito infatti ad un ping pong di accuse e chiarimenti; a giornate avvilenti, ad una penosa passerella di discordie. Ci è stato ripetuto che il voto è una questione di principio, che il numero ha poca rilevanza: "l’importante era ed è...poter votare … che almeno uno di noi, (simbolicamente) riesca ad essere eletto in Parlamento!" Quasi dello stesso tenore il relatore Cerulli Irelli e la presidente della Commissione affari costituzionali Rosa Russo Iervolino che, per anni ,si era battuta per il voto all’estero. Il primo si è prodigato a dire: "...mi sono sentito in dovere di sbloccare la situazione di impasse che si era creata in Parlamento le scorse settimane, proponendo una diminuzione del numero dei parlamentari (diverso da quello fissato il 29 settembre u.s. ossia prima della approvazione delle modifiche all’art.48 Cost.) ed ho accettato (?) di includerne un numero ridotto (6/12) , piuttosto che quello maggiore (8/16) per evitare altre strumentalizzazioni…" come dire ho dovuto accettare: o poco o niente, perché a niente si approderà se, come preannuncia Tremaglia, per dignità, gli italiani all’estero respingeranno una siffatta offesa e c’è da credere che il "guerriero di Bergamo" proponga al suo partito di votare contro una proposta così degradante, come già avvenne qualche anno fa. Né Cerulli né gli altri hanno voluto affrontare il vero nodo del problema, che è quello di sottrarre agli attuali parlamentari il numero di quelli destinati alla circoscrizione estero, circostanza questa che, come andiamo dicendo da anni, se si verificasse, comporterebbe la fine di ogni speranza di poter votare per una nostra propria rappresentanza. Infatti diminuire il numero dei seggi comporta la necessità di ridisegnare i collegi, ossia diminuirne l’attuale composizione... Da quali collegi saranno tolti i 12 deputati ed i 6 senatori? Una prospettiva del genere colpisce potenzialmente almeno 54 parlamentari attuali, ossia, almeno tre (tra i più incerti) per ognuno dei 18 parlamentari che devono essere sottratti agli attuali collegi, per destinarli alla Circoscrizione estera. In una prospettiva del genere, c’è ancora qualcuno disposto a credere che le modifiche degli articoli 56 e 57 della Cost., che comportano le quattro letture tra Camera e Senato a distanza di 90 giorni, trovino le condizioni per essere approvate da un Parlamento (sottoposto a decimazione) che si è già dimostrato incerto e titubante, presso il quale vigila in agguato un agguerrito "partito del no" mal predisposto verso i nostri diritti politici ? Ma, anche se venissero approvate le modifiche, quanti sono coloro che, nelle poche giornate parlamentari utili (170), che rimangono da qui a marzo del 2001, sono disposti a giurare che si farà in tempo per varare le leggi ordinarie di attuazione e i rispettivi regolamenti? Se poi viene fatto di ipotizzare che le modifiche costituzionali non saranno approvate in ultima lettura con i 2/3 dei voti favorevoli, dovremo considerare che si dovrà attendere il decorso anche dei 90 giorni previsti per il ricorso al referendum, prima della promulgazione in legge. Quella del voto per molti è stata una brutta esperienza che si doveva evitare di farci vivere. Che ci ha mostrato miserie e opportunismi di un mondo che avremmo preferito seguitare a sopravvalutare! In altra circostanza abbiamo cercato di spiegare che se si fa un discorso di diritto non si può prescindere da valutazioni di contenuto: agli italiani che vivono all’estero spettano gli stessi diritti politici di quelli che vivono in patria (stesso numero di rappresentanti in Parlamento, stessa capacità elettiva). Riaffermata questa parità, si potrà poi trovare la forma per giustificare come da 40 deputati si possa passare a 16 o addirittura a 12; si dovrà chiarire perché alla circoscrizione estero (la terza d’Italia per numero di abitanti) si vuole assegnare un numero di Senatori inferiore a quello minimo previsto dalla Costituzione (7). Se queste "compressioni" vengono imposte perché la circoscrizione estero è una circoscrizione atipica, virtuale, priva di territorio e comprendente anche doppi cittadini, insomma di povera gente, queste verità devono essere dette, deve essere affermato coram populo, in modo da escludere, in futuro, altre "compressioni" se il Parlamento decidesse di ridurre anche il numero dei parlamentari eletti in Italia... Agli italiani d’Italia, deve essere detto che non sarà per colpa dei connazionali all’estero che il Parlamento italiano non ha diminuito il numero dei suoi membri... perché infatti il numero dei parlamentari spettante loro per le leggi in vigore in Italia è stato ridotto almeno dell’ 80%. Andrà spiegato che una riduzione parlamentare è stata fatta, ma a danno di quelli spettanti agli italiani all’estero. Per gli altri, per contra, vi è stato un aumento! Argomenti speciosi sono stati usati per raggiungere questi risultati. Una riforma costituzionale giusta e perequata poteva essere il fiore all’occhiello di questa legislatura! Mentre una "riduzione" imposta ancor prima della definitiva concessione del diritto di rappresentanza politica ai connazionali all’estero, suona proprio male: o così o niente. - Vitaliano Vita

Circoscrizione estero: scontro sui numeri
Nell’imminenza del voto alla Camera sul provvedimento di modifica degli art. 56 e 57 della Costituzione, il voto all’estero ha costituito l’argomento di fondo della plenaria del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero riunito a Roma dal 14 al 17 febbraio. Le preoccupazioni del CGIE riguardo i tempi di approvazione del disegno di legge, la riduzione del numero degli eletti nella circoscrizione estero, il requisito dell residenza all’estero per gli eleggibili, i temi principali espressi dal dibattito e sui quali con diversi accenti sonointervenuti consiglieri ed esponenti delle forze politiche e di governo in Parlamento. E’ stato l’On. Franco Danieli sottosegrtario per gli italiani nel mondo ad aprire i lavori supplendo all’assenza giustificata del Ministro Dini (in missione all’estero): Danieli sottolinea come sia questa per lui la "prima occasione d’incontro con l’organismo rappresentativo su scala mondiale delle collettività all’estero" . Al centro dell’inter-vento il tema del voto , "il più rilevante per le nostre collettività e per gli impegni presi dal governo", auspicando un esame spedito del testo predisposto dalla
Commissione Affari Costituzionali della Camera per la modifica degli articoli 56 e 57 della Costituzione. Sempre in tema di voto il sottosegretario ha ricordato "le positive aperture manifestate dalle autorità del Canada e dell’Australia, le quali hanno accolto con favore la creazione di un’unica circoscrizione globale ed hanno assicurato conseguentemente che non porranno ostacoli all’esercizio del diritto di voto in loco da parte dei cittadini italiani e dei doppi cittadini ed al loro eventuale elettorato passivo. Analoghe assicurazioni sono state espresse circa la possibilità di svolgimento di campagne elettorali per le elezioni italiane, beninteso nei limiti delle locali legislazioni".L’on. Danieli ha poi indicato gli "importanti appuntamenti che ci attendono per il 2000": la prima Conferenza degli italiani nel mondo (che sarà preceduta dalla riunione presso la Camera dei deputati dei parlamentari di origine italiana) e la Conferenza Stato-Regioni-Province autonome-CGIE. Il disegno di legge per l’indizione della prima Conferenza degli italiani nel mondo è alla Camera e dovrà tornare al Senato per l’approvazione definitiva, e solo in una fase successiva si potranno organizzare le preconferenze continentali che dovranno precederla. Al centro del dibattito che ne è seguito la questione, divenuta pregiudiziale del numero degli eletti nella Circoscrizione Estero. Dalla Jervolino e da Cerulli Irelli è venuto l’annuncio di una intesa a livello parlamentare per ridurre gli eletti della circoscrizione Estero, rispetto al testo della Commissione Affari Costituzionali, da 16 a 12 deputati e da 8 a 6 senatori; hanno precisanto inoltre che detti parlamentari saranno in diminuzione e non in aggiunta agli attuali 630 deputati e 315 senatori. Contrario all’intesa l’on. Tremaglia che si è detto amareggiato per quello che ha definito un diktat. Contrario anche l’on. Niccolini (esponente di Forza Italia) il quale ha sostenuto che con la riduzione dei parlamentari eletti nelle circoscrizioni nazionali sarà necessario ridisegnare i collegi uninominali; circostanza peraltro esclusa dalla Jervolino, su assicurazioni ricevute dall’ufficio studi della Camera e dall’Istat. De Matteo ha proposto di introdurre nella Costituzione il concetto che i parlamentari della circoscrizione Estero devono provenire dalle comunità, onde evitare successive eccezioni di incostituzionalità. Sia De Matteo che in precedenza la Jervolino hanno contestato la "subordinata" indicata dal senatore Lauricella, e cioè l’eventualità di elezioni suppletive per la circoscrizione Estero nel caso in cui non si faccia in tempo a votare per le elezioni del 2001. Lombardi ha detto che l’intesa raggiunta non è un diktat ma un richiamo al senso di responsabilità: il rischio, già sperimentato per l’articolo 48, è che il Senato non approvi. C’è una diffusa preoccupazione - ha spiegato - che il voto degli italiani all’estero determini degli squilibri rispetto al complesso e difficile confronto politico ed elettorale. Farina ha proposto l’approvazione di un ordine del giorno in risposta all’appello del relatore Cerulli Irelli che aveva chiesto al CGIE il conforto di un "consenso" sull’intesa raggiunta a livello parlamentare. Proposta contestata da Ferretti e da Zoratto.

Il commiato dell’ ambasciatore Pennarola tratto da un’ intervista della Voce d’Italia.
News Italia Press ha riportato il testo di una intervista rilasciata dall’Ambasciatore d’Italia in Venezuela Vittorio Pennarola ad un giornale italiano locale, in occasione del suo "rientro" in Italia, dopo quasi tre anni di permanenza in Venezuela. L’intervista voleva far luce su alcune situazioni controverse, ma, sinceramente, molti nelle risposte non hanno trovato le spiegazioni che si attendevano. Riportiamo alcune delle domande poste e delle risposte date.
D: Dovendo tirare le somme della sua missione in Venezuela, quali ritiene che possano considerarsi le realizzazione che meglio l’hanno caratterizzata?
R: Comincerei dai rapporti dell’Italia con il Venezuela che ho trovato ottimi e ho cercato di migliorarli...
D: In alcuni settori, in quello circoscritto alle realzioni tra i due paesi, in quello soprattutto imprenditoriale, fino all’economia in senso più vasto, si fanno rilievi, si dice che si poteva fare di più...
R: Non capisco a cosa si riferisce.
D: mi riferisco a quanto si dice negli ambienti interessati e cioè che durante la sua missione è mancata una politica più incisiva, un maggiore calore nell’impegno per superare situazioni di stallo che, da sola, la collettività, con tutta la sua buona volontà, non può rimuovere.
R: Io non sono d’accordo e ritengo che i rapporti tra l’Italia ed il Venezuela sono andati molto bene. Se loro, quelli che si lamentano, pensano che si poteva fare di più, anche loro potevano fare qualcosa...
Ci consenta, Ambasciatore, dei riferimenti diretti a un paio di avvenimenti dei quali è stato tra i protagonisti ed al centro di più di una critica. D:Si commenta tanto a Caracas che a Roma, la sua assenza tra le personalità che, nella prima visita del Presidente Chavez, erano a riceverlo a Fiumicino, mentre in Germania e in Spagna erano ad accoglierlo gli ambasciatori (in Venezuela) dei rispettivi paesi. Si è detto che in quella circostanza lei era a Margarita.
R: E’ bene puntualizzare che il Presidente Chavez è stato in Italia due volte. Nella prima è stato ricevuto come Presidente eletto. La seconda visita del Presidente Chavez a Roma occupava appena mezza giornata ed ebbe solo il tempo, dopo l’udienza con Giovanni Paolo II, di un incontro al Quirinale con il Presidente Ciampi. Sono state due visite lampo...
D: E la sua assenza alle due visite di Chavez in Italia e la sua vacanza a Margarita?
R: Falso che io ero a Margarita
D: Come si spiega che nè la prima volta nè la seconda, nella sua visita a Roma, il Presidente della Repubblica Chavez Frias non è stato ricevuto dal Premier Massimo D’Alema?
R: Io ho fatto la mia parte. Se poi D’Alema ha deciso diversamente non sta a me disporre in altro modo le cose...
D: Si è pure commentato, variamente, che quando si scatenò l’alluvione lei, anzichè stare qui, era in crociera che dovette interrompere. Nè le sue dichiarazioni diffuse nei notiziari della Rai causarono migliori impressioni. Lei in quelle dichiarazioni asserì che non c’erano da lamentare nè vittime nè danni tra i connazionali.
R: Quando rilasciai le dichiarazioni a cui lei si riferisce non si avevano ancora notizie di vittime e di danni nella nostra comunità... Io mi sono allontanato dal paese quando mi sono assicurato: primo che la nostra comunità in quel momento non aveva vittime; secondo, che l’Italia si stava muovendo con gli aiuti per la cooperazione; terzo, dopo aver fatto in quei giorni tutto il possibile per rispondere alle richieste che arrivavano dall’Italia... L’ho fatto forse in un momento sbagliato perchè, dopo, si è avuta notizia anche di qualche vittima italiana....
D: La coincidenza tra l’alluvione e la partenza?
R:...Se la catastrofe ha accelerato un po’ i tempi non lo so; la scelta di un nuovo Ambasciatore o il commiato si decidono molti mesi prima.

Marzo 2000

Riforme...
Di Vitaliano Vita -
Alla Camera passa la riduzione del numero dei parlamentari - ripassa il voto all’estero con la clausola di salvaguardia :" se l’ iter legislativo non si compie per tempo si vota come prima: gli italiani all’ estero non votano!
martedì grasso
- Evviva, allegria! Un’altra buona notizia arriva nel giorno di Carnevale: la Camera ha approvato la riduzione del numero dei parlamentari eletti in Italia, assottigliando il numero di quelli assegnati a settembre alla circoscrizione estero. Infatti la quota fissata in occasione dell’approvazione definitiva dell’ art. 48 è scesa a 12 deputati e 6 senatori in luogo dei "16 e 8 " previsti. Che è accaduto nel frattempo? "L’opinione pubblica"... ha deciso di ridurre i parlamentari ... perciò si comincia da chi non li ha mai avuti: gli italiani all’ estero! Così il numero dei parlamentari eletti in Italia è stato ridotto a 618 deputati e 309 senatori,in quanto la differenza è stata ceduta alla Circoscrzione estero, che in forza dei propri numeri avrebbe dovuto averne almeno il triplo. Da sinistra si commenta favorevolmente il risultato raggiunto e si sottolinea come "...decidendo di non aggiungere alla forza parlamentare attuale... il numero dei parlamentari fissato per la circoscrizione estero, ...si è evitata una pericolosa collisione con il sentore diffuso dei cittadini italiani e con l’ impegno di quasi tutte le forze politiche di ridurre il numero dei parlamentari..." Il relatore della modifica degli art.56-57 della Cost.(On Cerulli) ci ha tenuto a spiegare che si è deciso di non mettere mano ai collegi italiani per non attivare procedure complesse e macchinose...ben comprendendo che da parte della opposizione e non solo... si sarebbero preferiti numeri piu alti ... "mi sono preoccupato, ha detto Cerulli,di ottenere il massimo consenso possibile da parte dei gruppi, sia della Camera che, per quanto possibile prevedere, di quelli del Senato, con i quali per ragioni, credo doverose, si sono avviati dei rapporti informali....". Vittoria quindi del Senatore Migone che, pur non scendendo in campo personalmente, ha visto realizzato il progetto di ridurre al minimo la rappresentanza parlamentare dei cittadini italiani che risiedono all’estero. Una riduzione che potrebbe essere maggiore se, come è stato ricordato, in un giorno non lontano, questa maggioranza, per meglio governare, "per poter disporre di un governo più snello e meno vincolato", decidesse di assecondare... il desiderio della opinione pubblica e delle forze politiche(?), di ridurre veramente il numero dei parlamentari... In questo caso potete star certi che si metterebbe mano nuovamente alla forbice, che il Parlamneto, dimentico degli ingiusti tagli apportati alla rappresentanza estero, sicuramente procederebbe ad una ulteriore potatura! Ma la risata piu amara ce la faremo il prossimo marzo, quando, con tutte le buone intenzioni di Cerulli e del Sottosegretario Danieli, si arriverà alle politiche del 2001 a tempi scaduti, ossia senza leggi di attuazione, senza regolamenti, ovvero nelle more della promulgazione della legge costituzionale, se, come si prevede, non sarà approvata in seconda lettura con maggioranza qualificata. Allora, come previsto...scatterebbe la norma transitoria: si voterà come prima,ossia non si voterà ... ed arrivederci al 2200! Pessimismo? La riunione della Commissione affari costituzionali del Senato,che avrebbe dovuto riunirsi in questi giorni per esaminare le norme di attuazione per il voto degli italiani all’estero, è stata ancora una volta rinviata...!

Aprile 2000

Conferenza Mondiale Italiani nel Mondo
Messaggio ai partiti: "non ricusate le responsabilità...". A Roma solo per festeggiare i nostri eletti in Parlamento o per denunziare i torti subiti.

di Vitaliano Vita
Vitaliano Vita interviene en la polemica abierta entre Comites y CdP. Este ultimo se encuentra en plena tempestad por sus designaciónes de los miembros del Comité Organizador de la Primera conferencia Mundial de los italianos en el Mundo, consideradas arbitrarias y no representativas. Vita exhorta los partidos politicos a no eludir responsabilidades y dice: a la Conferencia Mundial solo para celebrar el voto de los italianos al exterior o para protestar por un nuevo atropello a nuestros derechos.
- Alcune settimane fa la Segreteria del CGIE inviava un messaggio a firma del Ministro Plenipotenziario Torquato Cardilli, addetto alla segreteria esecutiva , con il quale si informavano i membri del Cgie che Forza Italia, aveva ritirato la sua adesione a discutere in Commissione la proposta di legge per la realizzazione della Conferenza degli italiani nel mondo, facendo intendere che tale azione avrebbe potuto compromettere l’esito della conferenza stessa. La notizia, ripresa dalle nostre agenzie di informazione, sollevo reazioni diverse. FI, accusata di boicottare la Conferenza, fece sapere che, nell’interesse degli Italiani nel mondo, la proposta di legge doveva essere rivista, infatti non erano chiari alcuni aspetti della organizzazione e le ripartizioni dei settori partecipanti, ma anche la composizione degli organi addetti alla amministrazione ed alla gestione, le loro competenze e ciò non soltanto con riferimento ai partiti ma anche ai Comites, al Cgie, al volontariato, ai settori dell’imprenditoria, della cultura ,dello sport ecc.timori e prudenze poi dimostratesi fondate... Una equa e proporzionata partecipazione delle forze politiche avrebbe assicurato alla Conferenza, argomentavano alcuni, trasparenza e democraticità. Diversamente commentavano altri c’è il pericolo che questa manifestazione si trasformi in una passerella politica, in uno show ben pagato ,in una adunanza elettorale miliardaria per le elezioni di giugno 2001. Quindi qualche prudente ben pensante deluso ed amareggiato dalle fregature ricevute in questi ultimi anni ha cominciato a chiedersi : "e se attendessimo il risultato del voto prima di fare questa benedetta Conferenza? perché tanta fretta improvvisa dopo tanti anni di rassegnata attesa? non sarà che qualcuno preferisca farla prima delle politiche sapendo che il voto non ci sarà e che sarebbe " durissimo " fare una conferenza degli italiani all’estero dopo averli fregati per la ennesima volta?  Alla conferenza dovremo partecipare in modo dignitoso da protagonisti, dobbiamo essere presenti organizzati con tutte le nostre coorti ed i loro comandati, possibilmente con in testa quelli eletti in parlamento che avremo votato a seguito di programmi ben definiti e patti indissolubili. Alla Conferenza dovremo parteciparvi come forza parlamentare, come regione autonoma, in grado di esprimere un programma ed una filosofia politica certamente diversa da quella che conoscono gli italiani d’Italia ...Prima della conferenza , in questi mesi, dobbiamo "far politica" , non possiamo essere distratti ... fare la figura dei gonzi! La conferenza dobbiamo farla con un Governo che duri , con i vincitori della prossima contenda, dobbiamo parlare e far programmi con chi può assumere impegni ,duraturi e portare a compimento le nostre istanze. Dobbiamo andare all’appuntamento armati di idee e di programmi realizzabili, ma soprattutto sapendo quanto valiamo, quanto possiamo offrire e quanto ricevere. Si apprese poi, ma non certo dal Ministro Plenipotenziario Torquato Cardilli, .responsabile della segreteria del Cgie, che i deputati di FI avevano rivisto la propria posizione, aderendo alla possibilità di una approvazione della proposta legge per le vie brevi. Tanto è vero che nella riunione del consiglio di Presidenza di febbraio, questi che aveva decifrato il messaggio di FI, fregandosene delle preoccupazioni e delle opposizioni da questa manifestate, deliberò contro la volontà suprema della assemblea di arrogarsi esso stesso il diritto alla designazione dei quadri organizzativi della conferenza, ignorando le raccomandazioni avanzate in fase di opposizione e quindi escludendo i rappresentanti di FI da ogni possibile partecipazione organizzativa, programmando la costituzione di un comitato organizzatore privo dei necessari requisiti democratici ed al contrario composto da funzionari di partito alle dipendenze addirittura del responsabile dell’ufficio politico... ci si sorprende poi se FI arrivata la proposta in Senato revochi ancora una volta il suo consenso ad una discussione in Commissione della legge sulla Conferenza degli italiani nel Mondo.. sembra un discorso logico ed un comportamento obbligato quello di FI di chiedere che la legge venisse discussa in aula e che venissero introdotti emendamenti diretti ad assicurare una partecipazione democratica degli aventi diritto, cercando di coinvolgere quanto più possibile gli italiani all’estero a discapito delle organizzazioni politiche e di partito che secondo questo primo sondaggio si vorrebbero privilegiare... dovranno essere stabiliti i criteri partecipativi cosi come desumibili dalle indicazioni scaturite dai risultati per le nomine dei membri del Cgie, deve essere stabilito il ruolo dei Comites ed i criteri da seguire nelle scelte dei delegati che parteciperanno alla grande adunanza, insomma si dovrà contenere l’arrembaggio dei partiti, depoliticizzare al massimo la manifestazione che non può diventare la passerella di partiti o personaggi. Il Governo vi dovrà partecipare per ascoltare le nostre istanze e possibilmente impegnarsi a realizzarle. Il programma non può essere fatto dal Comitato di Presidenza , composto in buona parte da persone ,per un verso o per l’altro a stipendio dei partiti o delle organizzazioni parapartitiche

Corsi di Agricoltura Biologica
Conclusa un’iniziativa che fa onore all’Italia

Con queste parole l’Ing .Contreras ,responsabile del piano Agricolo dello Stato Nueva Esparta e commissario dei corsi di agricoltura promossi dall’ Efal a Margarita, ha voluto concludere il seminario "Risorse di origine marina per l’agricoltura. Effetti sulla produzione e la conservazione degli alimenti" tenuto presso la facolta di biologia marina della Universita di Oriente. Nel corso della manifestazione i neo periti hanno messo a prova il corpo accademico per la sagacia delle argomentazioni proposte.Alla fine del seminario sono stati illustrati alcuni dei "progetti" agricoli presentati dai partecipanti che si intendono realizzare in differenti aree agricole del Paese con la collaborazione dell’Odici, l’ente formatore che ha svolto in partnership con l’Efal i corsi di specializzazione, e dei Governi regionali. Progetti interessanti concentrati sui prodotti ortofrutticoli ed in particolare sul pomodoro Margaritegno che ha costituito nel corso dello stage, motivo di attenzione e sperimentazione particolari. Gli stessi alunni hanno voluto, in completa autonomia, mettere a frutto le esperienze e le nozioni acquisite durante il semestre realizzando coltivazioni sperimentali riuscitissime sia per la calibratura dei prodotti (da 500 a 800Gr - vedi foto ) che per la qualità che ha saputo riprodurre in pieno il sapore del famoso pomodoro margaritegno.

Secca sconfitta della sinistra
Supponenza e arroganza non pagano: d’Alema KO! torna a casa ?
Porlamar, La prima prova elettorale dopo la riforma che vede i presidenti delle regioni eletti direttamente dal popolo, si è conclusa con una secca sconfitta della coalizione di Governo del premier D’Alema ad opera del centrodestra ( Berlusconi, Casini, Fini e Bossi). Nello scontro elettorale di domenica scorsa che vedeva interessate 15 regioni oltre ad un numero rilevante di enti locali tra comuni e provincie, il Polo si è aggiudicato otto presidenze regionali su 15 e una maggioranza schiacciante di consensi nel Paese. Piemonte Lombardia, Veneto, Liguria, Lazio, Abruzzo, Puglia e Calabria saranno governate dunque dai presidenti – governatori del Polo mentre Emilia, Toscana, Umbria, Marche, Campania, Molise e Basilicata da coalizioni di centrosinistra. Da rilevare che la vittoria del polo in tre delle quattro regioni del nord è avvenuta con divari tali che persino senza l’apporto della lega (12% in media, con punte del 15.5 in Lombardia), i candidati della casa delle libertà Formigoni (Lombardia), Galan (Veneto), e Ghigo (Piemonte) ce l’avrebbero fatta senza difficoltà. Ma la casa delle libertà si è dimostrata anche la casa del Buon Governo considerato che i tre presidenti menzionati escono riconfermati dalle urne agli incarichi già ricoperti nel precedente periodo. Solo in Liguria l’apporto di Bossi è stato importante per la vittoria del candidato polista Sandro Biasiotti la cui vittoria tuttavia acquista meriti particolari considernado che la Liguria, del presidente uscente Mori, era stata sempre considerata una roccaforte dei Diesse. Sconfitti i Radicali di Pannella e Bonino (dal 13% delle Europee al 2.7 di queste regionali), mentre sono giudicati positivi i risultati dei cattolici del PPI, pur nella sconfitta del centro sinistra.In franca flessione anche i democratici di Parisi – Prodi. Veltroni dal canto suo può vantare, al di là delle sorti della coalizione, una crescita della Quercia di circa tre punti rispetto alle Europee, che porta i Ds intorno al 22 per cento. Primo partito è comunque ancora Forza Italia, con il 26 per cento dei suffragi. An (13 per cento) è in netta ripresa. D’altra parte il leader di An non si fa sfuggire l’occasione per sottolineare come dopo la vittoria di domenica nelle aree più popolate e avanzate del Paese, gli italiani "governati da amministrazioni regionali di centrodestra sono 32 milioni contro i soli 16 amministrati da giunte di centrosinistra". Per quanto riguarda le coalizioni in lizza, il centrodestra, assieme alla Lega, sale al 52,4 per cento e il centrosinistra, con Rifondazione, rimane staccato di 8 punti al 44,5. La lista Bonino, come si diceva non è andata oltre il 2,7. Agli "altri" il residuo 1,5 per cento.

Tuttinsieme
Comites, Cgie e associazioni per risolvere i problemi dell’emigrazione

di Vitaliano Vita-
Forse sfugge al Segretario Generale del Cgie Narducci, il senso della protesta sollevata dai Comites e da alcuni membri del Cgie o non ne vuole prendere atto, rendendo, in questo modo, piu pesante la situazione. Nè sembra voler comprendere l’utilità, nell’interesse di tutti, di avvalersi, in un momento di riconosciuto bisogno, della collaborazione di quelle forze politiche che militano su fronti opposti, ma che possono giovare e risultare determinanti per la soluzione dei problemi comuni. In questo momento l’importante è cercare solidarietà, collaborazione collettiva, considerato che involuzioni politiche potrebbero annullare di un solo colpo il lavoro di anni e i risultati raggiunti a un passo dal traguardo. Invece, stando alle reazioni, non hanno trovato soddisfazione le proteste di alcuni Comites e membri del Cgie che chiedevano un riesame delle designazioni e di alcuni criteri seguiti nelle delibere assunte dal CdP nella riunione dello scorso febbraio.Vale la pena riassumere, di seguito, alcune delle eccezioni sollevate, anche per valutare quanto queste siano fondate e se effettivamente le soluzioni prospettate concorrono a porre ordine nel CGIE, un organismo giovane, ancora alla ricerca di se stesso. Si obiettava dunque al CdP : -se poteva ,questi, in contrasto con quanto deliberato dall’Assemblea, anteporre la Conferenza degli italiani nel mondo a quella "Stato, Regioni, Cgie"; -se poteva decidere circa la rappresentatività di area senza tenere conto di criteri e dati obiettivamente desumibili dalle consultazioni popolari avvenute e senza tener conto del parere delle rappresentanze locali (Comites, associazioni e Camere di Commercio);-se poteva modificare, di propria iniziativa, le decisioni assunte da un’ Assemblea di area e le designazioni degli esperti indicate dai suoi componenti, secondo accordi e criteri espressamente convenuti. Quanto al primo punto si è rilevato che l’art.17 bis della legge istitutiva della Conferenza permanente tra lo Stato, le Regioni, le Provincie autonome e il CGIE, stabilisce al comma 6 che "...la Conferenza ha il compito di indicare le linee programmatiche per la realizzazione delle politiche del Governo, del Parlamento, delle Regioni, delle Comunità italiane all’estero" e che, "...le linee programmatiche indicate dalla Conferenza (c.7 stesso art.), costituiscono l’indirizzo politico-amministrativo della attività del CGIE". Se ne deduce pertanto che soltanto dopo aver tracciato i principi generali delle politiche a favore degli italiani all’estero con le Istituzioni interessate, il Cgie potrà dar corso alla Conferenza degli Italiani nel Mondo che dovrebbe essere la sede naturale di un dibattito ampio, democratico ed allargato a tutte le categorie sociali e ciò per evitare che la Conferenza Stato, Regioni e Province, possa disattendere, nel tracciare le linee politiche programmatiche della emigrazione, le conclusioni e le attese degli italiani all’estero.Sicchè, posto che il CGIE abbia deciso di anteporre questa conferenza alla prima, la decisione comunque sembra inopportuna per opporsi anche all’art.17 bis menzionato. C’è il rischio concreto infatti che possano essere proprio queste stesse istituzioni a dover disattendere le richieste degli italiani nel mondo proprio per motivi legati alla ridisegnatura delle competenze ed ai ruoli che le Regioni sono chiamate a svolgere con la nuova legislazione. Quanto alla seconda eccezione, senza voler mettere il dito sulla piaga, ossia su quella gaffe di voler anticipare la costituzione del Comitato Organizzatore all’approvazione della legge in Senato, si osserva che il segretario Generale non ha soddisfatto, affermando che le designazioni comunque rispondevano a criteri di obiettività e democraticità, fatto questo che ha scatenato reazioni di "rabbia ed impotenza" da parte di alcuni Comites, proprio perchè nella risposta si lascia intendere che le designazioni, cosi come effettuate, saranno, in prosieguo, mantenute, ossia che non sarà rivisto il criterio di scelta, che non sarà consultata la base. Infine per quanto concerne la decisione di modificare la sede a suo tempo fissata dalla Commissione Continentale di America Latina per la riunione di settembre, si ritiene che tale decisione è lesiva della autonomia di questo organo e comunque contraria alle decisioni dallo stesso assunte, sollevando così un problema importantissimo: quello della gerarchia delle competenze, che non può essere ignorato, come ha fatto il segretario generale nella sua risposta. Così oggi si apre un’altra riflessione circa le potestà del CdP ed in paticolare sulla decisione (art.9 c.4 L.368-198) del CdP ,che ha modificato la scelta della sede (Montevideo invece di Lima). Sembra, anche in questo caso, che il Cdp si sia pronunziato non sulla priorità della spesa, come vuole la legge, ma sull’eventuale risparmio. Risparmio che per altro non c’è , dato che Lima rispetto a Montevideo rappresenta per buona parte dei partecipanti, una tratta più breve. La decisione poi del Consiglio di presidenza di tenere le proprie riunioni in località diversa da Roma (Barcellona, Montevideo e Berlino), in contrasto con precedenti decisioni, certo non rappresenta una economia, mentre pone a rischio la partecipazione del Ministro o del Sottosegretario (presidenza del Cgie) per l’ insorgere di impegni di Governo che potrebbero impedirne la partecipazione. D’altra parte, il CdP in quanto organo di coordinamento con le istituzioni dello Stato, ha lo specifico compito di ricercare e sviluppare proprio a Roma i rapporti con le istituzioni italiane , con i nostri interlocutori politici, fatto che non affiora in queste decisioni,al contrario... Anche questa presenza del CdP alle riunioni di area deve essere regolata così come deve essere regolato il loro funzionamento e la loro struttura. Infatti nella indeterminatezza attuale, i vice segretari d’area possono, anche involontariamente, esercitare ruoli e competenze che non gli sono attribuiti dalla legge, possono indurli ad assumere decisioni non dovute, per esempio in presenza di votazioni, nella determinazione dei quorum, nella compilazione degli OdG, ecc. Quale deve essere il comportamento dei membri del CGIE non appartenenti all’area nel corso delle riunioni delle Commissioni continentali? Saranno legittimati e pertinenti i loro interventi sui problemi che riguardano i processi d’integrazione delle comunità italiane residenti in aree diverse dalle loro? lo stato dei diritti delle stesse? I contenziosi aperti tra governo italiano ed i rispettivi paesi di residenza? Accadrà un’altra volta come a Rio che membri del CGIE non di area, potranno intervenire su problemi tipicamente e strettamente locali, prendendo la parola per spingere i partecipanti a votare in una piuttosto che in un’altra direzione ? Questo è quanto accadde a Rio e che potrebbe ripetersi. Perciò sembra opportuna la richiesta avanzata da piu di uno, di un parere al Contenzioso diplomatico sull’interpretazione delle questioni poste. Infine si segnala come sui problemi di carattere funzionale ed operativo del CGIE, sia stato affermato, nella riunione di febbraio 2000 del CdP, che: "il funzionamento di un organismo come il CGIE, per consentire una vera funzionalità operativa, che non sia solo un mero passaggio di carte, che punti alla razionalizzazione delle risorse, delle energie e delle riflessioni, affinchè queste ultime soprattutto divengano patrimonio di tutti e possano trovare opportuna collocazione nei lavori di tutti gli organi, dipende dalla capacità di coinvolgere e delegare". Un enunciato di principio - diciamo noi - che risponde ai criteri generali di un organismo democratico nel quale "coinvolgere e delegare" costituiscono elementi fondamentali della partecipazione e del decentramento. Mentre, poi, nella pratica dobbiamo rilevare che il CdP designa, deroga, modifica e partecipa anche là dove la Legge specificamente non lo prevede e l’Assemblea non lo delega nè lo autorizza. In una situazione tanto confusa e politicamente instabile, sarebbe opportuno far quadrato intorno al Cgie, evitando polemiche e clamori, però affrontando i problemi per quel che sono, dando le risposte necessarie e cercando di individuare le priorità e le iniziative da intraprendere per tutelare il funzionamento del CGIE e salvaguardare gli interessi degli italiani all’estero. Si potrebbe richiedere ai membri del CGIE che risiedono in Italia, di farsi portatori di queste inquietudini, anche nell’ambito politico, intervenendo a fianco del Segretario Generale, per trovare soluzioni ai problemi segnalati ed a quelli ulteriori, determinati oggi dalla elezione di un nuovo Governo o dalla possibilità di dover ricorrere alle urne anticipatamente.

Bindi "autorizza"gli infermieri extracomunitari
ROMA —Primo intervento del ministero della Sanità per fare fronte all’emergenza infermieri: il ministro Rosy Bindi ha trasmesso ai ministeri interessati e alle Federazioni nazionali degli ordini una circolare per autorizzare all’esercizio delle professioni sanitarie gli stranieri extracomunitari. L’autorizzazione permette l’iscrizione all’albo dell’ordine o collegio professionale provinciale e quindi la possibilità di esercitare la professione sanitaria richiesta. Chi già soggiorna regolarmente in Italia o possiede un visto d’ingresso per motivi di lavoro, può presentare la necessaria documentazione direttamente al ministero della Sanità o tramite il datore di lavoro. Chi, invece, è ancora all’estero può rivolgersi anche alle ambasciate italiane "Come avremmo votato se avessimo potuto farlo?" E’ innegabile che questa volta abbiamo ricevuto una informazione molto maggiore, rispetto a tutte le precedenti campagne elettorali, perché il governo ci ha messo a disposizione, attraverso Rai International, il Corriere della Sera e la Repubblica, notizie, servizi e commenti a non finire. Così Eabbiamo potuto apprezzare anche noi residenti a Buenos Aires o a New York o a Sidney, gli stessi animati dibattiti a distanza conditi da insulti fra il capo del governo D’Alema e quello dell’opposizione Berlusconi, che certamente hanno deliziato i cittadini di Canicattì e di Solferino. Vero è che a Canicattì e a Solferino avevano la possibilità di leggere anche altri giornali e di sintonizzare, non soltanto la Rai che controlla il governo, ma anche i canali televisivi di Berlusconi. Insomma, potevano sentire le due campane. Noi una soltanto. Ma Basti insiste e torna a domandarsi : "se il Parlamento avesse varato la legge sul nostro voto e il Governo dal canto suo avesse fatto cancellare i morti dell’anagrafe, noi avremmo votato?...Se ci mettiamo a supporre, dice Basti ,forse siamo portati ad ammetere che sarebbero stati in misura maggiore gli astensionisti. D’altra parte di tutto si è parlato in questa campagna elettorale, meno che di noi italiani all’estero che, pure, per l’Italia abbiamo fatto e facciamo qualcosa. Anzi, per essere esatti, qualcuno ne ha parlato, ma solo per paragonarci agli immigrati che oggi sbarcano in Italia: specialmente dalla sinistra si è detto che bisogna accogliere gli immigranti, perché in tempi difficili altri paesi hanno accolto gli emigranti italiani. Quindi solidarietà per solidarietà. D’accordo, ma il confronto vale fino a un certo punto. L’Argentina che forse più di qualsiasi altro paese, aprì generosamente le porte agli emigrati, voleva però che venissimo a lavorare, pretendeva che portassimo anche un "certificato di non accattonaggio". I politici italiani che oggi stanno al governo sono molto più generosi, accolgono anche quelli che "lavorano" nel traffico di droga e di prostituzione. Non è dunque la stessa cosa. Invece sarebbe bene che la solidarietà nei confronti degli immigrati, la sentissero e concretamente anche nei confronti degli italiani emigrati, e dei loro figli disoccupati. E’ eccessiva la nostra pretesa? (Mario Basti-Tribuna Italiana, Buenos Aires/Inform). Caterina Zuccaro, sul Cittadino Canadese di Montreal scrive che "I risultati delle elezioni amministrative che si sono svolte in Italia sono una vera e propria Caporetto per la sinistra..." Il centro-destra ha vinto in tutte le regioni del Nord: in Lombardia, dunque, dove la vittoria del suo candidato (Formigoni) era data per scontata, ma anche in Piemonte, in cui per contrastare la riconferma di Ghigo, il centro-sinistra aveva schierato la ministra DS Livia Turco; in Veneto, dove al forzista Galan, presidente uscente, si contrapponeva con grandi speranze, il sindaco di Venezia Cacciari, e in Liguria, regione matricola del centro-destra. Ma il Polo conquista anche la Puglia, l’Abruzzo e la Calabria, e, a sorpresa, il Lazio e osserva Zuccaro la dove non vince, nelle regioni storicamnete rosse, guadagna tertreno sensibilmente. La sinistra ha molto da riflettere sulle cause della catastrofe. In effetti, il centro-sinistra paga cara la propria rissosità interna, l’essersi presentato agli elettori come un’armata Brancaleone, senza una leadership riconosciuta... con al suo interno forze della coalizione che non hanno ancora perdonato a D’Alema il suo vizio d’origine, l’essersi insediato a Palazzo Chigi con una spregiudicata operazione di palazzo.I partiti del centro-sinistra, conclude la Zuccaro, si raccolgano a meditare sul vecchio adagio, mai così attuale: «chi è causa del suo mal, pianga se stesso!».

Le elezioni viste da noi...
In queste elezioni ancora una volta l’ elettorato italiano ha utlizzato la partecipazione come elemento regolatore del consenso, dimostrando considerevole autonomia ed indipendenza dal messaggio politico di parte. A queste reazioni hanno concorso anche altre cause quali il carattere italico degli elettori che non perdona certi comportamenti. Si deve convenire infatti che la campagna elettorale è stata particolarmente pesante, forzatamente individuale insomma una specie di referendum nel quale la ragione elettorale è passata in secondo piano. Così che poi i voti ,espressi e non espressi, devono essere interpretati non soltanto come manifestazioni di disapprovazione politica, ma anche di rimprovero,di critica al sistema:in particolare verso chi si è lasciato andare al pettegolezzo ed alla maldicenza ... dando vita a spettacoli ove la rivalità personale è prevalsa sulla ragione politica, sul contenuto della contesa... inducendo l’ elettore a riflettere sui programmi che non sono stati espressi e quindi sulla circostanza che le proposte per il futuro sarebbero state una continuazione del passato: ossia una corsa al consolidamento delle proprie posizioni personali, una lotta ad indebolire l’ avversario, per assicurarsi potere e privilegi ... e ciò mentre l’ Italia, confusa, voleva capire cosa stava accadendo nella nuova Europa e cosa sarebbe accaduto "nell’Italia delle regioni dopo il 16 aprile...Invece non una parola sull’ ordine pubblico, sulla sicurezza sociale, sulla occupazione,sull’immigrazione... non un gesto verso la gente preoccupata per le rapine, per le stragi del sabato sera, per l’ aumento della disoccupazione e per l’ invecchiamento irreversibile del nostro Paese. La gente avrebbe preferito ascoltare programmi rassicuranti...e l’unica proposta concreta se la è sentita fare proprio dal Polo sul problema degli immigrati. In una situazione tanto confusa i toni di disprezzo e le battute "alla de Curtis" ... usate per lapidare sempre un’unica persona, il non candidato, hanno provocato reazioni negative: non hanno convinto, al contrario hanno messo in evidenza che il vero avversario della maggioranza era e rimane Berlusconi! che Berlusconi (che paga 3 miliardi al giorno di tasse) è il mostro da abbattere per risolvere i problemi italiani...Mentre poi ci si è accorti che le battaglie sulla par condicio, sullo spot politico, erano argomentazioni strumentali ... non erano i problemi della emergenza come ci hanno voluto far credere. Questa è stata una operazione sbagliata ... un boomerang. E’ stato un flop per chi potendosi giovare della TV di Stato, non è riuscito a trarne profitto ,dimostrando cosi che,non bastano i mezzi di comunicazione... se le cause sono sballate: la gente vota per quello che si fa e non per quello che si dice! Il risultato di Formigoni a Milano è un forte messaggio: i cattolici esistono e sono tanti, determinati anche a riprendere il potere quando trovano personaggi capaci ed onesti. La Lombardia è un esempio significativo del valore dell’ accoppiata liberal cattolica...i cui principi , in fondo, rimangono legati all’ educazione ed alla cultura di ognuno di noi. In Lombardia sono riaffiorati nel voto e l’ affermazione poteva essere ancora piu consistente se l’ avversario non fosse stato Martinazzoli, l’ ex segretario DC e fondatore del Partito Popolare Italiano.

Elezioni: i commenti dell’Espresso
Domenica nera per il centro-sinistra.
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di Giampaolo Pansa.
Un grande del giornalismo americano ha detto: nessun articolo deve puzzare di "io l’avevo previsto, io vi avevo già spiegato tutto". Ma questa volta, per dirla alla Storace, me ne frego del consiglio di quel grande e voglio sporgermi chi mi ha seguito nel Bestiario e in Adesso m’arrabbio sa che il sottoscritto sapeva, o immaginava, la catastrofe elettorale del 16 aprile. Carta canta, villan dorme, dice Pansa. Anche se, naturalmente, avrei preferito sbagliare le previsioni e oggi poter celebrare la vittoria del centro-sinistra. ...Ma Berlusconi ha fatto man bassa anche al Centro-Sud ,s’è pappato il Lazioe e la Puglia, che già possedeva. Comanderà in Calabria e in Abruzzo. Regioni che si affiancano alla Sardegna (giunta del Polo) e alla Sicilia (dove la maggioranza degli elettori, anche se non il governo, pende verso il centro-destra). Insomma, il Berlusca ha stravinto, ha fatto filotto, ha messo sotto D’Alema & C. anche in zone lontane dal Nord. Così sarà per il fu Ulivo. La campana a morto sta già suonando anche per le prossime elezioni del 2001, se non di qualche mese prima. A meno che non intervenga la santa degli Impossibili, temo che ci toccherà di assistere a una lunga agonia, piuttosto che a un lavoro efficace di rimonta. Tutto questo vale ancora di più per il personaggio di Massimo D’Alema. Il vero sconfitto del 16 aprile è lui. Ha sbagliato le previsioni (ancora sabato sui giornali c’erano i suoi incredibili bollettini di vittoria... un bluff e nient’altro). Ha sbagliato a tendere la mano ai radicali proprio all’ultimo momento (e senza nemmeno avvisare i suoi candidati presidente, per esempio Livia Turco in Piemonte). Ha sbagliato a impostare la campagna elettorale soprattutto al Sud (Baffo d’Acciaio ci ha davvero rotto con la faccenda che lui è il deputato di Gallipoli!), a meno che non sapesse già di aver perduto tutto il Nord. Ha sbagliato a presentarsi in giro con la sua solita arroganza, quella che lo ha spinto a dire negli ultimi anni ai critici che pure votavano per la Quercia: non capite un c... di politica, lasciate fare a me che ce l’ho più lungo di tutti e metterò nel sacco Berlusconi. Per sovrammercato, e per un’ironia della sorte, l’unico dei Ds ad aver vinto e bene in Italia è Antonio Bassolino, che al congresso del Lingotto non l’ avevano nemmeno fatto parlare!Ma se D’Alema deve sentirsi male (anche se, visto il personaggio, non è detto), pure gli altri capi del fu Ulivo non stanno meglio. Veltroni è latitante da almeno due giorni. I democratici dell’Asino sono al lumicino (a parte il Molise di Tonino Di Pietro) e possono pure chiudere bottega. Nel Ppi, immagino, ci sarà una brutale resa dei conti e qualche D’Antoni prenderà il posto di Castagnetti. Il resto sono frattaglie.

maggio 2000

La cerca e non la trova...
E’ stato uno spettacolo schoccante quello che ci ha offerto la trasmissione (il Circo) di Santoro ... non sappiamo quanti milioni d’ italiani vi abbiano assistito, ma se dovessimo giudicare dall’ interesse suscitato tra quelli all’estero, l’ audience dovrebbe essere stata alta, molto alta. Noi, infatti, capita l’ antifona, ossia il taglio della trasmissione, abbiam fatto catena, e "ci siamo avvisati" che era in corso una trasmissione che ci avrebbe aiutato a capire quello che è accaduto e sta accadendo in Italia. Da quello che abbiamo ascoltato abbiamo capito che l’ Italia si é rotta delle contraddizioni e dei trasformismi, che i vecchi sono delusi ed i giovani hanno cambiato strada:vanno verso il futuro, seguono le leggi di mercato e non vogliono sentir parlare di idealismi vuoti,ma di fatti concreti. "Io - gridava un intervistato - delle belle parole e promesse di D’ Alema non me ne faccio niente: con quelle non pago le tasse, ne ci compro la benzina...". Un altro, nostalgico, imprecava: "come possiamo tollerare che dopo anni di militanza il compagno Veltroni ci venga a dire che con il comunismo non c’è libertà? E non ce lo potevano dire qualche anno prima... ?" Tremende le accuse di Di Pietro alla sinistra, responsabile, per lui, di esser la continuazione della Prima Repubblica, di essere impegnata nella restaurazione del passato: "Con Amato - andava ripetendo il Senatore del Mugello - la sinistra avalla e riabilita gli imputati di mani pulite ...la corruzione!- Nel discorso di Amato, insisteva Di Pietro, non è stata proferita la benché minima parola a favore della trasparenza, nè prevista una sola iniziativa per prevenire e combattere la corruzione... " Intanto tra il pubblico una giornalista ricordava tra le cause dello "sfacelo", la lotta alla auto eliminazione nella sinistra, iniziata con la defenestrazione di Occhetto , Prodi poi, ed infine D’Alema, denunciando come quella intrapresa in questi giorni contro Amato è l’ultima delle eliminazioni eccellenti che condurrá, fatalmente la sinistra a non avere un lider per le prossime elezioni. Né migliorava la situazione con l’ingresso di Mussi, (il responsabile dei deputati Ds in Parlamento) che, evidentemente ancora frastornato, scambiava " avanti popolo con l’ inno dei lavoratori..." e si beccava da Gad Lerner un "...sembra un pugile sonato" suscitando ilaritá e sarcasmo nei presenti che devono aver ricollegato questa gaffe con quella fatta in Parlamento, quando, rivolgendosi a Berlusconi,gli disse in tono aggressivo e dispregiativo : "ma mi faccia il piacere..." testimonianza dell’ arroganza e della supponenza con la quale certi funzionari di partito hanno gestito il potere nel corso del passato Governo. Su Mussi convergevano le proteste dei lavoratori e dei sindacalisti presenti, accuse che non riusciva a confutare nonostante il mestiere ed il ricorso al politichese. La gente accusava la sinistra di aver abbandonato la base, di fregarsene del popolo e dei lavoratori, di aver creato classi privilegiate, mastini messi a guardia del gregge in collusione con i lupi, di flirtare con i potenti, di aver abbandonato il nord per dedicarsi agli immigrati: una solidarietà interessata! (Uno spettacolo cosi non sarebbe potuto venir fuori neanche se la destra lo avesse volutamente predisposto! ). Su Mussi il popolo rosso risentito si é scaricato accorato. ammonendo : "basta con le lotte di potere, i nostri figli giá son passati a destra, non credono piú alle fandonie, non vogliono accettare che il Paese sia governato da un gruppetto di persone, secondo un menú predisposto dai soliti quattro cinque segretari di partito, da quelli che reggono il governo tra contraddizioni e ricatti .La gente è cotta! Non ne vuol sapere più nulla di partiti di guerre di potere. La sinistra ha demolito i suoi capi storici e corroso quei pochi che potevano assumerne la guida... ha distrutto il mito della cultura ,del partito e dei sindacati ... tant’é che tra i possibili premier disponibili, il piú gettonato é Rutelli, ilmeno politico (stando all’inchieste di Abacus). Abbiamo assistito ad uno spettacolo pietoso, che sicuramente ha fatto riflettere molti dei connazionali ancora desiderosi di ritornare in Italia ! Altro che terzo mondo! Altro che mani pulite! La gente ha capito che certe lotte e persecuzioni non sono state spinte da motivi di giustizia, ma soprattutto dalla voglia di potere. Quanto poi al "conflitto di interessi" non ci crede piú nessuno, anzi per molti é diventato un argomento vincente che fa del Cavaliere un martire e rende atteso il suo ritorno! Noi, invece, dal lontano Sud ci chiediamo,senza togliere nulla ai meriti del Presidente Amato, e´ possibile che la sinistra con tanti filosofi, super esperti ed ipercolti,non sia stata capace di trovare "qualcosa di nuovo" per amministrare, in via ordinaria,l’ Italia per pochi mesi ? almeno avrebbe fatto contento Di Pietro!.

Italiani all’estero. I morti votano i vivi no! flecha.gif (1548 bytes)
di Vitaliano Vita -
E’ uno slogan che scandiamo da anni, senza raggiungere alcun risultato positivo. Da anni chiediamo di bonificare l’anagrafe degli italiani all’ estero denunciando che soltanto in Europa, in occasione delle elezioni europee, sono state decine di migliaia le cartoline. E’ uno slogan che scandiamo da anni, senza raggiungere alcun risultato positivo. Da anni chiediamo di bonificare l’anagrafe degli italiani all’ estero denunciando che soltanto in Europa, in occasione delle elezioni comunitarie, sono state decine di migliaia le cartoline elettorali tornate indietro non soltanto perché "indirizzo errato" ma anche perchè "destinatario deceduto". Un bel giorno autorizzati dal Mae abbiamo fatto una prova di bonifica degli iscritti nella anagrafe consolare di Caracas dimostrando che con i programmi informatici giusti si potevano,in pochi minuti rilevare i campi mancanti di informazione, individuare per classi di età i censiti (ossia gli ottuagenari...) insomma circoscrivere gli errori ed i fenomeni più ricorrenti per predisporre le necessarie verifiche manuali, ossia quelle che non si possono fare senza essere degli indovini...(i cambiamenti di domicilio o le morti non denunciate... tutte operazioni a carico della rete consolare). A qualcuno ha sempre fatto comodo lasciar credere che il numero degli elettori all’estero fosse tale da poter condizionare la politica italiana... percio’ si è preferito lasciar correre, lasciare l’anagrafe con gli errori, perchè così facendo si rinviava l’aggiornamento delle nuove iscrizioni, una situazione che ha fatto comodo soprattutto ai nostri detrattori. Oggi qualcuno s’accorge che il problema esiste... perchè le conseguenze toccano in un senso o nell’ altro i "propri" interessi: perciò scoppia il problema ! E noi ancora una volta nel mezzo come cause dirette o indirette con il rischio di alienarci le simpatie politiche degli uni e degli altri, con il rischio di chissà quali reazioni... Infatti se il Referendum non passa per questione di quorum, la colpa è degli italiani all’ estero, se invece viene effettuata la bonifica e il referendum passa per effetto della diminuzione del quorum :ugualmente la colpa e’ nostra ! La gravità della situazione per alcuni sta nel fatto che "il Governo pur sapendo della esistenza di questa irregolarita’ non si affretta a correggerla per garantire la corretta partecipazione elettorale dei cittadini...!" E’ la stessa cosa che accade da anni con il voto agli italiani all’estero, che,  è risaputo, nella quasi totalità, non possono tornare in Italia a votare. Più o meno la stessa cosa accade per la determinazione dei seggi parlamentari nei collegi, la quale viene fatta sulla base di un numero di cittadini che si sa non potranno votare e che non sono residenti... A noi, per dirla franca, se la bonifica dell’Aire, anzichè avvenire domani avverrà dopo il Referendum, sul piano dei contenuti non sposta nulla..! Circostanza che vorremmo risultasse chiara, che venisse registrata "a futura memoria" contro ogni possibile coinvolgimento! Fa invece piacere parlarne e notare che i commenti sono forti, che il problema fa gridare allo scandalo... (anche se sappiamo che tutto ciò avviene certamente non per amore di giustizia per i problemi nostri). Noi quello che potevamo fare lo abbiamo fatto gia’qualche anno fa, quando il comites di Caracas denunzio’ prima le irregolarità dell’Anagrafe, dimostrando poi, con prove di laboratorio, che con sistemi informatici appropriati si poteva contribuire fortemente alla bonifica dell’Aire. Questa circostanza ci fu offerta dalla Direzione generale della emigrazione che ci autorizzò a fare prove presso il Consolato Generale di Caracas,prove che vennero eseguite posi-tivamente. Poi suggerimmo (a Rio) che per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’aggio-rnamento dell’anagrafe (cambi di domicilio) si doveva fare una campagna assidua possibil-mente un lancio, una stringa mobile giornaliera, sotto i programmi di Rainternational.

Incompatibilità sì ed incompatibilità no! flecha.gif (1548 bytes)
Risposta: Dipende da chi!.
L’incompatibilità secondo taluni (la maggioranza) va giudicata caso per caso. Se l’incompatibile non è allineato al partito o magari pesta i calli a qualcuno... l’ incompatibiltà va interpretata e può essere dedotta anche da atteggiamenti esterni, la simpatia o l’ interessamento per un proprio rappresentato secondo i casi... può costituire la prova di un rapporto sottostante di interessi inconfessabili. Perciò va interpretata come una prova di incompatibilità. Non danno luogo a incompatibilita’ manifesta nè provata gli enti nei quali sono coinvolti gli amici degli amici. Per esempio, se il caso riguarda enti gestori di corsi di lingua italiana simpatizzanti della opposizione ,c’è incompatibilita’ assoluta, mentre se il fatto ,pur essendo manifesto, dovesse riguardare proprie cellule o enti formatori amici, l’incompatibilità non si pone, in quanto in presenza di casi "apparenti", ma sostanzialmente estranei alla corresponsabilità amministrativa e giuridica. E’ quanto lascia dedurre la circolare Ferretti contenente un articolo apparso su Rinascita che riporta un caso abbastanza similare al quale sarebbe interessato il Segretario Generale del Cgie, Franco Narducci: Questi poi ha naturalmente replicato ammettendo che certe situazioni di fatto si sono verificate pero’ sino a gennaio del 2000. Poi però sono venute meno per espressa rinuncia... perciò tutto è passato! Narducci puo’ tornare a respirare a pieni polmoni , a rappresentare il mondo della emigrazione e a giudicare gli altri anche per quel che non fanno! Non vogliamo credere una riga a quello che ha scritto Rinascita sul caso Giuliani, ma se così non fosse... dovremmo convenire che ha ragione Ferretti quando dice " io, per molto, molto meno, meno avrei sparato!"

Dal Corriere di Caracas
Alla faccia dell’infima minoranza!
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di Ottavio Pattarino
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Cosciente dell’importanza che riveste per gli  connazionali residenti all’estero,  l’iscrizione all’Aire in vista del possibile esercizio del voto nei paesi di residenza, la delegazione del Ctim  del Venezuela  aveva proposto formal-mente,  fin dagli inizi di gennaio, al  Console generale dr. Trabattoni  un meccanismo di collaborazione  per  aiutare i connazionali a formalizzare tale iscrizione laddove essa non fosse stata effettuata.  Il Ctim ha atteso per lungo tempo  la risposta (circa due mesi)  che è poi è risultata negativa nel senso che (a detta del Console) tale collaborazione trovava un insor-montabile osta-colo  nella legge  sulla privacy.  Argomentazione priva,  per il Ctim,  di ogni valore tanto è vero che un’ulteriore richiesta di pre-cisazioni   in materia al Console stesso è rimasta inevasa.   In data 27 aprile  il carteggio Ctim-Console generale (siamo alla telenovela) si arricchiva di una nuova missiva del dr. Trabattoni il quale - passando disinvol-tamente dall’Aire all’Anagrafe Consolare (che intendiamo siano cose  ben distinte, ancorchè complementari) - afferma che al giorno d’oggi non è  tanto l’iscrizione che interessa quanto la soppressione, dall’Anagrafe Consolare di morti, degli ultracentenari e dei rientrati dato che i non iscritti "sono una sparuta minoranza". Il che non  parrebbe corrispondere alla realtà se prendiamo per buona  una recente   statistica del Ministero degli affari esteri secondo la quale  mentre  gli italiani  in Venezuela  sarebbero 126.366 (stando ai dati consolari) solo 57.166 sarebbero iscritti all’Aire.  Ne mancherebbero all’appello ben  69.200. Alla faccia dell’infima minoranza! A proposito dell’Aire era stato fatto  fatto notare al Console  che un diligente  depliant esplicativo edito a cura del Ministero degli Affari Esteri   in cui si evidenziano i vantaggi per gli italiani all’estero di essere iscritti all’Aire invece di essere distribuito a piene mani  ai connazionali   rimaneva  in giacenza nell’atrio dell’Ambasciata  (che notoria-mente i connazionali non frequentano).  Nell’affanno  di tappare le troppe vistose falle  organizzative  il dr. Trabattoni confonde, inspiegabilmente  i  succitati depliant con i formulari per   l’iscrizione nell’anagrafe consolare fornendo sull’argo-mento   una spiegazione del tutto irrazionale. Un po’ troppo anche per chi è più indaffarato a coordinare  le visite politiche del sen. Barrile che altro.  A questo punto occorre rilevare che bonificare  sui due piedi l’anagrafe   consolare e di conseguenza l’Aire, come pretenderebbe  fare l’establi-shment politico italiano (che ancora una volta dimostra  di non capire un’acca   le variegate realtà degli italiani all’estero)   non è  cosa di poco  conto specie   specie se, fino ad ora,  poco o nulla si è fatto al riguardo. Fin dagli anni 70  il sottoscritto suggerì ripetuta-mente  a consoli generali e non  un mezzo addirittura elementare per  aggiornare, almeno parzialmente, l’anagrafe sui decessi:  ritagliare  giornalmente  dai  principali quotidiani locali (El Nacional e El Universal) i necrologi riguardanti i nostri connazionali  ed annetterli  alle rispettive pratiche  giacenti negli archivi consolati. Calcolando che, prudentemente, tali necrologi rigua-rdano  una ventina di connazionali al mese  in trent’anni  sarebbero già stati schedati oltre 7000  decessi, ossia  il  6% degli iscritti all’anagrafe consolare. Il che già sarebbe qualcosa.  Ma la maggior  parte dei boriosi funzionari che si sono succeduti ai vertici del Consolato, hanno ignorato il suggerimento (in un’occasione mi venne opposta, come valida argomentazione, che il Consolato non disponeva di ... stanziamenti per acquistare i due quotidiani!) col  risultato di avere a che fare oggi con un’anagrafe gravemente inaffidabile  se consideriamo, oltretutto, che una grossa percentuale di indirizzi  (indispensabili per recapitare   le cartoline elettorali)  e telefoni  non sono aggiornati malgrado che a suo tempo il consigliere del Cgie Vitaliano Vita avesse avanzato una concreta proposta per la bonifica della base dati. Fino a quando certi funzionari in giro per il mondo continuano a  trastullarsi con  i giochetti  burocratici invece di rimboccarsi le maniche e cercare,  all’interno di ciascuna realtà,  di risolvere  praticamente i problemi,  questi  continueranno a rimanere insoluti  come l’ultimo mezzo secolo, purtroppo,   dimostra.

Domande d’obbligo:ma quanti sono gli iscritti ai sindacati?
Referendum n.7
- Se su 15 milioni di elettori che hanno votato ai referendum soltanto il 35%, ossia 5.200.000 elettori hanno votato a favore del quesito che prevedeva la estinzione della raccolta alla fonte delle trattenute sindacali....ossia l’ abolizione di un meccanismo che garantisce la vita e la funzionalità del sindacato , viene fatto di chiedersi: "ma quanti sono gli iscritti ai sindacati? I Ds hanno veramente votato in blocco "no"?
Referendum n.6 - dopo le sconfitte di Modena e Reggio Emilia sull’abrogazione del reintegro del posto di lavoro in caso di licenziamento,i sindacati possono dire di averla scampata bella : 40% si 60% i no, è stato il risultato totale della votazione dei 15 milioni di elettori, fatto che dimostra ampiamente che l’appello alla mobilitazione promosso da D’Alema, Uil e Cgil non è stato raccolto. E’ stata l’ astensione promossa dal Polo a salvare i sindacati da una pesante sconfitta e Larizza a caldo conferma: "avrei preferito un trionfo dei no!" Per il Prof Biagi, ordinario di diritto del Lavoro all’ universita di Modena, inserire una questione cosi delicata in un referendum è stato un errore ed in proposito dice che chiedere ai cittadini , che sono anche lavoratori dipendenti, di votare contro il proprio interesse, è pretendere molto.... La legislazione sui licenziamenti va rifatta, ma perchè abbia meno flessibilità mentre altri lavoratori sono iper garantiti. Bisogna offrire possibilità di lavoro ai giovani ed ai più anziani che sono usciti dal mondo della produttività e questo lo si può fare attenuando le garanzie ai più fortunati... che hanno un posto fisso nella pubblica amministrazione o nelle imprese medio grandi...

LE LEGGI NELLA PATRIA DEL DIRITTO:
40 anni per non farci votare e pochi secondi per farci morire!
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di Vitaliano Vita
400.000 italiani cancellati dall’anagrafe da un decreto che equipara gli irreperibili ai morti, mentre elude le garanzie della notifica annullando diritti fondamentali: voto e cittadinanza.

Ci sono voluti pochi giorni per cancellare dall’Aire,l’anagrafe degli italiani all’estero e da quella comunale, centinaia di migliaia di connazionali: morti o con dati sconosciuti o non indirizzabili. Mentre per quanto riguarda i primi l’operazione sembra giusta, anche se doveva essere eseguita tempo prima, per i secondi, invece, più che di un provvedimento il decreto rappresenta una provocazione, in quanto confligge non solo con il diritto, ma anche con il buon senso e la realtà, essendo noto che non si tratta "d’irreperibilità voluta" quella contestata alla maggior parte degli esclusi, ma di irreperibilità determinata, dalla incapacità dello Stato di comunicare con il cittadino ovvero di creare strutture e normative in grado di raccogliere ed aggiornare i dati dei cittadini con i mezzi a disposizione. Invero il decreto non tiene conto che le irregolarità erano note da tempo all’ Amministrazione ed alle forze politiche senza che alcuno avesse provveduto ad eliminarle. Noi abbiamo, personalmente effettuato prove di bonifica e sono anni che andiamo dicendo che l’80-90 % dei dati dell’Anagrafe degli italiani in Venezuela va corretta e bonificata. (Vedasi cambi di domicilio non aggiornati, il voluto mancato inoltro degli avvisi elettorali nel 97 da parte del Consolato generale di Caracas, circostanza quella che avrebbe costituito , come denunciammo, una insostituibile verifica dell’esattezza degli indirizzi... le cui conseguenze oggi colpiscono l’intera collettività; infine molti sono gli errori materiali compiuti nella trascrizione dei dati in lingua straniera). Considerati i danni che ne sono derivati e che ne deriveranno all’ intera comunità in caso di voto all’ estero, molti si chiedono: perchè a pagare dobbiamo essere sempre noi? Sono bastati "pochi" giorni per metter su ed approvare quel decreto "salva faccia" che stabilisce le condizioni per la cancellazione dai registri anagrafici dei cittadini cosiddetti "irreperibili", ma, considerate le conseguenze che produce nella sfera dei diritti altrui ( perdita del diritto di voto e di cittadinanza), noi siamo convinti che durerà poco, e ne avremo la riprova quando saranno resi noti i nomi dei cittadini "esclusi" e verificate le cause che hanno prodotto la loro cancellazione... allora ne sentirete delle belle! Dato che il pericolo di irregolarità nel processo referendario è stato superato, non sarebbe opportuno porre rimedio a questo decreto, ridisegnando una proposta che tenga conto, per la bonifica dell’Aire, non di principi astratti e norme aleatorie, ma delle realtà esistenti, dei mezzi concreti a disposizione (informatica e nuove forme di comunicazione) già a disposizione dell’Amministrazione (televisione, strutture informatiche, radio), delle esperienze della rete diplomatica e della collaborazione degli Organismi rappresentativi delle comunità italiane all’ estero? Signori parlamentari e membri del Governo lasciate scadere questo "decreto"! noi da Voi ci attendiamo ben altro trattamento ! Infatti abbiamo preso atto che Governo e politici, quando vogliono, sanno fare miracoli, anche quando i margini di tempo sono ristretti o stanno per scadere ... è quello che Vi chiediamo di fare (un miracolo) per far passare il "voto all’estero" per tempo... ossia prima delle prossime elezioni politiche, se veramente questo voto ce lo volete dare.

Megaelezioni: Venezuela al bivio flecha.gif (1548 bytes)
di Marco Porta
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Le hanno chiamate megaelezioni e di "mega" hanno tutto, compresa la confusione che regna nel Paese. Così a poche ore dalle elezioni, scoppia la notizia: elezioni rinviate. Dopo una campagna elettorale condotta dai candidati all’insegna dell’arrembaggio senza esclusione di colpi ai danni dell’avversario politico, la cronaca segnala, non a sorpresa, che i preparativi per il voto sono indietro ...molto indietro, tanto da far gridare al boicottaggio: l’opposizione accusa il Governo di colpevoli inadempienze, questi chiama in causa la società americana che produce le schede magnetiche necessarie a registrare il voto automatizzato, perchè non ancora pronte; la ditta "incriminata" accusa il Consiglio Nazionale elettorale, organismo preposto alla organizzazione delle elezioni, di non aver fornito a tempo i dati richiesti: un palleggio di responsabilità che rende sempre più probabile un rinvio del voto a giugno o quanto meno una suddivisione delle elezioni: presidenziali, Parlamento e Governi regionali prima, assemblee regionali e consigli municipali poi. In effetti le simulazioni di voto (poche ed incomplete), effettuate nei giorni scorsi in diversi seggi elettorali per comprovare l’efficienza dei lettori elettronici dei "targhettoni elettorali", hanno dato risultati non proprio incoraggianti: inceppamenti, incorrispondenze tra voto espresso e voto conteggiato, lentezze di ogni genere. Non basta: le targhette elettroniche contenenti i famosi data base non sarebbero ancora pronte: mancherebbero i programmi per il voto regionale e comunale. Se poi si sommano i ritardi nella consegna delle schede ai seggi, l’informazione frammentaria sui candidati (sono 30000 in tutto il paese), le centinaia di emendamenti apportati alle schede elettorali all’ultimo momento, gli errata corrige, la nebbia fitta sui candidati ai Parlamenti andino e latino americano, di cui nessuno sa nulla, i rallentamenti dovuti alle distanze tra i centri di votazione ed il poco tempo a disposizione, ecco che il quadro che ne risulta è di forte e giustificata incertezza. Troppo importante la posta in palio per lasciare in mano alla fortuna ed alla buona volontà di scrutatori e presidenti di seggio un processo elettorale da molti considerato decisivo per le future sorti del paese. Anche perché, lo ripetiamo, la tensione tra i candidati e nel paese è tale che il minimo dubbio sul risultato non potrebbe che generare accuse di brogli e frodi, con conseguenze non prevedibili.. In questo senso va vista la richiesta di assicurazioni da parte degli osservatori della Oea e della Fondazione Carter, presenti nel Paese per monitorare l’andamento del suffragio. Ma dal Consiglio nazionale elettorale vengono messaggi contraddittori che non soddisfano né gli inviati internazionali né gli elettori: il presidente del CNE incalzato dalla stampa ha dichiarato che si stanno predisponendo tutte le misure necessarie e di urgenza perché il voto abbia luogo regolarmente ed alla data stabilita, ma su quanto accadrà nei prossimi giorni nessuno può dare garanzie. Ed infatti giace pendente di fronte al Tribunale supremo di Giustizia (la Corte Costituzionale) un ricorso proposto da un’associazione di cittadini che potrebbe risolversi in un pronunciamento della massima istanza per il rinvio delle elezioni (si parla di un periodo di tre settimane). A gettare benzina sul fuoco il recente provvedimento di polizia che ha assegnato alla polizia politica (Disip) il ruolo di custode e tutore aggiuntivo della sede del Cne in Caracas, parallelamente all’esercito che tradizionalmente aveva curato gli aspetti logistici e di sicurezza durante lo svolgimento delle precedenti elezioni. Si è giunti intanto alla chiusura dei comizi con le rituali manifestazioni di piazza: imponente quella del Presidente uscente Chavez sul viale Bolivar a Caracas, ma partecipata è stata anche quella del diretto contendente Arias Cardenas, l’ex compagno d’armi del presidente e protagonista con questi del tentato golpe del febbraio 92, oggi candidato alla presidenza e suo acceso avversario. Il terzo contendente, Claudio Fermin, ricopre, è stato detto, il ruolo di candidato simbolico, avendo mantenuto un atteggiamento distante quasi distaccato durante l’intera campagna, caratterizzata invece da toni e discorsi improntati più all’attacco e al discredito personale che al confronto programmatico. Il presidente Chavez considera queste elezioni come l’ultimo atto di un piano di riforma profonda del sistema politico ed istituzionale, dopo l’approvazione della nuova costituzione repubblicana e l’annientamento delle vecchie compagini politiche, AD (socialdemocratici) e Copei (socialcristiani), ed il primo passo verso l’avvio delle riforme economiche e sociali. Mentre per Arias è la sconfitta di Chavez e del suo progetto a costituire l’elemento principale del discorso politico, così come la critica aspra al disimpegno economico del Governo, piattaforme intorno alle quali è riuscito ad aggregare settori consistenti della classe medio alta nel Paese. Per le forze politiche uscite sconfitte alle elezioni del 1999 il prossimo appuntamento elettorale costituisce invece l’ultimo treno utile per riprendere le posizioni di potere perdute o mantenere quelle ancora in piedi. Ma, al di là dei proclami elettorali, sono numerose e consistenti le novità di queste elezioni che interessano tutte le cariche pubbliche dello Stato, dalla Presidenza, al Parlamento, ai Governi locali a quelli municipali. Il primo fattore di novità è costituito dalla rottura del fronte del cambio, guidato dal Movimento quinta repubblica di Hugo Chavez , che aveva vinto le elezioni del 99 e quelle successive per l’assemblea costituente: un raggruppamento di forze politiche e sociali che erano riuscite a rappresentare lo stato di stanchezza dei cittadini per la vecchia classe politica e per l’egemonia dei poteri economici forti tradizionalmente ad essa legati. Oggi quel fronte si è scisso con l’uscita di Arias Cardenas e di altri esponenti di spicco e la presa di distanza di alcune delle forze politiche che lo integravano. Punto questo di debolezza che rischia di far riaffiorare elementi della vecchia guardia, estromessi nell’ultimo anno da tutte le cariche pubbliche. Di certo, ed è questo il secondo fattore di novità vi è che i partiti tradizionali hanno perso gran parte del loro potere ed in queste elezioni ricoprono, per lo meno quanto a sigle, un ruolo di molto minore rispetto al monopolio esercitato fino a solo 18 mesi fa. Tuttavia un aiuto inopinato è venuto loro proprio dalla nuova carta costituzionale che, in contrasto con la precedente, ammette la rieleggibilità alle cariche pubbliche per più di due mandati: attraverso questa norma sono riapparsi nell’agone politico personaggi già appartenenti ai vecchi partiti che sotto le sigle tradizionali od altre nuove di zecca aspirano a riprendersi un ruolo centrale nella vita istituzionale del paese. Altro elemento di novità è il voto ai militari: questi finora esclusi dall’esercizio del voto, costituiscono oggi una forza elettorale di prim’ordine anche per il tradizionale spirito di solidarietà ed unità di corpo che li caratterizza. Possono nelle prossime votazioni costituire l’ago della bilancia del sistema politico nazionale. Infine annovereremo tra le novità anche l’esordio di due nuovi poteri costituzionali: il potere elettorale e quello morale. Il primo incarnato dall’elettorato e rappresentato dal CNE (Consiglio nazionale elettorale) assume nell’attualità contorni ancora non ben definiti. Il CNE, prima emanazione del potere esecutivo ora acquista dignità e autonomia ed opera almeno teoricamente in indipendenza dagli altri poteri costituiti. Il potere morale esercita invece il controllo sullo stato del funzionamento della pubblica amministrazione intervenendo laddove si segnalino atti di corruzione o di violazione di diritti fondamentali e segnalandoli alle autorità giudiziarie competenti. I due poteri hanno costituito nel controverso processo elettorale in atto una sorta di cuscinetto tra le opposizioni e l’esecutivo che ha forse contribuito a mantenere nell’ambito del tollerabile le spinte contrapposte manifestatesi negli ultimi sei lunghi mesi di lotta politica. Per quanto riguarda progettualità e programmi, l’appuntamento è a dopo il 28 prossimo.

Giugno 2000

Ds, è giunto il momento della "riflessione"
Carlo Fusi sul Messaggero commenta la sentenza che ha favorito Berlusconi nella annosa vicenda del Lodo Mondadori. Niente è più sbagliato in occasioni come questa – dice Fusi - che trasformare le decisioni di un giudice in occasioni di polemica politica. Il rispetto della magistratura vale sia quando indaga sia quando giudica: la strumentalizzazione è un male da evitare come la peste. Tuttavia sarebbe davvero impossibile non considerare l’impatto che la sentenza del Gup può avere sull’opinione pubblica e sulla dinamica politica tra centro-sinistra e Casa delle libertà. Ed infatti – nota Fusi – anche da sinistra si comincia a riflettere sul significato di un’intera stagione politica e di una strategia che ha puntato su una presunta - e tuttavia a giudizio di tanti, conclamata - diciamo così, "inadeguatezza etica" del leader del Polo a governare proprio a causa delle vicende giudiziarie in cui era coinvolto. Così Emanuele Macaluso mette il dito nella piaga spiegando che «i Ds hanno sbagliato in maniera clamorosa perché pensavano che quello che la politica non era riuscita a fare lo potevano fare i magistrati. Poi una certa correzione c’è stata, ma tardiva». Mentre ancora Pellegrino ricorda come la fase iniziale di Mani Pulite «fosse caratterizzata da un appiattimento dei Gip e della magistratura giudicante sulle ipotesi dell’accusa: era fatale e ampiamente prevedibile che l’atmosfera nel Paese e nelle aule giudiziarie sarebbe mutata». Insomma «se c’era ancora bisogno di un segnale che il vento è cambiato ora quel segnale è arrivato», chiosa il veltroniano Fabio Evangelisti, il quale però mette in guardia sul fatto che non si passi «dal giustizialismo degli anni ’90 all’impunità del 2000». E Sergio Chiamparino è netto: «Mi auguro che questa vicenda serva a mettere una pietra sopra l’uso politico e la strumentalizzazione della magistratura». Dunque la riflessione è avviata. Anche su quello che Rebuffa bolla come «ruolo di supplenza» esercitato da una parte della magistratura. Pur se l’obiettivo è sempre la sinistra: «E’ colpevole di aver fatto come suor Gertrude. "La sventurata rispose", scrive Manzoni. E infatti la sinistra ha "risposto", cedendo alla tentazione di usare politicamente l’arma giudiziaria». Ma bisogna anche stare attenti a non cadere nel rischio opposto, proprio perché si vuole chiudere l’epoca della strumentalizzazione. E dunque conclude Fusi: è corretto dire che Berlusconi ora è politicamente più saldo? Forse a ben vedere no. Nel senso che la forza che il Cavaliere aveva, mantiene.

Luglio 2000

Ultimissime dal Venezuela
Hugo Chavez riconfermato Presidente
Grossa affermazione anche del partito del Presidente
L’MVR si è assicurato la stragrande maggiornza dei membri del Congresso ed il governo in quasi tutti gli stati. Dopo la riforma costitu-zionali con le megaelezioni quasi 12 milioni di elettori venezuelani sono stati chiamati ad eleggere il nuovo presidente della repubblica, i membri del congresso, i governatori di 23 Stati e numerose cariche locali le avverse condizioni atmosferiche non hanno impedito una partecipazione soddisfacente.Grazie al sistema di votazione elettronico a lettura ottica è stato possibile conoscere il risultato in poche ore.

Agosto 2000

Il trionfo di Chavez flecha.gif (1548 bytes)
Dopo cinque consultazioni elettorali susseguitesi durante i 18 mesi del suo mandato, il presidente Chavez è riconfermato nel suo incarico e nella fiducia del popolo venezuelano sulla sua gestione. Con la vittoria schiacciante nelle megaelezioni del 30 u.s., si chiude la fase politica e costituente del programma inaugurato nel 98.
Scrive il Nazionale, uno degli organi d’informazione piu seguiti in Venezuela dopo il risultato delle elezioni del 30 luglio scorso: "Hugo Chávez se mantiene en el poder tras aplastante triunfo". I venezuelani hanno appoggiato il progetto di "revolución social" del presidente Hugo Chávez, al rieleggerlo al governo e al rilegittimarlo alla guida del Paese nell’incarico al quale era stato già eletto nel dicembre 98. Un vittoria senza precedenti se si considera che dei 23 stati che compongono il Venezuela, 14 sono stati conquistati dal Partito di Chavez (il Movimento Quinta Repubblica MVR), mentre in parlamento la maggioranza acquisita è tale da escludere qualsiasi sovvertimento. Ma se si considera che ciò che non è andato a Chavez è andato al suo delfino di ieri, a quel comandante Cardenas che con lui guidò il colpo di stato del 92, allora si comprenderà che, indipendentemente dal successo personale di Chavez, quello che ha voluto negare il popolo Venezuelano è la legittimazione dei partiti appartenenti al passato sistema bipartitista, appostato su concentrazioni di sinistra e di centro (Accion democratica y Copei). Chavez poteva governare per altri 4 anni, ma ha preferito con coraggio insolito per "un recièn electo", fare le riforme e riproporre al popolo una conferma, accettando di concorrere ad una nuova elezione, rimettendo in gioco cosi il potere già ottenuto con il voto del 98. Chavez, dopo aver riscritto la costituzione e scardinato le preesistenti strutture dello Stato, ha preferito ripresentarsi al popolo per un nuovo consenso che, per usare le parole del Nacional, un giornale che verso Chavez non è stato mai indulgente, è stato "aplastante", Ora che lo Stato ha una sua struttura rispondente ai desideri del popolo, ora che gli amministratori che dovranno gestire la cosa comune ci sono, in quanto eletti ed espressione diretta del popolo, "ora – dice - Chavez, dobbiamo pensare alla economia, a scrivere una costituente economica" con tutto ciò che implica e comporta questa tendenza alla globalizzazione. "Dobbiamo stabilire le regole per assicurare efficienza e produttività al Paese, per mettere a valere le risorse di Venezuela" - ha detto Chavez - e non si riferisce soltanto al petrolio, all’alluminio, al ferro, all’oro, ai giacimenti metaniferi, ma anche alla Agricoltura ed al turismo "...de este hermoso pais benedito de Dios " che può contare su un clima ed un paesaggio unici al mondo. Ma l’interesse precedentemente mostrato verso i problemi legati al petrolio, che hanno dato al Venezuela risultati economici straordinari, fa pensare che Chavez darà grande importanza a quel prodotto che probabilmente costituirà un argomento fondamentale anche di politica estera. D’altra parte Chavez sa che, proprio ai fini della auspicata ripresa e per la ricostituzione della fiducia interna ed internazionale, il petrolio continua ad essere la garanzia economica del Paese, che grazie al petrolio il Bolivar, in tempi non lontani, è riuscito a raggiungere valutazioni cambiarie eccezionali e crediti internazionali sproporzionati, consentendo di mantenere per anni la parità cambiaria con il dollaro. Chavez sa anche che per la realizzazione dei suoi piani di riforma economica e sociale sono necessari tempo, risorse e stabilità, tutte cose che hanno un solo nome: petrolio, almeno fintanto che il paese non avrà ricostituito strutture produttive e finanziarie adeguate.

Extraeuropei o extracomunitari? flecha.gif (1548 bytes)
di Vitaliano Vita -
In questi giorni si è tornato a parlare con insistenza del problema della manodopera straniera da impiegare nel processo produttivo italiano. Varie le soluzioni prospettate, ma nessuna di queste sembra abbia soddisfatto gli uni e gli altri, anche in considerazione che la soluzione di un problema comporta in alcuni casi l’aggravamento di altri ,come l’ordine pubblico che per molti ha un valore prioritario. Noi vorremmo rilanciare la proposta fatta l’anno passato nel corso della III Conferenza della Regione Lazio e successivamente durante la riunione della commissione Stato e Regioni del Cgie riguardo la possibilità di impiegare nelle diverse Regioni e nei diversi settori, anche i figli e nipoti degli italiani all’estero che hanno difficoltà ad inserirsi nel processo produttivo dei paesi in cui risiedono. Questi, in buona parte bilingui o di lingua madre italiana, sarebbero ben disposti a far ritorno nel paese dei loro padri, dove, la quasi totalità, peraltro, può contare su parenti ed amici, ossia in caso di trasferimento, su una ospitalità provvisoria ,senza creare problemi di integrazione etnica e religiosa, di lingua e di cultura, quasi sempre acquisita ed approfondita su programmi e sistemi di studio italiani. Una manodopera di cui si conoscerebbe tutto, dalla provenienza, alla traiettoria personale e familiare che sarebbe orgogliosa di sottoporre i propri requisiti alla analisi ed al vaglio degli uffici consolari. Una manodopera disposta a trasferirsi per lavorare in Italia secondo schemi previsti e programmati, sulla base di contratti e di impieghi integrali . Lo scorso novembre, insieme ad un importante patronato italiano, promovemmo una inchiesta tra 3000 giovani residenti in America latina ed America del nord per verificare il loro interesse a partecipare ai corsi di aggiornamento e formazione professionale promossi dall’Italia. In particolare si richiedeva di conoscere la loro disponibilità a trasferirsi in Italia a fine corsi, se fosse stata loro offerta una possibilità di lavoro. Il 90% delle risposte fu positivo ossia confermò l’interesse a far ritorno in Italia qualora se ne fosse presentata anche una ragione di lavoro. Ma allora diciamo noi, se è vero che il fenomeno della denatalità italiana sta mettendo a prova le forze lavoro esistenti nel paese e se è vero che vari settori della economia nazionale sono carenti di manodopera (con grave pregiudizio per la produttività delle aziende) non sarebbe il caso di estendere l’offerta lavoro anche agli italiani all’estero che al contrario vivono un fenomeno di natalità opposto? In America latina dove si stima una comunità di origine italiana composta da oltre 45 milioni di individui le fasce dei giovani tra i 18 e i 29 anni sono le più numerose, costituiscono una riserva preziosa per un paese come l’Italia che è destinato, nel 2005 a vedere gli anziani in sorpasso rispetto alla forza lavoro del paese. Un fenomeno irreversibile, che si può sanare solo attingendo là dove esistono queste realtà (perché i figli non si inventano ne si prendono in prestito). Perciò noi chiediamo ai Presidenti delle Regioni Italiane di farci pervenire, per categorie e per province, il numero dei posti lavoro a disposizione, per diffondere a mezzo posta elettronica tra i nostri connazionali (scuole, università, consolati, istituti di cultura, enti per la formazione, patronati ed organismi rappresentativi) le disponibilità esistenti. Siamo certi che in pochi mesi potremmo dare le prime risposte concrete e stabilire finalmente se i giovani italiani all’estero possono costituire una soluzione al problema demografico delle forze lavoro.

Pronti a tornare... flecha.gif (1548 bytes)
Lettera aperta della Redazione di Pagine alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ai Ministeri del Lavoro, degli Interni e degli Esteri, ai Presidenti delle Regioni.

Il nostro giornale, insieme a molti lettori, segue con interesse il problema della immigrazione in Italia, rilevando gli sforzi che vengono compiuti per cercare di equilibrare la domanda di occupazione interna con l’offerta esterna, e per armonizzare le nuove realtà alle esigenze dell’ordine pubblico e della organizzazione dello Stato. Il fenomeno della denatalità ha prodotto una contrazione delle forze lavoro che può essere superata soltanto con la immigrazione che a sua volta crea problemi non meno delicati, come quello della integrazione e della assistenza agli immigrati e ai loro familiari. Presso alcune nostre comunità d’America Latina, ove al contrario la presenza giovanile è prevalente, le difficoltà di occupazione per i nostri ragazzi sono sempre maggiori e non sembrano migliorare anche in vista di sfavorevoli congiunture economiche. Tempo addietro abbiamo eseguito una inchiesta sui giovani italiani residenti in questi paesi per conoscere il loro interesse a trasferirsi in Italia per lavoro, se se ne presentasse la occasione, e la risposta è stata affermativa nella stragrande maggioranza dei casi. Siamo convinti che tale intenzione non è soltanto dettata dalla necessità di trovare un lavoro, ma anche dal desiderio di riscoprire le loro radici, di ricongiungersi con i loro parenti , di approfondire la conoscenza delle loro tradizioni e della lingua dei loro genitori. Qualche anno fa si calcolava che sono almeno 30 milioni gli italiani che mantengono buone relazioni con i parenti all’estero, oggi dopo l’avvento di internet, la frequenza dei contatti è quasi giornaliera e durante le vacanze il numero dei parenti ed amici in visita ai connazionali all’estero si è triplicato. Ciò per ricordare che nelle "riserve estere" l’Italia ha preziose forze lavoro da poter impiegare nel proprio ciclo produttivo senza dover affrontare problemi di integrazione ed ordine pubblico, forze lavoro per altro fornite di una specifica preparazione e di referenze che i nostri Consolati possono accertare e verificare in fase di contrattazione. Insomma tornare in Italia, come ne partimmo, con un contratto di lavoro e referenze che attestano chi siamo, che cosa sappiamo fare e dove andremo a lavorare. Chiediamo a tutti gli enti interessati di farci avere al più presto il numero e le specializzazioni delle richieste di lavoro attualmente pendenti nella Regione o provincia.Su queste basi promuoveremo una "nuova" inchiesta per individuare gli "interessati a trasferirsi" non soltanto per specializzazione, ma anche per regione e provincia di destinazione. Disponiamo di una struttura informatica che ci consente di diffondere le nostre inchieste per via elettronica su un rilevante campione di giovani appartenenti alle comunità italiane più numerose e siamo disponibili a mettere la nostra organizzazione a disposizione di una tale iniziativa.

Tra Intoccabili e perseguitati arrivano le verità flecha.gif (1548 bytes)
Una pioggia di accuse e calunnie su gli organismi di rappresentanza e gli enti della Circoscrizione di Caracas non allineati, annunciano come al solito che le squadracce sono scese in campo e che si è aperta la campagna elettorale! Le stesse accuse, le stesse calunnie affiorarono qualche anno prima delle elezioni dei Comites e durante quelle del Cgie, chi non le ricorda... risultato i delegittimandi furono rieletti a colpi di stragrande maggioranza sia nel Comites che nel Cgie.  Infatti ciò nonostante anche l’ultima elezione è andata come la precedente: 34 da una parte e 6 dall’altra. Per intenderci l’altra parte è il gruppetto di sinistra che nonostante gli aiuti di certa stampa e delle grandi testate nazionali oltre non riesce ad andare, anzi "certo modo parziale di fare, non convince, indigna e viene pagato a colpi di lettori. Tanto che oggi è diventato difficoltoso collocare anche solo un migliaio di copie... altro che 20 mila abbonamenti al giorno! La colpa? I meriti degli altri, ma certamente anche gli errori dei perdenti che non vogliono capire che l’arroganza del potere, l’abuso e la calunnia non ripagano! Qui da noi è diventato come in Italia, proprio come suggerisce Pansa nel suo decalogo del giornalista di sinistra: l’avversario va fermato non importa come; i suoi amici colpiti ed ogni giorno bisogna dargli in testa senza scrupoli e indulgenze. Ma se questi metodi sono recriminandi per dei giornalisti, figuriamoci per chi va in Parlamento per fare le leggi. Stupisce che personaggi di esperienza, cultura amministrativa e politica, possano scendere in campo, correndo fuori pista, per indagare su l’erogazione di qualche decina di milioni di contributi all’insegnamento, contributi dati dallo stato ad enti privati stranieri, inventati per scaricare su di loro le responsabilità ed i costi di gestione: contributi previdenziali, liquidazioni di fine rapporto del personale docente, fitti ed assicurazioni, sugli alunni ed il personale dipendente. Stupisce ancora che siano stati riconosciuti grandi meriti al Console Generale di Caracas Trabattoni che per 550 alunni ,14 insegnati e 22 corsi annuali, contro il parere del Comites, ha assegnato dieci mila dollari all’ente gestore.... e che poteva fare quell’ente che è venuto a conoscenza che la sua richiesta era stata annullata soltanto a corsi ormai ultimati, ossia un anno dopo la presentazione della sua richiesta? E’ un grande merito questo? Senza peli sulla lingua, alle interrogazioni di alcuni parlamentari fatte sulla vicenda in questione, aveva prontamente risposto il Corriere di Caracas, con un tagliente articolo a firma del suo direttore Ottavio Pattarino. Né mancarono le critiche di altri esponenti della collettività.

Il conflitto di interessi è più facile dietro le quinte che sotto i riflettori flecha.gif (1548 bytes)
di Antonio Martino
- Un detto tedesco recita: "Un professore universitario è uno che la pensa in modo diverso". Ho sempre considerato questo uno dei pochi privilegi della mia, peraltro malpagata, professione ed intendo avvalermene. Sosterrò una tesi sul conflitto che non piacerà, temo, non solo all’on. Veltroni, al professor Giovanni Stranamore e a molti esponenti di sinistra, ma persino a un gran numero di benpensanti, di tutti i partiti. E’ opinione diffusa che sia necessaria una legge che disciplini il conflitto di interessi fra Berlusconi proprietario di un "impero economico" e Berlusconi possibile prossimo presidente del Consiglio, onde evitare che egli faccia uso del potere per avvantaggiare i suoi interessi economici. La tesi è talmente plausibile da essere accettata persino dal centro - destra. Infatti, fu proprio Forza Italia a presentare un progetto di legge alla Camera, che venne approvato all’unanimità, finendo poi insabbiato al Senato, dove giace non discusso da oltre due anni. Sorvolo sul fatto che le sinistre, al potere da cinque anni, non hanno titolo per lamentare la mancata regolamentazione, avendone impedito il varo al Senato, dopo averla votata alla Camera. Mi sembra superfluo, infatti, insistere sul carattere strumentale della loro scandalizzata quanto tardiva richiesta di regolamentazione: se era così urgente perché non hanno fatto nulla prima, ed hanno anzi impedito che venisse approvata la legge da loro votata alla Camera? No, la mia posizione è più radicale. Il fatto è che in un Paese democratico quale l’Italia, malgrado tutti i noti limiti, senza dubbio l’attività del governo è sottoposta al vaglio del Parlamento, specie dell’opposizione, del presidente della Repubblica, della magistratura, degli organi di informazione e, soprattutto, dell’opinione pubblica. Tutti questi soggetti mettono in essere un controllo costante sugli atti del governo ed è a questa loro attività che noi affidiamo la tutela delle nostre libertà. Siamo democratici perché convinti che quell’attività di controllo, tipica di una democrazia, ci tuteli nei confronti dell’abuso del potere politico. Per questa ragione la possibilità che il presidente del Consiglio abusi del suo potere per vantaggio personale è molto meno credibile della possibilità che persone che non hanno la visibilità connessa a quella carica facciano altrettanto. Il senatore Gianni Agnelli non è mai stato capo del Governo, ma sarebbe difficile negare che la Fiat abbia ottenuto "favori" di varia natura dai governi che si sono succeduti nell’ultimo mezzo secolo. Chi vuole lucrare "rendite politiche", in altri termini, può farlo molto meglio se sta dietro le quinte, anziché al centro della scena, sotto la luce dei riflettori.
Non basta. Il fatto è che se non dovessimo davvero eliminare per legge tutte le possibili occasioni di conflitto di interessi, cadremmo in una situazione fortemente paradossale. Dovremmo vietare ad un professore universitario di fare il ministro dell’Università, ad un medico il ministro della Sanità, ad un tributarista il ministro delle Finanze, e così via. Tutte queste persone, infatti, potrebbero fare uso del loro temporaneo potere di governo per elargire favori alle categorie da cui provengono, curando così un loro interesse personale. La politica sarebbe in mano degli incompetenti, di chi, non sapendo fare nulla, non ha interessi privati che possono confliggere con la propria carica politica. Questi ultimi, tuttavia, per le ragioni più svariate, come ampiamente confermato dall’esperienza, potrebbero far uso del potere loro conferito per avvantaggiare "amici", sostenitori e benefattori, un classico ed ampiamente dimostrato esempio di conflitto di interessi.Voglio dire che la regolamentazione costituisce condizione né necessaria né sufficiente per scongiurare l’uso "privato" del potere politico. Per chi occupa una posizione politica preminente, bastano gli innumerevoli controlli tipici di una democrazia cui accennavo prima. Per gli altri, per chi opera dietro le quinte della politica e si avvale della sua influenza sui politici per fare affari a spese della collettività, nessuna legge sarà mai sufficiente. L’unico rimedio efficace contro la possibilità di usare la politica per fare affari è il divorzio della politica dall’economia. Un potere politico esteso, illimitato, assoluto, infatti, conferma inesorabilmente la saggezza di Lord Acton: "Il potere corrompe sempre: il potere assoluto corrompe in modo assoluto".

Settembre 2000

Scongiurato o rinviato il blocco dei Tir?
Caro petrolio tasse e trasparenza
Anche in Belgio e in Gran Bretagna la situazione sembra avviarsi verso un ritorno alla normalita nonostante che nelle ultime ore, il petrolio è arrivato al livello record di 1.845 lire al litro dopo gli aumenti decisi da Fina e Tamoil. Il negoziato tra governo e camionisti è andato avanti ad oltranza fino a tarda notte, prima con riunioni tecniche seguite dal sottosegretario Angelini, poi al tavolo comune con il ministro dei Trasporti, Pierluigi Bersani. Alla fine - dopo aver ascoltato la posizione delle compagnie petrolifere - l’intesa è stata raggiunta attraverso l’impegno del titolare dei Trasporti a varare un decreto legge che prevede la riduzione del prezzo del gasolio attraverso compensi fiscali per 120 lire al litro, nonchè una clausola per garantire che l’effetto della riduzione stessa resti invariato fino al 31 dicembre del 2000. Nel protocollo di accordo sarebbe prevista poi una prima verifica per il 29 ottobre e un monitoraggio continuo sui prezzi. Inoltre, sarebbe prevista una riduzione forfettaria per l’anno fiscale 2000 per i veicoli di portata inferiore ai 35 quintali. E ancora un impegno delle compagnie petrolifere a ridurre il prezzo del gasolio extra rete, ovvero quello venduto all’ingrosso, ripristinando in pratica i valori del giugno scorso. Un griglia di interventi, dunque, che dovrebbe garantire agli autotrasportatori di recuperare margini di guadagno erosi dall’aumento della materia prima senza dare troppo nell’occhio e soprattutto senza appesantire prodotti più «sensibili» rispetto al livello di caro-vita, come quello del gasolio da riscaldamento. Una griglia, in definitiva, che permetterebbe alla categoria di tornare ad un «range» di prezzi del gasolio più basso, cioè sui livelli che le compagnie praticavano a giugno di quest’anno : intorno alle 1.689 lire. L’intesa prevede un pacchetto di misure fiscali e sociali per un totale di 180 miliardi di lire per compensare gli oneri del caro-petrolio ed è stata firmata alla fine anche dai padroncini francofoni dell’Uptr, il sindacato più oltranzista e responsabile della maggior parte dei blocchi intorno a Bruxelles. Anche in Gran Bretagna i blocchi ai cancelli delle raffinerie sono in gran parte finiti, le autocisterne hanno ricominciato a caricare il carburante, anche se il paese per quanto riguarda l’approvvigionamento delle benzine è ancora lontano dalla normalità. Saranno necessarie almeno due settimane -dicono i tecnici- per poter ultimare i rifornimenti dei distributori rimasti a secco dopo una settimana di camion-selvaggio. E resta la minaccia che se il governo non ridurrà le tasse che rappresentano il 75 per cento del costo al consumo della benzina entro i prossimi sessanta giorni la protesta potrebbe riprendere,come in Spagna, dove camion, autobus, trattori, taxi e ambulanze invaderanno le città di Barcellona e Merida per ottenere dal governo di Aznar un piano di riduzione delle tasse sui carburanti sull’esempio di quanto ottenuto finora in Francia e in Belgio.

Il petrolio ignora l’Opec e vola a 36 dollari
Nuovo massimo negli Usa.
ROMA - L’aumento produttivo di 800 mila barili al giorno deciso dall’Opec viene giudicato insufficiente dai mercati e così il prezzo del greggio torna ad infiammarsi toccando i 35,75 dollari a barile a New York mentre in Italia il gasolio segna un nuovo massimo storico raggiungendo le 1.835 lire al litro.
Il quadro internazionale tornato di nuovo in fibrillazione per la minacce di paralisi che incombono su vari settori economici, ha spinto ieri i governatori del G10 a mettere in allarme le economie occidentali (in particolare la zona di Eurolandia dove si allarga a macchia d’olio la protesta di camionisti, agricoltori, pescatori e tassisti) dai rischi di una discesa in tempi lunghi del prezzo dell’oro nero. Per quanto riguarda più da vicino l’Italia, mentre il ministro Bersani si prepara ad incontrare le categorie più colpite dal caro-benzina, a scendere in campo è stato lo stesso presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, che ha proposto al presidente nigeriano Olusegun Obasanjo in visita in Italia, un meccanismo di stabilizzazione dei prezzi petroliferi attraverso un monitoraggio dei mercati dei paesi produttori e consumatori.  Ma il vero problema dei produttori non è puntare su un prezzo alto, ma avere la stabilità, ovvero un livello di prezzo del greggio sul quale fare affidamento ai fini di bilancio e di rientro dalle situazioni debitorie dei vari paesi.Mentre per i paesi consumatori l’ imposizione fiscale è la macchina da rivedere dato che l’ incidenza delle imposte sul costo del petrolio è diventata insostenibile. Il ministro dell’Industria, Letta, ha affermato che la ristrutturazione della rete dei benzinai e lo sconto a regime dell’Iva sulla benzina sono «entrambe ipotesi che il governo sta valutando per la prossima finanziaria e che saranno oggetto delle riunioni di questi giorni con le parti sociali. I presidente dell’Unione Petrolifera De Vita giudica inadeguato l’aumento produttivo varato dall’Opec, il segretario generale del cartello petrolifero Lukman ha dichiarato che l’Opec «ha fatto la sua parte» invitando i governi dei paesi importatori a ridurre il carico fiscale sui prodotti derivati dal petrolio «per non mettere in pericolo l’economia mondiale». A questo proposito ha ricordato che solo il 16% della vendita di un barile di petrolio raffinato in Europa va ai paesi esportatori, mentre l’84% viene assorbito dalle raffinerie e dalle tasse sul settore.  Per il presidente dell’Eni Gian Maria Gros-Pietro, «è chiaro che la domanda non può trovare risposte immediate, perchè l’industria petrolifera non può adeguare l’offerta nel breve termine». Pertanto, ha aggiunto, per abbassare i prezzi dei carburanti «nel breve termine si può manovrare solo sul prelievo fiscale».A giudizio di Gros-Pietro, comunque, «una politica troppo condiscendente verso i prezzi non stimola i risparmi energetici e la ricerca di altre fonti di energia». No, «non siamo contenti», è stato invece il giudizio del ministro per il Petrolio saudita, Ali al-Naimi: «Vogliamo che il prezzo del paniere Opec si attesti a 25 dollari per barile». I ministri del cartello petrolifero torneranno a rivedere le quote nella riunione fissata per il 12 novembre.

Tra portaborse e deputati ... flecha.gif (1548 bytes)
Alcuni parlamentari in previsione che il proprio collegio cominciava a farsi stretto, da tempo si son dati da fare per cercare nelle riserve estere di racimolare quei consensi che il regime non riesce piu a garantire in Italia, come per esempio in Sicilia ove la situazione per la sinistra è ormai di seria crisi. Si dice che un parlamentare, alcune settimane fa, prevedendo di non essere riproposto dal partito alle prossime elezioni politiche, in una riunione di amici fidati abbia preannunciato che , approvata la legge sul voto agli italiani all’estero si tresferirà di residenza in Venezuela, ove con ogni probabilità, oltre a curare certe amicizie consolidate e chiacchierate..., si proporrà agli italiani di quella regione come loro rappresentante nel prossimo Parlamento. Naturalmente il progetto non è di questi giorni: è stato allestito e curato da tempo, da viaggi continui e relazioni assidue che sono culminate nell’approntamento di un proprio staff politico costituito da scudieri scelti tra faccendieri disoccupati e funzionari in "cerca di protezione", poi ripagati da incarichi pseudo istituzionali e da interventi provvidenziali: così commentava il mese scorso il Corriere di Caracas, in un articolo a firma del suo direttore, in risposta alle polemiche sollevate in difesa del Console Generale Trabattoni da alcuni parlamentari amici, articolo nel quale spiegava come i responsabili di gravi abusi fossero riusciti a mantenere il "mando", sebbene ripetutamente denunciati, con clamore e determinazione, dalla Comunità e dai sindacati. Già tempo addietro la Comunità aveva lamentato come, tra gli amici dell’amico, fosse stato prescelto all’ultimo momento come delegato del Coni, un farmacista, il Dr. Nello Collevecchio, in luogo di Ribaudo, glorioso campione italiano di tuffi che, incoraggiato dalle richieste della federazionione dei centri sportivi italiani in Venezuela, si era addirittura trasferito qui con la speranza di potersi occupare dei 38 centri italovenezuelani. Oggi apprendiamo da un importante membro della giunta direttiva del Civ di Barquisimeto, Dr. Trabucco, incaricato dell’organizzazione del premio Miss Italia in the world, che al fortunato farmacista sarebbe stato conferito un altro importante incarico: la rappresentanza in Venezuela proprio del premio Miss Italia nel mondo (costo 400 milioni a carico della Comunità), designazione che secondo il Dr. Trabucco, non sarebbe stata molto apprezzata anzi fortemente criticata per certa arroganza, abusi ed arbitrarietà compiuti durante la manifestazione, quali il cambio del protocollo stabilito, che fu addirittura eliminato, mentre - scrive Trabucco - "... fummo obbligati ad inserire nello stesso, il senatore Besso Cordero" (amico ed invitato speciale del Dr. Collevecchio) ... così come fummo obbligati a modificare il numero dei membri della giuria indicati da noi, senza poter toccare quelli indicati da loro". Qualche anno fa in occasione della visita in Venezuela del settantenne sottosegretario di stato On Giacovazzo (DC) ,Presidente del Cgie, il Collevecchio, a proposito del suo viaggio, ebbe a rimproverare ai politici il carattere turistico tropicale delle loro visite... oggi invece il sopralluogo del Sen. Besso Cordero a Miss Italia nel Mondo è una trasferta istituzionale...

Preconferenza continentale degli italiani nel mondo – Montevideo 27 – 29 settembre 2000
La Proposta Venezuela
Relatore: Vitaliano Vita
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LA PRESENZA ITALIANA -

La presenza italiana in Venezuela é significativa e rilevante. Francisco Isnardi é il redattore del primo atto di indipendenza del Venezuela, cosí come italiani sono personaggi di grande spicco anche nell’attuale governo, quali il ministro della programmazione economica, Jorge Giordani, e Hector Ciavaldini, presidente di PDVSA, uno dei più importanti enti petroliferi del mondo, sintomi questi di una profonda integrazione nella realtá venezuelana. Sulla base delle posizioni raggiunte dalla nostra comunitá, le sue nuove generazioni, oggi, sono in grado di offrire collaborazione, proporre iniziative e strategie di comune interesse, oltre a rivendicare aiuti ed interventi.

DALL’ITALIA I MEZZI PER LO SVILUPPO COMUNITARIO... IN AUTONOMIA

In buona sostanza i nostri figli pretendono che dalle relezioni con l’ Italia si possa ottenere non soltanto RAI International, pensioni o borse di studio (cose utili, ma non idonee a legittimare la crescita e lo sviluppo di relazioni importanti e di reciproco interesse), ma anche cose più consistenti come, per esempio, il riconoscimento dei titoli di studio conseguiti dagli italiani all’estero. Questo sì sarebbe un fatto solutivo di molti problemi partici! La comunità deve risolvere i suoi problemi e raggiungere le proprie aspirazioni organizzandosi, individuando le potenzialità e ponendo in evidenza gli elementi di valutazione che la rendano importante e necesaria. I problemi legati alla política italiana non devono essere prevalenti ed assorbenti , anche se consideriamo il voto all’estero un’aspirazione civile irrinunciabile, un mezzo insostituibile per raggiungere certi risultati, per rendere efficace ed apprezzata la nostra collaborazione. Gli emigrati italiani in Venezuela non sono stati soltanto portatori di folclore, tradizioni ed idee innovatrici per la cultura della comunitá ospitante. Essi stessi, a seguito del miglioramente del loro tenore di vita, sono riusciti a potenziare il loro bagaglio culturale, apportando anche esperienze indotte. Cosí i matrimoni celebrati fra persone di diverse estrazioni e civiltá hanno contribuito a completare ed arricchire la loro cultura. Succesivamente il miglioramento di vita ha reso possibile dedicare maggior tempo alla conoscenza, potenziando la loro formazione e facilitando il loro inserimento nella nuova societá, Va riconosciuto come certe qualitá caratteriali abbiano facilitato l’inserimento dell’ italiano nella collettivitá locale, dove ha svolto un ruolo importantíssimo nella comunicazione e diffusione della civiltá e della cultura italiana. Il senso di responsabilitá verso la famiglia ed il lavoro, sentimenti innati in molti italiani, la propensione spontanea al risparmio ed il rifiuto per la spesa inutile, ha indubbiamente costituito motivo universale di apprezzamento e facilitato l’unione tra etnie diverse. Va ricordato poi come, oltre alle peculiaritá culturali, anche la creativitá abbia facilitato l’inserimento dell’ emigrato italiano nella societá venezuelana, consentendo la salvaguardia della sua identitá che, diciamolo pure, ha saputo con abilitá proporre alla comunità locale in maniera discreta e contenuta, ma efficace e stimolante, proponendo le sue origini culturali, le sue abitudini e tradizioni in modo convincente, senza imposizioni, ma piuttosto in forma pratica e piacevole, come nel campo della ristorazione, della moda , dello spettacolo e della musica... Essi, superata la fase di adattamento e le difficoltá iniziali, hanno sentito il bisogno di costruire scuole, centri sociali e religiosi ove poter liberamente esercitare e coltivare la propria cultura, la propria fede e le proprie abitudini, creando una rete di propagazione che, sicuramente, ha influenzato la societá di accoglienza tanto che quella "voglia di italiano" oggi in voga, é presente non soltanto tra gli italiani di origine, ma anche nella societá locale.

LE STRUTTURE ASSOCIATIVE

La magnitudine delle strutture dei centri sociali che hanno realizzato in Venezuela sono la testimonianza piú convincente di come i nostri emigrati abbiano difeso la loro identitá, di come abbiano operato per preservare il complesso di quei beni morali, culturali e religiosi che caratterizzano l’ identitá di un popolo. In questo gli italiani del Venezuela sono stati insuperabili, hanno creato dei "sancta sanctorum", dove hanno cercato di mantenere in vita il fuoco della loro civiltá integrandola costantemente con quella delle altre comunitá locali, ovvero adattando la propria a quella degli altri per un integrato modo di vivere in comune. Tutto ció é stato possibile grazie alla forte personalitá del nostro popolo, alla perseveranza e al culto della dignitá dell’italiano, ma certamente non sarebbe stato possibile, come non é stato possibile in altri paesi se il Venezuela non avesse accettato di porre alla base della convivenza comune, fondamentalmente, il rispetto dei diritti umani e il rispetto per la conservazione dell’ identitá delle comunita etniche che la compongono: un merito altíssimo, una concezione sensibile ed elevata di democrazia collettiva, confermata anche nella nuova costituzione del Venezuela, concezione che, ove fosse mancata, avrebbe impedito che l’ attuale struttura sociale si formasse coesa ed integrata come oggi si presenta. Per questo e per altre considerazioni noi riteniamo opportuno segnalare alla opinione pubblica il grado di integrazione raggiunto in Venezuela, non per stabilire un elemento di separazione, ma, al contrario, per consentire di valutare serenamente fino a che punto poter convenientemente contare su di una reciproca collaborazione. Integrazione quindi in quanto elemento di attrazione per programmare insieme lo sviluppo delle relazioni, e valutare i limiti della collaborazione sempre piú giustificata dalla presenza di forme di vita comuni, ma anche da interessi sempre piú stretti, conseguenti la loro presenza nell’economia. Qui il messaggio al Governo italiano perché manifesti concretamente maggior attenzione per il Venezuela, un paese ricco di risorse strategiche, ove la nostra comunita é fortemente radicata e puó aspirare a collocazioni, anche politiche, prestigiose. Da qui il messaggio al Governo perché voglia utilizzare il potenziale delle comunitá italiane per rafforzare i rapporti politici, economici e commerciali con i paesi di accoglienza, favorendo ed incoraggiando una partecipazione piú ampia degli oriundi alla vita locale.

PARI OPPORTUNITÀ

Con riferimento al problema delle pari opportunitá, riferite alla posizione della donna italiana in Venezuela, si ritiene di dover segnalare tra gli argomenti più scottanti il problema delle donne indigenti che raggiunta l’età pensionabile, come è il caso delle casalinghe, non hanno potuto beneficiare di accantonamenti contributivi per la inesistenza nel paese (all’epoca), di dispositivi previdenziali. Nè d’altra parte è pensabile proporre il loro trasferimento in Italia per grarantirne la sopravvivenza, considerate le conseguenze che lo sradicamento dall’ambiente familiare e sociale provocherebbe in persone avanti negli anni. Un’operazione peraltro che comporterebbe un onere per lo Stato di gran lunga superiore a quello che deriverebbe dalla concessione di un assegno di sostentamento.

L’ASSISTENZA SANITARIA

L’assistenza sanitaria, considerato che è carente nel paese e che i costi di accesso sono onerosissimi, costituisce uno dei grandi problemi esistenziali per le classi meno abbienti. Infatti il costo dei medicinali e dell’ assistenza medica assorbe quasi interamente le scarse disponibilità di questi degenti che molto spesso sono costretti a dover scegliere se spendere per acquistare un medicamento o un pezzo di pane. Per evitare queste situazioni deprecabili si auspica la realizzazione di convenzioni per l’assistenza medica presso le nostre comunità.

LA FORMAZIONE

Per favorire lo sviluppo economico e sociale della donna italiana in Venezuela, in particolare la partecipazione delle ultime generazioni, tra le quali si distingue un elevato e qualificato numero di professionisti, si sollecita:
- l’ organizzazione di incontri e intercambi con imprenditori residenti in Italia, nonchè la realizzazione di corsi per la formazione di microimprenditori.
-la promozione di iniziative commerciali per avviare attività a basso rischio e costi contenuti;
-l’equiparazione, del lavoro svolto a favore della Comunità italiana, in particolare dei formatori, a quello di pubblica utilità, e, conseguentemente, il riconoscimento dei contributi previdenziali corrispondenti.ai periodi lavorativi. Si auspica, nell’ interesse della tutela del minore, la riforma del nuovo diritto di famiglia in particolare dell’istituto della filiazione naturale. In passato l’emigrazione in Italia ha voluto dire anche emarginazione, ha rappresentato in molti casi il divario sociale.

L’INFORMAZIONE

Nella lotta che si profila per la conquista di un superpotere della informazione, la possibilità che possano affermarsi "iperclassi " ovvero una tecnocrazia, va respinta ,così come deve essere combattuto il pericolo che i cittadini piu lontani dall’Amministrazione dello Stato, possano rimanerne estranei, ovvero essere pregiudicati "dalle distanze", che spesso li vede avulsi dalla vita del paese. Va respinta la possibilità che queste classi di cittadini siano relegate a sottoproletariato, che certe disuguaglianze obbligate, come vivere lontani dal paese, possano costituire una pregiudiziale anche per la conoscenza, rendendo cosi possibile che, questa, sia appannaggio di pochi... Tutte le innovazioni tendono a penalizzare le persone che non hanno possibilità di accedervi, quindi i piu deboli, coloro che non possono giovarsi di pari opportunità. Molti emigrati hanno vissuto queste esperienze direttamente, sono stati protagonisti di certe realtà drammatiche che li hanno visti per anni confinati in "periferia". Per evitare di ricadere in un processo di impoverimento culturale devono organizzarsi: pretendere che certi benefici statali, come l’assegnazione di strumentazioni informatiche e multimediali a credito onore, siano estesi anche ai giovani italiani che vivono all’estero, fatto che comporterebbe alti ritorni anche per il nostro paese.

L’ASSISTENZA SOCIALE

L’assistenza sociale in America Latina, nonostante il trascorrere degli anni, continua purtroppo ad essere un argomento prioritario. In particolare l’indigenza degli anziani che, nonostante i molti tentativi, studi dibattiti e conferenze organizzate dall’emigrazione e dalle forze politiche, ad oggi, non ha trovato una possibile soluzione. Uno degli ostacoli maggiori per contenere il dilagante fenomeno della indigenza in Venezuela, è costituito dalla impossibilità di poter determinare il numero dei bisognosi, fatto questo che impedisce allo Stato di poter quantificare l’intervento e quindi predisporre una somma determinata per la soluzione del problema, secondo le regole della pubblica amministrazione. Con la finalità di risolvere il problema o comunque provocare soluzioni possibili, proponiamo la concessione da parte dello Stato, di almeno 3000 assegni sociali destinati ai casi più gravi, secondo criteri equitativi e validi per tutti, quali, per esempio: - che l’importo dell’assegno non sia inferiore alla pensione sociale in vigore in Italia, (somma che, certamente, contribuierebbe a una sopravvivenza dignitosa); - che sia finanziato attraverso un fondo statale costituito dalle disponibilità destinate all’assistenza diretta e indiretta, e dai fondi provenienti dalle Regioni maggiormente interessate al fenomeno migratorio, mentre per la determinazione degli aventi diritto dovrebbero essere seguiti criteri generali, rispondenti per esempio ad un periodo prolungato di residenza nel paese; al possesso della cittadinanza italiana; al raggiungimento del 65 esimo anno di etá ed a un riconosciuto stato di necessitá.

PARTECIPAZIONE E DIRITTI POLITICI

In quanto alla partecipazione ai diritti politici, nella attesa che l’ annoso problema del voto all’estero venga formalmente risolto con l’approvazione degli articoli 56 e 57 della Costituzione, si fa rilevare con profonda e sentita preoccupazione che il pericolo che la legge ordinaria regolatrice non venga approvata nei termini necessari, esiste, é vivo e probabile ed in egual misura esiste la possibilitá che la legge ordinaria sia approvata in un dettato che non corrisponda e non soddisfi le aspettative delle comunitá all’estero. In questa eventualitá sarebbe auspicabile che la legge non arrivasse a destino, perché, dopo 50 anni di lotte e di rivendicazioni, l’assenza di una rappresentanza parlamentare diretta, sarebbe una delusione: una vera e propria beffa. Per sanare le molteplici sperequazioni determinate dalla interruzione dell’ efficacia della legge per il riacquisto della cittadinanza, si chiede che vengano riaperti i termini per dare l’opportunita agli interessati di poter esercitare il loro diritto, estendendolo non solo ai figli minorenni, ma anche a quelli maggiori di età, considerato che l’ effetto dello jus sanguinis non può essere nè limitato nè circoscritto. Sul piano delle relazioni bilaterali, si auspica: - lo sviluppo di relazioni culturali a livelli piú elevati e comunque tali da consentire agli italiani all’estero (artisti, scrittori, studiosi e ricercatori) di poter partecipare alla vita culturale italiana con uguali possibilita di accesso;  - di riproporzionare gli interventi che lo Stato italiano prevede a favore delle comunita all’estero, alla realtá delle classi meno abbienti e non ai parametri dedotti dal tenore generale di vita delle popolazioni di accoglienza, circostanza questa che incide sulla determinazione degli interventi dello Stato a favore dei paesi in via di sviluppo. La presenza di una nuova generazione, che nasce da una tradizione imprenditoriale, assicura maggiore produttivitá, contribuisce a creare le condizioni favorevoli allo sviluppo di attivitá produttive con ricadute occupazionali sia nel paese di residenza che in quello di origine. Non ci rimane perciò che auspicare una politica concreta, di valutazione delle potenzialitá delle comunità italiane all’ estero, considerato che il mancato riconoscimento da parte dell’Italia dei loro reali valori ha creato situazioni di svantaggio per l’uno e per l’altro determinando, in alcuni casi, emarginazione e frustrazione. Infine intendiamo concludere ricordando alla opinione pubblica italiana che la nostra comunità, che tanto si é distinta per laboriositá, tenacia e produttivitá, non sará mai un peso per l’ Italia, ma un socio leale: un alleato poderoso e fedele! (Si uniscono le schede sulle tematiche trattate, per il loro uso nelle commissioni di riferimento)

A proposito di verità, intoccabili e perseguitati...
Il Presidente della Federazione insegnanti ed enti gestori di Venezuela (Fiegiv), responsabile della Commissione scuole del Comites di Caracas, replica alla risposta che il sottosegretario di Stato Serri ha dato ad una interrogazione di un gruppo di senatori DS che voleva saperne di piu sull’ impiego di fondi stanziati dallo Stato per sostenere la diffusione della lingua e cultura italiana in Venezuela. Il Sottosegretario aveva fatto sapere agli autori dell’interrogazione, che dalla documentazione acquisita "risultava che i contributi a suo tempo concessi (96 e 97 ) all’ Odici di Venezuela erano stati effettivamente spesi per le finalità istituzionali..." risposta che sembra non aver soddisfatto i sollecitanti i quali sostengono che il Ministero ha assunto provvedimenti punitivi nei confronti dell’attuale Console Generale solo perchè questi volle indagare sull’impiego di detti finanziamenti, migliorare (?) la efficienza dei servizi consolari e ridurre, come in effetti fece, a 10.000 dollari annuali i contributi richiesti da quell’ ente per la gestione di 22 unitá educative distribuite in 7 Stati diversi e diretti a oltre 500 alunni.... il Presidente della FIEGIV, Istituzione alla quale è affiliato l’ODICI fin dalla sua costituzione, interviene dunque sulla questione e precisa che nell’anno 95, epoca della domanda di contributo per l’esercizio 96, l’ente "inquisito" non era ancora stato costituito e dunque non poteva essere, nè fu, beneficiario del finanziamento in questione. Questo era stato invece attribuito ad altro ente operante nello stesso territorio e gestore, per altro, di attività scolastiche in vari centri periferici, dislocati in diversi stati del paese.  Sento il dovere di segnalare che l’ODICI ed altri enti, furono costituiti proprio per suggerimento dell’Amministrazione dopo il convegno sulla diffusione della lingua e cultura italiane nel mondo (marzo 96) dove il motivo dominante fu proprio l’invito a consorziare le forze degli enti gestori ai fini di una più efficiente amministrazione e di una più efficace penetrazione della nostra lingua e cultura nel mondo. Ciò detto sottolineo che i fondi stanziati per l’esercizio 96 per la gestione di 14 unità scolastiche per 391 alunni, furono di L.19.680.000, somma che non è stata sufficiente a coprire neppure gli stipendi del personale docente impegnato nelle iniziative avviate; la somma di L.152.000.000, come risulta dai documenti forniti, fu utilizzata per la realizzazione di 2 corsi di formazione professionale diretti a 74 docenti non di ruolo operanti nei corsi di lingua ecultura italiana di tutta la Circoscrizione consolare di Caracas. I corsi di formazione si svolsero sotto la supervisione ed il controllo della direzione didattica del Consolato Generale. I restanti 190.000.000 rappresentano l’assegnazione una tantum erogata dal Mae per fornire le aule di materiale multimediale per le 14 unitá educative, ció rappresenta un investimento di circa 13.000.000 per aula. A chiusura dell’esercizio l’ente in questione metteva a disposizione dell’amministrazione un risparmio di circa 35 milioni. Per quanto riguarda l’ODICI, vale ripetere che il primo contributo attribuitogli non era di sua pertinenza, quello erogatogli per l’anno 1997 non fu di 232 milioni, come affermato, ma di 174.000.000, dei quali Lit. 41.000.000 andarono per la gestione dei 22 corsi svolti da 14 insegnanti per 550 alunni ; 55.000.000 furono spesi per pagare le spese di due corsi di formazione nell’uso dei materiali e strumenti didattico informatici per tutti i 70 insegnanti della Circoscrizione, mentre la rimanente somma di 77.000.000 fu spesa per l’aggiornamento e la fornitura di materiale mulktimediale per 8 aule di recente costituzione. E’ importante rilevare – continua il responsabile della Commissione scuola e cultura del Comites di Caracas – che l’ODICI è un ente senza fini di lucro, che la maggior parte degli alunni non paga rette di partecipazione e che, in sede di consuntivo, l’ente stesso aveva sottoposto la sua gestione amministrativa alla "auditoria de un contador pùblico colegiado", come risulta dalla documentazione fornita a suo tempo e d inviata in visione anche al Comites di Caracas. Fatti i dovuti calcoli il costo ora-alunno dell’esercizio era stato inferiore alle 500 lire,un costo tra i piu bassi del continente: una somma ridicola per un servizio di pubblica utilità dovuto dallo Stato e che invece viene scaricato sulle spalle del volontariato. E’ opportuno ricordare ancora una volta che le spese degli enti gestori sono deducibili dalle relazioni degli insegnanti: eventuali irregolarità salterebbero immediatamente alla vista, tanto più che, nel caso del Venezuela, dove sono state costituite due associazioni con fimalita cooperativistiche,come l’Odici e la Federazione insegnanti ed enti gestori, che esaminano ed elaborano i preventivi di spesa, proprio per trasparenza, in forma collegiale, nel senso che i costi (insegnanti) , le quote di frequenza e gli acquisti, sono stabiliti per concertazione ed in molti casi (libri e materiale multimediale) sono addirittura effettuati in forma associativa. Questi sono i criteri seguiti durante i periodi indicati, perciò c’è da chiedere perché si inquisisce l’ODICI e non gli altri? Siamo alla seconda interrogazione ed alla seconda indagine del Ministero conclusasi con affermazioni di totale e completa regolarità dell’Ente. Non siamo certo i soli a chiederci perché tanto accanimento!   In verità se una interrogazione doveva essere posta alla Amministrazione, questa doveva avere lo scopo di conoscere come sia possibile sostenere 20 corsi annuali con 550 alunni e 14 insegnanti con i "10.000 dollari" fissati dal Console Generale di Caracas; se un interrogazionme doveva essere fatta essa doveva chiedere come sia possibile concepire che a un docente non di ruolo,che ha dedicato 20 e più anni della propria vita all’insegnamento e alla diffusione della nostra lingua e cultura all’ estero, non sia riconosciuto non solo un minimo di tutela sociale e sanitaria, ma nemmeno una assicurazione contro gli infortuni, con il risultato che molti di questi connazionali si ritrovano alla fine della loro vita lavorativa senza pensione, senza assistenza, senza risorse e con l’unica alternativa di dover tornare in Italia per avere diritto a richiedere la pensione dei poveri. Ma questi evidentemente non sono temi che possono interessare i nostri interroganti alla vigilia delle ferie estive,mentre è piu interessante inseguire l’ odici ed il comites di caracas su informazioni peraltro inesatte.

L’Opec deve contribuire alla stabilita del mercato... e gli altri? flecha.gif (1548 bytes)
La riunione dell’ Opec per gli osservatori è una risposta alle inquietudini del mondo di fronte alla possibilità di una nuova crisi del petrolio.Sono molti a chiedersi se si tratta di una speculazione dei paesi produttori o se la speculazione sta dall’ altra parte... La Opec per la prima volta ha denunziato apertamente che gli eccessi sono la causa principale della situazione ma devono essere affrontati con obiettività e responsabilità. E’ stato ricordato come 8 dollari al barile è stato un prezzo speculativo inaccettabile e che quello attuale che rappresenta solo un 15% dei ricavi dalla vendita non costituisce il punto focale del problema.E’ stato sottolineato anche come la scarsezza sul mercato non sia stata determinata dalla mancanza di crudo, ma dalla insufficiente produzione delle raffinerie dei paesi industrializzati,dall’ aumento dei cosumi interni dal contenimneto dei minimi delle scorte ...Ma la opinione pubblica mondiale vuole rivedere non solo il costo del petrolio,fin troppo noto,ma il guadagno delle raffinerie,della distribuzione e l’incidenza delle imposte, il criterio per la loro applicazione e ridistribuzione,cosi vegono alla luce problemi sopiti che rischiano di mettere in discussione tanti risultati e soprattutto la valenza di certi sistemi economici e produttivi.Pare di capire che l’Opec abbia interesse a determinare una quotazione possibilmente "firme" del prezzo del greggio, per poter contare su entrate stabili che consentano programmare in modo certo la spesa e l’ammortamento delle esposizioni contratte.Siamo pronti a collocare altri 500.000 barili in uno – due mesi sul mercato ,perchè siamo convinti che alti livelli di prezzo non favoriscono nè noi nè l’economia mondiale.. poi è stato ricordato che l’Opec produce solo il 40% del petrolio che si consuma nel mondo allora perchè non dare la colpa ai paesi che producono il restante 60%? Infine è stato ricordato che se l’Opec non esistesse non vi sarebbe nessuna entità organizzata per raggiungere una moderazione dei prezzi.

Pre-Conferenza Latino-Americana (Montevideo 28-29 settembre)
Documento finale per la Prima Conferenza degli Italiani nel Mondo

L’America Latina, composta da paesi con realtà storica differenziata a seguito della conquistata indipendenza di ciascuno di essi, ospita la maggioranza dei cittadini nel mondo che vantano un’origine italiana.   I partecipanti alla Preconferenza dell’ America Latina, individuate le realtà comuni e le specificità di ogni singolo paese, propongono gli interventi necessari per una valorizzazione del patrimonio che le comunità ivi residenti rappresentano.
1- INTEGRAZIONE E PROMOZIONE SOCIALE
I nostri connazionali, di norma inseriti senza difficoltà nel contesto socioculturale dei differenti paesi, hanno contribuito e contribuiscono attivamente a scriverne la storia. Questa integrazione non ha separato dall’ Italia i suoi figli lontani e per questo essi sono il veicolo naturale per una reciproca collaborazione in campo economico, culturale e sociale.
Ne deriva quindi l’appello alle istituzioni politiche e amministrative italiane ad approfondire i rapporti politici, economici e commerciali con le nostre comunità dell’America Latina, per potenziare la presenza dell’Italia, contribuendo a creare maggiori e migliori opportunità per le stesse comunità.  Allo stesso modo si richiama l’attenzione sulla situazione di crisi che attraversa il continente, evidenziata anche dalla relazione del CEPAL da cui risultano dati allarmanti sull’ aumento della povertà che ha toccato livelli mai raggiunti fino ad ora. Come conseguenza diretta, il numero di nostri connazionali in serie condizioni di disagio ed abbandono è notevolmente aumentato. Si richiede pertanto:
Per il settore dell’economia e del lavoro - La presenza di istituti di credito più vicini al modello italiano per la media e piccola impresa al fine di favorire investimenti italiani in America Latina e la cooperazione tra le imprese dei vari paesi. Tali istituti dovrebbero anche fornire un supporto per l’ elaborazione di progetti per usufruire di crediti europei, italiani nazionali o regionali. Un rafforzamento delle nostre Camere di Commercio teso ad allargare i contatti con gli operatori locali. Un potenziamento sostanziale di addetti commerciali qualificati e una presenza degli uffici ICE in ciascun paese. Corsi di specializzazione in loco o in Italia, nelle aree accuratamente individuate secondo le necessità di ciascun paese, per l’ inserimento giovanile nel mondo del lavoro. In presenza di corsi di formazione o perfezionamento professionale finanziati dal Ministero del Lavoro, si richiede di garantirne l’ adeguata programmazione e diffusione attraverso la tempestiva pubblicazione dei bandi di concorso, nonché di assicurare il controllo rigoroso sull’ idoneità dei progetti in relazione al piano paese, sottoponendoli anche al parere dei Comites. Suggeriamo inoltre di considerare la cittadinanza italiana come non discriminante per i beneficiari dei corsi, dato che ci troviamo in un’area dove sono numerosi i discendenti che possiedono solo il proprio cognome per dimostrare la lontana origine italiana.
Per il settore culturale - Creare le premesse per una reale diffusione della lingua e della cultura italiana in America Latina, attraverso scuole italiane, corsi ex lege 153, Dante Alighieri e Istituti Italiani di Cultura. Trasmettere ai giovani una conoscenza continuamente aggiornata della realtà italiana, avvalendosi anche delle nuove tecnologie. Completare il quadro degli accordi bilaterali in materia di equipollenza dei titoli di studio di qualsiasi grado. Utilizzare specialisti delle nostre comunità per elaborare "piani paese" che offrano una mappa delle singole realtà, contribuendo così a delineare un piano appropriato per ciascuna di esse. Assegnare borse di studio di livello universitario e postuniversitario da usufruire in Italia che rispecchino le necessità delle aree indicate nel piano paese. Promuovere una riforma dell’ attuale schema di cooperazione scientifica e tecnologica come appoggio alla potenzialità dei paesi latinoamericani.
Per la tutela sociale - Aumentare in maniera consistente i contributi destinati all’ assistenza diretta ed indiretta, assicurando che questi ultimi pervengano in tempi utili a garantire l’ intervento. Consentire un maggior ruolo dei Comites dando loro facoltà di esprimere pareri motivati anche in merito all’ applicazione dell’ assistenza diretta. Destinare, secondo le necessità di ogni singola circoscrizione consolare, una parte dei fondi dell’ assistenza diretta per stipulare convenzioni con strutture sanitarie locali allo scopo di fornire servizi medici e farmaceutici e potenziare quelle già esistenti. Attivare convenzioni internazionali in materia di previdenza sociale e di sanità laddove non esistano e perfezionare quelle già esistenti. Istituire un contributo di solidarietà, rivedibile periodicamente, per gli italiani residenti in America Latina, basato sui criteri stabiliti dalla normativa italiana in materia di assegno sociale. Destinare la quota non assegnata dell’ 8 per mille al finanziamento del contributo di solidarietà. Armonizzare gli interventi regionali a favore dell’ emigrazione. Approvare la legge di riforma sui Patronati.
II - PARTECIPAZIONE E DIRITTI POLITICI
Per consentire il fondamentale diritto degli italiani residenti all’ estero di esercitare il loro diritto di voto, é necessario che venga al più presto completato l’ iter legislativo in atto. E’ necessario inoltre che l’ Anagrafe degli Italiani Residenti all’ Estero funzioni in modo adeguato, aggiornandola accuratamente e tempestivamente. Riguardo alla Riforma della rete consolare, ne sollecitiamo la redistribuzione in America Latina, adottando criteri obiettivi, che considerino le singole realtà, con particolare attenzione alle difficoltà di comunicazione territoriale che presentano molti paesi. Auspichiamo una più puntuale applicazione all’ estero della Legge Bassanini, allo scopo di minimizzare gli iter amministrativi, oggetto di disagio nelle nostre comunità. Insistiamo che deve essere urgentemente approvata la Legge di riforma dei COMITES, organi indispensabili delle comunità italiane nel mondo, giacente dal 1995 in Parlamento. In applicazione al concetto di "trasparenza", chiediamo che i pareri espressi dai COMITES, qualora non condivisi, debbano ricevere risposte scritte, motivate e opportunamente notificate agli interessati. Affinché i COMITES possano compiere opportunamente le loro funzioni è indispensabile che i finanziamenti, anche inviati in più soluzioni, pervengano in tempi utili. Chiediamo che i membri del Consiglio Generale degli Italiani all’ Estero siano eletti direttamente dalle comunità come già avviene per i membri del COMITES. Affinché i diritti civili pertinenti agli italiani siano costituzionalmente garantiti a tutti coloro che ne hanno diritto, chiediamo: a) che siano riaperti, senza limitazioni di tempo, i termini per il riacquisto della cittadinanza; b) che le incongruenze rilevate nelle conseguenze del riacquisto della cittadinanza a danno dei figli maggiorenni, siano annullate; c) che sia riconsiderata la norma che limita al 1948 la trasmissione della cittadinanza da parte della donna, in pieno contrasto con la Costituzione.
III - IDENTITA’ E VALORIZZAZIONE DELLE ORIGINI: LE COMUNITA’ COME VALORE E RISORSA
Uno dei veicoli naturali per la valorizzazione all’estero del nostro patrimonio socioculturale è senz’altro la lingua italiana. Il suo studio e la sua diffusione rappresentano da un lato la ricerca del legame culturale con le proprie origini e dall’altro aprono spazi verso i molteplici interessi economici che legano l’America Latina all’Italia. Come si è già detto precedentemente, l’elaborazione dei "piani paese" permetterà una reale distribuzione dei corsi e dunque dei finanziamenti necessari allo scopo per evitare spreco di risorse e presenza a macchia degli stessi corsi. Alla luce delle esperienze già vissute, per quanto riguarda i corsi di aggiornamento, chiediamo che ai pacchetti provenienti dall’Italia siano aggiunti corsi per costituire un gruppo di formatori che dovrebbero seguire, nell’arco di tempo tra un corso dall’Italia e l’altro, i docenti beneficiari dei suddetti. Ovviamente, a loro volta i formatori dovrebbero essere sottoposti ad un aggiornamento continuo, per mantenersi in contatto con la realtà italiana da trasmettere. Ricordiamo alle autorità ministeriali le gravi difficoltà economiche sopportate dagli enti gestori per supplire ai ritardi incomprensibili nel ricevere i fondi, di per sé già diminuiti in questi ultimi anni.
Materiale didattico.Teniamo a sottolineare che il costo dei materiali multimediali, imprescindibili per l’ effettività dei corsi, grava sulla richiesta di finanziamento in quanto troppo spesso gli enti gestori non ne possono sostenere la spesa, per cui si richiede al competente ufficio ministeriale di non ridurne o addirittura sopprimerne l’erogazione. L’auspicata elaborazione ad hoc e susseguente diffusione di programmi televisivi culturali ne permetterà l’utilizzazione nei corsi, diventando un importante ausilio didattico.
IV - RUOLO DELLE GIOVANI GENERAZIONI NELLA PRESENZA ITALIANA ALL’ESTERO
I giovani, perfettamente integrati nella società dei paesi in cui vivono, rappresentano una percentuale elevata delle future risorse umane anche per l’ Italia. Chiedono che la loro voce sia ascoltata e che siano previsti provvedimenti che li rendano partecipi sia dei COMITES che del CGIE. Esprimono ancora il desiderio di potersi riunire periodicamente allo scopo di favorire l’ integrazione socioculturale delle distinte realtà latinoamericane e chiedono alle autorità italiane di studiare i meccanismi normativi per finanziare e realizzare questo progetto. In materia di corsi professionali, i giovani tengono a sottolineare che la loro partecipazione ad essi offre all’ Italia condizioni più favorevoli per incrementare i propri investimenti nell’ area dell’ America Latina e a loro stessi maggiori opportunità occupazionali e maggior inserimento nell’ attività produttiva. Chiedono che, nella prevista apertura del sito Internet denominato Rete Italia, sia inserita una pagina specifica destinata ai giovani, per consentire loro di usufruire in tempi reali delle informazioni che li farà accedere alle varie opportunità che si offriranno. Raccomandano inoltre che i vari mezzi di comunicazione si dedichino a sviluppare anche temi di loro interesse. Chiedono che, per fronteggiare la rapida globalizzazione che rischia di far perdere loro la propria identità, siano favoriti tutti gli interventi atti a consolidare il loro legittimo sentimento di appartenenza alla cultura italiana, senza per questo diminuire il vincolo che li unisce al paese dove sono nati. V - RUOLO DELLE DONNE NELLA PRESENZA ITALIANA ALL’ESTEROE’ innegabile il ruolo fondamentale svolto dalla donna in modo naturale e pertanto meno appariscente nella trasmissione dell’italianità nell’ambito della propria famiglia, nucleo primario delle comunità italiane. In termini di pari opportunità siamo costretti a rilevare che da una parte si parla del valore della donna nell’emigrazione italiana e dall’altra molte volte alle stesse donne vengono negate le stesse prerogative. In alcuni paesi latinoamericani si verifica purtroppo un notevole contrasto tra la legislazione locale e quella italiana, a scapito della condizione femminile. Citiamo il solo esempio delle conviventi "more uxorio", che non possono godere della reversibilità della pensione italiana del convivente in quanto non concessa dalla legislazione vigente, al contrario di quanto prevedono alcune legislazioni locali. Si chiede all’ Italia, in considerazione del grande successo delle micro imprese informali, di trasmettere alle comunità in America Latina tutte le informazioni e i supporti tecnici per favorire l’imprenditoria femminile, attraverso uno "Sportello Donna" da aprire in ogni paese latinoamericano. Merita un’attenzione prioritaria il caso delle donne italiane che dopo aver dedicato tutta la vita a svolgere attività cosiddette casalinghe, si ritrovano nella vecchiaia in condizioni di indigenza.
VI - INFORMAZIONE DALL’ITALIA AL MONDO E DAL MONDO ALL’ITALIA
I mezzi d’informazione delle nostre comunità sono il loro portavoce e ne favoriscono l’ integrazione. Per l’importanza che rivestono sono uno strumento da difendere e potenziare. I contributi attualmente previsti per i mezzi di comunicazione all’ estero sono esigui e pertanto non consentono loro di svolgere i compiti inerenti alla propria funzione. Per questa ragione si chiede che sia previsto un considerevole aumento di tali contributi per soddisfare l’espletamento del loro ruolo all’interno delle comunità e che possa coprire la vasta gamma di proposte offerte dalla tecnologia moderna. Proponiamo che per poter supplire alla difficoltà di reperire talvolta giornalisti che possiedano un eccellente dominio della lingua, sia offerta ai ragazzi che devono svolgere il servizio civile, la possibilità di prestare servizio presso le redazioni dei mezzi locali di comunicazione. Sarebbe opportuno che i nostri mezzi di comunicazione potessero accedere ai crediti agevolati per il rinnovamento e l’ ampliamento delle loro strutture e che dalla legge sull’ editoria ancora in discussione sia già stralciata e applicata la parte che ci riguarda. Chiediamo anche la collaborazione alle nostre regioni affinché utilizzino parte dei loro fondi per l’emigrazione per pubblicità sui nostri giornali e che questa sia anche un mezzo di informazione e divulgazione culturale, turistica ed economica. Chiediamo inoltre una riforma delle convenzioni che riguardano le agenzie d’informazione per facilitare le esigenze di ogni mezzo di divulgazione. Si chiede infine di essere favoriti anche nella distribuzione della pubblicità istituzionale. E´ opportuno sottolineare per quanto riguarda l’informazione di ritorno la necessità di sensibilizzare i mezzi di comunicazione italiani, allo scopo di rendere obiettive le loro relazioni sulle nostre comunità per evitare quelle distorsioni che troppo spesso vi appaiono, in quanto disconoscono la realtà dei paesi latinoamericani. Per quanto riguarda i servizi di RAI International, chiediamo una ristrutturazione del palinsesto destinato all’America Latina, che comprenda anche la proiezione in Italia, sulle reti RAI nazionali di servizi prodotti in loco, per facilitare la conoscenza della realtà latinoamericana (Inform)

Ottobre 2000

Voto addio? flecha.gif (1548 bytes)
L’Ultimo "invento" della maggioranza: inserire la normativa sull’esercizio del voto all’estero nella riforma elettorale

Chissà se il nostro urlo di dissenso arriverà sino al Senatore Villone, che ha formulato la proposta alla Commissione esteri del Senato, per intenderci quella di cui è presidente titolare il Sen. Migone, l’irriducibile avversario dell’ esercizio di voto agli italiani residenti all’ estero.Dopo i successi ( apparenti) delle scorse settimane, ottenuti con l’ approvazione della riforma degli art.56 e 57 della Cost. con la proposta odierna si è ritenuto di dover "avvertire " gli speranzosi che le manovre per non farci votare sono appena cominciate, ma potrebbero anche considerarsi "esaurite" ,se passasse l’invenzione della maggioranza di inserire la normativa sull’ esercizio del voto all’estero (la cosiddetta legge ordinaria) nella riforma elettorale che ormai in questa legislatura non potra essere presa in considerazione essendo gia da tempo iniziata la campagna elettorale. Allora come deve essere letta questa proposta ai fini della effetiva possibilita di far votare gli italiani all’estero? Taluni la vedono come una proposta che qualifica le reali intenzioni della maggioranza,una specie di provocazione all’opposizione (Berlusconi) ,dalla quale si attende una risposta...! Per altri è diminuente proporre una si tale soluzione a poche settimane dalla Conferenza Mondiale degli Italiani nel mondo... la leggono come un segnale di nessuna considerazione per i loro diritti, ancorchè costituzionalizzati e ripetutamente riconosciuti dal parlamento. D’altra parte uno sguardo all’articolato della proposta rivela contraddizioni talmente evidenti che non possono che essere consi-derate per quello che sono: delle vere e proprie provocazioni,dei pretesti dilatatori per annullare gli effetti delle recenti modifiche cost. La solita alchimia politica per togliere a piene mani quelle poche gocce "concesse" dopo anni di lotte. Ma anche dal punto di vista tecnico come può essere legato un provvedimento attuativo di una legge costituzionale al dispositivo di un’altra legge che, nel suo spirito, ha tutt’altra storia e filosofia? La prima tende a consentire l’ esercizio di un diritto fondamentale gia esistente, la seconda ad assicurare durevolezza " ai governi" :un auspicio,ma certamente non un diritto costituzionale!

Voto all’ estero e legge ordinaria flecha.gif (1548 bytes)
"Basta una clausola di una legge ordinaria per annullare 50 anni di battaglie politiche e parlamentari"

E’ quanto potrebbe accadere applicando il disposto dell’attuale proposta di legge che stabilisce: gli elettori italiani residenti all’estero per poter votare devono riempire una "cartolina" con i propri dati ed indicare dove intendono votare: se nella circoscrizione estera indicata nell’ Aire o se nel collegio italiano di provenienza. Che accadrà se l’interessato non compie con queste formalità, magari perchè non vuole che terzi conoscano il suo domicilio o... perchè ritiene piu sicuro recarsi personalmente a ritirare il certificato elettorale ? Ed ancora che cosa accadrà se i dati riportati nella famosa cartolina non giungeranno a destino, o fuori dei termini fissati nella legge ordinaria ? In alcuni paesi d’America latina il sistema postale è molto lento... talvolta gli auguri di Natale arrivano a Pasqua dell’ anno successivo.Non è sufficiente essere iscritti all’ anagrafe per votare? Perchè difficoltà amministrative legate all’ aggiornamneto dell’ Aire devono pregiudicare un diritto tanto importante e sofferto?

Perplessità costituzionali. Rivedete la proposta di legge ordinaria - Riformulando in modo esplicito il testo della proposta di legge ordinaria studiato per regola-mentare l’ esercizio del voto dei cittadini italiani residenti all’estero,si riscontrano preoc-cupanti contrasti d’interpretazione, tali da annullare quanto si intese affermare con le modifiche dell’ art.48 della Cost. nato, come si ricorderà, per assicurare agli italiani all’ estero una loro circoscrizione nella quale eleggere i loro diretti rappresentanti parlamentari. Per esempio sembra che per poter votare, pena la perdita del diritto, l’elettore
debba inviare una cartolina con i suoi dati anagrafici aggiornati ed optare se votare .in Italia o nella Circoscrizione estero. Ergo ,essendo previsto il voto per corrispondenza, ossia votare senza doversi muovere dal proprio domicilio, sembra scontato che i nostri elettori possano optare se votare per i candidati del collegio di provenienza o per quelli della circoscrizione estera. Ma allora sarà possibile non soltanto che nei collegi esteri ci siano candidati residenti in Italia, ma ,addirittura, che i voti degli italiani all’ estero possano essere dirottati nei collegi italiani. Domanda: la stessa facoltà sara data anche ai cittadini italiani o, come al solito, la legge non sarà uguale per tutti?

La "cumbre" dell’ Opec e le verità nascoste flecha.gif (1548 bytes)
di Vitaliano Vita
Esaurire le scorte per poi riempire i tanks delle riserve con altro petrolio a piu basso prezzo è stata una idea (una speculazione) che ha creato tensioni e sollevato problemi ed interrogativi che dovranno trovare risposte esaurienti. La globalizzazione porta alla ribalta i temi di fondo della economia e della giustizia sociale, per esempio la necessita di stabilire i criteri universali che devono caratterizzare le regole della globalizzazione.Sembra giunto il momento di stabilire le regole per la determinazione dei prezzi delle materie prime, dell’ incidenza fiscale sui prodotti di prima necessità,degli utili delle imprese petrolifere Sui temi di base riguardanti l’ energia che muove il mondo, la gente vuole trasparenza...Lo chiedono i paesi produttori preoccupati per la campagna allarmistica sollevata "dai grandi interessi", ma lo vuole anche la gente. Il meccanismo è ormai scattato e si vuole sapere come realmente stanno le cose, quali sono i pericoli reali e dove sono collocati:- se esiste una preoccupazione obiettiva che i paesi produttori possano condizionare il mondo o se l’allarme è una contromanovra per allontanare la discussione sulle cause dei problemi. Non sarà impresa facile trovare punti di equilibrio, ma è certo che il mondo non puo andare avanti con regole fondate sugli interessi dei più e dei piu potenti e questo sia per gli uni che per gli altri... Sul banco degli imputati, accanto ai paesi produttori di greggio, ci sono le compagnie petrolifere e quei governi che hanno assunto di risolvere i problemi della spesa pubblica scaricando illegittimamente ed in modo sperequato le imposte su consumi particolari e su specifiche categorie di mestieri (indipendentemente dall’effettiva loro capacità contributiva). Non è certo se la causa del rincaro del prezzo sia esclusivamnete di natura speculativa o se trova le sue ragioni anche nel calo del prodotto raffinato, tanto da indurre gli USA a proporre di intaccare le riserve strategiche, un passo che, per alcuni è suonato come una ingerenza della politica nelle leggi di mercato. L’Opec che avrebbe potuto trarre profitto dalla mancanza di greggio sul mercato, invece ha aumentato, in tre circostanze diverse, la produzione, impedendo cosi che si toccassero le riserve per poi ricostruirle con petrolio a prezzo "barato". Va detto altresì che con il turno alla presidenza del Venezuela, l’Opec ha affrontato il problema dei prezzi in maniera diretta: lo stesso Presidente Chavez senza esitazioni ha denunziato che esistevano una serie di ragioni che hanno determinato l’aumento del prezzo del greggio e tra queste la scarsa capacità di raffinazione dei paesi industrializzati (USAed Europa) sensibilmente inferiore ai consumi interni, la esasperata incidenza delle imposte sul prezzo di vendita al comsumatore, l’aumento del costo del trasporto marino e, non ultime, le manovre speculative di alcuni gruppi petroliferi. E’ stato denunziato dal Venezuela che a metà settembre l’incidenza della speculazione sul prezzo del petrolio pesava in misura di 8 dollari il barile... che un terzo del prezzo di vendita rimaneva nelle tasche degli intraprenditori... senza di che il prezzo del greggio sarebbe oscillato tra i 24 ed i 26 dollari ,ossia il prezzo-indice "obiettivo dell’Opec". E’ stato denunziato che gli aumenti del greggio non sono stati determinati dal calo della produzione o da tensioni belliche nelle aree sensibili. "La verità vera, ha detto il Venezuela, sta nel fatto che le raffinerie dei paesi industrilizzati non producono tanto da soddisfare la domanda del mercato, mentre l’incidenza delle imposte sul prodotto alla vendita negli ultimi anni è aumentato del 300%". I paesi produttori di petrolio, quando è tanto, guadagnano il 15-16%: molto, molto meno dell’utile dei rivenditori e dei governi. Con quell’utile i produttori devono far quadrare i bilanci pubblici ed ammortizzare il debito estero (guarda caso 400 mld di dollari) accumulato nei confronti dei paesi industrializzati. Questa crisi ha costretto molti paesi a dover affrontare il problema dell’imposta sul carburante, ma anche quello della bassa remunerazione pagata ai paesi produttori... perchè le sperequazioni esagerate non garantiscono stabilita ne armonia creano tensioni ed acuiscono i problemi.Cosiì del problema se ne è impossessato l’ opinione pubblica e non pochi sono gli interrogativi sollevati e non sono pochi a chiedersi:- quale sarebbe la crescita dei paesi industrializzati se il petrolio venisse pagato ad un prezzo superiore? La crescita è effettiva o è conseguenza del prezzo politico del petrolio? Si tratta di una crescita effettiva o di privilegi artificiosi ?- Il Pil sarebbe ugualmente aumentato se il petrolio fosse stato pagato sulla base della domanda effettiva del mercato? Sarebbe di uguale proporzione il deficit pubblico se l’iperimposta sui carburanti fosse minore, ovvero proporzionale alle capacità acquistive delle diverse classi sociali? Ma per smorzare le frenesie e riportare il discorso alla normalità, in risposta anche a certe considerazioni fatte dalla stampa mondiale a proposito della possibilità che un gruppo di paesi sottosviluppati possa mettere in ginocchio il mondo industrailizzato, Venezuela ha tenuto a precisare che i paesi consumatori "non sono nostri nemici... al contrario sono nostri clienti!".

E’ la fine delle Agenzie D’emigrazione e della Stampa D’emigrazione?
La Farnesina sta preparando un nuovo grande portale (su Internet) per gli italiani residenti all’estero. Un portale con tanta ricchezza di informazioni da soddisfare anche le attese più pignole. La notizia è stata data dal sottosegretario all’emigrazione on. Danieli al recente convegno di Muttenz sull’informazione italiana all’estero. Doveva essere una buona notizia, come lo è sempre l’annuncio della nascita di un nuovo media: un segnale dell’attenzione del Ministero verso la collettività italiana oltreconfine e della volontá di stabilire forme più moderne di collegamento e di comunicazione. Ma così non è stato. La buona novella è stata recepita dagli esponenti dei media presenti al Convegno più con apprensione che con gioia; diciamo pure con palese apprensione. Vi hanno infatti subito intravisto i concreti rischi per il loro lavoro: la possibilità di diventare superflui, e certamente non concorrenziali con l’offerta pubblica. Vi hanno fiutato il pericolo che i contributi attuali dello Stato alle agenzie (attraverso specifiche convenzioni) ed alla stampa italiana all’estero (i due famosi miliardi, portati a quattro dal progetto di legge) possano passare al nuovo portale. Che senso avrebbero ancora gli attuali "finanziamenti a pioggia" (come in altre occasioni li ha chiamati l’on. Danieli), miseri ma pur sempre utili, a una miriade di media in tanti aspetti uguali e ripetitivi, quando è possibile un nuovo strumento, più completo, qualificato, ed a costi nettamente inferiori? I rappresentanti dei media presenti a Muttenz stanno ora lavorando attorno ad un documento comune in cui vengono salutate le novità positive dell’iniziativa ma al contempo precisate le condizioni perché non provochi più danni che vantaggi. "Le nuove tecnologie, segnatamente l’informazione multimediale, rappresentano una potenzialità notevole nell’ambito delle migrazioni - si legge nella bozza, a cura di Moreno Bernasconi, caporedattore del ‘Giornale del Popolo" del Canton Ticino -. La trasmissione delle informazioni dall’Italia al luogo di residenza degli immigrati italiani può essere fatta in tempo reale e ciò dovrebbe anche permettere di trovare soluzioni al problema - sentito dai più, ma per ora di difficile approccio - dell’informazione di ritorno. Le opportunità aperte dalle nuove tecnologie (e in particolare il nuovo portale internet, cui attende la Farnesina) possono trasformarsi in un vantaggio indubbio per la comunità degli emigrati italiani, ma a ben precise condizioni. In particolare occorrerà evitare nel modo più assoluto che esse finiscano per soffocare (o bypassare) la fitta presenza della stampa specializzata nei luoghi di emigrazione, con grave danno per il pluralismo e l’indipendenza dell’informazione - precisa la bozza del documento in elaborazione -. Il nuovo portale non potrà configurarsi come strumento a senso unico, ma, come ben permette il Web, garantire l’interattività. Le nuove soluzioni allo studio devono valorizzare i soggetti esistenti grazie a: link/pluralità di siti, coinvolgimento diretto della stampa specializzata. Bisogna inoltre garantire alla stampa specializzata il sostegno finanziario necessario per poter far fronte ad un mercato sempre più agguerrito (se si auspica il contributo della stampa specializzata per l’informazione di ritorno, occorrerà che anche questa venga adeguatamente incentivata). Occorrerà inoltre fare in modo da garantire la pluralità di fonti (agenzie stampa e fotografiche) tramite adeguati sostegni. A dispetto delle ripetute dichiarazioni di nobili intenti, risulta che ben poco è stato fatto finora per preservare il ruolo insostituibile della stampa specializzata all’estero. E questo alla vigilia ormai dell’approvazione del voto all’estero. Ci si aspetta segni tangibili e segnatamente: certamente il raddoppio dei sussidi; la garanzia che la pubblicità istituzionale finisca anche sulla stampa d’emigrazione. Occorre inoltre - conclude la bozza - tenere conto adeguatamente del nuovo contesto multimediale che si va delineando: ovvero di crescente collaborazione fra carta stampata, radio, TV e Internet". Le condizioni e le richieste dei media all’estero sono chiare: il nuovo portale - a cui si dá il benvenuto - non li deve né schiacciare né privare dei contributi statali per il prezioso servizio che svolgono nelle singole comunità. Essi devono anzi essere i primi soggetti da coinvolgere in modo attivo nella nuova impresa. Chi - come noi - non riceve alcun contributo dallo Stato (né da altri enti) e vive solo di volontariato, alcuni problemi non se li pone; ma ciò non ci dispensa da una piena solidarietà alle preoccupazioni ed alle richieste dei colleghi.

‘Colpo mortale’ alla stampa italiana in Sudamerica flecha.gif (1548 bytes)
(da una nota di agenzia di NIP)
- Gaetano Cario,giornalista , membro del cgie e Presidente Vicario della Federazuione unitaria dell stampa italiana all’estero scende in campo in difesa delle testate della emigrazione e denuncia la concorrenza sleale che si è venuta a determinare con la uscita in Sud america di grossi quotidiani italiani foraggiati dallo stato. Specialmnete in questi ultime settimane la situazione e diventata soffocante. In Argentina, per esempio, ormai i giornali si vendono slegati da i loro vettori,si possono acquistare per soli 20 centimos quando " gli altri" non possono essere venduti a meno di 2 dollari ( è impossibile ,n.d.r , vendere a questo prezzo se si devono pagare le spese di redazione ,il fitto la luce,la stampa, pagare le imposte ed ammortizzare gli impianti) "questa concorrenza spietata,dice Cario, finirà per obbligarci a chiudere i battenti. E a Roma stanno a guardare ! Intanto per la stampa di emigrazione la situazione rimane invariata alla riunione della commmissione dell’ informazione che avra luogoo a NY "Sento l’obbligo di essere presente per denunciare una volta in più l’inadempienza dei governi italiani che si susseguono a Palazzo Chigi, nei confronti di chi compie sacrifici di rilievo per mantenere le nostre comunità unite, per informarle, per mantenere i vincoli ed essere un ponte con la patria lontana" La situazione paradossale in cui viviamo noi giornalisti all’estero scaturisce dal fatto che tutti, nei documenti emessi nelle scorse tre conferenze continentali e quella mondiale di Milano, si dichiarano d’accordo nell’elogiare la stampa di collettività - compresa quella radiofonica e televisiva - e nel proclamare il sacrosanto diritto ad essere appoggiata nel suo insostituibile e difficile compito. Ma quando si passa dalle enunciazioni ai fatti si ritorna negli abissi. Anche la pre-Conferenza di Montevideo, recentemente svoltasi, imitata sicuramente da quella prossima di Nuova York, ha confermato, nei confronti della nostra stampa, la stessa linea: sarebbe un errore imperdonabile non aiutarla a sopravvivere. La Conferenza Mondiale del prossimo mese di dicembre, a Roma, ricalcherà, ed è più che sicuro, attraverso gli interventi dei delegati e delle autorità romane, le stesse enunciazioni e le medesime solenni promesse. Lo specchietto per le allodole e lo zufolo per i tordi, saranno ancora una volta gli strumenti adoperati per risolvere i nostri problemi. E mentre si levano gli scudi, continua il regno del nulla. La legge che prevede il raddoppio dei contributi dorme il suo letargo in Parlamento e, sicuramente, sarà trasferita, l’anno venturo, all’esame della prossima legislatura. Vedremo chi sarà il prossimo Ponzio Pilato di turno, a lavarsi le mani. Un raddoppio che si tramuterà in una beffa, per la progressiva svalutazione della lira, e che già è divenuto illusorio. L’aumento si è sublimato. Sarebbe indispensabile, giusto per mantenere i valori che gli autori del progetto legge volevano raggiungere, presentare un emendamento per la sua quadruplicazione. Un colpo mortale. Se con grandi sacrifici, per non dilapidare quarant’anni di presenza nelle nostre comunità, siamo riusciti a mantenere in vita questo servizio,! Una storia che si è trasformata in realtà nell’incertezza di andare in edicola e non sapere più se acquistare un "giornale imbottito" e un "panino illustrato", con la super offerta di due al prezzo di uno, di uno soltanto a soli 20 centesimi. Questa è, forse, l’altra faccia della globalizzazione. Gaetano Cario.